Si, che si può!
Vincenzo Calafiore
6 Marzo 2026 Udine ( Italy)
“ ...guardare il cielo...
e ritrovarlo sempre,
qualsiasi parte, tu sia!
Anche ogni volta che entriamo
e usciamo dalla nostra vita! “
Vincenzo Calafiore
Guardare il cielo. Lo ritroviamo ogni volta da qualsiasi ovunque ci si trovi. Seguire il lento cammino della luna e delle stelle, ha sempre avuto per me un senso, il senso di una visita grave e felice all'universo di cui faccio parte.
Quando mi separavo da te, vita mia, ci davamo appuntamento su una stella, tu preferivi “ Antares “ la stella più bella e più luminosa,io preferivo “ Sirio” ma vincevi sempre tu!
A me sembrava di vedere il filo roso che ci lega, linea luminosa partire da ciascuno di noi per riunirci poi in Antares.
Contemplando il cielo, di notte, ho misurato la mia gioia, la mia serena esistenza, della solitudine, dell'amore.... “ fedele come il sole al giorno, come il ferro alla calamita, come la terra al suo ombelico... “ diceva Troilo a Cressida!
Poi per u tempo lungo fuggii il cielo, te n'eri andata via!
Il cielo lo ritrovai una notte d'estate, dalla spiaggia di Tropea scrutavo le stelle cercandone una in particolare, Antares, quella sera rimasi a lungo fuori su quella spiaggia, sperando in un tuo ritorno.
Ogni volta che mi si presentavano i motivi per essere felice, avvertivo in me la mia caduta.
Torno a guardare il cielo che amo, chissà perché rassomiglia tanto ai tuoi occhi. E' di un azzurro acceso. Nuvole basse e bianche passano sopra la testa come un gregge al pascolo.
Il sole oggi è come la felicità che ho in me. Ho ricercato un nuovo equilibrio, lo trovo a momenti, poi svanisce.
Noi due siamo stati due voci dello stesso amore e nulla poteva impedirlo. C'eri tu, io e quel “ noi” che non era esattamente la somma di te, di me, era qualcosa di più, un qualcosa che ci avrebbe superati e contenuti.
Il deserto della solitudine, più di ogni altro, libera la fantasia. Ti parlavo, ci adagiavamo fianco a fianco sdraiati sulla riva a guardare il cielo senza pronunciar parola.
Quando il sogno svaniva, e con esso la tua presenza, non provavo tristezza. Tu esistevi, ci eravamo nuovamente incontrati, che importava il resto! Non eravamo uniti e lo siamo da sempre stati.Io foggiavo il mio destino ed esso mi foggiava forse come tu mi volevi.
Avevo la pretesa di considerarmi forte,in realtà senza che me rendessi conto ero stato demolito un po' alla volta e senza alcun dolore, di questo devo essere grato a Chronos che mi ha tenuto nelle sue vertiginose spire. Mi credevo fuori dal cielo ed ero per i suoi occhi il cielo. Mi credevo fuori dal ciclo “ felicità-infelicità” e ignoravo che proprio la felicità era a darmi quella sicurezza di esistere.
Quella nostra felicità la respiravo con la stessa naturalezza con cui respiro l'aria.
Devo accettare un futuro nel quale tu manchi.
Quanto tempo? Avevo domandato ai medici, quando ci hanno fatto entrare in una stanzetta adiacente alla sala operatoria.
Da uno a sei mesi, al massimo, fu la risposta!
Non potete fare in modo che non si svegli più, visto che è ancora addormentata?
No, non si può!
Ma, il cancro non perdona! Costringe a vivere tutto vertiginosamente affinchè non vada perso neanche un minuto. Ammucchiare e stipare immagini e sensazioni, emozioni da poco, e tante silenziose lacrime.
Come trovare una strada, un marciapiede, un incrocio ove non avessimo camminato assieme?
Come trovare la forza di superare il giorno e attendere la notte, la nostra notte?
La verità è che la mia ragione si rifiutava di accettare quessti miragi, ma il cuore no, li cercava.
La vita deve continuare, il grano deve crescere, le Amapole continueranno a dipingere i campi di bellezza, mentre si continua a morire.
E così è cominciata la tua assenza dal mondo. Io sono solo.
Forse non sapevo quanto sarebbe stato pazzesco l'amore mio per te, da quando ti ho vista addormentata con una amapola nelle mani. So invece che è possibile ancora amarci.
Si, che si può!






