Il Tempo e la ragione di esistere
Vincenzo Calafiore
14 Maggio 2026 Udine
“ Amare la filosofia e farne allo stesso tempo, parte integrante della vita del quotidiano, nel linguaggio, nel pensiero, nelle relazioni interpersonali, ma soprattutto nelle scelte quotidiane a cui siamo chiamati a compiere dolente o volente.
Insomma, la forma del dialogo, perchè presuppone un io e un tu.”
Vincenzo Calafiore
Per comprendere “ la forma del dialogo “ bisogna conoscere il pensiero di Platone. Come infatti i suoi scritti filosofici vanno sotto il nome di Dialoghi; costituiscono non solo un autentico capolavoro, ma anche un vero e proprio genere letterario. Insomma, delle autentiche gemme. Platone ha scelto la forma del dialogo, perché in esso ha visto il vero metodo della filosofia. Il dialogo, infatti, presuppone un io e un tu: potremmo definirlo uno “avvicinamento di anime.”
Il termine che ho usato “ avvicinamento” rende l’idea di un confronto acceso, anche troppo a volte, ma sempre finalizzato alla ricerca di un sapere autentico, dove lo scambio di domande e risposte mira a far progredire nella verità le anime dialoganti.
Il dialogo mira, allora, a “ mondare l'anima” dai pregiudizi e dalle apparenze false e inutili e condurla invece alla contemplazione di ciò che è “bello e buono”. Platone, facendo riferimento al maestro Socrate, ricorda come l’educazione sia una scienza che ha per fine l’anima, che va “curata” tramite il dialogo filosofico.
Questo, processo sarà possibile solo partendo dalla conoscenza di se stessi. ” se ci conosceremo, noi sapremo forse anche qual è la cura che dobbiamo avere di noi stessi; se non ci conosceremo, non lo sapremo mai.” ( Platone ) Per Socrate, il dialogo è il metodo e lo strumento filosofico per eccellenza, basato sulla ricerca comune della verità attraverso domande e risposte . Non è una lezione dottrinale la sua, ma è un percorso vivo di ironia, e maieutica, finalizzato a far " nascere" la verità interiore all'interlocutore, liberandolo dai pregiudizi.
"So
di non
sapere"
Con
questa affermazione Socrate non vuole dichiarare la sua ignoranza
totale: il suo è un atteggiamento di rifiuto verso una cultura che
si sofferma su determinati aspetti della conoscenza scambiandoli per
la totalità.
La
ricerca filosofica parte da una mancanza
Se
credo di sapere non cerco di colmare le lacune e, viceversa, se sono
talmente ignorante non ho gli strumenti per iniziare la ricerca.
Socrate afferma: "Il Dio è sapiente, l’uomo è filosofo."
Per indicare che Dio è onnisciente e l’uomo è alla ricerca della
verità.
Conosci
te stesso
La
base che spinge Socrate ad affermare "So di non sapere" è
la conoscenza di sé. Questo principio verrà ripreso da S. Agostino
in chiave cristiana e, in età moderna, da Cartesio.
Per
conoscere se stessi bisogna proiettarsi al bene e quindi amare sé
stessi, conoscere
i propri limiti.
Distinguersi
dagli altri
Lottare
contro il conformismo( se conosci te stesso ti distingui dagli altri
perché affermi la tua unicità.)
La
conoscenza di sé è un’impresa che dura tutta la vita, perché
ogni giorno c’è qualcosa da imparare riguardo a se stessi.
Quindi
la filosofia
di Socrate ha come centro l’uomo, cioè la costruzione della
saggezza. Il compito educativo ha l’obiettivo di formare il
cittadino proiettato nel futuro e di non abituarsi a non dare mai
nulla per scontato.
Per Socrate l’ironia
è la base del dialogo. Per me è la leggerezza del vivere
quotidiano. Socrate si finge ignorante per contestare le tesi
dell’interlocutore e finge di non avere una propria tesi da
sostenere ("So di non sapere"). Per
Socrate, bisogna scegliere una verità tra tante possibili,
combattendo il relativismo.
Ricerca
del "Che cos’è? "
Quando
Socrate finge di “non sapere”, in parte afferma la verità,
perché c’è sempre qualcosa da imparare, dialogando e soprattutto
ascoltanto l'interlocutore. Socrate non si accontenta del
relativismo e dei singoli punti di vista, ma vuole arrivare al
significato universale della definizione, cioè un concetto che si
applichi a tutti gli esseri.
La
definizione, il "che cos’è", richiede un profondo
approfondimento, cioè, andare dal particolare al generale, senza
fare generalizzazioni, e formare concetti. Il confronto può avvenire
solo sulla base di queste definizioni generali, altrimenti si sfocia
nel relativismo che permette di affermare tutto e il contrario di
tutto.
Procedimento
maieutico. La parola "maieutica" significa cercare la
verità. Questa verità non viene ottenuta per travaso o attraverso
la persuasione o l’indottrinamento, ma si trova già all’interno
della mente e deve solo essere, portata alla luce.
L'uso
dei discorsi brevi e del "ragionare insieme".
Sono
inutili i discorsi lunghi, e servono solo per persuadere l’altro
con artifici retorici. Invece è meglio ragionare con l’altro
(omologhía = ragionare insieme), farlo attraverso una serie di
domande frequenti e brevi. Questo per dar modo all’altro di svelare
la verità.
Oggi putroppo questa “ società “ schiava della tecnologia pian piano sta perdendo l'uso della parola, è una metamorfosi negativa. La famiglia o quello che è stata fino a ora non esiste quasi più, è venuta meno l'educazione dei figli ( che dovrebbero rappresentare il nostro prossimo fututo) ma se è quello a cui assistiamo o di cui sentiamo e leggiamo, bè... abbiamo fallito, è un disastro.
L’educazione dei figli è quel fattore decisivo atto a formare persone libere, serie e virtuose, superiore alla nobiltà, ricchezza, bellezza e fortuna perché fonda una felicità stabile e “divina”.

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