sabato 30 maggio 2026


 

Il Viaggio insegna pazienza e adattamento


Vincenzo Calafiore

31 Maggio 2026 Udine F.V.G.Italy


Perché nessuno possa dimenticare

che ogni viaggio deve avere un senso,

un significato. Un viaggio nel mare

e alla fine di questo mare quanto sarebbe bello

trovare quello che amiamo ad attenderci.... “

Ceneri di Parole Oceano-Mare 1988 Vincenzo Calafiore



Perché nessuno possa dimenticare che ogni viaggio deve avere un senso, un significato. Un viaggio nel mare e alla fine di questo mare quanto sarebbe bello trovare quello che amiamo ad attenderci... ci fosse un altro mare da attraversare per noi.

Il viaggio comincia dove vanno a finiere i sogni: è la lotta della realtà attraverso il dubbio alla presunzione delle verità o delle abitudini del proprio ristretto spazio vitale.


La fortuna di avere il “ settimo senso” è degli scrittori, viaggiatori nell'anima e si chiama “ Altrove “ !


Non è solo desiderio di conoscere, quella che insistente conduce verso universi sconosciuti; in cui ci si sente estranei, almeno fino a quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.

E' anche impulso naturale al passaggio da sé all'altro, come sponde tra linguaggi e culture diversi, anzi dovrebbero unirsi nel nome della comune appartenenza di specie.

Razza? Umana, Umanità?


E nulla potrà essere più vero, autentico, prezioso : l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita e non nella violenta sfida per la supremazia.


diversamente è esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che porta ovunque il suo bagaglio di errori e di cose inutili. “


Allora si può viaggiare, nel corso dell'esistenza, di ogni esistenza, approdando di continuo a isole di umanità distanti dal proprio spazio, o cogliendo ogni occasione proprizia per rendere onore al sogno.


Essenziale rimane, dunque l'assimilazione dell'esperienza, acquisendo man mano l'essenza del vivere, dell'esistenza stessa! Altrimenti il viaggio può rimanere esperienza fine a se stessa, percorso pressoché inutile dell'uomo-tartaruga che portandosi addosso le abitudini, le modalità, i ritmi e i rituali di vita, finisce per spostarsi con tutta la sua casa, rimanendovi intrappolato ovunque si trovi.


Allora attraversando quel mare, consci di non trovare nessuno ad attenderci, ma la speranza ci dice che sempre ci sarà qualcuno e quindi capace prendendoci per mano, di accompagnarci...

Mio Dio! Questo, davvero, sarebbe non solo bello, sarebbe meraviglioso. Sarebbe più dolce la nostra vita, qualunque vita.

E il mondo non sarebbe male,ma ci avvicineremmo sempre più alla felicità dell'esistenza,verremmo trascinati da una corrente d'amore e fratellanza, potremmo sfiorare la leggerezza del vivere, e alla fine farsi toccare dalla vita.

E tutto sarebbe finalmente umano!

Niente più guerre,

niente più fame e sete d'amore.

Niente confini o distese di filo spinato!

Per questo basterebbe solo lasciare che l'amore tornasse ad abitare lì dove è stato sfrattato.



venerdì 29 maggio 2026


 

L'esistenza disordinata e oscura che è in noi


Vincenzo Calafiore

29 Maggio 2026 Udine F.V.G. Italy


“ … non negar mai la verità all'esistenza “

( Vincenzo Calafiore )

Capita di mettere i fatti dell'esistenza uno dopo l'altro e in disordine, anche, con la certezza che alla fine, questi, si possano comporre in un quadro, chiaro e comprensibile.

Per riportare alla luce o in superficie “ quel qualcosa di oscuro” che fermenta dentro e contemplarlo e descriverlo se se ne è all'altezza.

Sono dolorose considerazioni che il cuore compie e quando finisce lascia sgomento e disorientamento.


La spietata analisi psicologica trova lo scatto rilevatore nell'incontro di una linea orizzontale, polarizzata da una parola colloquiale e limpida, rastremata e snella: Onestà , e da una linea verticale movimentata da una parola ribelle, che si arroventa e si centrifruga nel rivisitato fondo esistenziale: Libertà .


Il pensiero assume allora un ritmo elastico capace di trasmettere senza contraccolpi le tematiche più gravi, i colori più forti, il serpeggiare di qualche motivo indocile, saldandoli ad una struttura narrante compatta, pur se declinata in spazi volutamente difformi, e dettata da una felice -liberazione – simile agli impulsi della confessione, non impiegando meccaniche protezioni, ma restando aperta ad una dosata regola di elegante dialogo, di pensieri, sguardi oltre le apparenze.

E' un racconto interiore. Una specie di creatura di confine cui piace provocare la sofferenza e liberarsi della spietata precisione dei ricordi.

Al fine di lasciare libera l'immaginazione. Mosaico di tessere leggere ma incise di pena, sofferenza, dolore; l'anima, bisognosa di verità è risucchiata dalle sabbie mobili di questo sistema ingrato e violento, falso, di falsi idoli, di falsi miti, di false verità e false libertà.

In realtà siamo dei cani imprigionati in comode celle da un padrone subdolo e cattivo.

Invece bisognerebbe vivere prendendo il bello dei giorni senza preoccuparsi di dover compiere disordinate esperienze, lasciandosi trascinare dal bellissimo ritmo della vita nel vivere l'esistenza.

Diversamente, come purtroppo accade quotidianamente si rimane ad ascoltare il lento sgocciolare dei giorni, dei minuti, il vuoto che si forma in torno a una svagata libertà, il silenzio degli affetti che non sanno trattenere la delicità di chi ama e dell'essere amati.

E' così un osservare con pietà gli uomini condannati per loro stessa mano, murati vivi in infinite solitudini.


Dal suo rifugio nel cuore, l'io narrante vede l'esistenza franare o agonizzante come una balena ferita.

Rimane la poca umanità di un uomo e una donna che si perdono nel nulla con un lontano e irraggiungibile orizzonte negli occhi !


mercoledì 27 maggio 2026

 

E poi tu,

il sogno mancato

la carezza cercata

la vita mancata.

Se ti chiederei di rimanere?

Chiuderesti le ali,

volare a volte, è rimanere.

E tu?

Un sogno ricorrente!

Calafiore, Kalos



Y luego tú,

el sueño perdido

la caricia anhelada

la vida perdida.

¿Y si te pidiera que te quedaras?

¿Replegarías tus alas?

a veces, volar es quedarse.

¿Y tú?

¡Un sueño recurrente!

Calafiore, Kalos

martedì 26 maggio 2026







Magnifica Humanitas


Vincenzo Calafiore

27 Maggio 2026 Udine FVG Italy


...è un dono incontrare qualcuno

cui tu piaccia così come sei, senza maschera! “

Vincenzo Calafiore



Lo so di essere condannato alla ricerca di una maniera per poter fermare o almeno rallentare la fuga veloce del mio tempo.

Vorrei avere più tempo per poterti amare e invece ahimè questo non mi è possibile, ci vorrebbe un'altra vita!

E' da tanto che non scrivo, ho fatto una lunga pausa di riflessione.

Sono cambiate alcune cose nella mia vita. La peggiore è quella di vivere ormai da nove mesi circa nella situazione di vedere con un occhio solo, l'altro è chiuso, a causa di un farmaco. Però in questo tempo lungo e noioso, un tempo ammuffito …. mi sono reso conto di essermi innamorato della mia solitudine e del dover vivere in disparte il mio tempo, non ho niente, non posso fare niente al di fuori del camminare per non morire dentro.

Ma amo le mie diverse reciprocità, lo faccio abbattendo le barriere del tempo, e avere così un frammento di vita, un si della vita.

Lo faccio perchè c'è l'amore.

Quel mio ti amo, piano piano senza fretta!

E come dirtelo? Come raggiungere il tuo cuore?

Come trovarti e raggiungerti ogni giorno, se non con un semplice adorabile infinito sogno?

Quel sogno che mi porta lontano.

E non importa se ci perderemo, tu vivi e ti muovi nella mia testa, non smetto mai di aspettarti sai?

Per farmi felice mi basterebbe un tuo saluto, un tuo chiedermi come sto, o come passo il mio tempo.

Mi basterebbe sapere che mi pensi!

Continuo a immaginarti vicino a me, a pensare a tutte le cose che avremmo potuto fare assieme … mi basterebbe sapere che ci sei!

Sei tutto ciò che vorrei.

Sei il mio sogno irrealizzabile.

Sei ciò che vorrei avere per la vita.

Dico queste cose, perchè il tuo nome è scritto nel mio cuore e provo un dolore immenso, un vuoto immenso, quando svanisci dal mio orizzonte.

Mi fa male, tanto male.

Chissà se mi stancherò di aspettarti? Ma mi innamoro ogni giorno di più..... che strana è la vita!

Mi innamoro ogni giorno dei tuoi occhi,

mi innamoro ogni giorno della tua voce, mi innamoro ogni giorno della tua risata, mi innamoro ogni giorno di te, ogni giorno sempre di più.

Ai miei sogni mi piacerebbe dire: voi siete la rovina della mia esistenza, l'oggetto di ogni mio desiderio. Notte e giorno io sogno di voi!

Ti penso così intensamente che a volte mi illudo che tu sia davvero accanto a me.



sabato 16 maggio 2026


 

Il Corso della vita

Vincenzo Calafiore

17 Maggio 2026 Udine FVG-ITALY


.... le persone fingono, non sono sincere

riescono solo a darti ciò che loro sono, e

non ciò che meriti.

In realtà ciò che meriti, te lo dai da sola/o,

nel momento in cui decidi di accettare

o meno ciò che le altre persone ti danno! “

Vincenzo Calafiore


Ho scritto tanto e tante storie, qui e nel mio Blog, di donne, della loro libertà fino a ieri negata, del loro orgoglio e della loro dignità calpestati, delle disuguaglianze sociali, ma soprattutto del loro amore tradito.

Ora, quasi all'imbrunire di quesa giornata per me vuota e inutile, desidero dedicare qualcosa a una donna straordinaria che non è più con me, ma il cui ricordarla porta tanta tristezza nel mio cuore, nella mia anima.


Scrivo di “ Lei “ per onorarne la memoria e per continuare a conservare i segni della sua bellezza d'animo, che attraverso il suo modo di amarmi, mi ha plasmato come lei ha voluto che fosse l'uomo di oggi.

Un uomo che l'ha amata profondamente e che è ancora in cammino per andare in contro ai sogni; un uomo al quale lei ha insegnato a non lasciarsi sopraffare dal dolore, a rialzarsi dopo ogni caduta, a essere trasparente come l'acqua di fonte. Ma soprattutto e penso siano le cose più belle: quello di non oltrepassare mai il limite e di rispettare l'altro, l'altra, e pretendere rispetto.


Voglio scrivere di Lei, la mia dolce e cara Mamma Antonella, che nella sua vita ( dopo guerra ) ha dovuto affrontare non pochi sacrifici e difficoltà economiche oggi inimmaginabili, che ha dovuto affrontare il dolore della mia lontananza, poiché da giovane del Sud decisi di scegliere la vita militare e quindi l'Accademia.

La lontananza è stata molto difficile sia per me che per lei a cui ero molto legato, ma lei lo conosceva bene il “ motivo “ e si consolava nel sapere che stavo realizzando il mio sogno: un radioso futuro! Che rimanendo al Sud non avrei potuto mai realizzarlo.

Ricordo ancora le brevi licenze: venerdi-sabato e domenica rientrare a Roma o a Napoli, a Genova, Taranto, Chieti, Firenze, Bologna, Trieste. Era così entusiasta di vedermi in uniforme la prima volta, e con un sorriso disse: “ Ma quanto sei bello in uniforme ! “

Quell'espressione semplice, con quel suo sorriso stampato in faccia, per me rappresentò un mondo di emozioni e commozione.

Potrei scrivere molto, ma l'amore mio per lei si esprime attraverso queste pochissime righe, è un saluto, ma queste poche cose diventano ancor più profondi ora in questa mia età baiocca ( L'espressione in questa mia età baiocca fa un simpatico gioco di parole unendo la propria fase di vita a una "baiocca", cioè al baiocco (l'antica moneta dello Stato Pontificio, o più in generale un modo scherzoso per indicare "soldi" o "spiccioli"). Si usa per dire che, a questa età (spesso matura), si vive alla giornata, con un po' di ironia, badando all'essenziale o sentendosi disinvolti come "spiccioli" in tasca )

e mi dispiace non essere stato molto presente nella sua vita, pur sentendola tutte le sere, la chiamavo dai centralini della SIP delle città ove prestavo servizio.

La ricordo con quanto orgoglio usciva con me quando la portavo a mangiare un gelato sul lungo mare di Reggio Calabria, io no, non potevo, non mi era permesso farlo in uniforme.


Non vado oltre sono cose molto personali, è di sentimenti che si tratta.

Ma voglio ringraziarla per quanto mi disse un giorno, quando eravamo seduti sul balcone di casa, al terzo piano:

Sii sempre generoso senza nulla chiedere in cambio. Impara a non mollare mai perchè le cose sono difficili, alla fine ci riuscirai.

Non prendere ciò che non ti appartiene.

Non farti mettere mai i piedi in testa da nessuno e coltiva i tuoi sogni.

Chiudi gli occhi e sogna il mare, perchè tu appartieni al mare.

Impara a rispettare prima te stesso e poi gli altri.

Sorridi sempre alla vita e la vita ti sorriderà.

Goditi ogni attimo della tua vita. “

Grazie, Mamma!

Ciao!



 



Tu non sai, quante volte

mi sono sentito inutile,

non lo sai.

Quante volte mi sono sentito “ sbagliato”

e quante volte avrei voluto essere sfiorato

dal calore delle labbra, di una carezza

non lo sai.

Non lo sai, vero?

Che ogni attimo della mia vita

per me è importante.... proprio come lo sei tu!

Vincenzo Calafiore





No sabes cuántas veces

me he sentido inútil,

no lo sabes.


Cuántas veces me he sentido "equivocado"

y cuántas veces he deseado ser tocado

por la calidez de unos labios, por una caricia,

no lo sabes.


No lo sabes, ¿verdad?


Que cada momento de mi vida

es importante para mí... ¡igual que tú!


Vincenzo Calafiore

mercoledì 13 maggio 2026


 

Il Tempo e la ragione di esistere


Vincenzo Calafiore

14 Maggio 2026 Udine



Amare la filosofia e farne allo stesso tempo, parte integrante della vita del quotidiano, nel linguaggio, nel pensiero, nelle relazioni interpersonali, ma soprattutto nelle scelte quotidiane a cui siamo chiamati a compiere dolente o volente.

Insomma, la forma del dialogo, perchè presuppone un io e un tu.”

Vincenzo Calafiore



Per comprendere “ la forma del dialogo “ bisogna conoscere il pensiero di Platone. Come infatti i suoi scritti filosofici vanno sotto il nome di Dialoghi; costituiscono non solo un autentico capolavoro, ma anche un vero e proprio genere letterario. Insomma, delle autentiche gemme. Platone ha scelto la forma del dialogo, perché in esso ha visto il vero metodo della filosofia. Il dialogo, infatti, presuppone un io e un tu: potremmo definirlo uno “avvicinamento di anime.”

Il termine che ho usato “ avvicinamento” rende l’idea di un confronto acceso, anche troppo a volte, ma sempre finalizzato alla ricerca di un sapere autentico, dove lo scambio di domande e risposte mira a far progredire nella verità le anime dialoganti.

Il dialogo mira, allora, a “ mondare l'anima” dai pregiudizi e dalle apparenze false e inutili e condurla invece alla contemplazione di ciò che è bello e buono”. Platone, facendo riferimento al maestro Socrate, ricorda come l’educazione sia una scienza che ha per fine l’anima, che va curata” tramite il dialogo filosofico.

Questo, processo sarà possibile solo partendo dalla conoscenza di se stessi. se ci conosceremo, noi sapremo forse anche qual è la cura che dobbiamo avere di noi stessi; se non ci conosceremo, non lo sapremo mai.” ( Platone ) Per Socrate, il dialogo è il metodo e lo strumento filosofico per eccellenza, basato sulla ricerca comune della verità attraverso domande e risposte . Non è una lezione dottrinale la sua, ma è un percorso vivo di ironia, e maieutica, finalizzato a far " nascere" la verità interiore all'interlocutore, liberandolo dai pregiudizi.

"So di non sapere"
Con questa affermazione Socrate non vuole dichiarare la sua ignoranza totale: il suo è un atteggiamento di rifiuto verso una cultura che si sofferma su determinati aspetti della conoscenza scambiandoli per la totalità.
La ricerca filosofica parte da una mancanza
Se credo di sapere non cerco di colmare le lacune e, viceversa, se sono talmente ignorante non ho gli strumenti per iniziare la ricerca. Socrate afferma: "Il Dio è sapiente, l’uomo è filosofo." Per indicare che Dio è onnisciente e l’uomo è alla ricerca della verità.
Conosci te stesso
La base che spinge Socrate ad affermare "So di non sapere" è la conoscenza di sé. Questo principio verrà ripreso da S. Agostino in chiave cristiana e, in età moderna, da Cartesio.
Per conoscere se stessi bisogna proiettarsi al bene e quindi amare sé stessi, conoscere i propri limiti.

Distinguersi dagli altri
Lottare contro il conformismo( se conosci te stesso ti distingui dagli altri perché affermi la tua unicità.)
La conoscenza di sé è un’impresa che dura tutta la vita, perché ogni giorno c’è qualcosa da imparare riguardo a se stessi.
Quindi la filosofia di Socrate ha come centro l’uomo, cioè la costruzione della saggezza. Il compito educativo ha l’obiettivo di formare il cittadino proiettato nel futuro e di non abituarsi a non dare mai nulla per scontato.
Per Socrate l’ironia è la base del dialogo. Per me è la leggerezza del vivere quotidiano. Socrate si finge ignorante per contestare le tesi dell’interlocutore e finge di non avere una propria tesi da sostenere ("So di non sapere"). Per Socrate, bisogna scegliere una verità tra tante possibili, combattendo il relativismo.
Ricerca del "Che cos’è? "
Quando Socrate finge di “non sapere”, in parte afferma la verità, perché c’è sempre qualcosa da imparare, dialogando e soprattutto ascoltanto l'interlocutore. Socrate non si accontenta del relativismo e dei singoli punti di vista, ma vuole arrivare al significato universale della definizione, cioè un concetto che si applichi a tutti gli esseri.
La definizione, il "che cos’è", richiede un profondo approfondimento, cioè, andare dal particolare al generale, senza fare generalizzazioni, e formare concetti. Il confronto può avvenire solo sulla base di queste definizioni generali, altrimenti si sfocia nel relativismo che permette di affermare tutto e il contrario di tutto.
Procedimento maieutico. La parola "maieutica" significa cercare la verità. Questa verità non viene ottenuta per travaso o attraverso la persuasione o l’indottrinamento, ma si trova già all’interno della mente e deve solo essere, portata alla luce.
L'uso dei discorsi brevi e del "ragionare insieme".
Sono inutili i discorsi lunghi, e servono solo per persuadere l’altro con artifici retorici. Invece è meglio ragionare con l’altro (omologhía = ragionare insieme), farlo attraverso una serie di domande frequenti e brevi. Questo per dar modo all’altro di svelare la verità.

Oggi putroppo questa “ società “ schiava della tecnologia pian piano sta perdendo l'uso della parola, è una metamorfosi negativa. La famiglia o quello che è stata fino a ora non esiste quasi più, è venuta meno l'educazione dei figli ( che dovrebbero rappresentare il nostro prossimo fututo) ma se è quello a cui assistiamo o di cui sentiamo e leggiamo, bè... abbiamo fallito, è un disastro.

L’educazione dei figli è quel fattore decisivo atto a formare persone libere, serie e virtuose, superiore alla nobiltà, ricchezza, bellezza e fortuna perché fonda una felicità stabile e “divina”.