lunedì 2 febbraio 2026


 








IL SENSO


Vincenzo Calafiore

02 Febbraio 2026


...una vita senza un “ senso “

non è vita, è un viaggiare senza

una destinazione, di tante vie,

di tante cose inutili se manca un “ senso “

o un significato. “

Vincenzo Calafiore


<< Il viaggio comincia dove finiscono le nostre certezze>>: è la sfida quotidiana della conoscenza attraverso i dubbi alla presunzione delle verità assolute o delle secolari abitudini, al mondo chiuso e circoscritto entro i confini del proprio ristretto spazio vitale.

L'Altrove! E' il settimo senso dei poeti e sognatori, viaggianti viaggiatori.

E' la conoscenza dell'abitudine terrena all'esplorazione, al nomadismo, ovvero alla curiosa indagine sull'estraneo, il differente, lo sconosciuto.

Il senso non è solo voglia di conoscere quella che insistente conduce verso gli universi altrove, in cui ci si sente estranei almeno fin quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.

E' anche impulso naturale al passaggio da sé all'altro, come ponte tra sponde di personalità e caratteri che possono, anzi si uniscono nel nome della comune appartenenza o felicità.

Com'è cambiato nel tempo il concetto di felicità?

Cercare di spiegare come la felicità sia stata immaginata nell'età moderna, fino a diventare una pratica culturale, una società in costante movimento, contraddistinta da grandi scoperte, la felicità non va più letta come semplice promessa, bensì come ricerca.

Lo stesso termine “ felicità” riconduce a un passato remoto: alla felicitàs del mondo romano e, prima ancora a felix, ovvero prosperoso, abbondante. Si tratta di un augurio e di un'aspettativa, la speranza in qualcosa che dovrà accadere.

Ma la felicità non è prevedibile né programmabile è in un paesaggio della memoria.

Molto spesso ho visto la felicità cadermi addosso che avrebbe dovuto portarmi vicino al cuore, ma ho anche visto grandi disgrazie.

Qual'è, dunque la vera natura della felicità?

Per Erasmo da Rotterdam nessuno è più felice degli animali che non sono obbligati a seguire alcuna disciplina ma assecondano liberamente la follia. La ricerca della felicità muta quindi direzione, per raggiungere un fine, una meta.

E facendo un passo indietro, Benedetto Spinoza, dalla cui opera, Etica emerge come il bene e il male altro non siano che le idealizzazioni del piacere e dell'utile: la felicità è un bene da godere, un'isola in cui ciascuno è al riparo dal proprio dolore e dagli effetti dell'infelicità, altrui,ieri come oggi!

Nulla può essere più vero, autentico, preciso: l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita, e non nella violenta sfida per la supremazia.

L'esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che porta ovunque il suo bagaglio di cose inutili senza apprendere!

Allora si può viaggiare, nel corso di ogni esistenza, approdando di continuo ai lidi più distanti dal proprio, o cogliendo ogni occasione propizia per render visita a qualcuno che si ama o ancora spostandosi quanto e come si può, anche di poco dai confini del proprio ambito relazionale. Essenziale rimane comunque l'assimilazione del nuovo nella capacità o nella semplice disponibilità ad acquisirne man mano l'essenza; altrimenti il viaggio rimane esperienza fine a se stessa, pressoché inutile!


sabato 31 gennaio 2026


 











La breve vita

Vincenzo Calafiore

1 Febbraio 2026


Ogni volta è così, accade sempre alla stessa maniera di formulare un titolo di un “ pezzo “ da scrivere; rimane in testa e non da tregua.

Va a finire che distratto da altre cose e lettura di un buon libro, Calvino l'ho adorato e ancora oggi dopo tanti anni il piacere di leggerlo è sempre intenso uguale a ieri.

Io scrivo.

Non ritengo di essere uno scrittore, per coloro che da anni ormai in ogni parte del mondo, ( tranne l'Italia) mi leggono e mi seguono, sono uno scrittore, io invece sento di essere un “ ladro di coriandoli “ .

Sono uno che vive in un fuoriscena, esiliato e cercato da un gioco narrativo che favorisce l'anima di un uomo la cui storia si va costituendo attraverso le testimonianze di varie voci di sogni mai dimenticati.

E lo fa con una scrittura rastremata ed estruosa, sigillata e fervida, disponibile ad ogni interpretazione e a ristrutturarsi ogni qualvolta l'occasione ne reclama la pronuncia e distendersi in una costellazione verbale di sapienza, trasmette un'aria antica, fiabesca,estroversa, di una vita passata ai crocevia di sogni e speranze, rubando coriandoli alle stelle nelle selenie luminosità e misteri, e la bellezza notturna !

Raccordate alle cose, le parole esprimono l'incanto di un altrove pronto a crepitare come brace sotto la cenere della comune esistenza centrifugata nel coinvolgente assurdo corso giornaliero che s'impossessa dei destini degli uomini in una sorta di recita fatale e grottesca, innervata in una scrittura volutamente alternante, ora seriosa, ora avvolta da onde e vento di pianure assolate.

Sventagliati da un fiabesco rito e insieme regolati dal rigore del senso, del significato.

E' una scrittura che nasce e segue le influenze dei sogni, che si apre al concetto di un altrove nell'anima e temporale, è un raccontarsi tra un sentire e un andare, ma anche di attese a volte disattese nel chiarore di un sogno o di un ricordo.

Ma mai serva, e lontana dalla logica e dalla razionalità, di questo odierno paradossalmente banale e stupido, servo di barbarie.

Serpeggia intanto la malinconia, un contrappunto amaro di dolcezza sfiorita, dell'andare del tempo inarrestabile e pure di quel grande deserto che si vive dentro e fuori dell'anima.

Nella dorata conchiglia in cui vivo lontano da tutto, risuona la voce del grande dispensatore, cinico e perverso, che offre l'immortalità, quando è di breve vita che si tratta.

Come una farfalla.

Come una Mariposa!


mercoledì 28 gennaio 2026



 







La riflessione


Vincenzo Calafiore

28 Gennaio 2026

Quante Auschwitz?


Nell'insonnia della ragione si è rinnovata la rimemorazione della apertura dei cancelli di Auschwitz, dove si compì in larga misura lo sterminio degli ebrei.

Rimemorazione che non può diventare abitudine, routine, ma che deve servire per riannodare i fili della storia, della tragica unicità della Shoah!

Giornata della memoria quindi per comprendere il senso di eventi orrendi e per tentare di capire con uno sforzo continuo della ragione perché ciò sia potuto accadere.

Seguendo il canone interpretativo di Walter Benjamin, l'Angelus Novus di Paul Klee è altrimenti nominabile come l'Angelo della Storia: ha cantato inni di lode e forse attende di cantare ancora.

E' stato come se non conoscesse canto. Vedeva la storie e i suoi lutti, i lutti che propongono il tema dell'onnipotenza di Dio. Lutti da giudicare? Il suo Giudizio è < la capacità di cogliere le catastrofi del tempo>. Forse aspetta ancora la mezzanotte quando anche Dio si ricorda della < cerva che giace nella polvere> e negli esilii e versa due lacrime che bruciano più di tutto il fuoco del mondo.


C'era un'orchestra, lì nel campo dell'orrore.

Eppure c'era musica, in quei campi dell'orrore. Tra la mortificazione dei corpi e delle anime, tra la distruzione e l'annientamento c'era chi aveva portato, salvato brandelli di qualcosa d'altro e, li difendeva come poteva, affermando le ragioni della vita e del pensiero dove regnava il nonsenso della violenza e della morte.

<< C'era un'orchestra ad Auschwitz >> I figli della Shoah raccontano dell'orchestra di donne messa su nel più spietato dei lager, il campo simbolo di Auschwitz-Birkenau: l'unica orchestra femminile mai esistita in un campo di sterminio, perché i nazisti erano uomini colti e raffinati, e amavano la musica almeno quanto odiavano i loro prigionieri.

L'Orchestra era diretta da Alma Rosé, finissima musicista nipote di Mahler: la musica divenne per loro la salvezza.

L'Olocausto va visto come essenza di Dio o come assenza dell'uomo?

Davanti a noi si aprono stupefatti, angosciosi interrogativi.

Quelli ad esempio che la coscienza ebraica ha incontrato ad Auschwitz: un abisso di smarrimento e di dolore, proprio questo problema solleva un apice di angoscia sull'ontologia del male, ultima istanza riportabile a Dio o da Dio impotentemente subita?

Ma tutto questo interrogarsi certamente scandaloso, questo sofferto

balbettio ci riporta all'assurdo non solo umano di quella storia.

Ma non è dalla filosofia che può giungerci la salvezza, questa ha la missione unica di tener vive le grandi idee della sfera etica.

Per la responsabilizzazione etica dell'umanità.

Questo in qualche modo può ripetersi! << Non ci sono demoni scriveva Primo Levi, in la Ricerca delle Radici >> assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliamo.

QUALSIASI DITTATURA CONTIENE IN SE' LA VIRTUALITA' DI AUSCHWITZ !

E una rimeditazione del famoso detto di Adorno, secondo cui, dopo Auschwitz, non si possono più scrivere poesie.

Kertesz lo rilegge così: dopo Auschwitz si possono scrivere poesie solo su Auschwitz!







martedì 27 gennaio 2026

 

27 GENNAIO << GIORNATA DELLA MEMORIA >>


Vincenzo Calafiore

27 Gennaio 2026


...purtroppo ancora oggi

c'è chi va oltre questa memoria

per la ragione di una stupida ideologia

politica e lo fa calpestando e negando.

Ma Varsavia col suo ghetto ebraico

è ancora lì, come lo sono le case di

quelle persone prelevate e mai più tornate.

Auschwitz e Auschwitz Birkenau, come

il Museo a Oświęcim, sono lì in Polonia

e raccontano, ricordano. “

Vincenzo Calafiore


Purtroppo ancora oggi c'è chi va oltre questa memoria per la ragione di una stupida ideologia politica e lo fa calpestando e negando l'esistenza, l'accaduto storico. Ma Varsavia col suo ghetto ebraico

è ancora lì, come lo sono le case di quelle persone prelevate e mai più tornate.

Auschwitz e Auschwitz Birkenau, come il Museo a Oświęcim, sono lì in Polonia e raccontano, ricordano agli imbecilli che vanno in corteo a protestare e allo stesso tempo sentirsi autorizzati a mettere sottosopra le vie, i quartieri, le città ove sfilano quanto disumano sia l'uomo all'occorrenza, quando viene manipolato e usato come nel caso drammatico di Auschwitz.

Ma la domanda è se valga ancora la pena ricordare con questa giornata della memoria quanto di più terribile e atroce l'uomo sia riuscito a fare, visto che non è cambiato nulla se non il metodo, basti guardare cosa sta succedendo in Iran, basti pensare al risveglio dell'antisemitismo, tanto per citarne qualcuno.

Chiedersi dove sia il senso di questo bagno di sangue, di questo odio che serpeggia e che si autoalimenta diventando sempre più pericoloso.

Oggi dunque si celebra il << Giorno della Memoria >> 1945-2026

ottantunanni da quel 27 gennaio 1945 in cui i russi (sovietici oggi) entrarono ad Auschwitz, nel Lager simbolo nella memoria storica e in particolare nell'immaginario collettivo del delirio di -onnipotenza – di un uomo, di un pazzo, di un fallito, Adolf Hitler!

Il Fuhrer assistè drammaticamente alla fine del suo Reich dal bunker sotto Berlino.

Auschwitz, il Lager- simbolo del sistema concentrazionario nazista ed espressione profonda della crisi della civiltà occidentale e della ragione.

Il Lager- simbolo della Shoah.

Evento qualificabile come “ umano”, anzi “ troppo umano”, che, sottratto alle leggi della Storia, si trasforma in evento metafisico inspiegabile.

L'analisi odierna deve rimuovere i molteplici luoghi comuni antistorici e la stereotipizzazione dei fatti e dei suoi protagonisti su cui si fondano le nostre conoscenze che ricordano di ricordare questa storia, letta tuttora da molti, come le agiografie sui martiri cristiani e sugli eroi civili solo in occasione delle ricorrenze ufficiali celebrative.

Dalla rilettura di AUSCHWITZ le indicazioni per il nostro tempo?

Quelli che uscivano in quei giorni da Auschwitz, scrive ne

<< La Tregua>> Primo Levi, non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi,oltre che da pietà, da un confuso ritegno, era la stessa vergogna che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono e che la sua volontà sia stata nulla.

E allora il punto è capire perché << Auschwitz >> è stato un incidente della storia. E di interrogarsi - non si ripeterà più - o è destinato a ripetersi, o si sta ripetendo come una modalità inscritta nel DNA del genere umano?

Nell'insonnia della ragione celebriamo questo 27 Gennaio in memoria di uomini e donne, bambini che non sono mai più tornati da AUSCHWITZ.

lunedì 26 gennaio 2026


 


VIAGIANTES


Vincenzo Calafiore

27 Gennaio 2026


Dal verbo sognare per designare quegli uomini che non si accontentano della quotidianità con tutto il suo carico di cose più o meno utili, più o meno discutibili, ma che prendono in considerazione

ogni aspetto della vita, vogliono andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono.


Quel cercare che è già di per sé un – sognare -, come disse Sant' Agostino; quel cercare che è in sostanza vivere nel spirito.

Vivere un sogno.


Chi sono questi sognatori ? Sicuramente non sono persone comuni, è gente inquieta e bisognosa di poesia, fantasia … bisognosa di volare.

Gente che cerca la vita in un sogno e per questo anche morirne.

E' gente che cerca la verità della vita, una verità su cui fondarsi nell'universale poesia e serenità della vita e del mondo in cui solitamente vivono e non è certamente questo.


Facendo uso del titolo “ Viagiantes “ (viaggiatori), si potrebbe dire

che << trovarsi >> è l'anima costante di questi personaggi: pervenire

a quella consapevolezza di sé che permette alla personalità di realizzarsi completamente e di vivere, allora, il sogno, e in quel sogno i giorni, gli anni … qugli anni che vengono di solito sciupati nella banalità quotidiana d'una esistenza ordinaria, squallida.


In questo odierno di predicatori, anacoreti, monaci, mendicanti, digiunatori, catastrofisti, . Tutti costoro interrogano, tormentano e rivolgono tutti i sensi. Una falla in questo sistema s'impadronisce e leva la serenità del vivere ma viene in nostro soccorso l'amore che vince, quell'amore che giunge dalla poesia, sta qui la salvezza.

Unici intermediari fra l'uomo e Dio per mezzo di un sogno o di una Pegasus, del complicatissimo rituale dei sogni, delle magie che essi solo conoscono, delle mappe segrete per raggiungere l'anima, un testo sacro che essi solo capiscono!

Sognare!

giovedì 22 gennaio 2026


 


La paura di quel silenzio addosso


Vincenzo Calafiore

23 Gennaio 2026


Tutti.

Tutti noi, temiamo la fine dei nostri giorni, e tutti vorremmo un secondo tempo per vivere ancora dei momenti felici, almeno in apparenza, perché in verità la vita su questo “ pianeta terra “ ovunque ci è resa difficile, dalla povertà, dalle malattie, dai disagi, dalle guerre, dai disastri, tutte cose adducibili ad un solo colpevole: l'uomo.


E' come vivere dentro una bolla in una continua situazione d'attesa. Attesa della pace e della serenità, dell'amore vero, di un po' di felicità, nel quotidiano divenire, durante la quale è come se le esistenze rimangono sospese, avvertendo allo stesso tempo la paura del silenzio addosso.


Siamo sempre in attesa di qualcuno o di qualcosa, ma anche di un approdo sicuro, di un arrivo a un traguardo, in questa nostra continua corsa terrena.

E' come trovarsi in una polverosa stazione con un bagaglio in mano che non contiene nulla!



Attimi lunghi un'eternità e eterne attese, in un attimo risolte, nel momento conclusivo di ogni viaggio che a sua volta è partenza verso un'altra meta.

Tuttavia, come sempre accade quando si vuole forzare la mano, si finisce per diventare macchiette del tempo … di se stessi, ottenendo solo dei deludenti risultati.

Così per quanto ci si impegni non si può intervenire nella vita o sulla necessità di cambiare, nonostante il caso possa in apparenza regalare la sensazione di poterlo fare.

Non basta negare il male, il dolore, le malattie, la morte.

Allo stesso modo non si può sconfiggere l'idea e la realtà della morte se questa è intimamente collegata alla vita in ogni istante, sin dalla nostra nascita.


Senza farsi vincere dallo sconforto, è invece possibile imparare a convivere al meglio con il pensiero della fine, accantonando l'idea del fantasma cattivo che tiene costantemente sospesa una spada sulla nostra testa.

Chi ama vivere dovrebbe anche concepire che se ha ben vissuto, la morte non è dolore; al contrario, può essere difesa dal “ non senso” e così come ci sono tante maniere per vivere, esistono altrettanti modi di morire.


Se alla “ fine “ viene dato un significato vero, non è più fine, bensì conclusione di un processo vitale che comunque ha avuto “ un senso”



lunedì 19 gennaio 2026


 

Di una vita


Vincenzo Calafiore

20 Gennaio 2026


“ …. perché possa ricordare

di quanto è stato bello vivere e

di quanto potrebbe essere bello sapere

di quanta altra vita ancora io possa avere

per andare in altri mari e sapere che ancora

ce n'è un altro, ci fosse un Mediterraneo, capace

di farmi sentire a casa.

Qualunque casa in cui trovare delle parole capaci

di farmi restare.

Sarebbe bella la vita, se se ne andasse

quest'aria di tempesta che greve su di noi si respira.

Così sarebbe davvero dolce la vita, qualunque vita...

In questo mondo e le cose non farebbero male, ma

come mani ci avvicinerebbero, ci faremmo portare via

in altri luoghi, in altre maniere di vivere, e per queste

morirne, e non importa ma tutto sarebbe finalmente

umano.

Basterebbe l'amore che è ancora in noi, basterebbe non

lasciarlo andare via, basterebbe forse pensare che se siamo

qui, se respiriamo, se ci commuoviamo davanti a un tramonto,

qualcuno vuole che sia così e questo è Dio!

Basterebbe parlare un po' con lui invece delle armi,

della violenza, della sopraffazione. “

Vincenzo Calafiore



Perché possa ricordare di quanto è stato bello vivere e

di quanto potrebbe essere bello sapere di quanta altra vita ancora io possa avere per andare in altri mari e sapere che ancora ce n'è un altro, ci fosse un Mediterraneo, capace

di farmi sentire a casa.

Qualunque casa in cui trovare delle parole capaci

di farmi restare. Sarebbe bella la vita, se se ne andasse

quest'aria di tempesta che greve su di noi si respira.

Così sarebbe davvero dolce la vita, qualunque vita...

In questo mondo e le cose non farebbero male, ma come mani ci avvicinerebbero, ci faremmo portare via

in altri luoghi, in altre maniere di vivere, e di queste

morirne, e non importa … tutto sarebbe finalmente

umano.

Basterebbe l'amore che è ancora in noi, basterebbe non

lasciarlo andare via, basterebbe non farlo morire, basterebbe pensare che se siamo qui, se respiriamo, se ci commuoviamo davanti a un tramonto, è grazie a qualcuno che vuole che sia così e questo è Dio !

Basterebbe parlare un po' con lui invece delle armi,

della violenza, della sopraffazione.

E' di questo che si tratta, del pensiero, del sentirsi di appartenere a qualcuno, qualcuna, fosse anche un mare, un mare capace di portare via, capace di incantare, di farci rasserenare, ma non siamo mare, non siamo oceano, ma emozioni spente, volatili promesse, che come nuvole corriamo sotto un cielo azzurro, così immenso da accoglierci tutti … persone vive che si preparano a morire.

Ci vorrebbe una terra, una nuova terra con paesaggi dai colori forti …. e invece siamo parole, scabre come l'esistenza che stenta il suo cammino, un coro di visi pronti ad affacciarsi con le pene antiche e la fatica di un sogno dietro l'altro creano

un'atmosfera allucinata, un buco nero … terreno, in questo cosmo indifferente, di poca umanità, colmo di tante maschere, con un sotterraneo incrocio di bisbigli, risonanze di pensieri a metà, taciuti smarriti nel profondo gorgo dei giorni che non si vivono, non si vedono … sempre vicini, sempre altrove, là dove possono trovarli solo le speranze.

E' un mondo che sembra una giungla di trappole e di maschere, uomini affamati di pace e di fratellanza, di amore.