Il Corso della vita
Vincenzo Calafiore
17 Maggio 2026 Udine FVG-ITALY
“.... le persone fingono, non sono sincere
riescono solo a darti ciò che loro sono, e
non ciò che meriti.
In realtà ciò che meriti, te lo dai da sola/o,
nel momento in cui decidi di accettare
o meno ciò che le altre persone ti danno! “
Vincenzo Calafiore
Ho scritto tanto e tante storie, qui e nel mio Blog, di donne, della loro libertà fino a ieri negata, del loro orgoglio e della loro dignità calpestati, delle disuguaglianze sociali, ma soprattutto del loro amore tradito.
Ora, quasi all'imbrunire di quesa giornata per me vuota e inutile, desidero dedicare qualcosa a una donna straordinaria che non è più con me, ma il cui ricordarla porta tanta tristezza nel mio cuore, nella mia anima.
Scrivo di “ Lei “ per onorarne la memoria e per continuare a conservare i segni della sua bellezza d'animo, che attraverso il suo modo di amarmi, mi ha plasmato come lei ha voluto che fosse l'uomo di oggi.
Un uomo che l'ha amata profondamente e che è ancora in cammino per andare in contro ai sogni; un uomo al quale lei ha insegnato a non lasciarsi sopraffare dal dolore, a rialzarsi dopo ogni caduta, a essere trasparente come l'acqua di fonte. Ma soprattutto e penso siano le cose più belle: quello di non oltrepassare mai il limite e di rispettare l'altro, l'altra, e pretendere rispetto.
Voglio scrivere di Lei, la mia dolce e cara Mamma Antonella, che nella sua vita ( dopo guerra ) ha dovuto affrontare non pochi sacrifici e difficoltà economiche oggi inimmaginabili, che ha dovuto affrontare il dolore della mia lontananza, poiché da giovane del Sud decisi di scegliere la vita militare e quindi l'Accademia.
La lontananza è stata molto difficile sia per me che per lei a cui ero molto legato, ma lei lo conosceva bene il “ motivo “ e si consolava nel sapere che stavo realizzando il mio sogno: un radioso futuro! Che rimanendo al Sud non avrei potuto mai realizzarlo.
Ricordo ancora le brevi licenze: venerdi-sabato e domenica rientrare a Roma o a Napoli, a Genova, Taranto, Chieti, Firenze, Bologna, Trieste. Era così entusiasta di vedermi in uniforme la prima volta, e con un sorriso disse: “ Ma quanto sei bello in uniforme ! “
Quell'espressione semplice, con quel suo sorriso stampato in faccia, per me rappresentò un mondo di emozioni e commozione.
Potrei scrivere molto, ma l'amore mio per lei si esprime attraverso queste pochissime righe, è un saluto, ma queste poche cose diventano ancor più profondi ora in questa mia età baiocca ( L'espressione in questa mia età baiocca fa un simpatico gioco di parole unendo la propria fase di vita a una "baiocca", cioè al baiocco (l'antica moneta dello Stato Pontificio, o più in generale un modo scherzoso per indicare "soldi" o "spiccioli"). Si usa per dire che, a questa età (spesso matura), si vive alla giornata, con un po' di ironia, badando all'essenziale o sentendosi disinvolti come "spiccioli" in tasca )
e mi dispiace non essere stato molto presente nella sua vita, pur sentendola tutte le sere, la chiamavo dai centralini della SIP delle città ove prestavo servizio.
La ricordo con quanto orgoglio usciva con me quando la portavo a mangiare un gelato sul lungo mare di Reggio Calabria, io no, non potevo, non mi era permesso farlo in uniforme.
Non vado oltre sono cose molto personali, è di sentimenti che si tratta.
Ma voglio ringraziarla per quanto mi disse un giorno, quando eravamo seduti sul balcone di casa, al terzo piano:
“ Sii sempre generoso senza nulla chiedere in cambio. Impara a non mollare mai perchè le cose sono difficili, alla fine ci riuscirai.
Non prendere ciò che non ti appartiene.
Non farti mettere mai i piedi in testa da nessuno e coltiva i tuoi sogni.
Chiudi gli occhi e sogna il mare, perchè tu appartieni al mare.
Impara a rispettare prima te stesso e poi gli altri.
Sorridi sempre alla vita e la vita ti sorriderà.
Goditi ogni attimo della tua vita. “
Grazie, Mamma!
Ciao!


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