sabato 12 settembre 2026


 


La Politica

Vincenzo Calafiore

12 Settembre 2026


“ …. la “ politica “

è l'indecenza elegante e

possibilmente dottorata.

E'una classe superiore emancipata.

In realtà è una tribù di venditori

di fumo, di parolai eleganti, ben tenuti,

ben stipendiati e corrotti, ben organizzati

e coalizzati quando si tratta di difendere i propri interessi.

La loro formula magica si chiama “ acquisito “

e tutto quello che rientra in questa formula è -privileggio -

un bene acquisito per sempre”

Vincenzo Calafiore


Eraclito, Il Fiume : sembra tutto uguale, ma non è possibile entrare due volte nello stesso punto. “

Il -Muro -davanti alla Porta di Brandeburgo chiudeva il sipario di una sconfitta che riguardava tutti: gli uomini non erano stati capaci di mettersi d'accordo perchè avevano rifiutato di fare un passo indietro di fronte al contrasto. La quadriglia alata, cuore della nuova Europa, è una testimone preziosa: rapita da Napoleone, voltata da una parte all'altra, ha visto scorrere il sangue delle tragiche ferite novecentesche: nazista e sovietica. La vita che scorre intorno al Pariser Platz, nella concitazione della libertà, ritrovata.

Il celebre discorso che il Presidente USA JOHN FITZGERALD KENNEDY pronunciò davanti al Muro: Ci sono persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino....

GORBACIOV poté più di Wojtila.

Tutto in una notte e in una frase …... E in Italiafu la fine della Prima Repubblica.

Come non ricordare La Thatcher, Mitterand, i Cancellieri della Repubblica Federale tedesca Willy Brandt e Kohl.

Ma questa è un'altra storia ricordata soltanto da chi ha vissuto quei momenti.

In Italia le cose “ politiche “ sono diverse dal resto dell'Europa non ancora unita, dico questo perché in un certo senso l'Europa e l'Italia hanno avutolo stesso identico destino: una nasce da formulari e contratti, l'altra nasce da un imbroglio e mi riferisco alla sua unità.

C'è un mercenario sanguinario, che è venerato come un grande eroe, l'eroe dei due mondi, l'eroe dell'Unità d'Italia, ma nessuno mai degli storici che hanno scritto della sua – storia – ha mai avuto il coraggio di parlare delle deportazioni di massa, dei Campi di Concentramento, degli interi paesi bruciati, delle fucilazioni, degli stupri, delle fosse comuni, delle predazioni, del furto di tutto il denaro e oro delle banche che è bastato a risanare le casse vuote di quegli stati confederati del nord che hanno fatto l'Unità d'Italia a danno del Sud, che in quei tempi aveva un'economia più forte e fiorente del Nord.

E' questo l'imbroglio, il Sud non ha mai chiesto di unificarsi col nord, non ha mai cercato l'Unità d'Italia! Questo sono le fondamenta su cui si basa e nasce la Reupubblica Italiana!


«Le funzioni di deputato e di senatore non danno luogo ad alcuna indennità o retribuzione».



Questo è l'Articolo 50 dello Statuto Albertino ( la vecchia Costituzione del Regno d'Italia ).
Nell'Ottocento e inizio novecento, se non erro, fare politica era considerato un dovere civico, d'onore, e non un mestiere. Poichè la carica non era retribuita, solo i cittadini abbienti, ( nobili, ricchi proprietari terrieri e grandi borghesi ) potevano permettersi di dedicarsi alla vita pubblica e sedere in Parlamento.
Ma le cose così non andavano bene e con la Costituzione Repubblicana del 1948 questo principio venne totalmente ribaltato.
Di fatto l'Articolo 69 ( che coincidenza ) della Costituzione Italiana ha introdotto esattamente l'obbligo opposto : i membri del Parlamento ricevono lo stipendio! E non solo quello, ma anche molteplici privileggi.
Da questo momento in poi il cambiamento epocale, i membri del Senato e del Parlamento da semplici parolai sono diventati delle Star da Red Carpet, in buona salute, ben vestiti, con tutti gli agi, altro non sono che degli illusionisti bravi, talmente bravi che riescono a sopravvivere a ogni epoca perchè dominano dopo averlo diviso e inquadrato per meglio controllarlo un popolo incapace e obbediente.

Il pensiero politico di Platone è uno dei più influenti nella storia della filosofia occidentale, e ha posto le basi per numerosi dibattiti riguardanti il significato della giustizia, della governance e della struttura ideale dello Stato. Le sue riflessioni sulla politica sono sviluppate principalmente nella sua opera più celebre, la Repubblica, ma sono approfondite anche nel Politico e nelle Leggi. Platone si interroga sul ruolo della politica nella vita degli uomini e su come si possa organizzare uno Stato giusto e ben governato. Il suo modello di governo ideale si allontana nettamente dalla democrazia ateniese del suo tempo, che egli critica aspramente, per proporre una struttura gerarchica guidata dai filosofi-re, individui che, grazie alla loro saggezza e conoscenza, sono in grado di governare per il bene comune. Il ruolo della politica per Platone

Per Platone, la politica è una delle dimensioni più importanti dell’esistenza umana, poiché è attraverso la politica che si può raggiungere una società giusta e ordinata. Egli ritiene che il compito della politica non sia solo quello di gestire gli affari quotidiani dello Stato, ma di garantire la giustizia e il bene comune.

Oggi è proprio così?


Nell'idea di KOHL e MITTERAND l'euro era soprattutto una tappa verso l'unione politica. Ad oggi tutto è tranne che unita.

Siamo tutti ciechi conservatori, riluttanti e incapaci di credere che le cose possano cambiare. Non sentiamo i tarli rodere i legni!

Non si può vivere in modo permanente in un paese che si odia, sfruttarlo e invaderlo. Noi così stolti e stupidi, sordi, cerchiamo gli errori nel sistema.... per cambiare ciò che ormai è cambiato.

Forse senza saperlo fino ad ora abbimao cercato la Terza Via:

Una via Umana ! “

Vincenzo Calafiore


Política

Vincenzo Calafiore

12 de septiembre de 2026


«... La "política"

es elegante y, posiblemente, una indecencia doctoral.

Es una clase alta emancipada.

En realidad, es una tribu de vendedores

de oradores elegantes, bien arreglados, bien pagados y corruptos, bien organizados

y unidos a la hora de defender sus intereses.

Su fórmula mágica se llama "adquisición",

y todo lo que encaja en esta fórmula es un privilegio:

un bien adquirido para siempre.»


Vincenzo Calafiore


«Heráclito, El río: todo parece igual, pero es imposible entrar dos veces en el mismo lugar.»


El «Muro» frente a la Puerta de Brandeburgo puso fin a una derrota que afectó a todos: los hombres no habían podido llegar a un acuerdo porque se habían negado a dar un paso atrás ante el conflicto. La cuadrilla alada, corazón de la nueva Europa, es un testigo invaluable: secuestrada por Napoleón, convertida de un bando a otro, ha visto correr la sangre de las trágicas heridas del siglo XX: nazis y soviéticas. La vida fluye alrededor de la Pariser Platz, en la euforia de la libertad redescubierta.


El famoso discurso que el presidente estadounidense John Fitzgerald Kennedy pronunció frente al Muro: «Hay gente en el mundo que no entiende, o que dice no entender, cuál es la gran diferencia entre el mundo libre y el mundo comunista. Que vengan a Berlín…»

Gorbachov pudo hacer más que Wojtyla.


Todo en una noche y en una frase… Y en Italia, fue el fin de la Primera República.


¿Cómo olvidar a Thatcher, Mitterrand, los cancilleres de la República Federal de Alemania, Willy Brandt y Kohl?


Pero esta es otra historia que solo recuerdan quienes vivieron aquellos momentos.

En Italia, los asuntos políticos son distintos a los del resto de Europa, que aún no estaba unificada. Digo esto porque, en cierto sentido, Europa e Italia compartieron el mismo destino: una nació de formas y contratos, la otra de un engaño, y me refiero a su unificación.


Existe un mercenario sanguinario, venerado como un gran héroe, héroe de dos mundos, héroe de la unificación italiana, pero ninguno de los historiadores que han escrito sobre su vida ha tenido el valor de hablar de las deportaciones masivas, los campos de concentración, las ciudades enteras incendiadas, las ejecuciones, las violaciones, las fosas comunes, las depredaciones, el robo de todo el dinero y el oro de los bancos, suficiente para llenar las arcas vacías de aquellos estados confederados del norte que propiciaron la unificación de Italia a expensas del sur, que en aquel entonces tenía una economía más fuerte y próspera.

Este es el engaño: el Sur nunca pidió unirse con el Norte, ¡jamás buscó la unificación de Italia! ¡Estos son los cimientos sobre los que se basa y nace la República Italiana!


«Las funciones de diputado y senador no generan ninguna compensación ni remuneración».

Este es el artículo 50 del Estatuto Albertino (la antigua Constitución del Reino de Italia).


En los siglos XIX y principios del XX, si no me equivoco, participar en política se consideraba un deber cívico, un deber de honor, y no una profesión. Dado que el cargo no era remunerado, solo los ciudadanos adinerados (nobles, terratenientes ricos y miembros de la clase media alta) podían permitirse dedicarse a la vida pública y ocupar un escaño en el Parlamento.


Pero las cosas no iban bien así, y con la Constitución republicana de 1948, este principio se revirtió por completo.


De hecho, el artículo 69 (¡qué casualidad!) de la Constitución italiana introdujo la obligación opuesta: ¡los miembros del Parlamento reciben un salario! Y no solo eso, sino también numerosos privilegios.


A partir de ese momento, se produjo un cambio trascendental: los miembros del Senado y del Parlamento pasaron de ser meros oradores a estrellas de la alfombra roja, con buena salud, bien vestidos y disfrutando de todo tipo de lujos. No eran más que hábiles ilusionistas, tan hábiles que lograron sobrevivir a cada época dominando a un pueblo incompetente y obediente, al que dividieron y manipularon para un mejor control.


El pensamiento político de Platón es uno de los más influyentes en la historia de la filosofía occidental y ha sentado las bases de numerosos debates sobre el significado de la justicia, la gobernanza y la estructura ideal del Estado. Sus reflexiones sobre la política se desarrollan principalmente en su obra más famosa, La República, pero también se exploran en profundidad en El Político y Las Leyes. Platón cuestiona el papel de la política en la vida humana y cómo se puede organizar un Estado justo y bien gobernado. Su modelo ideal de gobierno se distancia notablemente de la democracia ateniense de su tiempo, a la que criticó duramente, proponiendo una estructura jerárquica liderada por filósofos-reyes, individuos que, gracias a su sabiduría y conocimiento, son capaces de gobernar por el bien común. El papel de la política para Platón

Para Platón, la política es una de las dimensiones más importantes de la existencia humana, ya que es a través de ella que se puede alcanzar una sociedad justa y ordenada. Él cree que la tarea de la política no es simplemente gestionar los asuntos cotidianos del Estado, sino garantizar la justicia y el bien común.


¿Es esto realmente así hoy en día?


En la visión de Kohl y Mitterrand, el euro era, ante todo, un paso hacia la unión política. Hoy, dista mucho de ser un país unido.


Somos todos conservadores ciegos, reacios e incapaces de creer que las cosas puedan cambiar. ¡No oímos a las carcomas roer la madera!


No se puede vivir permanentemente en un país que se odia, explotarlo e invadirlo. Nosotros, tan necios, estúpidos y sordos, buscamos fallos en el sistema... para cambiar lo que ya ha cambiado.


Quizás, sin darnos cuenta, hemos estado buscando una Tercera Vía:

¡Una Vía Humana!


Vincenzo Calafiore


Politics

Vincenzo Calafiore

September 12, 2026


"... "politics"

is elegant and, possibly, doctoral indecency.

It is an emancipated upper class.

In reality, it is a tribe of salesmen

of elegant, well-kept, well-paid and corrupt talkers, well-organized

and united when it comes to defending their interests.

Their magic formula is called "acquisition,"

and everything that fits into this formula is a privilege—

a good acquired forever."

Vincenzo Calafiore


"Heraclitus, The River: everything seems the same, but it is not possible to enter the same place twice."

The "Wall" in front of the Brandenburg Gate closed the curtain on a defeat that affected everyone: men had been unable to reach an agreement because they had refused to take a step back in the face of conflict. The winged quadrille, the heart of the new Europe, is a precious witness: kidnapped by Napoleon, turned from one side to the other, it has seen the blood of the tragic wounds of the twentieth century flow: Nazi and Soviet. Life flows around Pariser Platz, in the excitement of rediscovered freedom.

The famous speech that US President JOHN FITZGERALD KENNEDY delivered in front of the Wall: There are people in the world who do not understand, or who say they do not understand, what the great difference is between the free world and the communist world. Let them come to Berlin...

GORBACHEV could do more than Wojtyla.

All in one night and in one sentence... And in Italy, it was the end of the First Republic.

How can we forget Thatcher, Mitterrand, the Chancellors of the Federal Republic of Germany, Willy Brandt and Kohl?

But this is another story remembered only by those who lived through those moments.

In Italy, "political" matters are different from the rest of Europe, which was not yet united. I say this because, in a certain sense, Europe and Italy have had the exact same destiny: one was born from forms and contracts, the other from a deception, and I am referring to its unity.

There is a bloodthirsty mercenary, who is revered as a great hero, the hero of two worlds, the hero of Italian unification, but none of the historians who have written about his history have ever had the courage to speak of the mass deportations, the concentration camps, the entire burned towns, the executions, the rapes, the mass graves, the predations, the theft of all the money and gold from the banks, which was enough to replenish the empty coffers of those confederate states of the north that brought about the unification of Italy at the expense of the south, which at the time had a stronger and more flourishing economy than the north.

This is the deception: the South never asked to unify with the North, it never sought the unification of Italy! These are the foundations on which the Italian Republic is based and born!

This is Article 50 of the Albertine Statute (the old Constitution of the Kingdom of Italy).

In the 19th and early 20th centuries, if I'm not mistaken, engaging in politics was considered a civic duty, a duty of honor, and not a profession. Since the office was unpaid, only wealthy citizens (nobles, wealthy landowners, and upper middle class citizens) could afford to dedicate themselves to public life and sit in Parliament.

But things weren't going well like that, and with the Republican Constitution of 1948, this principle was completely overturned.

In fact, Article 69 (what a coincidence) of the Italian Constitution introduced exactly the opposite obligation: members of Parliament receive a salary! And not only that, but also numerous privileges.

From this moment on, the epochal change occurred: the members of the Senate and Parliament went from mere talkers to red-carpet stars, in good health, well-dressed, and enjoying every luxury. They were nothing more than skilled illusionists, so skilled that they managed to survive every era by dominating an incompetent and obedient people, having divided and framed them for better control.

Plato's political thought is one of the most influential in the history of Western philosophy, and has laid the foundation for numerous debates regarding the meaning of justice, governance, and the ideal structure of the state. His reflections on politics are developed primarily in his most famous work, the Republic, but are also explored in depth in the Statesman and the Laws. Plato questions the role of politics in human life and how a just and well-governed state can be organized. His ideal model of government departs sharply from the Athenian democracy of his time, which he harshly criticized, proposing a hierarchical structure led by philosopher-kings, individuals who, thanks to their wisdom and knowledge, are able to govern for the common good. The Role of Politics for Plato

For Plato, politics is one of the most important dimensions of human existence, since it is through politics that a just and orderly society can be achieved. He believes that the task of politics is not merely to manage the day-to-day affairs of the state, but to ensure justice and the common good.


Is this really the case today?


In Kohl and Mitterand's vision, the euro was above all a step toward political union. Today, it's anything but united.

We are all blind conservatives, reluctant and incapable of believing that things can change. We don't hear the woodworms gnawing at the wood!

You can't live permanently in a country you hate, exploit it, and invade it. We, so foolish, stupid, and deaf, look for flaws in the system... to change what has already changed.

Perhaps, without realizing it, we have been searching for a Third Way:

A Human Way!

Vincenzo Calafiore

mercoledì 9 settembre 2026

 

La follia

Vincenzo Calafiore

9 Settembre 2026 Udine-FVG-ITALY


Visto quanto accade nel mondo,

guerre in ogni parte, pericolose

ideologie religiose, violenza di ogni genere,

femminicidio quotidiano, e per finire

città diventate insicure ove tutto

e di tutto può accadere, invase come sono

da extracomunitari che non vogliono integrarsi

ma vivere e agire come o peggio desiderano.

La follia di questo stato di cose è accettata

e contrastata non come si dovrebbe. “

Vincenzo Calafiore


E' più il tempo che trascorro in solitudine che nel cercare di socializzare con degli scimpazzè ormai indottrinati e inquadrati più o meno nello stesso pensiero, nello stesso modo di vivere, nella stessa visione delle cose; da un sistema potente e capace di ogni azione pur di mantenere il controllo e il dominio sulla tribù !

Rimango in solitudine, per non sprecare il mio tempo in chiacchiere banali, e per riflettere un po' sugli studi e la conoscenza, quella vera, no quella che si sente sulle bocche dei banditori.

Come quando con mucchi di parole inutili si tessono le lodi

della retorica e della ipocrisia o della filosofia, o si fanno elogi ai principi o alle principesse scialbe della politica, o si esortano le guerre facendole passare per necessarie, mentre qualche scimpazzè a suo dire “saggio” predice il futuro, o va formulando questioni di lana caprina.

In realtà, come niente fosse, perchè “ il problema non sussiste” tutto è tacito, vergognosamente approvato poichè in maniera frivola e superficiale si pensa e in modo frivolo e superficiale si trattano cose serie e di estrema importanza.

Così niente è più gradevole che trattare argomenti leggeri e spensierati, per divagazione, per non pensarci, insomma un modo da dare l'impressione di leggerezza e sobrietà, per non vedere un mondo genoflesso, arreso, fallito in nome di chissà quali interessi oscuri.

E' una follia! Una cosa folle che s'apre al baratro.

Ma, mai ho potuto accettare questo “ modus vivendi”, né la corruzione che in esso c'è; scrivo e rifiuto con lo spirito mordace e buona, sana follia che è ancora è concessa a me e a quei pochi scrittori che ancora credono nella libertà.

Qualsiasi cosa si dica della follia o sia portata per bocca anche dai più folli, non le si può negare che abbia ancora il dono di rallegrare e infiammare la misera vita degli uomini-scimpazzè.

La follia è applaudita, accolta con un sorriso e in maniera lieta e amichevole.

E'una follia riempire oggi la testa dei ragazzi di capziose schiocchezze addestrandoli alla disobbidienza e alla violenza di ogni genere.

D'altra parte io trovo questo sistema subdolo e bugiardo, illusivo, di falsa modestia che suborna adulatori e sapienti ( e sono davvero tanti ), dediti al vaniloquio e pagati per essere sentiti lodare... il padrone.

Tutta questa esistenza è solo una grande bugia!

Ora, tuttavia, devo esprimere la mia delusione per l'ingratitudine, o, come dire per l'indifferenza degli uomini-scimpazzè che hanno nei confronti della follia. Eppure l'hanno corteggiata, hanno goduto dei benifici … eppure non si trova nessuno di questi scimpazzè che dia voce alla gratitudine con un discorso in lode alla Follia!

Che cosa ci può essere di più dolce e prezioso della vita?

Cosa c'è di buono nella vita? Se poi le togli il piacere di vivere? La si può ancora chiamarla vita?

E' un delirio generalizzato, non ragionano più, è per merito di questa follia che viene meno il senno.

Mentirei, tuttavia, se non ammettessi che appena cresciuti, e con l'esperienza e l'educazione e una certa acquisita maturità, subito pian piano tutto sfiorisce, svanisce la grande bellezza proposta, si inaridiscono le anime.

Tanto più si allontanano dalla vera vita, gli scimpazzè, tanto meno vivono, fino alla gravosa vecchiaia, la molesta e odiosa vecchiaia, poi la morte, la fine d'ogni cosa.

lunedì 31 agosto 2026


 

Quel che il silenzio racconta

( Cogito )

Vincenzo Calafiore

31 Agosto 2026 Udine-FVG-ITALY


Il silenzio è oro, racconta molto più delle parole,

svelando emozioni nascoste, verità non dette

e spazi di riflessione interiore. “

Calafiore Vincenzo


Oggi tutti parlano, parlano ed è un coro cicaleccio insopportabile, parlano di qualsiasi cosa anche di cose stupide, spacciandole per cose serie e invece altro non è che rumore assordante, a volte fastidioso, impertinente, insignificante, tanto per sprecare fiato.

Quando bisognerebbe tacere su molte cose.

Questo mondo è di silenzio che ha bisogno. Necessita di persone che sappiano rimanere in silenzio, senza ascoltare l'orda di ciarlatani e ruffiani di corte che si avvicendano ovunque.

Tempo fa a uno di questi oratori chiesi cosa fosse il – cogito – la sua risposta immediata fu, che si tratta di una malattia dei genitali maschili, ma a volte anche femminile …...! Cogito ( è la celebre formula filosofica «penso, dunque sono» ) ….. Complimenti comunque... Ormai l'ignoranza è come il burro spalmato, è un serio problema generalizzato.


Nella visione filosofica di Socrate, il silenzio non è una semplice assenza di parole o un atto di sottomissione, o il volersi isolare, ma è la presenza della riflessione, lo spazio generativo del pensiero e la risposta più elegante all'ignoranza presentuosa, che oggi purtroppo imperversa ovunque.

Platone invece sostiene che il pensiero è un dialogo interiore in silenzio, identificando lògos con diànoia ( Il logos (ragione, discorso o legge universale) e la dianoia (pensiero discorsivo o ragionamento) rappresentano due concetti chiave della filosofia greca antica che descrivono insieme il processo e la struttura della conoscenza razionale ) .

Afferma che il pensiero è un discorso che l'anima intrattiene con se stessa, generando opinione quando espresso. Le questioni sul discorso dell'anima riguardano il contenuto e la relazione tra pensiero e linguaggio.

Nel Cratilo ( Dialogo ) Platone considera la parola interiore più valida della parola proferita, criticando la ricerca di verità attraverso il linguaggio esteriore. La dialettica è vista come un metodo per rendere libero il pensiero, permettendo di accedere alle idee senza l'uso delle parole. Quindi il pensiero è un discorso che l'anima intrattiene con se stessa a proposito delle cose. Se ci fosse qualcuno vicino, e ripetesse a colui che è presente quelle cose dette a sé stesso, dette magari ad alta voce, allora quello che noi chiamiamo opinione diventerebbe un discorso, quindi afferma che qualora il discorso che l’anima intrattiene con se stessa venga espresso, esso genererebbe l’opinione. Infine, pensiero e discorso quindi sono la stessa cosa: Anima

Il silenzio racconta ciò che non possiamo conoscere ?

Il “ Noumeno “ è il termine filosofico che indica la realtà pensata o pensabile e che non è conoscibile attraverso i sensi. È la "cosa in sé", la realtà che sta oltre il mondo dell'apparenza .

L'Autenticità contro la menzogna, oggi più che mai ce ne sarebbe necessità, ma di autentico pare che sia rimasta solo la morte. L'uomo nasce e attraverso la certezza di sé legge e studia la trama del mondo. Il pensiero, il -cogito - ( di tradizione cartesiana) costistuisce uno dei pilastri della cultura occidentale, inteso come atto fondativo dell'esistenza dell'uomo. L’uomo esiste. Questo è un dato di fatto indiscutibile. Ciascuno di noi sente di esistere in un luogo e in un tempo. Ciascuno ha dunque la percezione chiara e distinta del proprio sé, ne ha coscienza. La consapevolezza è un sorta di postulato che domina tutta la nostra esistenza fin dal momento della nascita e nel corso dell’intera vita. L’uomo pensa e dunque esiste in quanto è capace di produrre delle idee chiare e distinte. Ma possiamo affermare davvero che il pensiero/uomo sia riducibile unicamente a questa categoria del noto? Come non cogliere allora la grave conseguenza di un tale ragionamento? Questa logica stringente , in base alla quale l'uomo nel pensare, comunicare e stabilire relazioni significanti, e no è degno di senso solo se propone qualcosa di tangibile ed evidente, dunque controllabile. Il pensiero, in questa ottica, coincide con il “dogma” della certezza e in questa prospettiva il pensiero del sé è elemento sotteso, quasi scontato, all’esistere.

Il silenzio è infatti l’opposto della mancanza di parola e di pensiero, al contrario è l’indicibile che fonda il dicibile si configura come la genesi stessa della parola, intesa e concepita come volontà di significazione. Il silenzio non è assenza del dire, ma suo atto fondativo necessario e ineliminabile. Il silenzio fonda il pensiero e la parola come gesti di relazione e conoscenza. Il silenzio è in realtà forma di radicale ed autentica presenza del pensiero per eccellenza: il pensiero significa che ciascun essere umano è, “ esistenza “ !

Rimanere in silenzio a guardare il mondo nella sua folle deriva enel mentre pensare a un – mondo – che è esistito e sopraffatto da questo che tutto è tranne che umano, farlo per sopravvivere e non finire in quella enorme “ fossa comune “ degli inutili !

Lo que el silencio revela

(Cogito)

Vincenzo Calafiore

31 de agosto de 2026, Udine-FVG-ITALIA


El silencio es oro; revela mucho más que las palabras,

desvela emociones ocultas, verdades tácitas

y espacios para la reflexión interior.”


Vincenzo Calafiore


Hoy en día, todo el mundo habla sin parar, y es un coro insoportable de parloteo. Hablan de cualquier cosa, incluso de tonterías, haciéndolas pasar por serias, pero en realidad no es más que un ruido ensordecedor, a veces molesto, impertinente, insignificante, solo para malgastar el aliento.


Cuando deberíamos guardar silencio sobre muchas cosas.


Este mundo necesita silencio. Necesita gente que sepa guardar silencio, sin escuchar a la horda de charlatanes y rufianes que pululan por todas partes.


Hace algún tiempo, le pregunté a uno de estos oradores qué era el cogito. Su respuesta inmediata fue que se trata de una enfermedad de los genitales masculinos, ¡pero a veces también de los femeninos! Cogito (la famosa fórmula filosófica «Pienso, luego existo»)... En fin, felicidades... La ignorancia es ahora como la mantequilla untada; un problema grave y generalizado.


En la visión filosófica de Sócrates, el silencio no es una simple ausencia de palabras, ni un acto de sumisión, ni el deseo de aislarse, sino la presencia de la reflexión, el espacio generativo del pensamiento y la respuesta más elegante a la pomposa ignorancia que, lamentablemente, impera hoy en día.


Platón, por otro lado, sostiene que el pensamiento es un diálogo interno silencioso, identificando el logos con la dianoia (logos (razón, discurso o ley universal) y dianoia (pensamiento discursivo o razonamiento) representan dos conceptos clave en la filosofía griega antigua que, juntos, describen el proceso y la estructura del conocimiento racional).


Argumenta que el pensamiento es una conversación del alma consigo misma, que genera opinión al expresarse. Las preguntas sobre el discurso del alma conciernen al contenido y la relación entre pensamiento y lenguaje.


En el Crátilo (Diálogo), Platón considera que la palabra interna es más válida que la palabra hablada, criticando la búsqueda de la verdad a través del lenguaje externo. La dialéctica se concibe como un método para liberar el pensamiento, permitiendo el acceso a las ideas sin el uso de palabras. Por lo tanto, el pensamiento es una conversación que el alma mantiene consigo misma sobre las cosas. Si alguien estuviera cerca y repitiera a la otra persona lo que se ha dicho a sí misma, quizás incluso en voz alta, entonces lo que llamamos opinión se convertiría en una conversación. Por consiguiente, Platón argumenta que si la conversación que el alma mantiene consigo misma se expresara, generaría opinión. En última instancia, pensamiento y conversación son, por lo tanto, lo mismo: el alma.


¿Revela el silencio lo que no podemos saber?


El «noúmeno» es el término filosófico que indica la realidad pensada o pensable y que no se puede conocer a través de los sentidos. Es la «cosa en sí», la realidad que yace más allá del mundo de las apariencias.


La autenticidad frente a la mentira es hoy más necesaria que nunca, pero parece que solo la muerte permanece auténtica. El hombre nace y, a través de la autoconfianza, lee y estudia el tejido del mundo. El pensamiento, el cogito (de tradición cartesiana), constituye uno de los pilares de la cultura occidental, entendido como el acto fundacional de la existencia humana. El hombre existe. Este es un hecho indiscutible. Cada uno de nosotros siente que existe en un lugar y un tiempo. Por lo tanto, cada uno de nosotros tiene una percepción clara y distinta de su propia existencia.

Él es consciente de ello. La consciencia es una especie de postulado que domina toda nuestra existencia desde el momento del nacimiento y a lo largo de toda nuestra vida. Los seres humanos piensan y, por lo tanto, existen en la medida en que son capaces de producir ideas claras y distintas. Pero, ¿podemos afirmar realmente que el pensamiento/la humanidad se reduce únicamente a esta categoría de lo conocido? ¿Cómo, entonces, podemos no comprender la grave consecuencia de tal razonamiento? Esta lógica rigurosa, según la cual los seres humanos, al pensar, comunicarse y establecer relaciones significativas (y de otras maneras), solo merecen significado si proponen algo tangible y evidente, y por lo tanto controlable. El pensamiento, desde esta perspectiva, coincide con el "dogma" de la certeza, y desde esta perspectiva, el pensamiento del yo es un elemento subyacente, casi autoevidente, de la existencia.


El silencio es, de hecho, lo opuesto a la ausencia de habla y pensamiento; al contrario, es lo inefable lo que establece lo decible; se configura como la génesis misma de la palabra, entendida y concebida como un deseo de significado. El silencio no es la ausencia de habla, sino su acto fundamental, necesario e ineludible. El silencio establece el pensamiento y el habla como gestos de relación y conocimiento. El silencio es, en realidad, una forma de presencia radical y auténtica del pensamiento por excelencia: el pensamiento significa que cada ser humano es «existencia».


Permanecer en silencio y observar el mundo en su desenfreno mientras se piensa en un mundo que existió y fue absorbido por este mundo que es todo menos humano, hacerlo para sobrevivir y no terminar en esa enorme fosa común de los inútiles.



What Silence Tells

(Cogito)

Vincenzo Calafiore

August 31, 2026 Udine-FVG-ITALY


“Silence is gold, it tells much more than words,

revealing hidden emotions, unspoken truths

and spaces for inner reflection.”

Vincenzo Calafiore


Today everyone talks, talks, and it's an unbearable chorus of chatter. They talk about anything, even silly things, passing them off as serious, but instead it's nothing more than a deafening noise, sometimes annoying, impertinent, insignificant, just to waste their breath.

When we should be silent about many things.

This world needs silence. It needs people who know how to remain silent, without listening to the horde of charlatans and court ruffians who throng everywhere.

Some time ago, I asked one of these speakers what the cogito was. His immediate response was that it's a disease of the male genitalia, but sometimes also of the female one...! Cogito (the famous philosophical formula "I think, therefore I am")... Congratulations, anyway... Ignorance is now like spread butter; it's a serious, widespread problem.


In Socrates' philosophical vision, silence isn't a simple absence of words, or an act of submission, or the desire to isolate oneself, but rather the presence of reflection, the generative space of thought, and the most elegant response to the pompous ignorance that unfortunately rages everywhere today.


Plato, on the other hand, maintains that thought is a silent internal dialogue, identifying logos with dianoia (logos (reason, discourse, or universal law) and dianoia (discursive thought or reasoning) represent two key concepts in ancient Greek philosophy that together describe the process and structure of rational knowledge).

He argues that thought is a conversation the soul has with itself, generating opinion when expressed. Questions about the soul's discourse concern the content and relationship between thought and language.

In the Cratylus (Dialogue), Plato considers the internal word more valid than the spoken word, criticizing the search for truth through external language. Dialectic is seen as a method for freeing thought, allowing access to ideas without the use of words. Therefore, thought is a conversation the soul has with itself about things. If someone were nearby and were to repeat to the other person what they had said to themselves, perhaps even out loud, then what we call opinion would become a conversation. He therefore argues that if the conversation the soul has with itself were expressed, it would generate opinion. Ultimately, thought and conversation are therefore the same thing: Soul.

Does silence tell what we cannot know?

The "Noumenon" is the philosophical term that indicates the reality thought or thinkable and that is not knowable through the senses. It is the "thing in itself," the reality that lies beyond the world of appearances.

Authenticity versus lies is needed today more than ever, but it seems that only death remains authentic. Man is born and through self-certainty he reads and studies the fabric of the world. Thought, the cogito (of Cartesian tradition), constitutes one of the pillars of Western culture, understood as the founding act of human existence. Man exists. This is an indisputable fact. Each of us feels that we exist in a place and a time.He is aware of it. Awareness is a sort of postulate that dominates our entire existence from the moment of birth and throughout our entire lives. Humans think and therefore exist insofar as they are capable of producing clear and distinct ideas. But can we truly affirm that thought/humanity can be reduced solely to this category of the known? How then can we fail to grasp the grave consequence of such reasoning? This stringent logic, according to which human beings, in thinking, communicating, and establishing meaningful relationships (and otherwise), are worthy of meaning only if they propose something tangible and evident, and therefore controllable. Thought, in this perspective, coincides with the "dogma" of certainty, and from this perspective, the thought of the self is an underlying, almost self-evident, element of existence.

Silence is, in fact, the opposite of the absence of speech and thought; on the contrary, it is the unspeakable that establishes the sayable; it is configured as the very genesis of the word, understood and conceived as a desire for meaning. Silence is not the absence of speech, but its necessary and inescapable foundational act. Silence establishes thought and speech as gestures of relationship and knowledge. Silence is actually a form of radical and authentic presence of thought par excellence: thought signifies that each human being is, "existence"!

To remain silent and watch the world in its mad drift while thinking of a—world—that once existed and was overwhelmed by this world that is anything but human, to do so in order to survive and not end up in that enormous "mass grave" of the useless! Each of us therefore has a clear and distinct perception of our own 

giovedì 27 agosto 2026


 


Le parole che non ci sono


Vincenzo Calafiore

28 Agosto 2026 Udine-FVG-ITALY


“ … se ci fossero le parole

per raccontare una vita fatta

di poche ed essenziali cose.

Una vita perneata dalle ore davanti

a una scrivania a scrivere, leggere,

una vita felice, bellissima.

Tanto bella, tanto fraggile, di lunghi silenzi

dove è stato possibile l'incontro dei vuoti,

delle assenze, dei ricordi dimenticati come bagagli

in una desolata e lontana stazione dalla realtà, cupa e opprimente,

tanto da renderla infelice.

Ma in verità io non so cosa sia la felicità

e l'ho da sempre immaginata e paragonata al mare.

Non quel mare tanto meraviglioso, tanto vero, tanto

romantico, tanto morte … ma quel mare vasto e profondo,

profondo quasi quanto l'anima!

E' qui che io vivo, e qui ogni giorno incontro i miei fantasmi,

i miei sogni irrealizzati, …. non so cosa sia la – felicità -

ma la penso e immagino leggera e frizzante, come l'onda

quando arriva, quando muore sulle orme che la fantasia

ha lasciato la notte prima dell'alba! Io non so cosa sia la felicità ! “


Vincenzo Calafiore


Se ci fossero le parole per raccontare una vita fatta di poche ed essenziali cose. Una vita perneata dalle ore davanti

a una scrivania a scrivere, leggere, una vita felice, bellissima.

Tanto bella, tanto fraggile, di lunghi silenzi

dove è stato possibile l'incontro dei vuoti, dei fallimenti, delle sconfitte,

delle assenze, dei ricordi dimenticati come bagagli in una desolata e lontana stazione dalla realtà, cupa e opprimente, tanto da renderla infelice. Ma in verità io non so cosa sia la felicità e l'ho da sempre immaginata e paragonata al mare. Non quel mare tanto meraviglioso, tanto vero, tanto romantico, tanto morte … ma quel mare vasto e profondo, profondo quasi quanto l'anima!

E' qui che io vivo, e qui ogni giorno incontro i miei fantasmi,

i miei sogni irrealizzati, …. non so cosa sia la – felicità -

ma la penso e immagino leggera e frizzante, come l'onda

quando arriva, quando muore sulle orme che la fantasia

ha lasciato la notte prima dell'alba! Io non so cosa sia la felicità !

Mi muovo nel silenzio della solitudine e ho tutto il tempo per pensare, ma vorrei parlare e non trovo un – umano – per poterlo fare. A volte parlo da solo e lo faccio come se mi trovassi su un palcoscenico completamente al buio, un teatro in cui vola la mia voce rauca e possente, a fatica cerco di rimanere sul filo di lana che mi lega con una platea distratta da altre cose, disattenta e ignorante delle parole che l'attraversano, stuzzicano l'anima.

La voce si contrae, si commuove, si emoziona sentendone il peso e invece di volare va posandosi nei luoghi più disparati, È il deserto umano, su cui piovono parole, si trasforma in un immenso specchio che riflette il cielo ipocrita e ignorante.

Sono come una nave alla deriva in cerca di onde per affondare o vivere!

Mi servirebbe più che le parole che non ci sono, un sussulto di riflessione o un rinnovato periodo assiale che sappia trascendere grandezze e miserie di questa mia senile contemporaneità in un tutto ricomposto, carnale, emotivo, sentimentale, irrazionale, morale, spirituale.

Le parole servono quanto la passione confondente ma unificnte, come bisturi mentale che nel dividere distingue e come il senso che il male non è il bene.

Io non ho una maschera.

Penso che ciascun essere umano dovrebbe mirare a trasformarsi da maschera stereotipa a individuo irrepetibile, unico, eppure ricollegato

all'olon che giace frustato in noi.

Mi piace questa vita, mi piace quel poco che mi dà, è tanto! Mi piace la poesia che è in me e di come la guardo, la vivo. Mi piacciono le parole che ho e non riesco a dire, mi piace l'amore che do anche se non contraccambiato, amo la mia solitudine.

Amo la mia ombra che qualche volta perdo per ritrovarla incantata da un sogno.

Amo questa mia vita che mi permette di pronunciare ancora in un teatro vuoto:

Ego Sum “ !

Mi salva dalle procelle, anche dalle più devastanti. E non mi importa quanto abbia vissuto o potrò vivere ancora, importa come!

Quando capirò di essere stanco di questa generale decadenza dell'umanità e voglio continuare a vivere, dovrò per forza maggiore rifugiarmi alla Francia del 1830 di Filippo D'Orleans... esordio della nostra civiltà ormai nell'urna ceneraria.

Restano maledettamente stupidi come lettere maiuscole, cuoricini e sorrisetti ipocriti, pollici alzati, bacetti e mani giunte … è un vero degrado!

E' proprio di quella straordinaria commedia umana, oggi non c'è più.

Non c'è regresso o progresso che tenga, è già tardi per il primo e non è ancora il tempo per il secondo.

Questo progresso aiuta più se stesso piuttosto che gli umani. La decadenza a cui assisto non è una pausa, è un'evoluzione continua, è un'assenza di spartito e di note, un vuoto di civiltà, un destino noto e l'altro neppure intravisto!


The words that aren't there


Vincenzo Calafiore

August 28, 2026 Udine-FVG-ITALY


"... if there were words

to tell a life made

of a few essential things.

A life permeated by hours spent

at a desk writing, reading,

a happy, beautiful life.

So beautiful, so fragile, of long silences

where it was possible to encounter emptiness,

absences, memories forgotten like baggage

in a desolate and distant station from reality, dark and oppressive,

so much so as to make it unhappy.

But in truth, I don't know what happiness is

and I've always imagined and compared it to the sea.

Not that sea so wonderful, so true, so

romantic, so dead... but that vast and deep sea,

almost as deep as the soul!

It's here that I live, and here every day I encounter my ghosts,

my unfulfilled dreams,... I don't know what happiness is

but I think and imagine light and sparkling, like the wave

when it arrives, when it dies in the tracks that imagination

has left the night before dawn! I don't know what happiness is!


Vincenzo Calafiore


If only there were words to describe a life made up of few essential things. A life permeated by hours spent

at a desk writing, reading, a happy, beautiful life.

So beautiful, so fragile, of long silences

where it was possible to encounter emptiness, failures, defeats,

absences, memories forgotten like baggage in a desolate and distant station from reality, dark and oppressive, so much so as to make it unhappy. But in truth, I don't know what happiness is, and I've always imagined and compared it to the sea. Not that sea so wonderful, so true, so romantic, so dead... but that vast and deep sea, almost as deep as the soul!

This is where I live, and here every day I encounter my ghosts,

my unfulfilled dreams, …. I don't know what happiness is,

but I think of it and imagine it light and sparkling, like the wave

when it arrives, when it dies in the tracks that imagination

has left the night before dawn! I don't know what happiness is!

I move in the silence of solitude and have all the time in the world to think, but I'd like to speak and can't find a human to do so. Sometimes I talk to myself and I do it as if I were on a completely dark stage, a theater where my hoarse and powerful voice soars, struggling to stay on the thread that connects me to an audience distracted by other things, inattentive and ignorant of the words that pass through it, teasing the soul.

The voice contracts, it moves, it becomes emotional, feeling its weight, and instead of flying, it settles in the most disparate places. It is the human desert, upon which words rain, it transforms into an immense mirror that reflects the hypocritical and ignorant sky.

I am like a ship adrift, looking for waves to sink or live!

I need more than words that aren't there, a jolt of reflection or a renewed axial period that can transcend the grandeur and misery of this senile contemporaneity of mine into a recomposed whole, carnal, emotional, sentimental, irrational, moral, spiritual.

Words are as useful as confusing yet unifying passion, like a mental scalpel that distinguishes in dividing, and like the sense that evil is not good.

I don't wear a mask.

I think every human being should aim to transform themselves from a stereotypical mask into an unrepeatable, unique individual, yet reconnected

to the holon that lies flogged within us.

I like this life, I like the little it gives me, it's so much! I like the poetry within me and how I look at it, how I live it. I like the words I have but can't say, I like the love I give even if it's not reciprocated, I love my solitude.

I love my shadow, which I sometimes lose only to find again, enchanted by a dream.

I love this life of mine, which allows me to still say in an empty theater:

"Ego Sum"!

It saves me from storms, even the most devastating. And it doesn't matter to me how much I've lived or can still live, it matters how!

When I realize I'm tired of this general decline of humanity and want to continue living, I will have to take refuge in the France of 1830, in the life of Philippe d'Orléans... the beginning of our civilization, now in the urn.

They remain as damned stupid as capital letters, little hearts and hypocritical smiles, thumbs up, kisses and clasped hands... it's a real degradation!

It's precisely that extraordinary human comedy, it's gone today.

There's no point in regression or progress; it's already too late for the former and not yet time for the latter.

This progress helps itself more than humans. The decadence I witness isn't a pause, it's a continuous evolution, it's an absence of score and notes, a void of civilization, one destiny known and the other not even glimpsed!