venerdì 12 giugno 2026


 

Ascoltando il respiro del vento


Vincenzo Calafiore

13 Giugno 2026 Udine FVG Italy



La fortuna di trovarsi qui adesso, in questo millennio, di luci e ombre, in questo mondo diverso, e avere ancora il desiderio di continuare il viaggio fino alla fine.

La fortuna mia è di trovarmi in questo “ cazzabuglio ” con un passato che non muore e una memoria che ricorda tutto senza tralasciare nulla. E con questa fortuna, ho potuto viaggiare in questo luogo a me estraneo, sotto mentite spoglie, con falsi documenti identificativi, senza una fissa dimora in uno spazio senza tempo.

Non so più da quanto tempo vivo clandestinamente, muovendomi pure con fatica tra gente che non fa quasi più uso del linguaggio e quello che ha è un insieme di monosillabi, senza anima, senza passione, falsato e ipocrita .

E sono qui in questo “ cazzabuglio” , un periferico lontano da un cuore meccanico che pulsa notte e giorno, ove la violenza di ogni genere è considerata “ quotidianità “ giustificata e graziata pure.


Vivo con il mio bagaglio ingobrante.

E' un gomitolo di lana, tinta di rosso.

E' un filo sottile, che mi lega alla vita che conosco e non quella che ho.

E' un filo rosso che mi lega all'amore che un tempo ho conosciuto e che non ho più.

Ma anche al dolore che mi porto dentro di trovarmi qui, in questo mondo con cui ho poco da condividere un mondo che ruba esistenza.


E' di esistenza rubata, sottratta, che si tratta.

Rubata a una umanità che ha conosciuto il fascino della grande bellezza. Una umanità che ha avuto in se il respiro del vento e che non è più capace.


So bene di essere ormai giunto ai miei ultimi giri di boa, costretto mio malgrado a condividere questo mio ultimo tempo, con una società

zombie “.

Continuo a chiedermi in che senso questi siano in grado di vedere, chi o che cosa rimane negli occhi. Non so se quel che vedono sia una realtà chiara e completa o chi ancora vive negli occhi.

Sono ancora io, io e basta. Comunque ancora con la mia personale esperienza. Difficile credere che questa società di zombie possa disporre di qualcosa di simile. Quel che conosce è solo che violenza e sopruso di ogni genere.

Comunque, mentre continuo a vivere e guardare questa società, continuo a sentirmi scombussolato, insicuro. Nonostante il netto spartiacque tra esseri viventi e inanimati, resta innegabile che io e loro siamo vincolati alle stesse leggi fisiche, diventare polvere. Chissà, forse la conoscenza e cultura non mi garantiscono nessuno status speciale, forse significa ben poco, forse le figure in piedi davanti a me non sono vive a tutti gli effetti.


Escuchando el aliento del viento

Vincenzo Calafiore

13 de junio de 2026, Udine, FVG, Italia


La fortuna de estar aquí ahora, en este milenio de luz y sombra, en este mundo diferente, y aún tener el deseo de continuar el viaje hasta el final. Mi fortuna es encontrarme en este «caos», con un pasado que nunca muere y una memoria que lo recuerda todo sin omitir nada. Y con esta fortuna, pude viajar a este lugar extranjero, bajo falsas pretensiones, con documentos de identidad falsos, sin un hogar fijo en un espacio atemporal. Ya no sé cuánto tiempo llevo viviendo clandestinamente, luchando incluso entre gente que apenas usa el lenguaje, y lo que tienen es un cúmulo de monosílabos, sin alma, sin pasión, distorsionados e hipócritas.

Y aquí estoy, en este «caos», un suburbio alejado de un corazón mecánico que late día y noche, donde la violencia de cualquier tipo se considera «cotidiana», justificada e incluso perdonada.Vivo con mi pesado equipaje. Es una bola de lana teñida de rojo. Es un hilo fino que me ata a la vida que conozco, no a la que tengo.Es un hilo rojo que me ata al amor que una vez conocí y que ya no tengo.Pero también al dolor que llevo dentro por estar aquí, en este mundo con el que tengo poco que compartir, un mundo que roba la existencia. Esta es una existencia robada, sustraída. Robada a una humanidad que conoció el encanto de la gran belleza. Una humanidad que sintió el aliento del viento en su interior y que ya no es capaz de sentirlo.Sé bien que he llegado a mi punto de inflexión final, obligada, contra mi voluntad, a compartir este último momento de mi vida con una sociedad «zombi». Me pregunto constantemente cómo estas personas pueden ver, quién o qué permanece en sus ojos. No sé si lo que ven es una realidad clara y completa o quién aún vive en esos ojos. Sigo siendo yo, solo yo. Aún con mi propia experiencia personal. Es difícil creer que esta sociedad zombi pueda tener algo así. Lo único que conoce es la violencia y el abuso de todo tipo. Sin embargo, mientras sigo viviendo y observando esta sociedad, sigo sintiéndome inquieto, inseguro. A pesar de la clara división entre seres vivos e inanimados, es innegable que ellos y yo estamos sujetos a las mismas leyes físicas: convertirnos en polvo. Quién sabe, tal vez el conocimiento y la cultura no me otorgan ningún estatus especial, tal vez signifiquen muy poco, tal vez las figuras que tengo delante no estén realmente vivas.


Listening to the Breath of the Wind


Vincenzo Calafiore

June 13, 2026 Udine, FVG, Italy


The good fortune of being here now, in this millennium of light and shadow, in this different world, and still having the desire to continue the journey to the end.

My good fortune is to find myself in this "mess," with a past that never dies and a memory that remembers everything without leaving anything out. And with this good fortune, I was able to travel to this foreign place, under false pretenses, with false identification documents, without a fixed abode in a timeless space.

I no longer know how long I've been living clandestinely, even struggling among people who barely use language anymore, and what they have is a collection of monosyllables, soulless, passionless, distorted, and hypocritical.

And I'm here in this "mess," a suburb far from a mechanical heart that beats night and day, where violence of any kind is considered "everyday," justified and even pardoned.


I live with my cumbersome baggage.

It's a ball of wool, dyed red.

It's a thin thread, binding me to the life I know, not the one I have.

It's a red thread binding me to the love I once knew and no longer have.

But also to the pain I carry within me at being here, in this world with which I have little to share, a world that steals existence.


This is a stolen, subtracted existence.

Stolen from a humanity that has known the allure of great beauty. A humanity that has had the breath of the wind within itself and is no longer capable of it.


I know well that I have now reached my final turning points, forced, against my will, to share this last moment of my life with a

"zombie" society.

I keep wondering how these people are able to see, who or what remains in their eyes. I don't know if what they see is a clear and complete reality or who still lives in those eyes.

It's still me, just me. Still with my own personal experience. It's hard to believe that this zombie society could have something like this. All it knows is violence and abuse of every kind.

However, as I continue to live and watch this society, I continue to feel unsettled, insecure. Despite the clear divide between living and inanimate beings, it remains undeniable that they and I are bound by the same physical laws: turning to dust. Who knows, perhaps knowledge and culture don't grant me any special status, perhaps it means very little, perhaps the figures standing before me aren't truly alive.








martedì 9 giugno 2026

 

Il sogno


L'aurora ritira la rete a maglie strette,

i sogni non hanno scampo, muoiono

all'alba!

Ma il mio piccolo sogno no!, lo ricordo ancora.

Se ti avessi qui ora, ti direi che t'ho amata

da sempre.

Se ti avessi qui ti racconterei

le notti che sono rimasto ad attenderti,

di quante volte sono venuto a te solo per accarezzarti il viso,

bello e sereno mentre dormi.

All'alba non ricordi nulla e come i sogni tu svanisci

dentro un ricordo, in una carezza e un bacio, mancati.

Sul cuscino tracce di rugiada,

segni del passar dei sogni!

Vincenzo Calafiore



El sueño


El amanecer atrapa la red,

los sueños no escapan, mueren

¡al amanecer!


¡Pero no mi pequeño sueño! Aún lo recuerdo.


Si te tuviera aquí ahora, te diría que siempre te he amado.


Si te tuviera aquí, te contaría

de las noches que te esperé,

de cuántas veces vine solo para acariciar tu rostro,

hermoso y sereno mientras duermes.


Al amanecer no recuerdas nada, y como los sueños, te desvaneces

en un recuerdo, en una caricia y un beso, añorados.


En la almohada, rastros de rocío,

¡señales del paso de los sueños!


Vincenzo Calafiore


The Dream


The dawn draws in the tight-meshed net,

dreams have no escape, they die

at dawn!

But not my little dream! I still remember it.

If I had you here now, I'd tell you that I've always loved you

.

If I had you here, I'd tell you

of the nights I stayed waiting for you,

of how many times I came to you just to caress your face,

beautiful and serene while you sleep.

At dawn you remember nothing, and like dreams, you vanish

into a memory, in a caress and a kiss, missed.

On the pillow, traces of dew,

signs of the passing of dreams!

Vincenzo Calafiore


sabato 6 giugno 2026

 Pensa, quanto sarebbe bello,

poterti abbracciare e dirti
piano: ti voglio bene!
Pensa!
Io non so se potrò arrivare lì dove tu sei,
tu lo sai , potresti venirmi in contro
con quel sorriso che hai.
Potresti aiutarmi ad amarti, alla mia maniera
un po' mare, un po' vento...
ma sono io, quella stagione di mezzo di mezzo,
sono quel tempo che non ritorna, ma devi saperlo,
solo io ho potuto amarti cosi!
Vincenzo Calafiore

Piensa en lo hermoso que sería, poder abrazarte y decirte con dulzura: ¡Te amo! ¡Piensa! No sé si podré llegar hasta donde estás, sabes, podrías venir a mi encuentro con esa sonrisa tuya. Podrías ayudarme a amarte, a mi manera, un poco de mar, un poco de viento... pero soy yo, esa estación intermedia, soy ese tiempo que nunca regresa, pero debes saber, ¡solo yo podría amarte así! Vincenzo Calafiore


Think, how beautiful it would be, to be able to hug you and tell you softly: I love you! Think! I don't know if I can get to where you are, you know, you could come to meet me with that smile of yours. You could help me love you, in my own way a little bit of sea, a little bit of wind... but it's me, that in-between season, I'm that time that never returns, but you must know, only I could love you like this! Vincenzo Calafiore

mercoledì 3 giugno 2026

 


Vincenzo Calafiore


Se mi dovessero chiedere cosa sia la felicità e se sono felice, non avrei una risposta nell'immediatezza, anche perché la felicità da queste parti non ha avuto una frequentazione, è solamente passata nei paraggi.

Ma potrei nella mia poca conoscenza di essa, azzardarmi ad un paragone, lo so da me che è una mossa sbaglita un azzardo, ma mi piace paragonarla e non so perché al mare.


E' il mare l'elemento fondante di ogni nostra esistenza, qualunque esistenza, non so perché, ma so che questo sia l'unico paragone che io possa fare; ma lo può fare chiunque, chiunque sia, con la certezza che una volta in sua balìa, non v'è nulla di certo, nemmeno una direzione, nemmeno la salvezza, e dunque oltre alla fine certa, c'è il tempo di pensare e immaginare che è possibile un'altra vita, una vita accentrata sulla felicità e non sulla schiuma che galleggia e confonde, allontana cerchio dopo cerchio da una riva, da un approdo. Ove potrebbe esserci qualcosa, qualcuno ad attendermi, fosse una donna, un amico.


E immaginare che per ogni mare che immaginiamo e attraversiamo ci sia un altro mare ancora.

E se non lo avessimo quel mare, immaginarlo e inventarlo e sulle sue correnti lasciarsi andare con la leggerezza di un bacio, non un bacio qualunque, ma il bacio!

Questo, davvero, sarebbe non solo meraviglioso, ma essenziale, perché renderebbe più bella la vita, l'esistenza, qualunque vita, qualunque esistenza.


E le cose che ci sono, non farebbero male, ma ci avvicinerebbero portati dalla corrente alla felicità, anche solamente sfiorarla, e poi toccarla e poi farsi toccare. Farsi fare male e per questa lottare, combattere fino alla fine e non importa come e per quanto.

Tutto sarebbe finalmente più dolce, più sereno, anche la fine del tempo.


Basterebbe per un po' di felicità la fantasia di un amore, qualcuno, qualcuna.

Lei saprebbe inventarla pur di far nascere un sorriso, basterebbe una carezza, un bacio, un abbraccio forte e vero, quell'abbraccio che urla: ti amo …. proprio qui, qui in mezzo a questo mare, a questo silenzio che pesa, in questa terra di nessuno.

Mare clemente, e bello come la vita: una strada da qui al mare!


Vincenzo Calafiore


Udine, ( Italia) 3 Giugno 2026

Vincenzo Calafiore


Si alguien me preguntara qué es la felicidad y si soy feliz, no tendría una respuesta inmediata, sobre todo porque la felicidad no ha estado presente en mi vida; simplemente ha pasado de largo.


Pero, con mi limitado conocimiento sobre ella, podría aventurar una comparación. Sé que es un error, una apuesta arriesgada, pero me gusta compararla, y no sé por qué, con el mar.


El mar es el fundamento de toda nuestra existencia, de cualquier existencia. No sé por qué, pero sé que es la única comparación que puedo hacer; pero cualquiera puede hacerlo, sea quien sea, con la certeza de que, una vez a su merced, nada es seguro, ni siquiera un rumbo, ni siquiera la salvación. Por lo tanto, más allá del final seguro, hay tiempo para pensar e imaginar que otra vida es posible, una vida centrada en la felicidad y no en la espuma que flota y confunde, separando círculo tras círculo de la orilla, de un lugar de desembarco. Donde podría haber algo, alguien esperándome, incluso una mujer, una amiga.


E imagina que por cada mar que imaginamos y cruzamos, hay otro mar.


Y si no tuviéramos ese mar, imaginémoslo e inventémoslo, y dejémonos llevar por sus corrientes con la ligereza de un beso; no cualquier beso, ¡sino el beso!


Esto, en verdad, no solo sería maravilloso, sino esencial, porque embellecería la vida, la existencia, cualquier vida, cualquier existencia.


Y las cosas que existen no dolerían, sino que nos acercarían, arrastrados por la corriente hacia la felicidad, incluso con solo rozarla, luego tocarla, luego ser tocados. Sufrir y luchar por ella, luchar hasta el final, sin importar cómo ni por cuánto tiempo.


Todo sería finalmente más dulce, más sereno, incluso el fin de los tiempos.


Para un poco de felicidad, la imaginación de un amor, de alguien, de alguien, sería suficiente. Ella sabría cómo inventarlo solo para dibujar una sonrisa en tu rostro. Una caricia, un beso, un abrazo fuerte y sincero, ese abrazo que grita: Te amo... aquí mismo, en medio de este mar, en este profundo silencio, en esta tierra de nadie.


Un mar misericordioso, y tan hermoso como la vida: ¡un camino de aquí al mar!


Vincenzo Calafiore


Udine, (Italia) 3 de junio de 2026


Vincenzo Calafiore


If someone were to ask me what happiness is and if I'm happy, I wouldn't have an immediate answer, especially since happiness hasn't been around here; it's just been passing by.

But I could, with my limited knowledge of it, venture a comparison. I know for myself that it's a wrong move, a gamble, but I like to compare it, and I don't know why, to the sea.


The sea is the foundation of all our existences, any existence. I don't know why, but I know this is the only comparison I can make; but anyone can do it, whoever they are, with the certainty that once at its mercy, nothing is certain, not even a direction, not even salvation. Therefore, beyond the certain end, there's time to think and imagine that another life is possible, a life centered on happiness and not on the foam that floats and confuses, separating circle after circle from a shore, from a landing place. Where there might be something, someone waiting for me, even a woman, a friend.


And imagine that for every sea we imagine and cross, there is yet another sea.

And if we didn't have that sea, imagine it and invent it, and let ourselves go on its currents with the lightness of a kiss—not just any kiss, but the kiss!

This, truly, would be not only wonderful, but essential, because it would make life, existence, any life, any existence more beautiful.


And the things that exist wouldn't hurt, but would bring us closer, carried by the current to happiness, even just brushing against it, then touching it, then being touched. Being hurt and fighting for it, fighting to the end, no matter how or for how long.


Everything would finally be sweeter, more serene, even the end of time.


For a little happiness, the imagination of a love, someone, someone, would be enough. She would know how to invent it just to bring a smile to your face. A caress, a kiss, a strong and true embrace, that embrace that screams: I love you... right here, here in the middle of this sea, in this heavy silence, in this no man's land.


A merciful sea, and as beautiful as life: a road from here to the sea!


Vincenzo Calafiore


Udine, (Italy) June 3, 2026


Vincenzo Calafiore


Si l'on me demandait ce qu'est le bonheur et si je suis heureux, je n'aurais pas de réponse immédiate, d'autant plus que le bonheur est absent de ma vie ; il ne fait que passer.


Mais avec ma connaissance limitée du bonheur, je pourrais tenter une comparaison. Je sais pertinemment que c'est une erreur, un pari risqué, mais j'aime comparer cela, sans trop savoir pourquoi, à la mer.


La mer est le fondement de toute existence, sans exception. Je ne sais pas pourquoi, mais je sais que c'est la seule comparaison possible ; mais n'importe qui peut la faire, qui qu'il soit, avec la certitude qu'une fois à sa merci, plus rien n'est certain, pas même la direction, pas même le salut. Dès lors, au-delà de la fin inéluctable, il y a le temps de penser et d'imaginer qu'une autre vie est possible, une vie centrée sur le bonheur et non sur l'écume qui flotte et trouble, séparant cercle après cercle d'un rivage, d'un lieu où accoster. Où il pourrait y avoir quelque chose, quelqu'un qui m'attend, peut-être une femme, un ami.


Imaginez que pour chaque mer que nous imaginons et traversons, il en existe une autre.


Et si cette mer n'existait pas, imaginons-la, inventons-la, et laissons-nous porter par ses courants avec la légèreté d'un baiser – pas n'importe quel baiser, mais LE baiser !


Ce serait, en vérité, non seulement merveilleux, mais essentiel, car cela rendrait la vie, l'existence, toute vie, toute existence, plus belle.


Et les choses qui existent ne blesseraient plus, mais nous rapprocheraient, emportés par le courant du bonheur, ne serait-ce qu'en l'effleurant, puis en le touchant, puis en étant touchés. Souffrir et se battre pour cela, se battre jusqu'au bout, peu importe comment ou pendant combien de temps.


Tout serait enfin plus doux, plus serein, même la fin des temps.


Pour un peu de bonheur, l'imagination d'un amour, de quelqu'un, de quelqu'un, suffirait. Elle saurait l'inventer juste pour faire naître un sourire sur votre visage. Une caresse, un baiser, une étreinte forte et sincère, cette étreinte qui crie : Je t'aime… ici même, au milieu de cette mer, dans ce silence pesant, dans ce no man's land.


Une mer miséricordieuse, aussi belle que la vie : un chemin d'ici à la mer !


Vincenzo Calafiore


Udine (Italie), 3 juin 2026

martedì 2 giugno 2026

 

A un certo punto della tua vita capisci quanto siano pericolose le

metafore “, capisci di correre il rischio di non essere compreso e quindi di essere guardato e giudicato come uno da tenere in poca considerazione perchè fuori di testa.

In verità non esiste alcuna maniera che stabilisca quale sia il miglior termine di confronto. L'uomo vive ogni cosa “ subito “ è immediato anche se impreparato, è come un attore che entra in scena senza aver mai provato.

Allora la domanda è spontanea: che valore può avere la vita se la prima “ prova “ è la vita stessa?

Per questo la vita e la mia vita, a volte rassomigliano a un fuori tema o peggio ancora a uno scarabocchio, perchè uno scarabocchio è un qualcosa che vorrebbe rassomigliare a un'idea, a un tema. Allora lo

scarabocchio che è la vita o la mia vita è una rappresentazione del nulla, un qualcosa senza alcun significato è uno scarabocchio.

Penso che la giusta dose per vivere con sagezza una vita, anche se può sembrare folle sia la metafora, perchè si vive una vita soltanto e non può esistere un – confronto – che stabilisca se questa vissuta come una metafora sia stata migliore delle precedenti, né poterla correggere nelle vite future.

Penso o sogno di pensare che da una metafora possa nascere l'amore, per una donna, per la vita stessa, per le cose belle, ecco perchè amo più di ogni cosa la metafora, è una parola, è un luogo, è una verità celata, un pensiero che vola verso un altrove che nulla ha a che fare con questo – scarabocchio – di vita!

Vincenzo alias Calafiore

En cierto punto de la vida, uno comprende lo peligrosas que son las metáforas. Entiende que se corre el riesgo de no ser comprendido y, por lo tanto, de ser visto y juzgado como alguien a quien se debe ignorar por estar loco. En realidad, no hay manera de establecer el mejor término de comparación. El ser humano experimenta todo de inmediato, incluso sin estar preparado; es como un actor que sube al escenario sin haber ensayado. Surge entonces la pregunta: ¿qué valor puede tener la vida si el primer ensayo es la vida misma? Por eso la vida, y mi vida, a veces se asemeja a algo fuera de tema, o peor aún, a un garabato, porque un garabato es algo que intenta representar una idea, un tema. Así pues, el garabato que es la vida, o mi vida, es una representación de la nada; algo sin significado es un garabato. Creo que la dosis justa para vivir una vida sabiamente, aunque parezca una locura, es la metáfora, porque solo se vive una vez y no hay comparación posible que determine si esta, vivida como una metáfora, ha sido mejor que las anteriores, ni se puede corregir en vidas futuras.


Creo, o sueño, que el amor puede nacer de una metáfora, para una mujer, para la vida misma, para las cosas bellas. Por eso amo la metáfora más que nada. Es una palabra, es un lugar, es una verdad oculta, un pensamiento que vuela hacia otro lugar que nada tiene que ver con este —garabato— de vida.


Vincenzo alias Calafiore



À un certain moment de votre vie, vous comprenez à quel point les métaphores sont dangereuses.


Vous comprenez que vous risquez de ne pas être compris et, par conséquent, d'être perçu et jugé comme quelqu'un à ignorer, car considéré comme fou.


En vérité, il est impossible de trouver le meilleur terme de comparaison. L'homme vit tout « immédiatement », instantanément, même sans préparation ; c'est comme un acteur qui entre en scène sans avoir répété.


Dès lors, la question se pose : quelle valeur la vie peut-elle avoir si la première « répétition » est la vie elle-même ?


C'est pourquoi la vie, et ma vie, ressemble parfois à quelque chose d'incongru, ou pire encore, à un gribouillage, car un gribouillage tente de représenter une idée, un thème. Ainsi, le gribouillage qu'est la vie, ou ma vie, est une représentation du néant ; quelque chose de dénué de sens est un gribouillage. Je crois que la dose idéale pour vivre une vie sage, même si cela peut paraître fou, c'est la métaphore. Car on ne vit qu'une seule vie et aucune comparaison ne permet de déterminer si celle-ci, vécue comme une métaphore, a été meilleure que les précédentes. De plus, rien ne peut la corriger dans les vies futures.


Je pense, ou plutôt je rêve, que l'amour peut naître d'une métaphore : pour une femme, pour la vie elle-même, pour les belles choses. C'est pourquoi j'aime la métaphore plus que tout. C'est un mot, c'est un lieu, c'est une vérité cachée, une pensée qui s'envole vers un ailleurs qui n'a rien à voir avec ce – ce gribouillis – qu'est cette vie !


Vincenzo alias Calafiore



At a certain point in your life, you understand how dangerous

"metaphors" are. You understand that you run the risk of not being understood and therefore of being looked at and judged as someone to be disregarded because they're out of their minds.

In truth, there's no way to establish the best term of comparison. Man experiences everything "right away," immediate even if unprepared; it's like an actor who enters the stage without ever having rehearsed.

So the question arises: what value can life have if the first "rehearsal" is life itself?

This is why life, and my life, sometimes resembles something off-topic, or even worse, a doodle, because a doodle is something that tries to resemble an idea, a theme. So the

doodle that is life, or my life, is a representation of nothingness; something without any meaning is a doodle.

I think the right dose for living a life wisely, even if it may seem crazy, is metaphor, because you only live one life and there can be no comparison that establishes whether this one, lived as a metaphor, has been better than previous ones, nor can it be corrected in future lives.

I think, or dream, that love can be born from a metaphor, for a woman, for life itself, for beautiful things. That's why I love metaphor more than anything. It's a word, it's a place, it's a hidden truth, a thought that flies toward an elsewhere that has nothing to do with this—squiggle—of a life!

Vincenzo aka Calafiore

lunedì 1 giugno 2026


 

La Bellezza dell'essere fragile


Vincenzo Calafiore

1 Giugno 2026 Udine F.V.G.Italy


“ …. la fragilità permette di accettare

un mondo che rende difficile restare umani. “

Vincenzo Calafiore



Ho imparato nel tempo della mia “ vita “ che tutto è passeggero. I bei momenti, le emozioni, le persone, i fiori. La vita mi ha insegnato che l’amore è in qualsiasi azione che si compie, nel donare come pure nell'accettare il dolore che lascia. Ho imparato che la vulnerabilità è sempre la scelta giusta perché è facile essere insensibili in un mondo che rende tanto difficile restare umani. Ho imparato che il numero “ 2 “ sta in tutte le cose. La vita e morte. Il dolore e la gioia. Salato e dolce. Io e te ! Il numero “ 2 “ è l'equilibrio perfetto dell'universo: Il cielo e il mare, Marito e Moglie, Un uomo e una Donna! Insomma rende la vita bellissima, rende i nemici amici, amici gli estranei. Due sono le braccia di una madre! Ho imparato a lasciarmi andare nell'energia calda della vita, immergendomi, ho imparato ad amare il mondo. Ho imparato a trattare con gentilezza l'uno e l'altra perchè se non impariamo a trattare con gentilezza il mondo come potremo imparare a trattare con gentilezza la parte più disperata di noi stessi?

Se c'è una cosa che ho imparato negli anni è che non ci sono, non esistono parole buone e parole cattive. Siamo noi, sbagliando anche, ad attribuire il significato e il valore, diversi, appropriato o no, alle parole. Danno anche un significato alle parole, le nostre storie belle o brutte che siano, gli ambienti che frequentiamo, le relazioni personali e interpersonali. Se penso alla parola “ Vulnerabilità” mi viene in mente che in base al nostro vissuto, gli ambienti, le relazioni, ci fanno pensare che sia un qualcosa di negativo, insomma un qualcosa che è in noi, e fa parte di noi, e che il più delle volte, non riusciamo ad accettare. Quindi diventa un qualcosa da nascondere, di cui forse provare vergogna; insomma un qualcosa da eliminare per apparire più forti, più competitivi. Mi sono fatto l'idea che il “ mondo “ non vuole e non accetti segni di vulnerabilità. Contrariamente il mondo chiede di essere “ forti “ Ma la domanda è: a che prezzo il mondo ci chiede di essere forti? E Poi, bisogna esserlo per sempre, a che età si può smettere di esserlo? Si può smettere di piangere? Si può smettere di amare? Si può smettere di chiamare “ ragazzo “ un uomo di 80 anni ? Si è perdenti? Penso che la sofferenza nasca dal non riuscire a vedere al di là del mare, allora io mi chiedo: Sarà vero che due opposti non possano coesistere? Non possono essere debolezza e forza insieme oppure queste sono due parti distinte dello stesso essere?

Mi piace pensare alla debolezza come fragilità! Perchè la fragilità acquista il valore della preziosità. Ed in un attimo, la vulnerabilità diventa preziosa, bella, gentile! E con quella gentilezza andare oltre, accettarmi e farmi accettare così come sono, accettare le mie fragilità e quelle degli altri!

Mostrarsi con le proprie vulnerabilità vuol dire mostrarsi in maniera autentica agli altri. Quindi la “Fragilità” è autenticità. È molto faticoso mostrarsi fragile, perché ci espone al giudizio, al confronto, alla sofferenza.

Me lo dico, ogni giorno, mi dico che mi appartiene tutto di me, il mio corpo, con tutto ciò che fa e mi da. La mia mente, con tutte le sue immaginazioni, idee e pensieri. Mi appartengono i miei occhi, con tutte le cose che hanno guardato, con tutto l'incanto che hanno subito. Mi appartengono, sono miei, i sentimenti, qualsiasi essi siano: rabbia, gioia, frustrazione, amore, delusione, eccitazione. Amo la mia bocca e tutte le parole che ne escono, educate, dolci o aspre, corrette o scorrette; amo la mia voce, rauca e sgraziata, delicata quando racconta, aspra quando insorge. Mi appartengono le mie fantasie, i miei sogni, le mie speranze, le mie paure. Mi appartengono tutti i miei fallimenti ed errori. Mi appartiene tutto di me! Posso allora far sì che tutto di me sia la più bella impronta che io possa lasciare a chi come me della fragilità e vulnerabilità, ne ha fato una vela per navigare il mare della vita.

Vincenzo Calafiore