giovedì 19 febbraio 2026



 







Inventarsi un mondo possibile


Vincenzo Calafiore

20 Febbraio 2026


Come i fantasmi di vecchi castelli,

che scompaiono e riappaiono a intervalli

di tempo imprevedibili, così io personaggio

scomodo mi invento un mondo possibile

per sfuggire a un'oppressione quotidiana

di cose inutili, una specie di zavorra che

distrugge pian piano quello che di meraviglioso

è rimasto in quelli come me, come te.

Cosi siamo diventati personaggi insostituibili

dell'immaginario, meno numerosi di quello

che potrebbe sembrare a prima vista...... “

Vincenzo Calafiore


La stilografica scivola su un rigo dopo l'altro, lasciandosi dietro parole, sembrano appese a un filo, come acrobati su muovono con perfetto equilibrio senza paura sul baratro di un vuoto esistenziale.

Nessuna storia, del resto, per quanto pretenda di essere originale, potrebbe essere comprensibile senza la presenza di un archetipo.

Oggi perchè qualcosa interessi davvero, deve smontare il desiderio di novità e il suo contrario vale a dire la memoria.

La realtà è ben diversa, dipende da come la si vede, in certi rari casi,

la realtà rappresenta un punto di vista unico e illuminante.

Proprio perchè parassiti e uomini inutili vivono alla maniera di un turacciolo che galleggia sulla superfice del mare.

Questo genere di uomo, è un mondano, il re dei mondani. E' un infallibile esperto di una delle scienze più complesse e raffinate che esistano, la scienza della frivolezza. Non la frivolezza individuale che ognuno coltiva all'interno di sé, come ingrediente del carattere e parte necessaria, anche se incoffessabile, del destino.

No la frivolezza di questo genere d'uomo è insieme l'anatomista e il sacerdote è un legame collettivo, una malattia epidermica, un linguaggio sporco, scurrile, ma anche di cementare le relazioni.

No, noi che in solitaria ogni giorno stendiamo parole su fili dorati, lo facciamo da 17 anni.... Antonio … Antonio Nesci !

17 anni insieme! E non importa sia quella che una volta sarebbe definita una < grande firma > di un importante quotidiano.

La professionalità e l'eleganza della scrittura sono i cardini

de << La prima pagina. It >> quella degli inserzionisti è la perfetta incarnazione moderna del custode della grande belllezza: il pensiero, l'immaginazione, l'ipotesi dell'esistenza di un mondo migliore di questo, nel profumo della cultura, dell'ideale, della libertà di espressione, mai violente, mai invadenti, ma semplicemente umani che raccontano ad altri umani, un grande SOGNO e un confronto e riscontro sempre positivo!

In << La prima pagina . it >> si trova la sintesi suprema, vecchie e onoratissime figure, figlie del privileggio di farne parte.

Cresce e si afferma. Forma una nuova generazione con un piede in Italia e un altro in Spagna, in questo tempo di condor e sciamani!



mercoledì 18 febbraio 2026



 








Il fascino del gioco dell’infinito


Vincenzo Calafiore

19 Febbraio 2026












“… nella narrazione, qualunque essa sia

c’è sempre una componente etica.

Questa componente etica non sta nella

contrapposizione di una verità alla falsità

di ciò che si scrive.

Sta nel modello di completezza, di intensità,

di illuminazione fornito dal pensiero di

chi scrive… che è l’opposto

del modello di ottusità, di incomprensione,

di passivo sgomento, e conseguente ottundimento

del sentire…… “

Vincenzo Calafiore



Sempre alla ricerca dell’infinito, nel nostro breve e intenso “ viaggio temporale “ che è la nostra vita.

E’ il tema per eccellenza della poesia più famosa del Pascoli, della letteratura italiana, “ L’Infinito “.

Oggi purtroppo assente per via della malattia dell’infinito.

E’ in realtà una parola doppia, perché quella dell’infinito è certamente una malattia, ma anche qualcosa di più meraviglioso.

Da dove nasce?

Si potrebbe andare molto lontano, al sedicesimo secolo, alla fine del sistema tolemaico, a Giordano Bruno, ma se vogliamo iniziare da vicino dobbiamo andare per forza maggiore a Rousseau e a Leopardi.

Due figure molto diverse quasi contrapposte.

Rousseau non poteva sopportare il limite, voleva uscire da se stesso, salire verso il cielo, superare il Mondo di Dio, andare oltre ogni limite religioso e fantastico e perdersi nell’aria. In lui l’infinito è un’espansione.

Leopardi ?

E’ il caso completamente opposto perché questo desiderio di espansione non c’è; per avere un rapporto con l’infinito Leopardi ha bisogno di essere – chiuso -: la siepe “ che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il sguardo esclude “ è una specie di carcere. Leopardi ha bisogno di allontanare l’occhio dall’infinito, di non vederlo e a partire da questo punto crea l’infinito nella mente.

Ci sono molte persone nel Novecento, vittime o trionfanti di questa malattia, in Conrad, Lord Jim fallisce una prima volta, e resta prigioniero di una grandissima colpa, poi si redime, ma fallisce di nuovo e stavolta la sua sorte è la morte, il suo errore non è di non seguire l’infinito, ma di non averlo seguito abbastanza.

E poi l’uomo che “ sogna “ !

E’ un sognatore imperfetto, perché il vero sognatore deve seguire il sogno eternamente, cadere in esso come si cade nell’acqua, muovendosi in modo che il profondo, il profondo mare tenga su.

Poi colui che non ha più nessuno, nessuna ragione per vivere, trova una farfalla bellissima, e possiede soltanto questa, che è qualcosa di caduco e senza timore di distruzione, ma è anche il segno di un mondo più alto dove “ l’infinito “ si può realizzare.

Fernando Pessoa ad esempio, la sua anima non poteva coesistere in una persona, ma aveva bisogno di moltiplicarsi e infatti si moltiplica in una serie di personaggi che sono i diversi poeti ai quali da voce.

Pessoa fa delle poesie con diversi autori, l'io si moltiplica nell'infinito, in tante altre personalità, ognuna con il proprio carattere: qualcuno vuole la chiusura, qualcuno vuole abbandonarsi completamente.....

Oggi vigge la piattezza, l'omologazione, il tutto uguale, dentro e fuori, l'essere in questo stato o meglioplagiati da un sistema che ci vorrebbe senza idee, senza pensiero, tutti uguali da poter essere controllati e manovrati a volere oggi è una cosa normale, una consuetudine anche se non lo è affatto!

E' di potere, e di ubbidienza che si tratta.

L'ultimo eroe della malattia dell'infinito penso sia Ubrich!

Il gioco con l'infinito è in Kundera,in Pamuk.

Nella letteratura italiana contemporanea questo gioco non c'è.

C'era in Calvino, nelle “ Citta invisibili”. Quanto alla letteratura di oggi non sembra che porti i segni di questa malattia, come se proprio quando il mondo diventa più che mai infinito la letteratura vi rinunciasse per lasciare il posto a una letteratura commerciale, più per fare salotto, rappresentazione e divinazione di se stessi, cassa, notorietà, che cercare l'infinito!






venerdì 13 febbraio 2026

BUON SAN VALENTINO A VOI ! 











 L'Amore


Vincenzo Calafiore

14 Febbraio 2026

( Chiesa di San Valentino Udine )


San Valentino 14 /2/2026


“ La cosa peggiore di questo tempo è l'uomo.

Questo uomo che non è cambiato, anzi è

sempre più sprofondato nel suo insaziabile egoismo.

Questa specie di uomo è così ipocrita e stupido che è capace

di regalare in questa occasione e per questa occasione 

rose rosse e pranzi, cene, gioielli … uomini stupidi se poi le incatenate o peggio ancora le violentate nelle maniere peggiori, le togliete la vita! 

La donna è una galassia ancora da esplorare, è allo stesso tempo il perno su cui rotea la vita. Amatela dunque per questo, 

e il regalo più bello che le possiate fare

sarà quello di amarla così com'è: semplicemente DONNA! “

                                  Vincenzo Calafiore


UDINE: BORGO PRACCHIUSO


La festa di San Valentino  di Borgo Pracchiuso  – Udine- è una manifestazione storica. Si svolse per la prima volta il 14/15/16 febbraio del 1689 , 300 anni fa.

Include momenti religiosi, spettacoli e attività per grandi e piccoli. Immancabili le bancarelle lungo la via, dove è possibile acquistare le tipiche chiavette di San Valentino, simbolo di protezione e buon auspicio, e il tradizionale pane benedetto a forma di “8”, legato a un’antica usanza religiosa. 

San Valentino è la festa degli innamorati e si celebra ogni anno il 14 febbraio.

Ma perché si festeggia? E qual è l'origine della festa? 

La festa di San Valentino sembra sia nata ai tempi dei romani per volere della Chiesa. Per tutto il mese di febbraio, che rappresentava un periodo di rinascita e di purificazione in vista degli albori della primavera, i romani celebravano un rito pagano per la fertilità.

Celebrazioni e riti avvenivano in nome del dio Lupercus: i sacerdoti (detti Luperici) si recavano nella grotta dove si narra che la Lupa avesse allattato Romolo e Remo e compivano riti e sacrifici. Il sangue degli animali veniva sparso per le vie della città e veniva istituita una sorta di "Riffa dell'amore": un bambino estraeva a caso i nomi di un uomo e di una donna che erano chiamati a vivere in intimità per un anno al fine di compiere il rito della fertilità. Con l'avvento del Cristianesimo, tutto iniziò a cambiare e numerose furono le lotte che i cristiani fecero alle feste e ai riti pagani. Papa Gelasio, nel 496 d.C., annullò la festa dei Lupercali e istituì, per il 14 febbraio, il culto di San Valentino.

Chi era San Valentino? Era un vescovo nato a Terni (città di cui ancora oggi è il patrono) che aveva dedicato, nel secondo secolo d.C., la vita alla sua città, teatro di terribili persecuzioni ai danni dei seguaci di Gesù.

Fu proclamato santo nel 197 d.C. da Papa San Feliciano e patrono degli innamorati perché, si narra, fu il primo ad aver celebrato l'unione tra un legionario pagano e una giovane donna cristiana.

Qualcuno sostiene che, durante la sua prigionia, si fosse innamorato della figlia cieca del suo carceriere, Asterius, che grazie alla sua fede avesse ridato la vista alla giovane e che, prima di essere decapitato, avesse inviato all'amata un biglietto di commiato firmato "dal vostro Valentino".

Una frase che è entrata nell'immaginario collettivo di tutto il mondo e che ancora oggi viene largamente usata per indicare una persona davvero innamorata.

Attorno a San Valentino sono nate, nei secoli, numerose leggende e storie.

Ne racconto qualcuna.

La leggenda dei fiori.

Si racconta che San Valentino avesse l'abitudine di regalare ai giovani che attraversavano il suo giardino dei fiori: da qui è nata l'usanza di regalare mazzi di fiori e bigliettini al proprio amato.

La leggenda di Sabino e Serapia.

Il giovane centurione romano Sabino si innamorò perdutamente della bella ternana Serapia, ma i genitori di lei si opponevano al matrimonio: Sabino era pagano e loro erano cristiani. Sabino si rivolse al vescovo Valentino per ricevere il battesimo, ma la mala sorte era in agguato. Serapia si ammalò gravemente di tisi e proprio al capezzale della moribonda Valentino battezzò Sabino e unì in matrimonio i due innamorati, che poi morirono insieme.


La leggenda della rosa della riconciliazione.

Un giorno nel giardino di Valentino passeggiavano due innamorati intenti a litigare. Valentino andò loro incontro porgendo una rosa e pregando il Signore affinché vegliasse su quei giovani amanti. Tempo dopo la coppia tornò da Valentino per ricevere la benedizione al loro matrimonio. In breve tempo la storia che Valentino era attento agli innamorati e pregava per loro si diffuse ovunque, e da ogni dove iniziarono ad arrivare pellegrini il 14 di ogni mese.

Così il giorno 14 divenne il giorno dedicato alle benedizioni degli innamorati, ma la tradizione finì a gennaio del 273, quando Valentino morì.

giovedì 12 febbraio 2026


 








Solo l'amore e la cultura ci potranno salvare


Vincenzo Calafiore

12 Febbraio 2026


Perché tu possa non dimenticare

di quanto sarebbe potuto essere bello che si realizzasse

quel “ grande sogno “ di una umanità

alla deriva. Quel sogno che la vedeva felice

senza le differenze razziali e religiose.

Una umanità con un futuro.

Un futuro che ci aspetta, ci fosse davvero, per noi

un domani, un amico, un'amica, una madre, un padre,

una sorella, “ qualcuno “ capace di accoglierci

e di abbracciarci, che ci chiami col nostro vero nome: fratello,

sorella! E di trovare assieme una strada nuova di pace,

immaginarsela, inventarsela, e su questo pensiero adagiarsi

e lasciarci portare via con la stessa leggerezza di una parola

sola: Pace !

Questo davvero sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita,

qualunque vita.

E le cose non farebbero male, ma ci verrebbero donate,

portate dal sogno della vita. Si potrebbero sfiorarle e poi toccarle

e alla fine farsi abbracciare, amare.

Per questo, farsi ferire, anche morirne. Non importa!

Ma tutto sarebbe finalmente umano.

Basterebbe la fantasia di qualcuno, qualcuna, un padre, un amore,

qualcuno capace.

Lui saprebbe inventarla la strada, qui, in mezzo a questo silenzio,

in questa terra dilaniata, che non vuole più parlarci.

Strada clemente, e dolce, serena.

Una strada da qui al cuore! “

Vincenzo Calafiore





L'ulteriore grave crescita dei più diversi fenomeni di violenza è il frutto di una malattia morale che ormai da molto tempo colpisce sempre più.

Il cinismo e la spregiudicatezza sempre crescenti, il pragmatismo senza principi, il non avere ideali, valori etici, il non credere a nulla, il cercare un illusorio rifugio in cose vane, nella droga, sono le frequenti premesse della violenza che cresce nelle varie forme che sempre più arrivano all'eccesso, ma che ordinatamente si esprimono nel disprezzo dei valori umani dell'altrui, nella sottovalutazione di qualsiasi principio morale, nella carenza di rispetto verso ciò che è estraneo, nella stessa violenza verbale, per non parlare della violenza quotidiana sulle donne, sempre più manca il rispetto delle regole e per gli altri.

Il degrado di valori è cresciuto molto.

Senza ideali, senza l'amicizia, l'affettuosità, l'amore, cresce la malattia morale che è causa di superficialità, cinismo e violenza, che non sono contrastati a sufficienza.

Per sconfiggere questa malattia morale non bastano le leggi e non ne occorrono altre, soprattutto quando vengono poco applicate, quando non c'è la certezza del diritto e della pena.

Ciò che manca è innanzitutto la cultura e lo spirito del rispetto delle regole e dei valori umani e morali.

Occorre essere consapevoli di questa terribile spirale per affrontarla davvero e non con parole di circostanza.

Occorre ricostruire una profonda consapevolezza della responsabilità e degli inscindibili doveri e doveri di ognuno.

Sono indispensabili l'amore e il rispetto.

Senza queste premesse la malattia morale di cui soffriamo si allargherà sempre più, come una piaga infetta.



mercoledì 4 febbraio 2026












 


Il Regno dell'Oltre

Vincenzo Calafiore

04 Febbraio 2026


Ora finalmente lo posso ammettere senza paura, di essere un ladro.

Si ! Sono il ladro di coriandoli.

L'incubo perfetto di Mangiafuoco.

Ogni notte salgo su in cielo con la mia astronave a remi la mia adorata

e indispensabile “ Pegasus”.

Mangiafuoco il temibile e insidioso affabulatore o meglio incantatore di serpenti, non mi fa paura perché non potrà mai raggiungermi e relegarmi dietro le quinti del suo penoso teatro di burattini e marionette.

Non sono mai stato una marionetta, sognatore si, io vivo di sogni!

I suoi Consiglieri, cioè Il Gatto e la Volpe che da villaggio in villaggio cercano di abbonire la sua immagine e nel mentre raccogliere informazioni se ci sono ancora in giro i “sognatori” i suoi nemici... che spacciandosi per artisti di strada nelle mentite vesti di funamboli e cantastorie sfuggono alle guardie, agli informatori al servizio di Mangiafuoco.

Siamo in pochi a volare di notte con la “ Pegasus “, noi siamo coloro che appartengono alla forte razza dei sogni.

La Pegasus è un'astronave che viaggia negli spazi tra le stelle con la sola forza dei remi.

Non è faticoso remare, i suoi remi sono magia, fantasia.

La “ Pegasus “ non è di tutti, non può essere per tutti,è solamente per gli eletti, cioè coloro che hanno in se la fantasia e un sogno, un sogno da raggiungere e realizzare, uno dopo l'altro, fino all'ultima stagione assolata.

Noi, quelli che possediamo una “ Pegasus “ viviamo in un bellissimo Regno cioè il Regno dell'Oltre!

Nel Regno dell'Oltre ti trovi e ti perdi!

Ci insegui i sogni o sei inseguito da loro.

Sfidante-sfidato, desiderante-desiderato, amato. Libero e assieme coatto.

Forse se ancora possibile Amore, amare tutto quello che ti sta attorno e così perderti nei suoi labirinti di mare e di cielo al cui centro di luna e di sole giungano le anime di bambino, bambina, allacciate ai remi della

Pegasus “

Noi sognatori siamo certi: le fiabe sono un dono d'amore! Ecco perché io invento e scrivo, racconto favole, perché si possa ancora sognare.

Perché si possa rimanere liberi!




lunedì 2 febbraio 2026


 








IL SENSO


Vincenzo Calafiore

02 Febbraio 2026


...una vita senza un “ senso “

non è vita, è un viaggiare senza

una destinazione, di tante vie,

di tante cose inutili se manca un “ senso “

o un significato. “

Vincenzo Calafiore


<< Il viaggio comincia dove finiscono le nostre certezze>>: è la sfida quotidiana della conoscenza attraverso i dubbi alla presunzione delle verità assolute o delle secolari abitudini, al mondo chiuso e circoscritto entro i confini del proprio ristretto spazio vitale.

L'Altrove! E' il settimo senso dei poeti e sognatori, viaggianti viaggiatori.

E' la conoscenza dell'abitudine terrena all'esplorazione, al nomadismo, ovvero alla curiosa indagine sull'estraneo, il differente, lo sconosciuto.

Il senso non è solo voglia di conoscere quella che insistente conduce verso gli universi altrove, in cui ci si sente estranei almeno fin quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.

E' anche impulso naturale al passaggio da sé all'altro, come ponte tra sponde di personalità e caratteri che possono, anzi si uniscono nel nome della comune appartenenza o felicità.

Com'è cambiato nel tempo il concetto di felicità?

Cercare di spiegare come la felicità sia stata immaginata nell'età moderna, fino a diventare una pratica culturale, una società in costante movimento, contraddistinta da grandi scoperte, la felicità non va più letta come semplice promessa, bensì come ricerca.

Lo stesso termine “ felicità” riconduce a un passato remoto: alla felicitàs del mondo romano e, prima ancora a felix, ovvero prosperoso, abbondante. Si tratta di un augurio e di un'aspettativa, la speranza in qualcosa che dovrà accadere.

Ma la felicità non è prevedibile né programmabile è in un paesaggio della memoria.

Molto spesso ho visto la felicità cadermi addosso che avrebbe dovuto portarmi vicino al cuore, ma ho anche visto grandi disgrazie.

Qual'è, dunque la vera natura della felicità?

Per Erasmo da Rotterdam nessuno è più felice degli animali che non sono obbligati a seguire alcuna disciplina ma assecondano liberamente la follia. La ricerca della felicità muta quindi direzione, per raggiungere un fine, una meta.

E facendo un passo indietro, Benedetto Spinoza, dalla cui opera, Etica emerge come il bene e il male altro non siano che le idealizzazioni del piacere e dell'utile: la felicità è un bene da godere, un'isola in cui ciascuno è al riparo dal proprio dolore e dagli effetti dell'infelicità, altrui,ieri come oggi!

Nulla può essere più vero, autentico, preciso: l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita, e non nella violenta sfida per la supremazia.

L'esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che porta ovunque il suo bagaglio di cose inutili senza apprendere!

Allora si può viaggiare, nel corso di ogni esistenza, approdando di continuo ai lidi più distanti dal proprio, o cogliendo ogni occasione propizia per render visita a qualcuno che si ama o ancora spostandosi quanto e come si può, anche di poco dai confini del proprio ambito relazionale. Essenziale rimane comunque l'assimilazione del nuovo nella capacità o nella semplice disponibilità ad acquisirne man mano l'essenza; altrimenti il viaggio rimane esperienza fine a se stessa, pressoché inutile!