giovedì 30 aprile 2026


 

I giochi della memoria

Vincenzo Calafiore

1 Maggio 2026 Udine F.V.G.Italy


...ho sempre voluto essere

il padrone di ogni attimo

della mia vita ! “ Vincenzo Calafiore


Esiste una geografia della narrazione?

Voglio dire, un percorso della memoria che asseconda una -geografia – dell'anima, insomma un luogo della memoria coltivata. In cui si radicano le storie personali e che rimangono tali per sempre?

Dunque la memoria, vista come un collage di storie disposte in un mosaico variegato tra le cui tessere si scorgono squarci di vita vissuta, ricordi personali,note critiche, visi di persone che ormai non esistono più e tanto altro ancora.

Ad armonizzare tutto è, poi, compito della memoria che un po' alla volta scopre il paesaggio, lo intreccia in un dialogo e lo usa come sfondo alle visioni come una conversazione o narrazione che sia.

Ed ecco dipanarsi, da una tessera all'altra, ricordi disseminati per le assolate strade di solitudine, sui dorsali dell'anima, per le notti africane, le attese disattese in riva di un mare spumeggiante.

Ricordi che l'esercizio della memoria, smuove coi suoi turbinii, provocano piacere oltre che dolore, a volte. E lo fa come una giardiniera attenta a non far morire le sue piantine, in un tempo in cui non si è più consapevoli e che tutto ciò che si vive ha il dovere di diventare ricordo, memoria.

E allora ecco perchè quando gioca la memoria è più dolore che dolcezza.

E' un gioco della memoria o una scelta necessaria? Giacchè anche la piantina più umile ha il diritto di riprodursi e la giardiniera-memoria con un lavoro da certosina e con la sua personale narrazione, ed ecco allora che nel vivaio della memoria si compie lo scenario e avviene tutto, mentre il mondo continua indisturbato il suo corso, come se nulla fosse mai accaduto.

Anche se si alternano i racconti personali, lei, la memoria registra, cataloga, archivia, ma non dimentica … tutto ha un ritorno.


Questo è un mondo avido e arido,che pensa in grande. Che chiede molto.

Si nutre di – anima - !

E ce ne sono di anime belle, che pretendono onestà e sincerità! Sentimento che è rimasto deluso, e per cui sono morte.


Non bisogna avere paura, o vergogna di pensare, immagginare, raccontare , sentire, l'amore.

Per me non è mai stato un semplice desiderio profano è qualcosa di più di un sentire, è di amore che si tratta, non di un gioco.

E' un qualcosa che trascina inevitabilmente un senso di perdizione assoluta e di ritrovamento, di rinascimento, di trascendenza irredimibile e di miracolosa congiunzione salvifica.


E' così diseguale la mia vita, da quello che vorrei conoscere!


In questa mia visione della mia vita o analisi di sé non c'è disperazione, ne abisso è come se l'anima riprendesse il volo!


Penso e sono convinto che al di là di tanta immane immondizia e suturazione, ci sia la grande speranza che l'amore redima i folli e spazzi via ogni cosa lasciando viva inaspettatamente una rosa.

E non so, e mai saprò, come l'amore faccia a conoscermi e chi l'abbia messo dentro di me!

mercoledì 29 aprile 2026


 

Soy


Vincenzo Calafiore

29 Aprile 2026 Udine F.V.G.Italy


..la letteratura è un viaggio

fra scrittura diurna e notturna,

fra sogni e illusioni, paradisi e inferni ! “

Vincenzo Calafiore



Soy! Sono. Cosa non lo so, in verità non ho mai capito cosa io sia. Sin da ragazzo ho sempre avuto una matita e un foglio di carta bianca come la neve, come una lastra di ghiaccio su cui far pattinare al ritmo di una musica che sento io solo, le parole.

Parole come acquiloni colorati che riempiono il cielo.


La spiaggia dove da ragazzo andavo a prendere il sole era poco distante da casa mia, nella mia borsa, una sorta di zaino fatto da mia madre, oltre a un asciugamano, c'era un libro da leggere accovacciato o sdraiato nell'ombra che una barca rovesciata, o adagiata su un fianco offriva.

Ho iniziato a scrivere molto presto su qualunque cosa che rassomigliasse a un quaderno. E' così che ha avuto inizio la mia favola!

Con il tempo,ho amato sempre più la mia grave malattia, quella che colpisce gli amanuensi, una malattia dalla quale non si guarisce; ma imparai anche che non si possono scrivere, raccontare, inventare, favole senza la capacità di amare e di dare agli altri il proprio amore... Eppoi oggi chi sarebbe capace di prenderlo?

E dunque come potrei spiegare che io non sono uno scrittore, che a volte la mia fantasia a volte non riesce a trovare una grammatica adeguata al suo linguaggio diverso, insolito, e a volte forzante come la testa di un ariete, per rompre le barriere e raggiungere la libertà del volo?

Diceva giustamente, Rodari che pure la fantasia abbisogna di una sua grammatica; spiegare che io sono sempre vissuto ai margini di un sistema che vuole pensanti uguali, tutti indottrinati, e che ho potuto conoscere persone dalle quali ho appreso storie meravigliose, storie meravigliose che mi sono portatto dentro e ho raccontato e continuo a raccontare a quelli con cui mi trovo bene.

Storie meravigliose che ho cominciato a scrivere durante i lunghi periodi di isolamento totale nel corso della mia detenzione.


Ho voluto scriverle perchè era, è stato, è un modo mio per essere ancora insieme alla moltitudine delle persone conosciute e sconosciute nonostante l'isolamento.

Lo scriverle per me, era un modo di lottare e sconfiggere l'ignoranza e l'analfabetismo che questo ormai genera senza controllo. Un modo per ricongiungermi con i miei fantasmi, per ricongiungermi con tutte quelle persone, bambini, donne, vecchi, barboni, pazzi di libertà, che sono come me.


Spiegare che io sono proprio uno di quei prigionieri che questo sistema ripudia.

Ptrigioniero che non accetta nessuna prigione, e per questo è in fuga, com'è naturale in questo mondo rovesciato.


Disincanto e disillusione non negano, bensì filtrano come un setaccio in gelatinose menzogne proprie di questo sistema, una pappa con la quale tanto volentieri si ingannano gli altri e si inganna se stessi!

Uomini e donne in questi tempi liberi e tolleranti sono tuttavia accuminati dalla stessa solitudine e dall'asssenza gioia di vivere a pieno la cosa più semplice che c'è, che abbiamo, la vita, qualunque vita!






lunedì 27 aprile 2026


 

Dafne


Vincenzo Calafiore

27 Aprile 2026 Udine


... chissà se ti ricorderai di me.

Se avrai tempo di leggere e di pensare

al mio “ essere libero “, alla spiritualità,

al mio bisogno di amare ed essere amato

dalla vita a cui ho dedicato tanto.

Chissà se fiorirà il cardo o una stella alpina,

là dove le mie parole sostano e riprendono nuovo

viaggio! “ Vincenzo Calafiore



Dafne cara, mi leggi e ti lasci nelle emozioni. Non mi conosci, sai poco o quasi niente di me, e casualmente ci ritroviamo proprio in una pagina piena di parole che in qualche modo vanno via parlando di me.

Potrei definirmi – una lettera - ! O sono una lettera che và dappertutto ove siano le ragioni del cuore …. E chissà se sarà vero che questa

lettera” farà un giorno ritorno, ma soprattutto sono quella lettera che ti raggiungerà ovunque tu sia.

Ho sempre presente alla memoria la poesia di Baudelair, sulla dannazione e debbo confessarti che mi ha fatto uno strano effetto.

Ed ecco mia cara Dafne, nella tua lettera, hai usato anche tu quella parola “ dannata “ rinforzandola addirittura con un disperato

per sempre”.

La parola è forte, molto più forte che nella poesia di Baudelair, scritta dopo tutto in altra epoca.

Altra epoca “ ! Allora chi sono io che conosco la poesia e la parola?Che stia viaggiando nel tempo? O sono un perfetto idiota che ancora crede ed è alla ricerca di quel “ simbolo perduto “, dell'Arca del tempo felice?

Nei miei scritti avrai notato che i miei pensieri di varia natura si incontrano e si scontrano in modo all'apparenza casuale e imprevedibile finanche per l'autore. Generando domande nel lettore.

Così introdotta come un'adepta alle varie lettura, che prende la forma di un rito, di ricerca della serenità, della Cultura.


Erano i primi mesi dell'84, e già cominciavo a peredere il contatto col mio corpo. Col libro “ Maree” finito di scrivere nel '90 ero in piena curvatura emozionale, la mia fragile esistenza, provvisoria come un ciao, ne acquisiva un'altra, sconosciuta isola che l'accoglie naufraga, senza chiederle da dove venisse e come era naufragata.

Agonizzavo allora, per una malattia mal conosciuta e che non si sapeva curare.

Dio, mi ha rimesso assieme i pezzi per sopravvivere all'orda dei nuovi barbari, e questo è una fortuna. Loro, i barbari hanno vinto su tutti i fronti, ecco perchè scelsi in quel l'esilio.


Era non soltanto forte ma anche sproporzionata ad un'esistenza, sia pure infelice.

Certo, può darsi che io avessi scritto “ dannata “ perchè non riuscivo a sciogliere il legame con l' “ orrendo “ vissuto. In quella parola c'era qualcosa di più della smania di vivere, qualcosa di oscuro e di indefinibile.


Dafne. Il tuo istinto privo del coraggio necessario per vincere la paura di amare e di vivere, lascia i rapporti sospesi in una sorta di limbo, uno spazio in cui non può sbocciare “ Orfea “ la rosa dell'amore!

Troppe sono le maschere che nascondono il tuo viso, ecco perchè non saprò riconoscerti incontrandoti per caso.




giovedì 23 aprile 2026


 

La Nostalgia


Vincenzo Calafiore

24 Aprile 2026 Udine F.V.G. Italy


La nostalgia della bella lettura, di autori come Montale, Verga, Bevilacqua, Calvino, torna, ed è un tuono a ciel sereno. Oggi il panorama degli scrittori è immenso, tutti scrivono.

Personalmente non ho letto nulla di questi autori; sono profondamente legato a certi autori di cui ne ho menzionati alcuni.

Rileggendoli oggi, riprovo le stesse identiche emozioni e sensazioni di allora, della prima volta. Addirittura di alcuni, leggendo, mi tornano in mente alcuni passaggi che avevo sottolineato.

I miei libri, hanno quasi tutti pagine con sottolineature a matita

un mio metodo di studio ai tempi del Liceo Classico, efficace e rispettoso del libro, poiché mi permetteva di evidenziare i concetti chiave senza rovinare le pagine in modo permanente del libro.


Attorno ad una immagine, scriveva Calvino nella sua lezione sulla visibilità, ne nascono delle altre ed è come se si formasse un campo di analogie, di simmetrie, di contrapposizioni.

La scrittura poi cercherà l'equivalente dell'immagine visiva, in uno sviluppo tendenzialmente coerente, tendenzialmente perchè in realtà è una molteplicità di possibili che si connette tra sensazioni e pensiero, perchè la somma di informazioni, di esperienze, di valori solo potenzialmente si identifica in un mondo dato in blocco, senza un primo e un poi.


Il paesaggio della memoria finisce con l'apparire distante, alternativo alle visioni e alle sensazioni del presente. Ed è nell'abitare questa distanza che forse sarà possibile cogliere lo spessore della mobilità delle forme che si accompagna al diverso percorso mentale.

La vita che si è persa, la vita che non è stata vissuta?

In un paesaggio-memoria che scandisce l'accaduto con tutta l'irrevocabilità del giudizio e che fissa inesorabilmente ciascuno alla sua storia.

Un paesaggio che non è così semplicemente, come appare ad un primo sguardo.

Forse potrei utilizzare l'epigrafe che Stendhal pose ad un capitolo del Rosso e Nero, un romanzo è come uno specchio portato lungo una strada. La strada come metafora della vita. Lo specchio, iconostasi tra soggeeto ed oggetto, tra segno e significato, come metafora della mente.

E allora cambiare il pensiero, la filosofia, di uno stile di vita, ( che ormai non esiste più ), con questo odierno è come cambiare il volto di una città, la facciata di una casa, significa cambiare il modo in cui la vedono e la comprendono coloro che la vivono e sfidano gli assunti culturali dei termini nei quali essi erano soliti vederla, comprenderla, nei quali era consuetudine viverci.


Oggi c'è un mare di libri da leggere, di tanti... tantissimi autori e autrici, non c'è che l'imbarazzo della scelta, sono libri che non rimangono a lungo in una biblioteca, prendono altre vie e all fine finiranno al macero per diventare carta riciclata.

Mentre difficilmente ci si potrebbe stancare di leggere e rileggere un Calvino o un Bevilacqua e i loro libri, le loro parole ancora girano per il mondo!

E' questa la differenza!



mercoledì 22 aprile 2026


 

Sempre


Vincenzo Calafiore

22 Aprile 2026 Udine F.V.G.Italy


Vai a spiegare.

Vai a spiegare il mare!

Vallo a spiegare che per noi

gente di mare il solo guardarlo

è già tutto! “


Vincenzo Calafiore


Cominciano le visioni: nel buio di questa notte gitana un'ombra danza flamenco, sensuale più che mai. Vado all'incontro, al sogno, al luogo della passione.

Dopo una notte così non sei più lo stesso, le tue idee sul tempo e la distanza cambiano.

La velocità è un'andatura esasperante per un uomo di questo millennio.

Ma lentamente questa velocità ti possiede.

Bisognerebbe ritornare alla lentezza, al moto della lentezza, e farsi possedere.

Ti invade un immenso, taciturno e incomunicabile rispetto della natura.

Non sei più nessuno come individuo. Sei solo una delle anime che a milioni sono passate da questa terra e si sono soffermate a guardare il mare.

Pensi alle vite perdute, emigranti, pellegrini,illegali, soldati, contrabbandieri.

Allora capisci le leggende di mare sulle voci, le ombre e i morti che ritornano.

Come spiegare che nel mondo antico non contavano le distanze ma i giorni di cammino; non si dimenticava il volto di un amico e si tornava con la speranza di trovarlo dopo giorni di viaggio a piedi.

Dunque contavano i giorni di cammino e la velocità a cavallo o in barca

Aristotele, dice che il tempo è il numero del movimento.

Io dico che la “ Pegasus “ ripristina il nesso naturale fra il tempo e lo spazio, da il tempo di guardare e osservare, ricordare. Di guardare la terra non com'è, ma come la vede chi naviga.

Non conta quanto è grande un promontorio, ma quanto inconfondibile sia.

La mia notte buia!

Non una luce, niente di niente. La terra è lontana …. e mi salva il cielo. Stelle a milioni, viaggio naso per aria, l'orologiaio dell'universo mi indica la strada fra le costellazioni, la rotta è quella di Orione.


Di notte arde anche l'immaginazione, ti porta ancora più lontano, in fondo al buio assoluto dell'universo.... sono immagini, a volte crude, più spesso poetiche, talvolta visionarie.

E' un viaggio con un orizzonte e una speranza, un futuro. Ma anche con una dimensione interiore.

Come ogni viaggio in questa esistenza da cui il più delle volte viene voglia di scappare piuttosto che rimanerci. Ma ci si immerge anche nel profondo di se stessi, delle proprie paure, del proprio male di vivere.


La “ modernità” finisce ogni giorno e ogni giorno prolunga la sua esistenza con una follia collettiva che occulta ciò che è in piena evidenza: non crediamo alla nostra avventura su questo pianeta. Non abbiamo nessuna religione che ci tiene assieme, nessun progetto da condividere.


Bisognerebbe denunciare l'imbroglio della modernità, il suo aver portato l'umano dalla civiltà del – segno – alla civiltà del -pegno -.

Navighiamo in un mare di merci, e intorno a noi è tutto un panorama periferico abbandonato alla solitudine, all'isolamento, all'impovirimento culturale, alla decadenza sociale, senza onore e dignità.

Per vivere, non abbiamo bisogno di politica e di economia, ma ci vuole il sacro, la spiritualità, ci vorrebbe questo!


Ecco ci vorrebbe l'uomo che sa quando pioverà guardando il cielo che cone le sue mani intreccia la terra e la cultura, non per vendersi meglio, non per smerciare patacche, ma per mettere la sua aria nell'aria del mondo!

Un uomo capace di convincersi che ha qualcosa di miracoloso in se e un futuro che viene da un mare gremito di vele di speranza, da una terra che è un grande “ orto “ con i paesi dentro !


Siempre


Vincenzo Calafiore

22 de abril de 2026, Udine, FVG, Italia


«¡Ve a explicarlo!

¡Ve a explicar el mar!

¡Ve a explicar que para nosotros, los marineros, con solo mirarlo,

lo es todo!»


Vincenzo Calafiore


Las visiones comienzan: en la oscuridad de esta noche gitana, una sombra baila flamenco, más sensual que nunca. Voy al encuentro, al sueño, al lugar de la pasión.


Después de una noche así, uno ya no es el mismo; las ideas sobre el tiempo y la distancia cambian.


La velocidad es un ritmo exasperante para un hombre de este milenio.


Pero poco a poco, esta velocidad te posee.


Deberíamos volver a la lentitud, al movimiento de la lentitud, y dejar que nos posea.


Un inmenso, taciturno e incomunicable respeto por la naturaleza te invade.


Ya no eres un individuo aislado. Eres solo una de las millones de almas que han pasado por esta tierra y se han detenido a contemplar el mar. Piensas en las vidas perdidas: emigrantes, peregrinos, inmigrantes ilegales, soldados, contrabandistas.


Entonces comprendes las leyendas marinas sobre voces, sombras y el regreso de los muertos.


¿Cómo explicar que en el mundo antiguo no importaban las distancias, sino los días de viaje? Uno no olvidaba el rostro de un amigo y regresaba con la esperanza de encontrarlo tras días de camino a pie.


Así que lo que importaba eran los días de viaje y la velocidad a caballo o en barco.


Aristóteles dice que el tiempo es el número del movimiento.


Yo digo que el «Pegaso» restablece la conexión natural entre el tiempo y el espacio, dándonos tiempo para mirar y observar, para recordar. Para mirar la tierra no como es, sino como la ven quienes la navegan.


No importa cuán grande sea un promontorio, sino cuán inconfundible es.


¡Mi noche oscura!


Ni una luz, nada en absoluto. La tierra está lejos... y el cielo me salva. Millones de estrellas, viajo con la nariz en alto, el relojero del universo me muestra el camino entre las constelaciones, la ruta es la de Orión.


Por la noche, la imaginación también arde, llevándote aún más lejos, a las profundidades de la oscuridad absoluta del universo... son imágenes, a veces crudas, más a menudo poéticas, a veces visionarias.


Es un viaje con un horizonte y una esperanza, un futuro. Pero también con una dimensión interior.


Como todo viaje en esta existencia, del que, con frecuencia, queremos escapar en lugar de quedarnos. Pero también nos sumergimos en lo más profundo de nosotros mismos, en nuestros miedos, en nuestro propio dolor de vivir.


La "modernidad" termina cada día, y cada día prolonga su existencia con una locura colectiva que oscurece lo que es evidente: no creemos en nuestra aventura en este planeta. No tenemos una religión que nos una, ningún proyecto que compartir.


Debemos denunciar el engaño de la modernidad, su desplazamiento de la humanidad de la civilización del "signo" a la civilización de la "promesa".


Navegamos en un mar de mercancías, y a nuestro alrededor se extiende un paisaje periférico abandonado a la soledad, el aislamiento, el empobrecimiento cultural, la decadencia social, desprovisto de honor y dignidad.


Para vivir, no necesitamos política ni economía, sino lo sagrado, la espiritualidad: ¡eso es lo que necesitamos!


Necesitamos al hombre que sabe cuándo lloverá con solo mirar el cielo, que entrelaza tierra y cultura con sus manos, no para venderse mejor, no para vender basura, sino para insuflar vida al mundo.


Un hombre capaz de convencerse de que lleva dentro algo milagroso y de un futuro que surge de un mar lleno de velas de esperanza, de una tierra que es un gran "jardín" con aldeas en su interior.


Always


Vincenzo Calafiore

April 22, 2026 Udine, FVG, Italy


“Go explain.

Go explain the sea!

Go explain that for us

seafarers, just looking at it

is everything!”


Vincenzo Calafiore


The visions begin: in the darkness of this gypsy night, a shadow dances flamenco, more sensual than ever. I go to the encounter, to the dream, to the place of passion.

After a night like this, you are no longer the same; your ideas about time and distance change.

Speed ​​is an exasperating pace for a man of this millennium.

But slowly, this speed possesses you.

We should return to slowness, to the motion of slowness, and let it possess us.

An immense, taciturn, and incommunicable respect for nature invades you.

You are no longer a single individual. You are just one of the millions of souls who have passed through this land and stopped to gaze at the sea.

You think of the lives lost, emigrants, pilgrims, illegals, soldiers, smugglers.

Then you understand the sea legends about voices, shadows, and the returning dead.

How to explain that in the ancient world, distances didn't matter, but days of travel; one didn't forget the face of a friend and returned with the hope of finding him after days of travel on foot.

So what mattered were days of travel and speed on horseback or in a boat.

Aristotle says that time is the number of movement.

I say that the "Pegasus" restores the natural connection between time and space, giving us time to look and observe, to remember. To look at the earth not as it is, but as those who sail see it.

It doesn't matter how large a promontory is, but how unmistakable it is.

My dark night!

Not a light, nothing at all. The earth is far away... and the sky saves me. Millions of stars, I travel with my nose in the air, the watchmaker of the universe shows me the way among the constellations, the route is that of Orion.


At night, the imagination also burns, taking you even further, into the depths of the absolute darkness of the universe.... they are images, sometimes crude, more often poetic, sometimes visionary.

It is a journey with a horizon and a hope, a future. But also with an interior dimension.

Like every journey in this existence, from which more often than not, we want to escape rather than stay. But we also dive deep within ourselves, into our fears, into our own pain in living.


"Modernity" ends every day, and every day prolongs its existence with a collective madness that obscures what is plainly evident: we don't believe in our adventure on this planet. We have no religion that holds us together, no project to share.


We should denounce the deception of modernity, its shifting of humanity from the civilization of the "sign" to the civilization of the "pledge."

We navigate a sea of ​​commodities, and around us is a peripheral landscape abandoned to solitude, isolation, cultural impoverishment, social decadence, devoid of honor and dignity.

To live, we don't need politics and economics, but we need the sacred, spirituality—that's what we need!


We need the man who knows when it will rain by looking at the sky that intertwines earth and culture with its hands, not to sell himself better, not to peddle junk, but to breathe his breath into the air of the world!

A man capable of convincing himself that he has something miraculous within him and a future that comes from a sea filled with sails of hope, from a land that is a great "garden" with villages within it!






domenica 19 aprile 2026

 

La Felicità


Vincenzo Calafiore

20 Aprile 2026 Udine F.V.G. Italy


Non ti auguro di essere felice,

sarebbe troppo!

Ma ti auguro di trovarla. Cercala,

trovala in ogni piccola

manifestazione d'affetto. Cercala

ovunque, in ogni cosa che ti circonda,

ma non dimenticarti di cercarla

negli occhi, in fondo al buio degli occhi ! “

Vincenzo Calafiore


Se ami una donna, se l'ami davvero, devi viverla con attenzione.

Non basta una vita in due, la condivisione di ogni cavolata ( lacosa peggiore che si possa pretendere o di fare).

Non basta essere uno accanto all'altra, non servono tante parole.

Per amare una donna la si dovrebbe soltanto guardare fissa negli occhi sempre, ogni qual volta che gli occhi si incontrano, e guardarci dentro, fin dove c'è il buio pesto e non si vede niente.

Lei non chiede di più dell'essere rispettata per quello che è e rappresenta ogni istante del giorno.


“ …. gli occhi!

Non il sorriso o come sorride.

E' lì la felicità, lì si deve cercare! “


La felicità è dove non c'è qualcuno che misura le parole.

Dove ti sembra di volare e stai camminando,

dove non devi giustificarti,

dove non sei giudicata

dove non sei di troppo.

Dove non devi spiegare.

Dove puoi sorridere.

La felicità è dove stai bene, senza difese, è quello il tuo posto!


E' una farfalla che insegui per prenderla senza riuscirci. Ma se ti siedi su un tronco in silenzio, lei si poserà su di te.

Cercala tutti i giorni, senza stancarti. Cercala ora perchè è lì, a portata di mano, perchè ci è stata data da Dio quando siamo nati.

E' di un regalo che si tratta così bello che l'abbiamo nascosta e non ricordiamo dove.

Ma ce l'abbiamo, ce l'hai!

Guardiamo, guarda dapperttutto, in tutti i ripostigli dell'anima, cercala ovunque la felicità, anche quando lei si dimentica di noi, di te, non bisogna rinunciare. Cercala fino all'ultimo giorno della nostra vita. Quindi salta adesso dentro l'esistenza, la tua esistenza e cerca ora adesso, perchè è qui l'eterna felicità.


A te

felicità che annodi la gola e stringi il cuore.

A te che passi veloce come un treno,

come un uragano, e fai brillare gli occhi.

Non ti fermi.

E lasci una visione opaca, di quanto duri

la felicità!

Chissà su quale treno della notte viaggerai.

Lo so passerai, e non ti fermerai!



venerdì 17 aprile 2026


 

Viaggiatori Viaggianti


Vincenzo Calafiore

17 Aprile 2026 Udine F.V.G. Italy


Ci vuole una chiave di evasione dalla quotidianità che si attua grazie ad una fuga silenziosa e serale, su una “ Pegasus” .

Mentre tutto rallenta, con lo spuntare della luna, si accende la fantasia e si comincia a volare lontano da questa prigione; prima di addormentarsi aggrapparsi all'ultimo sogno e con esso andar via.

Viaggiatori viaggianti coloro che hanno una “ Pegasus “ all'ormeggio in un pezzo di cielo negli occhi, coloro che appartengono alla forte razza dei sogni.

Sogno, e nel sogno trattengo il respiro e resto ad ascoltare il rullare delle nuvole, il vento di Orione, e il sogno che dilaga in un altro sogno.

E vedo la mia vita, vela spiegata a navigare!

E' un viaggiare lento, di memoria in memoria, di cortile in cortile e piazze alberate; di albe e tramonti attesi sulle rive di altri mondi lontani, di temporali in temporali, di pioggia in pioggia.

Da un luogo ad un altro seguendo la lunga schiera silenziosa di uomini e donne con il dolore nell'anima, nelle notti scaldate dalla luna.


E ancora in questa età mia, nuova e mendica, sento di poter sognare, aspettando la Signora in nero, anche se sto cedendo al sonno, ritornano a volte i ricordi come leggera pioggerellina d'aprile, ritornano i volti di amici di cortile e di scuola, ricordi che fanno male.

Sogno quei sognatori come me, che aspettano una nuova marea, una nuova luna e una nuova primavera da vivere.

Aspetto la pace tra gli attimi sfuggenti della quotidianità.


Viene mia madre a darmi il bacio, delicato come un sbuffo di nuvola, ora la notte è serena!

Ho qualche altra primavera da aspettare ancora verso la fine del dolore di dentro in questa vita con la fine dell'inverno che mi porto addosso.


Sono semplicemente un uomo che aspettando la fine cerco di interpretare l'ultimo mio monologo. Io amo Vincenzo Calafiore e il suo modo così ermetico, complesso,stupefacente di scrivere parole e poi farle volare sui cieli con la sua ancestrale “ Pegasus “