Jasmine
Vincenzo
Calafiore
12
Maggio 2026 Udine F.V.G.Italy
“
…..Guardatevi
intorno.
Guardate
in quale vuoto siete,
senza
un orizzonte, senza parole.
Guardatevi
in quel mutismo
che
pian piano vi ha avvelenati,
e
allontanati perfino da voi stessi .”
(
Da: “ Dove sono le parole” Vincenzo Calafiore
Ed
ora, eccomi qui, mia cara Jasmine, in questo tuo tempo inverso,
dilatato, ove ci si sente piccoli e stritolati da un sistema che
tutto è tranne che giusto.
Porta
con se il dolore, ci trovi il Gioco o la morte.
E'
un labirinto.
Ci
insegui la libertà e trovi il mostro Kronos . Insegui l'una e
inseguito dall'altro, per opposti motivi.
Si
è liberi e assieme coatti. Forse , se possibile Amare, il suo luogo
è lì nell'anima, nel labirinto di mare e di cielo al cui centro di
luna e di sole giungono le nostre mani allacciate, un bambino e una
bambina.
Ma
loro, gli altri prigionieri che ho intravisto untempo lontano nelle
favelas di Rio e di Buenos Aires, nelle rovine di Kabul, nelle
bidonvilles di Casablanca ?
Quelli
che protestano contro la fame e l'umiliazione e che, del tutto
legalmente, si mettono in prigione, si torturano, si impiccano nelle
piazze di Teheran ?
Quelli
che spariscono per sempre?
E'
una follia, cara Jasmine?
Con
quale coraggio si attenta alla libertà, alla vita, così duramente
conquistate?
Dimmelo
tu, perchè io non lo so e tanto meno saprei spiegarmelo.
Dove
sono le parole, dove sono finite le parole Jasmine?
Jasmine,
chi può dire di che carne sei stata fatta ? Hai girato abbastanza il
mondo da sapere che tutte le carni si equivalgono, ma è per questo
che a un certo momento ci si stanca e si cerca di mettere radici!
Tu
come un fiore, non hai potuto mettere radici. Non hai potuto renderti
conto del momento preciso in cui sei passata da lla tua vita a
un'altra vita; hai vissuto per poco la passione di un amore nato da
poco.
Seduto
nell'ultima panca di una chiesa, sotto lo sguardo del Cristo, io ti
scrivo, una lettera, per consegnarla al tuo spirito alla deriva.
Lo
so che non verrà mai letta, del resto la scrittura, mi ha sempre
tenuto occupato, mi ha aiutato a tenere l'angoscia di questo mondo
orrendo sotto controllo e a trovare forze che nemmeno sapevo di avere
in me.
Mi
ha sempre permesso di tracciare i limiti del dolore.
Dando
alle cose il nome per iscritto, riuscivo a ordinare il caos che mi
sommergeva.
Col
tempo sono diventato inavicinabile, ero e sono separato dal mondo da
un enorme muro, lontano dalle parole inutili sulle bocche di tutti.
E
certo che io e Jasmine esistevamo in un limbo particolare.
Non
so se ci fu un momento preciso nel quale accettai l'idea della morte,
forse è stato un lento consumarsi della speranza.
Sei
stata una creatura bellissima dal sorriso dilagante e i capelli
lunghi, neri, lucenti ….. come la notte al chiaro di luna.
Sai,
Jasmine... la mia vita come i miei libri e ciò che scrivo, son fatti
di speranza e di amore. Speranza di un mondo migliore e di amore.
Il
dolore di questa vita mia mi obbliga a imparare, l'amore a crescere.
La
letteratura è per me una specie di alchimia, è la capacità di
trasformare le banalità dell'esistenza, in frammenti di saggezza.
Forse
in questo è il potere prodigioso delle parole scritte, mi permette
di conservare i ricordi, trasormare il dolore in forza, rinascere
ogni stagione, come un gelsomino, Jasmine, che butta foglie e fiori
nuovi, profumati, dopo ogni inverno!
Ciao
Jasmine!