mercoledì 13 maggio 2026


 

Il Tempo e la ragione di esistere


Vincenzo Calafiore

14 Maggio 2026 Udine



Amare la filosofia e farne allo stesso tempo, parte integrante della vita del quotidiano, nel linguaggio, nel pensiero, nelle relazioni interpersonali, ma soprattutto nelle scelte quotidiane a cui siamo chiamati a compiere dolente o volente.

Insomma, la forma del dialogo, perchè presuppone un io e un tu.”

Vincenzo Calafiore



Per comprendere “ la forma del dialogo “ bisogna conoscere il pensiero di Platone. Come infatti i suoi scritti filosofici vanno sotto il nome di Dialoghi; costituiscono non solo un autentico capolavoro, ma anche un vero e proprio genere letterario. Insomma, delle autentiche gemme. Platone ha scelto la forma del dialogo, perché in esso ha visto il vero metodo della filosofia. Il dialogo, infatti, presuppone un io e un tu: potremmo definirlo uno “avvicinamento di anime.”

Il termine che ho usato “ avvicinamento” rende l’idea di un confronto acceso, anche troppo a volte, ma sempre finalizzato alla ricerca di un sapere autentico, dove lo scambio di domande e risposte mira a far progredire nella verità le anime dialoganti.

Il dialogo mira, allora, a “ mondare l'anima” dai pregiudizi e dalle apparenze false e inutili e condurla invece alla contemplazione di ciò che è bello e buono”. Platone, facendo riferimento al maestro Socrate, ricorda come l’educazione sia una scienza che ha per fine l’anima, che va curata” tramite il dialogo filosofico.

Questo, processo sarà possibile solo partendo dalla conoscenza di se stessi. se ci conosceremo, noi sapremo forse anche qual è la cura che dobbiamo avere di noi stessi; se non ci conosceremo, non lo sapremo mai.” ( Platone ) Per Socrate, il dialogo è il metodo e lo strumento filosofico per eccellenza, basato sulla ricerca comune della verità attraverso domande e risposte . Non è una lezione dottrinale la sua, ma è un percorso vivo di ironia, e maieutica, finalizzato a far " nascere" la verità interiore all'interlocutore, liberandolo dai pregiudizi.

"So di non sapere"
Con questa affermazione Socrate non vuole dichiarare la sua ignoranza totale: il suo è un atteggiamento di rifiuto verso una cultura che si sofferma su determinati aspetti della conoscenza scambiandoli per la totalità.
La ricerca filosofica parte da una mancanza
Se credo di sapere non cerco di colmare le lacune e, viceversa, se sono talmente ignorante non ho gli strumenti per iniziare la ricerca. Socrate afferma: "Il Dio è sapiente, l’uomo è filosofo." Per indicare che Dio è onnisciente e l’uomo è alla ricerca della verità.
Conosci te stesso
La base che spinge Socrate ad affermare "So di non sapere" è la conoscenza di sé. Questo principio verrà ripreso da S. Agostino in chiave cristiana e, in età moderna, da Cartesio.
Per conoscere se stessi bisogna proiettarsi al bene e quindi amare sé stessi, conoscere i propri limiti.

Distinguersi dagli altri
Lottare contro il conformismo( se conosci te stesso ti distingui dagli altri perché affermi la tua unicità.)
La conoscenza di sé è un’impresa che dura tutta la vita, perché ogni giorno c’è qualcosa da imparare riguardo a se stessi.
Quindi la filosofia di Socrate ha come centro l’uomo, cioè la costruzione della saggezza. Il compito educativo ha l’obiettivo di formare il cittadino proiettato nel futuro e di non abituarsi a non dare mai nulla per scontato.
Per Socrate l’ironia è la base del dialogo. Per me è la leggerezza del vivere quotidiano. Socrate si finge ignorante per contestare le tesi dell’interlocutore e finge di non avere una propria tesi da sostenere ("So di non sapere"). Per Socrate, bisogna scegliere una verità tra tante possibili, combattendo il relativismo.
Ricerca del "Che cos’è? "
Quando Socrate finge di “non sapere”, in parte afferma la verità, perché c’è sempre qualcosa da imparare, dialogando e soprattutto ascoltanto l'interlocutore. Socrate non si accontenta del relativismo e dei singoli punti di vista, ma vuole arrivare al significato universale della definizione, cioè un concetto che si applichi a tutti gli esseri.
La definizione, il "che cos’è", richiede un profondo approfondimento, cioè, andare dal particolare al generale, senza fare generalizzazioni, e formare concetti. Il confronto può avvenire solo sulla base di queste definizioni generali, altrimenti si sfocia nel relativismo che permette di affermare tutto e il contrario di tutto.
Procedimento maieutico. La parola "maieutica" significa cercare la verità. Questa verità non viene ottenuta per travaso o attraverso la persuasione o l’indottrinamento, ma si trova già all’interno della mente e deve solo essere, portata alla luce.
L'uso dei discorsi brevi e del "ragionare insieme".
Sono inutili i discorsi lunghi, e servono solo per persuadere l’altro con artifici retorici. Invece è meglio ragionare con l’altro (omologhía = ragionare insieme), farlo attraverso una serie di domande frequenti e brevi. Questo per dar modo all’altro di svelare la verità.

Oggi putroppo questa “ società “ schiava della tecnologia pian piano sta perdendo l'uso della parola, è una metamorfosi negativa. La famiglia o quello che è stata fino a ora non esiste quasi più, è venuta meno l'educazione dei figli ( che dovrebbero rappresentare il nostro prossimo fututo) ma se è quello a cui assistiamo o di cui sentiamo e leggiamo, bè... abbiamo fallito, è un disastro.

L’educazione dei figli è quel fattore decisivo atto a formare persone libere, serie e virtuose, superiore alla nobiltà, ricchezza, bellezza e fortuna perché fonda una felicità stabile e “divina”.

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