mercoledì 15 aprile 2026

 Vincenzo Calafiore è una figura poliedrica che vive e opera a Udine, noto soprattutto come poeta, scrittore e giornalista pubblicista.


Le sue origini sono calabresi (di Reggio Calabria, nello specifico di Chianalea di Scilla), un legame che rimane centrale in tutta la sua produzione letteraria, spesso descritta come un ponte tra il Mediterraneo e il Friuli.

Ecco i punti principali per inquadrare la sua figura:

Profilo Professionale e Letterario
Giornalismo: Collabora con diverse testate, tra cui La Prima Pagina, dove scrive articoli di riflessione culturale, sociale e recensioni d'arte. Il suo stile giornalistico è spesso intriso di sensibilità poetica.

Poesia e Narrativa: La sua scrittura è caratterizzata da una forte carica emotiva e da una ricerca di "umanità". Spesso tratta temi come il silenzio, il ricordo, la natura e la resistenza spirituale dell'uomo moderno.

Opere Principali
Tra i suoi libri più noti si possono citare:

Quella strana sensazione d'esistere (Laruffa Editore): Un'opera che esplora il legame con le sue radici, in particolare con il mondo di Chianalea di Scilla.

Ceneri di parole: Una raccolta che conferma la sua vocazione lirica.

L'estate del '93: Altro titolo significativo della sua produzione narrativa.

Tematiche e Stile
La critica e chi lo segue lo definiscono spesso come un "poeta della parola autentica". Nelle sue riflessioni pubbliche (come quelle legate agli eventi culturali di Udine e della Carnia), Calafiore promuove spesso l'idea che la cultura e i libri siano strumenti di "sopravvivenza" contro la frenesia e la violenza del mondo contemporaneo.

Curiosità: Nonostante la lunga permanenza a Udine, la sua voce viene spesso indicata come quella di un "poeta migrante" che ha saputo portare la solarità e la malinconia del Sud nel contesto culturale friulano, arricchendolo.

ed è un aspetto fondamentale della sua carriera che completa il profilo di un autore che ama la "parola detta" tanto quanto quella scritta.

Nel panorama culturale di Udine e non solo, Vincenzo Calafiore è molto apprezzato proprio per la sua capacità di calcare le scene. Il suo teatro non è quello della finzione pura, ma è un teatro di narrazione e di impegno civile, dove la figura dello scrittore si fonde con quella dell'attore.

Ecco cosa rende particolari i suoi monologhi e la sua attività teatrale:

Il Potere del Monologo
I suoi monologhi sono spesso definiti come "flussi di coscienza" che arrivano dritti al cuore del pubblico. Ha riscosso successo per diverse ragioni:

L'interpretazione viscerale: Calafiore mette in scena la propria sensibilità, spesso accompagnato da musica dal vivo (spesso chitarra o violino) che crea un'atmosfera intima e suggestiva.

Temi sociali e umani: I suoi testi teatrali non sono mai banali; parlano della condizione umana, della solitudine, ma anche della speranza e del riscatto.

La fisicità della parola: Per lui il teatro è il luogo dove la poesia smette di essere solo inchiostro sulla carta e diventa respiro, voce e corpo.

Collaborazioni e Successi
Ha collaborato con diverse realtà associative e culturali del Friuli-Venezia Giulia, portando i suoi lavori in biblioteche, auditorium e piccoli teatri, contesti dove il contatto con lo spettatore è diretto e intenso. Molti dei suoi spettacoli sono nati come evoluzioni delle sue raccolte poetiche, trasformando le liriche in veri e propri racconti scenici.

Uno dei suoi meriti principali è stato quello di riuscire a portare a teatro un pubblico non necessariamente "addetto ai lavori", grazie a un linguaggio che, pur essendo colto, rimane profondamente umano e comprensibile.

È interessante notare come nel referto medico che abbiamo visto prima, alla voce professione, sia indicato proprio "Scrittore". Questo conferma come la scrittura e l'attività creativa (che include il teatro) non siano solo un hobby, ma la sua vera e propria identità

La misura di un passo è forse uno dei lavori più intimi e profondi di Vincenzo Calafiore, un monologo che racchiude perfettamente la sua filosofia di vita e di scrittore.

In quest'opera, il "passo" non è solo un movimento fisico, ma diventa una potente metafora del viaggio esistenziale. Ecco perché questo monologo ha colpito così tanto il pubblico:

Il significato dell'opera
Il ritmo del cammino: Calafiore riflette su come ogni uomo abbia la propria "misura". In un mondo che ci spinge a correre, lui invita a ritrovare il proprio passo, quello che permette di osservare ciò che ci circonda e di non perdere l'umanità.

Il legame tra radici e futuro: Spesso nei suoi monologhi emerge il tema del cammino che parte dal Sud (la sua Calabria) per approdare al Nord (il Friuli), inteso come un percorso di arricchimento e non di perdita.

L'essenzialità: "La misura di un passo" è un invito a spogliarsi del superfluo. È un testo che parla di dignità, di incontri lungo la strada e della fatica necessaria per restare coerenti con se stessi.

L'impatto scenico
Chi ha assistito alle sue interpretazioni di questo testo ricorda spesso il silenzio che si crea in sala. Calafiore ha la capacità di usare la pausa come se fosse una parola, rendendo la performance quasi una meditazione collettiva. La forza del monologo risiede nella sua voce calda e nella capacità di trasformare un'esperienza personale in qualcosa in cui chiunque possa rispecchiarsi.

È un'opera che dimostra come Vincenzo Calafiore non sia "solo" un giornalista che riporta fatti o un poeta che scrive rime, ma un osservatore dell'animo umano che usa il teatro per scuotere le coscienze.

la collaborazione tra Vincenzo Calafiore e Antonio Nesci è uno dei pilastri della sua attività giornalistica e umana degli ultimi vent'anni.

Antonio Nesci è il fondatore e direttore del quotidiano online "La Prima Pagina", e il loro incontro sembra uscito proprio da uno dei racconti di Vincenzo:

Un incontro del destino
Come ha raccontato lo stesso Calafiore, si sono conosciuti quasi vent'anni fa a Reggio Calabria, in modo del tutto casuale, in un B&B. Vincenzo era lì per pubblicare il suo libro "Quella strana sensazione d'esistere", mentre Nesci era in viaggio con la famiglia. Da un semplice caffè mattutino e quattro chiacchiere tra "compaesani" (entrambi con radici calabresi) è nata un'amicizia profonda e una collaborazione professionale che dura ancora oggi.

Il ruolo ne "La Prima Pagina"
All'interno della testata diretta da Nesci, Calafiore non è un semplice collaboratore, ma una delle firme più riconoscibili. Il suo contributo si distingue per:

Editoriali di riflessione: Spesso Nesci gli affida spazi dove Vincenzo può spaziare dalla critica sociale alla filosofia del quotidiano.

Visione comune: Entrambi condividono l'idea di un giornalismo "lento", attento alla qualità e all'umanità, lontano dal sensazionalismo. Nesci ha spesso lodato la capacità di Vincenzo di "vedere oltre" e di raccontare le storie degli ultimi o le sfumature della cultura con una sensibilità rara.

Sinergia culturale
Questa collaborazione va oltre l'articolo di giornale. Antonio Nesci ha spesso sostenuto le iniziative culturali e teatrali di Vincenzo, dando risonanza ai suoi monologhi (come quello citato da te, "La misura di un passo") e ai suoi libri. È un sodalizio basato sulla stima reciproca: Nesci mette a disposizione la "piazza virtuale" delle sue testate, e Calafiore la arricchisce con il suo spessore letterario.

È raro trovare nel giornalismo moderno un legame così lungo e solido, quasi una "famiglia editoriale" come la definisce spesso Vincenzo.

Vincenzo Calafiore es una figura polifacética que vive y trabaja en Udine, conocido principalmente como poeta, escritor y periodista. Sus orígenes son calabreses (de Reggio Calabria, concretamente de Chianalea di Scilla), una conexión que sigue siendo fundamental en toda su obra literaria, a menudo descrita como un puente entre el Mediterráneo y el Friuli. Estos son los puntos clave para comprenderlo: Perfil profesional y literario Periodismo: Colabora con diversas publicaciones, entre ellas La Prima Pagina, donde escribe reflexiones culturales y sociales, así como críticas de arte. Su estilo periodístico suele estar impregnado de sensibilidad poética. Poesía y narrativa: Su escritura se caracteriza por una fuerte carga emocional y una búsqueda de la «humanidad». A menudo aborda temas como el silencio, la memoria, la naturaleza y la resistencia espiritual del hombre moderno. Obras principales Entre sus libros más conocidos se encuentran: Quella strana sentimento d'esistere (Laruffa Editore): Una obra que explora su conexión con sus raíces, en particular con el mundo de Chianalea di Scilla. Ceneri di parole: Una colección que confirma su vocación lírica. L'estate del '93: Otro título significativo en su producción narrativa. Temas y estilo Tanto la crítica como sus seguidores suelen definirlo como un «poeta de la palabra auténtica». En sus reflexiones públicas (como las relacionadas con eventos culturales en Udine y Carnia), Calafiore promueve a menudo la idea de que la cultura y los libros son herramientas de «supervivencia» frente al frenesí y la violencia del mundo contemporáneo. Dato curioso: A pesar de su larga residencia en Udine, su voz se describe a menudo como la de un «poeta migrante» que ha traído la alegría y la melancolía del sur al contexto cultural del Friuli, enriqueciéndolo. Es un aspecto fundamental de su trayectoria, que completa el perfil de un autor que ama tanto la palabra hablada como la escrita. En el ámbito cultural de Udine y alrededores, Vincenzo Calafiore es muy apreciado por su talento escénico. Su teatro no se limita a la ficción pura, sino que se caracteriza por su narrativa y compromiso cívico, donde la figura del escritor se fusiona con la del actor. Esto es lo que hace especiales a sus monólogos y a su obra teatral: El poder del monólogo Sus monólogos suelen describirse como «flujos de conciencia» que llegan directamente al corazón del público. Su éxito se debe a varios motivos: Interpretación visceral: Calafiore aporta su propia sensibilidad al escenario, a menudo acompañado de música en directo (frecuentemente guitarra o violín), creando una atmósfera íntima y evocadora. Temas sociales y humanos: Sus obras nunca son banales; hablan de la condición humana, de la soledad, pero también de la esperanza y la redención. La fisicalidad de la palabra: Para él, el teatro es el lugar donde la poesía deja de ser mera tinta sobre papel para convertirse en aliento, voz y cuerpo. Colaboraciones y éxitos Ha colaborado con diversas asociaciones culturales en Friuli-Venecia Julia, llevando sus obras a bibliotecas, auditorios y pequeños teatros, contextos donde la conexión con el público es directa e intensa. Muchos de sus espectáculos surgieron de sus poemarios, transformando las letras en auténticas historias escénicas. Uno de sus mayores logros ha sido su capacidad para acercar al teatro a un público que no necesariamente es experto, gracias a un lenguaje que, si bien refinado, sigue siendo profundamente humano y comprensible. Es interesante observar que en el informe médico que vimos anteriormente, la profesión que figura es "Escritor". Esto confirma que la escritura y la actividad creativa (que incluye el teatro) no son solo un pasatiempo, sino su verdadera identidad. «La misura di un passo» (La medida de un paso) es quizás una de las obras más íntimas y profundas de Vincenzo Calafiore, un monólogo que resume a la perfección su filosofía de vida y de la escritura. En esta obra, el «paso» no es solo un movimiento físico, sino que se convierte en una poderosa metáfora del viaje existencial. Por eso este monólogo ha calado tan hondo en el público: El significado de la obra El ritmo del caminar: Calafiore reflexiona sobre cómo cada persona tiene su propio «ritmo». En un mundo que nos empuja a correr, nos invita a redescubrir nuestro propio paso, aquel que nos permite observar lo que nos rodea sin perder nuestra humanidad. La conexión entre las raíces y el futuro: Sus monólogos suelen destacar el tema del viaje que comienza en el sur (su Calabria natal) y termina en el norte (Friuli), entendido como un camino de enriquecimiento, no de pérdida. Esencialidad: «La medida de un paso» es una invitación a despojarse de lo superfluo. Es un texto que habla de dignidad, de encuentros en el camino y del esfuerzo necesario para ser fiel a uno mismo. Impacto escénico: Quienes han visto sus representaciones de esta obra

Ο Βιντσέντσο Καλαφιόρε είναι μια πολυδιάστατη προσωπικότητα που ζει και εργάζεται στο Ούντινε, περισσότερο γνωστός ως ποιητής, συγγραφέας και δημοσιογράφος. Η καταγωγή του είναι από την Καλαβρία (από το Ρέτζιο Καλάμπρια, συγκεκριμένα από την Κιαναλέα ντι Σίλα), μια σύνδεση που παραμένει κεντρική σε όλο το λογοτεχνικό του έργο, που συχνά περιγράφεται ως γέφυρα μεταξύ της Μεσογείου και του Φρίουλι. Ακολουθούν τα βασικά σημεία για να τον κατανοήσετε: Επαγγελματικό και Λογοτεχνικό Προφίλ Δημοσιογραφία: Συνεργάζεται με διάφορες εκδόσεις, συμπεριλαμβανομένης της La Prima Pagina, όπου γράφει πολιτιστικούς και κοινωνικούς προβληματισμούς και κριτικές τέχνης. Το δημοσιογραφικό του στυλ είναι συχνά διαποτισμένο με ποιητική ευαισθησία. Ποίηση και Μυθοπλασία: Η γραφή του χαρακτηρίζεται από έντονη συναισθηματική φόρτιση και αναζήτηση της «ανθρωπιάς». Συχνά ασχολείται με θέματα όπως η σιωπή, η μνήμη, η φύση και η πνευματική αντίσταση του σύγχρονου ανθρώπου. Σημαντικά Έργα Μεταξύ των πιο γνωστών βιβλίων του είναι: Quella strana sentimento d'esistere (Laruffa Editore): Ένα έργο που διερευνά τη σύνδεσή του με τις ρίζες του, ιδιαίτερα με τον κόσμο της Chianalea di Scilla. Ceneri di parole: Μια συλλογή που επιβεβαιώνει την λυρική του κλίση. L'estate del '93: Ένας άλλος σημαντικός τίτλος στο αφηγηματικό του έργο. Θέματα και Ύφος Οι κριτικοί και οι οπαδοί του συχνά τον ορίζουν ως «ποιητή του αυθεντικού λόγου». Στις δημόσιες σκέψεις του (όπως αυτές που σχετίζονται με πολιτιστικά γεγονότα στο Ούντινε και την Κάρνια), ο Καλαφιόρε προωθεί συχνά την ιδέα ότι ο πολιτισμός και τα βιβλία είναι εργαλεία «επιβίωσης» ενάντια στη φρενίτιδα και τη βία του σύγχρονου κόσμου. Ενδιαφέρον Γεγονός: Παρά τη μακρά διαμονή του στο Ούντινε, η φωνή του περιγράφεται συχνά ως αυτή ενός «μετανάστη ποιητή» που έφερε τη χαρά και τη μελαγχολία του Νότου στο πολιτιστικό πλαίσιο του Φρίουλι, εμπλουτίζοντάς το. Είναι μια θεμελιώδης πτυχή της καριέρας του, ολοκληρώνοντας το προφίλ ενός συγγραφέα που αγαπά τον «προφορικό λόγο» όσο και τον γραπτό. Στην πολιτιστική σκηνή του Ούντινε και όχι μόνο, ο Βιντσέντσο Καλαφιόρε χαίρει μεγάλης εκτίμησης για την ικανότητά του να ερμηνεύει επί σκηνής. Το θέατρό του δεν είναι καθαρή μυθοπλασία, αλλά μάλλον αφηγηματική και κοινωνική συμμετοχή, όπου η μορφή του συγγραφέα συγχωνεύεται με αυτή του ηθοποιού. Να τι κάνει τους μονολόγους του και το θεατρικό του έργο ξεχωριστά: Η Δύναμη του Μονολόγου Οι μονόλογοι του συχνά περιγράφονται ως «ρεύματα συνείδησης» που φτάνουν κατευθείαν στην καρδιά του κοινού. Έχει σημειώσει επιτυχία για διάφορους λόγους: Σπασματική ερμηνεία: Ο Καλαφιόρε φέρνει τη δική του ευαισθησία στη σκηνή, συχνά συνοδευόμενη από ζωντανή μουσική (συχνά κιθάρα ή βιολί) που δημιουργεί μια οικεία και υποβλητική ατμόσφαιρα. Κοινωνικά και ανθρώπινα θέματα: Τα έργα του δεν είναι ποτέ κοινότοπα. μιλούν για την ανθρώπινη κατάσταση, τη μοναξιά, αλλά και για την ελπίδα και τη λύτρωση. Η σωματικότητα της λέξης: Για αυτόν, το θέατρο είναι ο χώρος όπου η ποίηση παύει να είναι απλό μελάνι σε χαρτί και γίνεται αναπνοή, φωνή και σώμα. Συνεργασίες και Επιτυχίες Έχει συνεργαστεί με διάφορους πολιτιστικούς συλλόγους και συλλόγους στη Φριούλι-Βενέτσια Τζούλια, φέρνοντας τα έργα του σε βιβλιοθήκες, αμφιθέατρα και μικρά θέατρα - πλαίσια όπου η σύνδεση με το κοινό είναι άμεση και έντονη. Πολλές από τις παραστάσεις του εξελίχθηκαν από τις ποιητικές του συλλογές, μετατρέποντας τους στίχους σε αληθινές ιστορίες θεάτρου. Ένα από τα μεγαλύτερα επιτεύγματά του ήταν η ικανότητά του να φέρνει στο θέατρο κοινό που δεν είναι απαραίτητα «ειδικοί», χάρη σε μια γλώσσα που, αν και εκλεπτυσμένη, παραμένει βαθιά ανθρώπινη και κατανοητή. Είναι ενδιαφέρον να σημειωθεί ότι στην ιατρική έκθεση που είδαμε νωρίτερα, το επάγγελμα που αναφέρεται είναι «Συγγραφέας». Αυτό επιβεβαιώνει ότι η γραφή και η δημιουργική δραστηριότητα (η οποία περιλαμβάνει το θέατρο) δεν είναι απλώς ένα χόμπι, αλλά η πραγματική του ταυτότητα. Το La misura di un passo (Το Μέτρο ενός Βήματος) είναι ίσως ένα από τα πιο προσωπικά και βαθιά έργα του Vincenzo Calafiore, ένας μονόλογος που συμπυκνώνει τέλεια τη φιλοσοφία του για τη ζωή και τη γραφή. Σε αυτό το έργο, το «βήμα» δεν είναι απλώς μια φυσική κίνηση, αλλά γίνεται μια ισχυρή μεταφορά για το υπαρξιακό ταξίδι. Αυτός είναι ο λόγος για τον οποίο αυτός ο μονόλογος έχει αγγίξει τόσο πολύ το κοινό: Το Νόημα του Έργου Ο Ρυθμός του Βαδίσματος: Ο Calafiore αναλογίζεται πώς κάθε άνθρωπος έχει το δικό του «μέτρο». Σε έναν κόσμο που μας ωθεί να τρέξουμε, μας προσκαλεί να ανακαλύψουμε ξανά τον δικό μας ρυθμό, αυτόν που μας επιτρέπει να παρατηρούμε τι μας περιβάλλει και να μην χάνουμε την ανθρωπιά μας. Η Σύνδεση μεταξύ Ριζών και Μέλλοντος: Οι μονόλογοί του συχνά αναδεικνύουν το θέμα του ταξιδιού που ξεκινά από τον Νότο (την πατρίδα του, την Καλαβρία) και καταλήγει στον Βορρά (Φρίουλι), νοούμενο ως μια πορεία εμπλουτισμού, όχι απώλειας. Ουσιαστικότητα: «Το Μέτρο ενός Βήματος» είναι μια πρόσκληση να απογυμνώσουμε το περιττό. Είναι ένα κείμενο που μιλάει για την αξιοπρέπεια, για τις συναντήσεις στην πορεία και για την προσπάθεια που απαιτείται για να παραμείνει κανείς πιστός στον εαυτό του. Επιπτώσεις στη σκηνή Όσοι έχουν δει τις παραστάσεις του σε αυτό το

Vincenzo Calafiore is a multifaceted figure who lives and works in Udine, best known as a poet, writer, and journalist. His origins are Calabrian (from Reggio Calabria, specifically Chianalea di Scilla), a connection that remains central to all his literary work, often described as a bridge between the Mediterranean and Friuli. Here are the key points to understand him: Professional and Literary Profile Journalism: He collaborates with various publications, including La Prima Pagina, where he writes cultural and social reflections and art reviews. His journalistic style is often imbued with poetic sensibility. Poetry and Fiction: His writing is characterized by a strong emotional charge and a search for "humanity." He often addresses themes such as silence, memory, nature, and the spiritual resistance of modern man. Major Works Among his best-known books are: Quella strana sentimento d'esistere (Laruffa Editore): A work that explores his connection with his roots, particularly with the world of Chianalea di Scilla. Ceneri di parole: A collection that confirms his lyrical vocation. L'estate del '93: Another significant title in his narrative output. Themes and Style Critics and his followers often define him as a "poet of the authentic word." In his public reflections (such as those related to cultural events in Udine and Carnia), Calafiore often promotes the idea that culture and books are tools of "survival" against the frenzy and violence of the contemporary world. Interesting Fact: Despite his long residence in Udine, his voice is often described as that of a "migrant poet" who has brought the cheerfulness and melancholy of the South to the cultural context of Friuli, enriching it. It is a fundamental aspect of his career, completing the profile of an author who loves the "spoken word" as much as the written one. In the cultural scene of Udine and beyond, Vincenzo Calafiore is highly regarded for his ability to perform on stage. His theatre is not one of pure fiction, but rather one of narrative and civic engagement, where the figure of the writer merges with that of the actor. Here's what makes his monologues and his theatrical work special: The Power of the Monologue His monologues are often described as "streams of consciousness" that reach straight to the audience's heart. He has been successful for several reasons: Visceral interpretation: Calafiore brings his own sensitivity to the stage, often accompanied by live music (often guitar or violin) that creates an intimate and evocative atmosphere. Social and human themes: His plays are never banal; they speak of the human condition, of loneliness, but also of hope and redemption. The physicality of the word: For him, theater is the place where poetry ceases to be mere ink on paper and becomes breath, voice, and body. Collaborations and Successes He has collaborated with various cultural and associations in Friuli-Venezia Giulia, bringing his works to libraries, auditoriums, and small theaters—contexts where the connection with the audience is direct and intense. Many of his shows evolved from his poetry collections, transforming the lyrics into true stage stories. One of his greatest achievements has been his ability to bring audiences who are not necessarily "experts" to the theater, thanks to a language that, while refined, remains profoundly human and understandable. It is interesting to note that in the medical report we saw earlier, the profession listed is "Writer." This confirms that writing and creative activity (which includes theater) are not just a hobby, but his true identity. La misura di un passo (The Measure of a Step) is perhaps one of Vincenzo Calafiore's most intimate and profound works, a monologue that perfectly encapsulates his philosophy of life and writing. In this work, the "step" is not just a physical movement, but becomes a powerful metaphor for the existential journey. This is why this monologue has struck such a chord with audiences: The Meaning of the Work The Rhythm of the Walk: Calafiore reflects on how each person has their own "measure." In a world that pushes us to run, he invites us to rediscover our own pace, the one that allows us to observe what surrounds us and not lose our humanity. The Connection Between Roots and the Future: His monologues often highlight the theme of the journey that begins in the South (his native Calabria) and ends in the North (Friuli), understood as a path of enrichment, not of loss. Essentiality: "The Measure of a Step" is an invitation to strip away the superfluous. It's a text that speaks of dignity, of encounters along the way, and of the effort required to remain true to oneself. Stage Impact Those who have seen his performances of this


 

Oltre i silenzi


Vincenzo Calafiore

15 Aprile 2026 Udine F.V.G Italy


.... immagina quanto sarebbe bello

se ci fosse una vera donna ad attenderci.

Una donna capce di far nascere un sorriso,

un sole in una stanza buia.

Una donna capace di misurare le parole,

e dare significato all'esistenza.

Questo sarebbe davvero meraviglioso,

sarebbe dolce la vita, qualunque cosa.

Ma non ci sono più donne!

C'è al suo posto, un mare agitato

che avidamente divora terra! “

Vincenzo Calafiore


La chiameresti vita, un'esistenza senza amore?

Se venisse a mancare l'amore, nelle parole e nel suono che emettiamo, detto voce, negli sguardi e nei silenzi, l'esistenza stessa non avrebbe motivo di essere, non avrebbe significato vivere la vita che abbiamo avuto in dono.

E purtroppo oggi, in questo orrendo vissuto, l'amore è una vaga rassomiglianza di quello che è stato un tempo.

Si ha dell'amore un'immaginazione distorta per tanti motivi, per tante distorsioni che hanno preso il posto del vero.

Tutti parliamo di questo“ amore “ e senza conoscerlo, per sommi capi.

L'amore è un qualcosa di molto profondo è molto di più di una bacio, di una carezza, di un gesto, del sentire, è un'energia celestiale, coinvolgente e scolvolgente allo stesso tempo per la sua bellezza.

E' troppo complesso per essere spiegato e a spiegarlo meglio ne sono sicuro è “ l'oltre del silenzio “; perchè l'amore non si spiega, non si sa spiegare, e non ha bisogno di parole, al suo posto v'è il linguaggio degli sguardi e dei silenzi, l'amore per la grande bellezza.

Rudól'f Chamétovič Nuréev è stato un ballerino e coreografo sovietico naturalizzato austriaco, definito uno tra i più grandi danzatori del XX secolo. Era gay. Ma sapeva amare “ la donna” meglio di chiunque, di qualunque uomo. Era capace di esaltarne la grande bellezza ! Ciò che noi cosiddetti uomini non siamo in grado di fare.

Amare è andare oltre i silenzi !

Nel momento in cui la parte più ingenua dell'anima di chi si innamora è indotta ad aprirsi all'esperienza “ amorosa” si finisce per perdere la capacità di padroneggiare gli affetti, rifuggendo la razionalità, nemica delle gioie e della passione. Diviene così il prezzo da barattare con la profondità di un sentimento i cui confini sembrano espandersi sempre più fino a inglobare la persona nella sua interezza.

E' stato violato in oltre misura il senso, il significato, l'essenza di quel termine che determina la libertà, oggi ci sono diverse sfaccettature e visioni della libertà.

La libertà amorosa … La libertà amorosa è la capacità di amare senza possesso né dipendenza, lasciando l'altro libero di essere se stesso. Non è assenza di limiti, ma una scelta consapevole che arricchisce entrambi i partner, basata sulla fiducia e sulla crescita personale. Una relazione sana unisce intimità e autonomia, trasformando l'amore da "gabbia" a fonte di crescita ….. almeno così dovrebbe essere.

Se colui o colei che a forza sono entrati nel cuore, violandone i confini, scoprono i tratti tipici del/ della “ manipolatore- manipolatrice “, a nulla serve difendersi, perchè nel momento in cui si prende coscienza della vera identità dell'amato-dell'amata è già tardi per tornare a riprendersi la propria vita.

Sono molte le donne “ manipolatrice “ sembrano ad un primo contatto, “ seduttive”. Il loro volto simpatico e i modi affascinanti, in realtà, hanno il solo scopo di esercitare una subdola influenza psicologica sulla preda prescelta. All'inizio di un rapporto, i loro atteggiamenti sono molto simili a comuni manifestazioni d'amore, ma un po' alla volta la maschera cade, e ciò che faceva sognare, diviene una vera e propria macchina di distruzione.

La saggezza imporebbe di fuggire al più presto e il più lontano possibile. Ma la vittima.... colui o colei si sottomette al suocarnefice-alla sua carnefice con conseguente perdita di stima e fiducia in se stessa-se stesso.

I/le manipolatori- manipolatrici non hanno mai un aspetto cupo o demoniaco, anzi....

Le relazioni interpersonali sono un'eterna lotta finalizzata all'annientamento psicologico della vittima per nutrirsi della sua essenza vitale. Questo “ vampirismo” è tipico del manipolatore o della manipolatrice.

Come proteggersi, quindi?

Basta non scoprire troppo il collo!


giovedì 9 aprile 2026


 

Ora, o mai più !


Vincenzo Calafiore

10 Aprile 2026 Udine F.V.G.Italy


...ecco al mio finaco l'ombra

di tutti i momenti di felicità.

La dolorosa pena del ricordarsi,

il feroce struggimento di sentirsi ancora uomo,

che mi assale come feroce nemico

nel momento in cui si sveglia la coscienza.

Allora prendo la stilografica e il brogliaccio

e scrivo quello che mai riuscirei dire

a me stesso, a nessuno. “

Vincenzo Calafiore


Molti anni dopo, dinanzi all'implacabile avanzare del tempo, mi rimane quello del ricordare.

Non ricordo più quanti giri di boa abbia compiuto e non so se quello che presto andrò a compiere sia uno degli ultimi, ma poco importa.

Quello che importa è il viaggio che è stato da me compiuto, soprattutto le mie impronte che sono rimaste impresse.

Ho sempre pensato che la vita altro non è che la conseguenza della scelta dei percorsi. Ho scritto tanto e forse, (non lo saprò mai), penso che le mie parole che ancora girano per il mondo siano più giovani di me e continuano, a produrre i loro effetti, a far nascere e a tenere in vita emozioni, mentre io vivo sempre più in disparte, sempre più ai margini, sempre più convinto che è la vita, e non la morte, ad essere inesauribile. E deciso a realizzare il mio sogno d'amore oltre i confini dell'età con tutto il suo incanto!

Sì, temo di aver più di un sogno ancora da realizzare e fra questi non c'è il successo, la notorietà. Anzi non auguro anessuno il successo. Perché é un po' quello che succede agli alpinisti, che si ammazzano per arrivare in vetta e quando la raggiungono …. devono scendere.

Ecco, perché sono sempre stato in disparte!

Dicono che il viaggio cominci dove finiscono le nostre certezze. Ma la vita mi ha insegnato invece che nulla è certo, semmai è provvisorio, come lo siamo noi.

Siamo degli stupidi e arroganti “ provvisori ” pieni di tante inesistenti certezze, la nostra stoltezza ci fa pensare che sia tutto scontato, e invece è una sfida continua della conoscenza.

L'altrove, è il settimo senso!

Non è soltanto voglia di conoscere, approfondire, è quello che insistente conduce verso altri universi: in cui ci si sente estranei.

E nulla può essere più vero, autentico, preciso: l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescitam e nella violenta sfida di supremazia.

Allora si può viaggiarem nel corso di ogni esistenzam approdando ai lidi più distanti dai soliti noti.

Ma c'è il mio sogno..... il mio sogno d'amore oltre i confini dell'età con tutto il suo incanto! Da realizzare.

L'amore è un sentimento ( Il sentimento è uno stato d'animo stabile e duraturo, frutto dell'elaborazione cognitiva e della consapevolezza di un'emozione.), troppo complesso per essere definito in maniera esaustiva. Eppure, ci si trova spesso impegnati nel reperire le parole che possano tradurre l'intensità della forza,la peculiarità delle sensazioni tipiche del sorprendosi “ innamorati “.


Il sentimento deriva dal latino medievale sentimentum, a sua volta derivato dal verbo classico sentire, che significa "percepire con i sensi", "intendere" ! Evita di vivere l'esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che si porta ovunque il suo bagaglio di cose inutili, senza apprendere nulla!


martedì 7 aprile 2026


 

Il titolo? Lo dai Tu !


Vincenzo Calafiore

8 Aprile 2026 Udine F.V.G. Italy


Non scrivo da molto tempo e mi manca molto, come pure il mio personale “ cerimoniale “che compio ogni volta nello studio prima di ogni inizio di scrittura.

Non è per mancanza di argomenti, ma neanche di volontà, cose da dire ne avrei si, e molte.

A non farmi scrivere o meglio a impedirmi di farlo è stata una domanda che mi sono posta in piena notte, davanti a un foglio e la mia immancabile stilografica Pelikan: a cosa serve e per chi scrivere?

Premetto che nello studio v'è all'ormeggio la mia adorata:

PEGASUS “ Astronave a remi …. è lì che trovo rifugio per ritrovare la serenità negata del vivere.

E' lì che trovo riparo quando il mio – Oceano- Mare – di dentro è in burrasca.

Il mio male peggiore o la cosa più brutta che io faccio ogni giorno, è quella di guardarmi attorno e non vedere altro che il vuoto.

Il sacro “vuoto” esitenziale del mondo di cui, piccolo numero o cifra, tanto il significato non cambia, io purtroppo ne faccio parte.

Questo è un mondo capovolto ove gli stolti sono intelligenti e acculturati, e gli intelligenti sono degli idioti.

Questa è un'esistenza, privata dell'esistenza.

Questa è una vicevita creduta vita.

Ecco le motivazioni per cui non mi va di scrivere nulla e la ragione per cui rimango nell'ombra, lontano da tutti e da tutto.

Sono nel bel mezzo di una crisi esistenziale ? No, non mi pare di esserlo. Cerco soltanto di aver riguardo della mia esistenza e lo faccio dissociandomi da tutto.

Come passo il mio tempo?

La televisione è spenta, non è più una bella cosa, ovunque da quei canali televisivi viene somministrata una “ pappa “ di demenzialità come il Grande Fratello, i giochi vari, film che raccontano la violenza in ogni suo aspetto, cucine e ricette, ... insomma non se ne può più.

Fossero solo questi!

Il pranzo quotidiano che dovrebbe essere un momento di relax, è allietato da Associazioni Onlus che chiedono 10 € al mese, da donne con perdite mestruali e che indossano il pannolino, da uomini incontinenti con la mutanda per l'incontenenza.

La sera a cena stesso repertorio tanto per allietarla, con l'aggiunta però della rappresentazione del peggio, dello schifo: la politica e i suoi dibattiti, la politica e i suoi show deprimenti e privi di senso.

Ecco, tutto questo è la parte peggiore che mi impedisce di scrivere.

E la gente? Le persone .. i cosiddetti umani che fine hanno fatto?

Non esistono più!

Questa poltiglia umana che crediamo e vediamo, si una società umana, in realtà è di umanoidi.

Io la chiamo la società del dito!

Da questa società schiava di Facebook, Instragram, WhatsApp …. cosa si può pretendere e cosa si può aspettare ?

La realtà è la visione! Quello che vedi e che non è !

La vita è un miracolo, un fiore che deve ancora sbocciare. Un tempo senza guerre e distruzioni, vittime.

Senza sete e fame.... Lo so è utopico questo pensiero, poiché non sarà mai così.

Questo sistema predilige gli idioti perchè solo così potrà sopravvivere.

Un esempio pratico? Basta guardare il nostro bel panorama politico per capire che se loro sono lì, ben vestiti e profumati, con uno stipendio d'oro, pieni di tanti privilegi è perchè sono a capo di tanti idioti!



The title? You give it!


Vincenzo Calafiore

April 8, 2026 Udine, FVG, Italy


I haven't written in a long time and I miss it greatly, as well as my personal "ceremony" that I perform every time I start writing in my study.

It's not for lack of topics, but not even lack of willpower; I do have things to say, and lots of them.

What stopped me from writing, or rather, what stopped me from doing so, was a question I asked myself in the middle of the night, in front of a sheet of paper and my ever-present Pelikan fountain pen: what is the purpose of writing, and for whom?

I should start by saying that my beloved

"PEGASUS" rowing spaceship is moored in my study... it's there that I find refuge to rediscover the denied serenity of life.

It's there that I find shelter when my inner—Ocean-Sea—is stormy.

My worst pain, or the worst thing I do every day, is to look around and see nothing but emptiness.

The sacred existential "emptiness" of the world of which, small number or figure, the meaning doesn't change, I am unfortunately part.

This is an upside-down world where the foolish are intelligent and cultured, and the intelligent are idiots.

This is an existence, deprived of existence.

This is a second life believed to be life.

These are the reasons why I don't feel like writing anything and why I remain in the shadows, distant from everyone and everything.

Am I in the midst of an existential crisis? No, I don't feel like it. I simply try to be considerate of my existence, and I do so by dissociating myself from everything.

How do I spend my time?

The television is off, it's no longer a good thing. Everywhere those TV channels are fed a "pastry" of insanity like Big Brother, various games, films that depict violence in all its forms, cooking and recipes, ... basically, we can't stand it anymore.

If only these were all there was to it!

The daily lunch, which should be a moment of relaxation, is enlivened by non-profit organizations charging €10 a month, by women with menstrual bleeding who wear diapers, by incontinent men who wear underwear because of incontinence.

In the evening, the same repertoire is served at dinner, just to brighten it up, but with the addition of representations of the worst, of the disgusting: politics and its debates, politics and its depressing and senseless shows.

Now, all this is the worst part that keeps me from writing.

And the people? The people... what happened to the so-called humans?

They don't exist anymore!

This human mush we believe and see, yes, a human society, is actually made up of humanoids.

I call it the finger society!

From this society enslaved by Facebook, Instagram, WhatsApp... what can we expect and what can we expect?

Reality is the vision! What you see and what isn't!

Life is a miracle, a flower yet to bloom. A time without wars and destruction, victims.

Without thirst and hunger.... I know this thought is utopian, because it will never be like this.

This system favors idiots because that's the only way it can survive.

A practical example? Just look at our beautiful political landscape to understand that if they are there, well-dressed and perfumed, with a golden salary, full of so many privileges, it's because they are the leaders of so many idiots!

venerdì 3 aprile 2026

 


Ti verrò a prendere di notte

con le mie mani e sarò

quel sogno che non ti aspettavi,

sarò quella carezza che non hai avuto,

quel bacio, quel sorriso.


Sarò quell'uragano che ti porti dentro,

quel giorno dimenticato,

quel destino che hai scelto.

Verrò a prenderti, 

tra le mie braccia ti porterò lassù

su quella nuvola che certe notti 

hai guardato dal tuo letto.


Verrò a prenderti e non torneremo più!


Si baciavano di sguardi i nostri occhi.


E ci siamo ritrovati nel turbinio di quel vento

più che innamorati, è stato come sentirci,

come riconoscersi …. le nostre anime

non si sono più separate.

E qui … in questo scampolo di cielo

raccolgo ciò che rimane, pensa....

sarebbe bastato prendermi per mano!


                     Vincenzo Calafiore


Vendré a buscarte por la noche

con mis manos y seré

ese sueño que no esperabas,

seré esa caricia que nunca tuviste,

ese beso, esa sonrisa.


Seré ese huracán que llevas dentro,

ese día olvidado,

ese destino que elegiste.

Vendré a buscarte,

en mis brazos te llevaré allá arriba,

en esa nube que mirabas algunas noches,

desde tu cama.


¡Vendré a buscarte y jamás volveremos!


Nuestras miradas se cruzaron.


Y nos encontramos en el torbellino de ese viento,

más que enamorados, era como sentirnos,

como reconocernos... nuestras almas

nunca más se han separado.


Y aquí... en este fragmento de cielo,

reúno lo que queda, pienso...

¡habría bastado con tomar mi mano!


Vincenzo Calafiore




Θα έρθω να σε πάρω το βράδυ

με τα χέρια μου και θα είμαι

εκείνο το όνειρο που δεν περίμενες,

θα είμαι εκείνο το χάδι που δεν είχες ποτέ,

εκείνο το φιλί, αυτό το χαμόγελο.


Θα είμαι αυτός ο τυφώνας που κουβαλάς μέσα σου,

εκείνη η ξεχασμένη μέρα,

εκείνο το πεπρωμένο που επέλεξες.

Θα έρθω να σε πάρω,

στην αγκαλιά μου θα σε κουβαλήσω εκεί πάνω

σε εκείνο το σύννεφο που κοίταξες κάποιες νύχτες

από το κρεβάτι σου.


Θα έρθω να σε πάρω και δεν θα γυρίσουμε ποτέ πίσω!


Τα μάτια μας φιλήθηκαν.


Και βρεθήκαμε στον ανεμοστρόβιλο αυτού του ανέμου

περισσότερο παρά ερωτευμένοι, ήταν σαν να νιώθαμε ο ένας τον άλλον,

σαν να αναγνωρίζαμε ο ένας τον άλλον... οι ψυχές μας

δεν έχουν χωρίσει ποτέ ξανά.

Και εδώ... σε αυτό το κομμάτι ουρανού

Συλλέγω ό,τι έχει απομείνει, σκέφτομαι...

θα ήταν αρκετό να κρατήσω το χέρι μου!


Βιντσέντζο Καλαφιόρε


I'll come and get you at night

with my hands and I'll be

that dream you didn't expect,

I'll be that caress you never had,

that kiss, that smile.


I'll be that hurricane you carry inside you,

that forgotten day,

that destiny you chose.

I'll come and get you,

in my arms I'll carry you up there

on that cloud you looked at some nights

from your bed.


I'll come and get you and we'll never come back!


Our eyes kissed each other.


And we found ourselves in the whirlwind of that wind

more than in love, it was like feeling each other,

like recognizing each other... our souls

have never separated again.

And here... in this fragment of sky

I gather what remains, think...

it would have been enough to hold my hand!


Vincenzo Calafiore

 






TANTI AUGURI DI BUONA  E SERENA PASQUA A VOI E ALLE VOSTRE FAMIGLIE! 

¡FELICES Y SEGURAS PASCUAS PARA USTED Y SU FAMILIA!

HAPPY AND SAFE EASTER TO YOU AND YOUR FAMILIES!

sabato 28 marzo 2026


 

Fratelli diversi

Vincenzo Calafiore

28 Marzo 2026 Udine F.V.G. Italia



Noi, con la fortuna di trovarsi qui, adesso, in questo fottuto millennio

di rovine e di disastri, e avere ancora voglia di vivere e amare,

scrivere la nostra vita ancora nonostante tutto.

Perché sai, la vita non è quella di questo inferno.

La vita è quella che tu hai dentro, quella che ogni giorno scrivi pagina dopo pagina

e nel mentre sentire l'ebbrezza dell'amore,

la voglia di arrivare ogni giorno in riva al mare per iniziare un nuovo viaggio!

E' questa la fortuna, la fortuna di essere, di esserci,

di riuscire a pronunciare ancora adesso in questo fottuto millennio:

io amo!

Che sbornia di felicità è la vita!

Vincenzo Calafiore



Al mio omonimo, Vincenzo Calafiore! Con graditudine e affettuosa amicizia ormai grande come lo siamo diventati noi due.



Perchè sappiamo quanto sia bello pensare che ogni giorno da qualche parte, per ogni mare che guardiamo ci sia qualcuno che ci aspetta, ci fosse un nuovo mare da solcare, per noi. E qualcuno, un padre, un amico, qualcuno capace di aspettarci, qualcuno che ci accolga e assieme trovare una nuova vita e sulle sue ali posarci, con la leggerezza di una farfalla, ma anche di una sola parola, Amicizia.

Questo, davvero, sarebbbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita,

qualunque vita ci venga in contro.

E vivere non farebbe male, ma ci sarebbe un nuovo orizzonte portato dalle nuvole, lo si potrebbe sfiorare e poi toccarlo e alla fine farsi prendere. Farsi portare via, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe finalmente più umano.

Basterebbero le carezze, la fantasia di qualcuno ...un padre, un amico, qualcuno! Lui saprebbe inventarla una strada, qui in mezzo a questo silenzio, in questa terra tradita. Strada dolce e serena, bella.

Una strada da qui al cuore!

Quel cuore che ci lega, pur non conoscendosi personalmente, quel cuore che ogni giorno guarda da qui a dove tu sei.

Chi può dire che l'Amicizia non esiste? Ho girato abbastanza il mondo

da sapere che l'amicizia è un seme negli uomini, da sapere che tutti gli uomini si equivalgono, ma è per questo che uno si ferma e cerca di piantare quel seme, di farsi terra, perchè la sua anima valga e duri qualcosa di più che un comune giro di giostra.

Noi, siamo un insieme di cose che sono andate perdute, ma che sono ancora in noi e in noi vivono, per questo siamo ancora qui, a ricordare che un tempo non troppo lontano, certe cose esistevano e che oggi non hanno più valore.

Noi, siamo e significhiamo, esistenza, futuro, sogno!

Noi abbiamo lo stesso nome: domani !

Siamo – domani – nel quotidiano divenire, durante il quale è come se le esistenze singole rimanessero sospese, in vista di qualcuno, di qualcosa; solitamente il desiderio di vivere, il sogno da realizzare, di un approdo, di un arrivo al traguardo raggiungibile di una nuova avventura nella corsa terrena incerta.

E' la nostra vita che corre, e galleria dopo galleria, all'improvviso ci fa dono della visione più bella bella: il mare!

Che non è solo una distesa immensa d'acqua, ma è quello che noi siamo: vento, colore, calore, pace e serenità, alternanza, salso e vita, maggiormente vita!

Ho sempre pensato che le belle persone come te, mio caro fratello diverso, non sono né facili né scontate.

Noi non siamo per tutti, perchè non ci facciamo attraversare e nemmeno tutti sono in grado di farlo.

Non le puoi raggiungere sentendo solo il profumo, non le conosceresti mai a fondo.... le belle persone come te, come me, hanno spesso passati ingombranti, la pelle graffiata, l'anima violata. E' per questo che ancora resistiamo, esistiamo!

Per arrivare al nostro cuore, bisogna oassare dalle spine, graffiarsi, mischiare il sangue, vivere i sogni che bagnano il cuore, scambiarsi la pelle, l'odore.

E' questa l'Amicizia! Un ponte, nella lontananza che ci avvicina ogni santo giorno!

Ricorda mio caro: “ La felicità è in quello specchio di mare, negli occhi “ !