sabato 16 maggio 2026


 

Il Corso della vita

Vincenzo Calafiore

17 Maggio 2026 Udine FVG-ITALY


.... le persone fingono, non sono sincere

riescono solo a darti ciò che loro sono, e

non ciò che meriti.

In realtà ciò che meriti, te lo dai da sola/o,

nel momento in cui decidi di accettare

o meno ciò che le altre persone ti danno! “

Vincenzo Calafiore


Ho scritto tanto e tante storie, qui e nel mio Blog, di donne, della loro libertà fino a ieri negata, del loro orgoglio e della loro dignità calpestati, delle disuguaglianze sociali, ma soprattutto del loro amore tradito.

Ora, quasi all'imbrunire di quesa giornata per me vuota e inutile, desidero dedicare qualcosa a una donna straordinaria che non è più con me, ma il cui ricordarla porta tanta tristezza nel mio cuore, nella mia anima.


Scrivo di “ Lei “ per onorarne la memoria e per continuare a conservare i segni della sua bellezza d'animo, che attraverso il suo modo di amarmi, mi ha plasmato come lei ha voluto che fosse l'uomo di oggi.

Un uomo che l'ha amata profondamente e che è ancora in cammino per andare in contro ai sogni; un uomo al quale lei ha insegnato a non lasciarsi sopraffare dal dolore, a rialzarsi dopo ogni caduta, a essere trasparente come l'acqua di fonte. Ma soprattutto e penso siano le cose più belle: quello di non oltrepassare mai il limite e di rispettare l'altro, l'altra, e pretendere rispetto.


Voglio scrivere di Lei, la mia dolce e cara Mamma Antonella, che nella sua vita ( dopo guerra ) ha dovuto affrontare non pochi sacrifici e difficoltà economiche oggi inimmaginabili, che ha dovuto affrontare il dolore della mia lontananza, poiché da giovane del Sud decisi di scegliere la vita militare e quindi l'Accademia.

La lontananza è stata molto difficile sia per me che per lei a cui ero molto legato, ma lei lo conosceva bene il “ motivo “ e si consolava nel sapere che stavo realizzando il mio sogno: un radioso futuro! Che rimanendo al Sud non avrei potuto mai realizzarlo.

Ricordo ancora le brevi licenze: venerdi-sabato e domenica rientrare a Roma o a Napoli, a Genova, Taranto, Chieti, Firenze, Bologna, Trieste. Era così entusiasta di vedermi in uniforme la prima volta, e con un sorriso disse: “ Ma quanto sei bello in uniforme ! “

Quell'espressione semplice, con quel suo sorriso stampato in faccia, per me rappresentò un mondo di emozioni e commozione.

Potrei scrivere molto, ma l'amore mio per lei si esprime attraverso queste pochissime righe, è un saluto, ma queste poche cose diventano ancor più profondi ora in questa mia età baiocca ( L'espressione in questa mia età baiocca fa un simpatico gioco di parole unendo la propria fase di vita a una "baiocca", cioè al baiocco (l'antica moneta dello Stato Pontificio, o più in generale un modo scherzoso per indicare "soldi" o "spiccioli"). Si usa per dire che, a questa età (spesso matura), si vive alla giornata, con un po' di ironia, badando all'essenziale o sentendosi disinvolti come "spiccioli" in tasca )

e mi dispiace non essere stato molto presente nella sua vita, pur sentendola tutte le sere, la chiamavo dai centralini della SIP delle città ove prestavo servizio.

La ricordo con quanto orgoglio usciva con me quando la portavo a mangiare un gelato sul lungo mare di Reggio Calabria, io no, non potevo, non mi era permesso farlo in uniforme.


Non vado oltre sono cose molto personali, è di sentimenti che si tratta.

Ma voglio ringraziarla per quanto mi disse un giorno, quando eravamo seduti sul balcone di casa, al terzo piano:

Sii sempre generoso senza nulla chiedere in cambio. Impara a non mollare mai perchè le cose sono difficili, alla fine ci riuscirai.

Non prendere ciò che non ti appartiene.

Non farti mettere mai i piedi in testa da nessuno e coltiva i tuoi sogni.

Chiudi gli occhi e sogna il mare, perchè tu appartieni al mare.

Impara a rispettare prima te stesso e poi gli altri.

Sorridi sempre alla vita e la vita ti sorriderà.

Goditi ogni attimo della tua vita. “

Grazie, Mamma!

Ciao!



 



Tu non sai, quante volte

mi sono sentito inutile,

non lo sai.

Quante volte mi sono sentito “ sbagliato”

e quante volte avrei voluto essere sfiorato

dal calore delle labbra, di una carezza

non lo sai.

Non lo sai, vero?

Che ogni attimo della mia vita

per me è importante.... proprio come lo sei tu!

Vincenzo Calafiore





No sabes cuántas veces

me he sentido inútil,

no lo sabes.


Cuántas veces me he sentido "equivocado"

y cuántas veces he deseado ser tocado

por la calidez de unos labios, por una caricia,

no lo sabes.


No lo sabes, ¿verdad?


Que cada momento de mi vida

es importante para mí... ¡igual que tú!


Vincenzo Calafiore

mercoledì 13 maggio 2026


 

Il Tempo e la ragione di esistere


Vincenzo Calafiore

14 Maggio 2026 Udine



Amare la filosofia e farne allo stesso tempo, parte integrante della vita del quotidiano, nel linguaggio, nel pensiero, nelle relazioni interpersonali, ma soprattutto nelle scelte quotidiane a cui siamo chiamati a compiere dolente o volente.

Insomma, la forma del dialogo, perchè presuppone un io e un tu.”

Vincenzo Calafiore



Per comprendere “ la forma del dialogo “ bisogna conoscere il pensiero di Platone. Come infatti i suoi scritti filosofici vanno sotto il nome di Dialoghi; costituiscono non solo un autentico capolavoro, ma anche un vero e proprio genere letterario. Insomma, delle autentiche gemme. Platone ha scelto la forma del dialogo, perché in esso ha visto il vero metodo della filosofia. Il dialogo, infatti, presuppone un io e un tu: potremmo definirlo uno “avvicinamento di anime.”

Il termine che ho usato “ avvicinamento” rende l’idea di un confronto acceso, anche troppo a volte, ma sempre finalizzato alla ricerca di un sapere autentico, dove lo scambio di domande e risposte mira a far progredire nella verità le anime dialoganti.

Il dialogo mira, allora, a “ mondare l'anima” dai pregiudizi e dalle apparenze false e inutili e condurla invece alla contemplazione di ciò che è bello e buono”. Platone, facendo riferimento al maestro Socrate, ricorda come l’educazione sia una scienza che ha per fine l’anima, che va curata” tramite il dialogo filosofico.

Questo, processo sarà possibile solo partendo dalla conoscenza di se stessi. se ci conosceremo, noi sapremo forse anche qual è la cura che dobbiamo avere di noi stessi; se non ci conosceremo, non lo sapremo mai.” ( Platone ) Per Socrate, il dialogo è il metodo e lo strumento filosofico per eccellenza, basato sulla ricerca comune della verità attraverso domande e risposte . Non è una lezione dottrinale la sua, ma è un percorso vivo di ironia, e maieutica, finalizzato a far " nascere" la verità interiore all'interlocutore, liberandolo dai pregiudizi.

"So di non sapere"
Con questa affermazione Socrate non vuole dichiarare la sua ignoranza totale: il suo è un atteggiamento di rifiuto verso una cultura che si sofferma su determinati aspetti della conoscenza scambiandoli per la totalità.
La ricerca filosofica parte da una mancanza
Se credo di sapere non cerco di colmare le lacune e, viceversa, se sono talmente ignorante non ho gli strumenti per iniziare la ricerca. Socrate afferma: "Il Dio è sapiente, l’uomo è filosofo." Per indicare che Dio è onnisciente e l’uomo è alla ricerca della verità.
Conosci te stesso
La base che spinge Socrate ad affermare "So di non sapere" è la conoscenza di sé. Questo principio verrà ripreso da S. Agostino in chiave cristiana e, in età moderna, da Cartesio.
Per conoscere se stessi bisogna proiettarsi al bene e quindi amare sé stessi, conoscere i propri limiti.

Distinguersi dagli altri
Lottare contro il conformismo( se conosci te stesso ti distingui dagli altri perché affermi la tua unicità.)
La conoscenza di sé è un’impresa che dura tutta la vita, perché ogni giorno c’è qualcosa da imparare riguardo a se stessi.
Quindi la filosofia di Socrate ha come centro l’uomo, cioè la costruzione della saggezza. Il compito educativo ha l’obiettivo di formare il cittadino proiettato nel futuro e di non abituarsi a non dare mai nulla per scontato.
Per Socrate l’ironia è la base del dialogo. Per me è la leggerezza del vivere quotidiano. Socrate si finge ignorante per contestare le tesi dell’interlocutore e finge di non avere una propria tesi da sostenere ("So di non sapere"). Per Socrate, bisogna scegliere una verità tra tante possibili, combattendo il relativismo.
Ricerca del "Che cos’è? "
Quando Socrate finge di “non sapere”, in parte afferma la verità, perché c’è sempre qualcosa da imparare, dialogando e soprattutto ascoltanto l'interlocutore. Socrate non si accontenta del relativismo e dei singoli punti di vista, ma vuole arrivare al significato universale della definizione, cioè un concetto che si applichi a tutti gli esseri.
La definizione, il "che cos’è", richiede un profondo approfondimento, cioè, andare dal particolare al generale, senza fare generalizzazioni, e formare concetti. Il confronto può avvenire solo sulla base di queste definizioni generali, altrimenti si sfocia nel relativismo che permette di affermare tutto e il contrario di tutto.
Procedimento maieutico. La parola "maieutica" significa cercare la verità. Questa verità non viene ottenuta per travaso o attraverso la persuasione o l’indottrinamento, ma si trova già all’interno della mente e deve solo essere, portata alla luce.
L'uso dei discorsi brevi e del "ragionare insieme".
Sono inutili i discorsi lunghi, e servono solo per persuadere l’altro con artifici retorici. Invece è meglio ragionare con l’altro (omologhía = ragionare insieme), farlo attraverso una serie di domande frequenti e brevi. Questo per dar modo all’altro di svelare la verità.

Oggi putroppo questa “ società “ schiava della tecnologia pian piano sta perdendo l'uso della parola, è una metamorfosi negativa. La famiglia o quello che è stata fino a ora non esiste quasi più, è venuta meno l'educazione dei figli ( che dovrebbero rappresentare il nostro prossimo fututo) ma se è quello a cui assistiamo o di cui sentiamo e leggiamo, bè... abbiamo fallito, è un disastro.

L’educazione dei figli è quel fattore decisivo atto a formare persone libere, serie e virtuose, superiore alla nobiltà, ricchezza, bellezza e fortuna perché fonda una felicità stabile e “divina”.

martedì 12 maggio 2026


 

Jasmine


Vincenzo Calafiore

12 Maggio 2026 Udine F.V.G.Italy


“ …..Guardatevi intorno.

Guardate in quale vuoto siete,

senza un orizzonte, senza parole.

Guardatevi in quel mutismo

che pian piano vi ha avvelenati,

e allontanati perfino da voi stessi .”

( Da: “ Dove sono le parole” Vincenzo Calafiore


Ed ora, eccomi qui, mia cara Jasmine, in questo tuo tempo inverso, dilatato, ove ci si sente piccoli e stritolati da un sistema che tutto è tranne che giusto.

Porta con se il dolore, ci trovi il Gioco o la morte.

E' un labirinto.

Ci insegui la libertà e trovi il mostro Kronos . Insegui l'una e inseguito dall'altro, per opposti motivi.

Si è liberi e assieme coatti. Forse , se possibile Amare, il suo luogo è lì nell'anima, nel labirinto di mare e di cielo al cui centro di luna e di sole giungono le nostre mani allacciate, un bambino e una bambina.

Ma loro, gli altri prigionieri che ho intravisto untempo lontano nelle favelas di Rio e di Buenos Aires, nelle rovine di Kabul, nelle bidonvilles di Casablanca ?

Quelli che protestano contro la fame e l'umiliazione e che, del tutto legalmente, si mettono in prigione, si torturano, si impiccano nelle piazze di Teheran ?

Quelli che spariscono per sempre?

E' una follia, cara Jasmine?

Con quale coraggio si attenta alla libertà, alla vita, così duramente conquistate?

Dimmelo tu, perchè io non lo so e tanto meno saprei spiegarmelo.

Dove sono le parole, dove sono finite le parole Jasmine?

Jasmine, chi può dire di che carne sei stata fatta ? Hai girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni si equivalgono, ma è per questo che a un certo momento ci si stanca e si cerca di mettere radici!

Tu come un fiore, non hai potuto mettere radici. Non hai potuto renderti conto del momento preciso in cui sei passata da lla tua vita a un'altra vita; hai vissuto per poco la passione di un amore nato da poco.

Seduto nell'ultima panca di una chiesa, sotto lo sguardo del Cristo, io ti scrivo, una lettera, per consegnarla al tuo spirito alla deriva.

Lo so che non verrà mai letta, del resto la scrittura, mi ha sempre tenuto occupato, mi ha aiutato a tenere l'angoscia di questo mondo orrendo sotto controllo e a trovare forze che nemmeno sapevo di avere in me.

Mi ha sempre permesso di tracciare i limiti del dolore.

Dando alle cose il nome per iscritto, riuscivo a ordinare il caos che mi sommergeva.

Col tempo sono diventato inavicinabile, ero e sono separato dal mondo da un enorme muro, lontano dalle parole inutili sulle bocche di tutti.

E certo che io e Jasmine esistevamo in un limbo particolare.

Non so se ci fu un momento preciso nel quale accettai l'idea della morte, forse è stato un lento consumarsi della speranza.

Sei stata una creatura bellissima dal sorriso dilagante e i capelli lunghi, neri, lucenti ….. come la notte al chiaro di luna.

Sai, Jasmine... la mia vita come i miei libri e ciò che scrivo, son fatti di speranza e di amore. Speranza di un mondo migliore e di amore.

Il dolore di questa vita mia mi obbliga a imparare, l'amore a crescere.

La letteratura è per me una specie di alchimia, è la capacità di trasformare le banalità dell'esistenza, in frammenti di saggezza.

Forse in questo è il potere prodigioso delle parole scritte, mi permette di conservare i ricordi, trasormare il dolore in forza, rinascere ogni stagione, come un gelsomino, Jasmine, che butta foglie e fiori nuovi, profumati, dopo ogni inverno!

Ciao Jasmine!








martedì 5 maggio 2026


 

6 MAGGIO 1976 -6 MAGGIO 2026

TERREMOTO FRIULI


Vincenzo Calafiore

6 Maggio 2026 Udine F.V.G. ITALY


....radici di Carta:

Il terremoto visto da lontano,

vissuto nel cuore “

Bovolenta Gianpiero


Gianpiero Bovolenta, figlio di Vittorio Bovolenta, ha allestito una – ridotta – mostra ( non per mancanza di materiale, ma di spazio) molto significativa, presso la rinomata ferramenta “ La Ferrostile “

in Udine Nord.

Per onorare la memoria di suo padre che da emigrato dal Friuli Venezia Giulia, in Piemonte, nella città di Torino, ha seguito e raccogliendo sin dall'inizio, i quotidiani “ STAMPA SERA” ove lavorava, fino alla fine.

Bovolenta Vittorio, non si è limitato solo a questo, ma andò oltre. Fu promotore di una staffetta di solidarietà che portò, fisicamente, roulotte e aiuti di beni di prima necessità da Torino a Gemona del Friuli.

6 Maggio 1976 – 6 Maggio 2026, mezzo secolo è trascorso da quella data che ha sconvolto il Friuli, data che non ho mai dimenticato.

Ero un militare allora, e il mio reparto si trovava accampato nei pressi del lago di Cavazzo.

La scossa l'avvertimmo bene, durò parecchio, seppimo poi, circa 58 secondi: un tempo “ biblico”.

L'Accappamento venne allagato, noi che si galleggiava sui materassini gonfiabili su cui si stava riposando, erano circa le ore 21 e mezzi di trasporto sott'acqua.

All'alba, coi mezzi a disposizione, il mio reparto è stato il primo ad entrare in ciò che rimaneva in piedi di Gemona.

Ovunque distruzione e morte!

Ci siamo suddivisi in plotoni e a ogni plotone era stata assegnata una zona. Dovevamo cercare le persone e aiutarle e individuare i posti dei sepolti vivi segnalandoli con delle bandierine rosse.

Arrivarono gli alpini e i vigili del fuoco ai quali vennero indicati i luoghi ove c'erano persone sepolte vive da salvare.

L'emergenza principale del terremoto in Friuli del 1976 durò diversi mesi, con una fase acuta culminata nella prima terribile scossa del 6 maggio e una successiva e devastante ripresa dell'attività sismica a settembre dello stesso anno Non si trattò di un singolo evento; la terra continuò a tremare per tutta l'estate.

    La seconda crisi: Il 11 e il 15 settembre 1976, nuove violente scosse (di magnitudo fino a 6.0) colpirono un territorio già in ginocchio, distruggendo i pochi edifici rimasti in piedi e vanificando i primi tentativi di ricostruzione.

La fase di prima emergenza si è quindi prolungata da maggio fino a dopo metà settembre 1976, sebbene le scosse siano continuate anche nel 1977. La gestione del soccorso, guidata da Giuseppe Zamberletti, riuscì comunque a gettare le basi per la rapida ricostruzione nota come "Modello Friuli" e la nascita della Protezione Civile.




giovedì 30 aprile 2026


 

I giochi della memoria

Vincenzo Calafiore

1 Maggio 2026 Udine F.V.G.Italy


...ho sempre voluto essere

il padrone di ogni attimo

della mia vita ! “ Vincenzo Calafiore


Esiste una geografia della narrazione?

Voglio dire, un percorso della memoria che asseconda una -geografia – dell'anima, insomma un luogo della memoria coltivata. In cui si radicano le storie personali e che rimangono tali per sempre?

Dunque la memoria, vista come un collage di storie disposte in un mosaico variegato tra le cui tessere si scorgono squarci di vita vissuta, ricordi personali,note critiche, visi di persone che ormai non esistono più e tanto altro ancora.

Ad armonizzare tutto è, poi, compito della memoria che un po' alla volta scopre il paesaggio, lo intreccia in un dialogo e lo usa come sfondo alle visioni come una conversazione o narrazione che sia.

Ed ecco dipanarsi, da una tessera all'altra, ricordi disseminati per le assolate strade di solitudine, sui dorsali dell'anima, per le notti africane, le attese disattese in riva di un mare spumeggiante.

Ricordi che l'esercizio della memoria, smuove coi suoi turbinii, provocano piacere oltre che dolore, a volte. E lo fa come una giardiniera attenta a non far morire le sue piantine, in un tempo in cui non si è più consapevoli e che tutto ciò che si vive ha il dovere di diventare ricordo, memoria.

E allora ecco perchè quando gioca la memoria è più dolore che dolcezza.

E' un gioco della memoria o una scelta necessaria? Giacchè anche la piantina più umile ha il diritto di riprodursi e la giardiniera-memoria con un lavoro da certosina e con la sua personale narrazione, ed ecco allora che nel vivaio della memoria si compie lo scenario e avviene tutto, mentre il mondo continua indisturbato il suo corso, come se nulla fosse mai accaduto.

Anche se si alternano i racconti personali, lei, la memoria registra, cataloga, archivia, ma non dimentica … tutto ha un ritorno.


Questo è un mondo avido e arido,che pensa in grande. Che chiede molto.

Si nutre di – anima - !

E ce ne sono di anime belle, che pretendono onestà e sincerità! Sentimento che è rimasto deluso, e per cui sono morte.


Non bisogna avere paura, o vergogna di pensare, immagginare, raccontare , sentire, l'amore.

Per me non è mai stato un semplice desiderio profano è qualcosa di più di un sentire, è di amore che si tratta, non di un gioco.

E' un qualcosa che trascina inevitabilmente un senso di perdizione assoluta e di ritrovamento, di rinascimento, di trascendenza irredimibile e di miracolosa congiunzione salvifica.


E' così diseguale la mia vita, da quello che vorrei conoscere!


In questa mia visione della mia vita o analisi di sé non c'è disperazione, ne abisso è come se l'anima riprendesse il volo!


Penso e sono convinto che al di là di tanta immane immondizia e suturazione, ci sia la grande speranza che l'amore redima i folli e spazzi via ogni cosa lasciando viva inaspettatamente una rosa.

E non so, e mai saprò, come l'amore faccia a conoscermi e chi l'abbia messo dentro di me!

mercoledì 29 aprile 2026


 

Soy


Vincenzo Calafiore

29 Aprile 2026 Udine F.V.G.Italy


..la letteratura è un viaggio

fra scrittura diurna e notturna,

fra sogni e illusioni, paradisi e inferni ! “

Vincenzo Calafiore



Soy! Sono. Cosa non lo so, in verità non ho mai capito cosa io sia. Sin da ragazzo ho sempre avuto una matita e un foglio di carta bianca come la neve, come una lastra di ghiaccio su cui far pattinare al ritmo di una musica che sento io solo, le parole.

Parole come acquiloni colorati che riempiono il cielo.


La spiaggia dove da ragazzo andavo a prendere il sole era poco distante da casa mia, nella mia borsa, una sorta di zaino fatto da mia madre, oltre a un asciugamano, c'era un libro da leggere accovacciato o sdraiato nell'ombra che una barca rovesciata, o adagiata su un fianco offriva.

Ho iniziato a scrivere molto presto su qualunque cosa che rassomigliasse a un quaderno. E' così che ha avuto inizio la mia favola!

Con il tempo,ho amato sempre più la mia grave malattia, quella che colpisce gli amanuensi, una malattia dalla quale non si guarisce; ma imparai anche che non si possono scrivere, raccontare, inventare, favole senza la capacità di amare e di dare agli altri il proprio amore... Eppoi oggi chi sarebbe capace di prenderlo?

E dunque come potrei spiegare che io non sono uno scrittore, che a volte la mia fantasia a volte non riesce a trovare una grammatica adeguata al suo linguaggio diverso, insolito, e a volte forzante come la testa di un ariete, per rompre le barriere e raggiungere la libertà del volo?

Diceva giustamente, Rodari che pure la fantasia abbisogna di una sua grammatica; spiegare che io sono sempre vissuto ai margini di un sistema che vuole pensanti uguali, tutti indottrinati, e che ho potuto conoscere persone dalle quali ho appreso storie meravigliose, storie meravigliose che mi sono portatto dentro e ho raccontato e continuo a raccontare a quelli con cui mi trovo bene.

Storie meravigliose che ho cominciato a scrivere durante i lunghi periodi di isolamento totale nel corso della mia detenzione.


Ho voluto scriverle perchè era, è stato, è un modo mio per essere ancora insieme alla moltitudine delle persone conosciute e sconosciute nonostante l'isolamento.

Lo scriverle per me, era un modo di lottare e sconfiggere l'ignoranza e l'analfabetismo che questo ormai genera senza controllo. Un modo per ricongiungermi con i miei fantasmi, per ricongiungermi con tutte quelle persone, bambini, donne, vecchi, barboni, pazzi di libertà, che sono come me.


Spiegare che io sono proprio uno di quei prigionieri che questo sistema ripudia.

Ptrigioniero che non accetta nessuna prigione, e per questo è in fuga, com'è naturale in questo mondo rovesciato.


Disincanto e disillusione non negano, bensì filtrano come un setaccio in gelatinose menzogne proprie di questo sistema, una pappa con la quale tanto volentieri si ingannano gli altri e si inganna se stessi!

Uomini e donne in questi tempi liberi e tolleranti sono tuttavia accuminati dalla stessa solitudine e dall'asssenza gioia di vivere a pieno la cosa più semplice che c'è, che abbiamo, la vita, qualunque vita!