venerdì 13 febbraio 2026











 L'Amore


Vincenzo Calafiore

14 Febbraio 2026

( Chiesa di San Valentino Udine )


San Valentino 14 /2/2026


“ La cosa peggiore di questo tempo è l'uomo.

Questo uomo che non è cambiato, anzi è

sempre più sprofondato nel suo insaziabile egoismo.

Questa specie di uomo è così ipocrita e stupido che è capace

di regalare in questa occasione e per questa occasione 

rose rosse e pranzi, cene, gioielli … uomini stupidi se poi le incatenate o peggio ancora le violentate nelle maniere peggiori, le togliete la vita! 

La donna è una galassia ancora da esplorare, è allo stesso tempo il perno su cui rotea la vita. Amatela dunque per questo, 

e il regalo più bello che le possiate fare

sarà quello di amarla così com'è: semplicemente DONNA! “

                                  Vincenzo Calafiore


UDINE: BORGO PRACCHIUSO


La festa di San Valentino  di Borgo Pracchiuso  – Udine- è una manifestazione storica. Si svolse per la prima volta il 14/15/16 febbraio del 1689 , 300 anni fa.

Include momenti religiosi, spettacoli e attività per grandi e piccoli. Immancabili le bancarelle lungo la via, dove è possibile acquistare le tipiche chiavette di San Valentino, simbolo di protezione e buon auspicio, e il tradizionale pane benedetto a forma di “8”, legato a un’antica usanza religiosa. 

San Valentino è la festa degli innamorati e si celebra ogni anno il 14 febbraio.

Ma perché si festeggia? E qual è l'origine della festa? 

La festa di San Valentino sembra sia nata ai tempi dei romani per volere della Chiesa. Per tutto il mese di febbraio, che rappresentava un periodo di rinascita e di purificazione in vista degli albori della primavera, i romani celebravano un rito pagano per la fertilità.

Celebrazioni e riti avvenivano in nome del dio Lupercus: i sacerdoti (detti Luperici) si recavano nella grotta dove si narra che la Lupa avesse allattato Romolo e Remo e compivano riti e sacrifici. Il sangue degli animali veniva sparso per le vie della città e veniva istituita una sorta di "Riffa dell'amore": un bambino estraeva a caso i nomi di un uomo e di una donna che erano chiamati a vivere in intimità per un anno al fine di compiere il rito della fertilità. Con l'avvento del Cristianesimo, tutto iniziò a cambiare e numerose furono le lotte che i cristiani fecero alle feste e ai riti pagani. Papa Gelasio, nel 496 d.C., annullò la festa dei Lupercali e istituì, per il 14 febbraio, il culto di San Valentino.

Chi era San Valentino? Era un vescovo nato a Terni (città di cui ancora oggi è il patrono) che aveva dedicato, nel secondo secolo d.C., la vita alla sua città, teatro di terribili persecuzioni ai danni dei seguaci di Gesù.

Fu proclamato santo nel 197 d.C. da Papa San Feliciano e patrono degli innamorati perché, si narra, fu il primo ad aver celebrato l'unione tra un legionario pagano e una giovane donna cristiana.

Qualcuno sostiene che, durante la sua prigionia, si fosse innamorato della figlia cieca del suo carceriere, Asterius, che grazie alla sua fede avesse ridato la vista alla giovane e che, prima di essere decapitato, avesse inviato all'amata un biglietto di commiato firmato "dal vostro Valentino".

Una frase che è entrata nell'immaginario collettivo di tutto il mondo e che ancora oggi viene largamente usata per indicare una persona davvero innamorata.

Attorno a San Valentino sono nate, nei secoli, numerose leggende e storie.

Ne racconto qualcuna.

La leggenda dei fiori.

Si racconta che San Valentino avesse l'abitudine di regalare ai giovani che attraversavano il suo giardino dei fiori: da qui è nata l'usanza di regalare mazzi di fiori e bigliettini al proprio amato.

La leggenda di Sabino e Serapia.

Il giovane centurione romano Sabino si innamorò perdutamente della bella ternana Serapia, ma i genitori di lei si opponevano al matrimonio: Sabino era pagano e loro erano cristiani. Sabino si rivolse al vescovo Valentino per ricevere il battesimo, ma la mala sorte era in agguato. Serapia si ammalò gravemente di tisi e proprio al capezzale della moribonda Valentino battezzò Sabino e unì in matrimonio i due innamorati, che poi morirono insieme.


La leggenda della rosa della riconciliazione.

Un giorno nel giardino di Valentino passeggiavano due innamorati intenti a litigare. Valentino andò loro incontro porgendo una rosa e pregando il Signore affinché vegliasse su quei giovani amanti. Tempo dopo la coppia tornò da Valentino per ricevere la benedizione al loro matrimonio. In breve tempo la storia che Valentino era attento agli innamorati e pregava per loro si diffuse ovunque, e da ogni dove iniziarono ad arrivare pellegrini il 14 di ogni mese.

Così il giorno 14 divenne il giorno dedicato alle benedizioni degli innamorati, ma la tradizione finì a gennaio del 273, quando Valentino morì.

giovedì 12 febbraio 2026


 








Solo l'amore e la cultura ci potranno salvare


Vincenzo Calafiore

12 Febbraio 2026


Perché tu possa non dimenticare

di quanto sarebbe potuto essere bello che si realizzasse

quel “ grande sogno “ di una umanità

alla deriva. Quel sogno che la vedeva felice

senza le differenze razziali e religiose.

Una umanità con un futuro.

Un futuro che ci aspetta, ci fosse davvero, per noi

un domani, un amico, un'amica, una madre, un padre,

una sorella, “ qualcuno “ capace di accoglierci

e di abbracciarci, che ci chiami col nostro vero nome: fratello,

sorella! E di trovare assieme una strada nuova di pace,

immaginarsela, inventarsela, e su questo pensiero adagiarsi

e lasciarci portare via con la stessa leggerezza di una parola

sola: Pace !

Questo davvero sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita,

qualunque vita.

E le cose non farebbero male, ma ci verrebbero donate,

portate dal sogno della vita. Si potrebbero sfiorarle e poi toccarle

e alla fine farsi abbracciare, amare.

Per questo, farsi ferire, anche morirne. Non importa!

Ma tutto sarebbe finalmente umano.

Basterebbe la fantasia di qualcuno, qualcuna, un padre, un amore,

qualcuno capace.

Lui saprebbe inventarla la strada, qui, in mezzo a questo silenzio,

in questa terra dilaniata, che non vuole più parlarci.

Strada clemente, e dolce, serena.

Una strada da qui al cuore! “

Vincenzo Calafiore





L'ulteriore grave crescita dei più diversi fenomeni di violenza è il frutto di una malattia morale che ormai da molto tempo colpisce sempre più.

Il cinismo e la spregiudicatezza sempre crescenti, il pragmatismo senza principi, il non avere ideali, valori etici, il non credere a nulla, il cercare un illusorio rifugio in cose vane, nella droga, sono le frequenti premesse della violenza che cresce nelle varie forme che sempre più arrivano all'eccesso, ma che ordinatamente si esprimono nel disprezzo dei valori umani dell'altrui, nella sottovalutazione di qualsiasi principio morale, nella carenza di rispetto verso ciò che è estraneo, nella stessa violenza verbale, per non parlare della violenza quotidiana sulle donne, sempre più manca il rispetto delle regole e per gli altri.

Il degrado di valori è cresciuto molto.

Senza ideali, senza l'amicizia, l'affettuosità, l'amore, cresce la malattia morale che è causa di superficialità, cinismo e violenza, che non sono contrastati a sufficienza.

Per sconfiggere questa malattia morale non bastano le leggi e non ne occorrono altre, soprattutto quando vengono poco applicate, quando non c'è la certezza del diritto e della pena.

Ciò che manca è innanzitutto la cultura e lo spirito del rispetto delle regole e dei valori umani e morali.

Occorre essere consapevoli di questa terribile spirale per affrontarla davvero e non con parole di circostanza.

Occorre ricostruire una profonda consapevolezza della responsabilità e degli inscindibili doveri e doveri di ognuno.

Sono indispensabili l'amore e il rispetto.

Senza queste premesse la malattia morale di cui soffriamo si allargherà sempre più, come una piaga infetta.



mercoledì 4 febbraio 2026












 


Il Regno dell'Oltre

Vincenzo Calafiore

04 Febbraio 2026


Ora finalmente lo posso ammettere senza paura, di essere un ladro.

Si ! Sono il ladro di coriandoli.

L'incubo perfetto di Mangiafuoco.

Ogni notte salgo su in cielo con la mia astronave a remi la mia adorata

e indispensabile “ Pegasus”.

Mangiafuoco il temibile e insidioso affabulatore o meglio incantatore di serpenti, non mi fa paura perché non potrà mai raggiungermi e relegarmi dietro le quinti del suo penoso teatro di burattini e marionette.

Non sono mai stato una marionetta, sognatore si, io vivo di sogni!

I suoi Consiglieri, cioè Il Gatto e la Volpe che da villaggio in villaggio cercano di abbonire la sua immagine e nel mentre raccogliere informazioni se ci sono ancora in giro i “sognatori” i suoi nemici... che spacciandosi per artisti di strada nelle mentite vesti di funamboli e cantastorie sfuggono alle guardie, agli informatori al servizio di Mangiafuoco.

Siamo in pochi a volare di notte con la “ Pegasus “, noi siamo coloro che appartengono alla forte razza dei sogni.

La Pegasus è un'astronave che viaggia negli spazi tra le stelle con la sola forza dei remi.

Non è faticoso remare, i suoi remi sono magia, fantasia.

La “ Pegasus “ non è di tutti, non può essere per tutti,è solamente per gli eletti, cioè coloro che hanno in se la fantasia e un sogno, un sogno da raggiungere e realizzare, uno dopo l'altro, fino all'ultima stagione assolata.

Noi, quelli che possediamo una “ Pegasus “ viviamo in un bellissimo Regno cioè il Regno dell'Oltre!

Nel Regno dell'Oltre ti trovi e ti perdi!

Ci insegui i sogni o sei inseguito da loro.

Sfidante-sfidato, desiderante-desiderato, amato. Libero e assieme coatto.

Forse se ancora possibile Amore, amare tutto quello che ti sta attorno e così perderti nei suoi labirinti di mare e di cielo al cui centro di luna e di sole giungano le anime di bambino, bambina, allacciate ai remi della

Pegasus “

Noi sognatori siamo certi: le fiabe sono un dono d'amore! Ecco perché io invento e scrivo, racconto favole, perché si possa ancora sognare.

Perché si possa rimanere liberi!




lunedì 2 febbraio 2026


 








IL SENSO


Vincenzo Calafiore

02 Febbraio 2026


...una vita senza un “ senso “

non è vita, è un viaggiare senza

una destinazione, di tante vie,

di tante cose inutili se manca un “ senso “

o un significato. “

Vincenzo Calafiore


<< Il viaggio comincia dove finiscono le nostre certezze>>: è la sfida quotidiana della conoscenza attraverso i dubbi alla presunzione delle verità assolute o delle secolari abitudini, al mondo chiuso e circoscritto entro i confini del proprio ristretto spazio vitale.

L'Altrove! E' il settimo senso dei poeti e sognatori, viaggianti viaggiatori.

E' la conoscenza dell'abitudine terrena all'esplorazione, al nomadismo, ovvero alla curiosa indagine sull'estraneo, il differente, lo sconosciuto.

Il senso non è solo voglia di conoscere quella che insistente conduce verso gli universi altrove, in cui ci si sente estranei almeno fin quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.

E' anche impulso naturale al passaggio da sé all'altro, come ponte tra sponde di personalità e caratteri che possono, anzi si uniscono nel nome della comune appartenenza o felicità.

Com'è cambiato nel tempo il concetto di felicità?

Cercare di spiegare come la felicità sia stata immaginata nell'età moderna, fino a diventare una pratica culturale, una società in costante movimento, contraddistinta da grandi scoperte, la felicità non va più letta come semplice promessa, bensì come ricerca.

Lo stesso termine “ felicità” riconduce a un passato remoto: alla felicitàs del mondo romano e, prima ancora a felix, ovvero prosperoso, abbondante. Si tratta di un augurio e di un'aspettativa, la speranza in qualcosa che dovrà accadere.

Ma la felicità non è prevedibile né programmabile è in un paesaggio della memoria.

Molto spesso ho visto la felicità cadermi addosso che avrebbe dovuto portarmi vicino al cuore, ma ho anche visto grandi disgrazie.

Qual'è, dunque la vera natura della felicità?

Per Erasmo da Rotterdam nessuno è più felice degli animali che non sono obbligati a seguire alcuna disciplina ma assecondano liberamente la follia. La ricerca della felicità muta quindi direzione, per raggiungere un fine, una meta.

E facendo un passo indietro, Benedetto Spinoza, dalla cui opera, Etica emerge come il bene e il male altro non siano che le idealizzazioni del piacere e dell'utile: la felicità è un bene da godere, un'isola in cui ciascuno è al riparo dal proprio dolore e dagli effetti dell'infelicità, altrui,ieri come oggi!

Nulla può essere più vero, autentico, preciso: l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita, e non nella violenta sfida per la supremazia.

L'esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che porta ovunque il suo bagaglio di cose inutili senza apprendere!

Allora si può viaggiare, nel corso di ogni esistenza, approdando di continuo ai lidi più distanti dal proprio, o cogliendo ogni occasione propizia per render visita a qualcuno che si ama o ancora spostandosi quanto e come si può, anche di poco dai confini del proprio ambito relazionale. Essenziale rimane comunque l'assimilazione del nuovo nella capacità o nella semplice disponibilità ad acquisirne man mano l'essenza; altrimenti il viaggio rimane esperienza fine a se stessa, pressoché inutile!


sabato 31 gennaio 2026


 











La breve vita

Vincenzo Calafiore

1 Febbraio 2026


Ogni volta è così, accade sempre alla stessa maniera di formulare un titolo di un “ pezzo “ da scrivere; rimane in testa e non da tregua.

Va a finire che distratto da altre cose e lettura di un buon libro, Calvino l'ho adorato e ancora oggi dopo tanti anni il piacere di leggerlo è sempre intenso uguale a ieri.

Io scrivo.

Non ritengo di essere uno scrittore, per coloro che da anni ormai in ogni parte del mondo, ( tranne l'Italia) mi leggono e mi seguono, sono uno scrittore, io invece sento di essere un “ ladro di coriandoli “ .

Sono uno che vive in un fuoriscena, esiliato e cercato da un gioco narrativo che favorisce l'anima di un uomo la cui storia si va costituendo attraverso le testimonianze di varie voci di sogni mai dimenticati.

E lo fa con una scrittura rastremata ed estruosa, sigillata e fervida, disponibile ad ogni interpretazione e a ristrutturarsi ogni qualvolta l'occasione ne reclama la pronuncia e distendersi in una costellazione verbale di sapienza, trasmette un'aria antica, fiabesca,estroversa, di una vita passata ai crocevia di sogni e speranze, rubando coriandoli alle stelle nelle selenie luminosità e misteri, e la bellezza notturna !

Raccordate alle cose, le parole esprimono l'incanto di un altrove pronto a crepitare come brace sotto la cenere della comune esistenza centrifugata nel coinvolgente assurdo corso giornaliero che s'impossessa dei destini degli uomini in una sorta di recita fatale e grottesca, innervata in una scrittura volutamente alternante, ora seriosa, ora avvolta da onde e vento di pianure assolate.

Sventagliati da un fiabesco rito e insieme regolati dal rigore del senso, del significato.

E' una scrittura che nasce e segue le influenze dei sogni, che si apre al concetto di un altrove nell'anima e temporale, è un raccontarsi tra un sentire e un andare, ma anche di attese a volte disattese nel chiarore di un sogno o di un ricordo.

Ma mai serva, e lontana dalla logica e dalla razionalità, di questo odierno paradossalmente banale e stupido, servo di barbarie.

Serpeggia intanto la malinconia, un contrappunto amaro di dolcezza sfiorita, dell'andare del tempo inarrestabile e pure di quel grande deserto che si vive dentro e fuori dell'anima.

Nella dorata conchiglia in cui vivo lontano da tutto, risuona la voce del grande dispensatore, cinico e perverso, che offre l'immortalità, quando è di breve vita che si tratta.

Come una farfalla.

Come una Mariposa!


mercoledì 28 gennaio 2026



 







La riflessione


Vincenzo Calafiore

28 Gennaio 2026

Quante Auschwitz?


Nell'insonnia della ragione si è rinnovata la rimemorazione della apertura dei cancelli di Auschwitz, dove si compì in larga misura lo sterminio degli ebrei.

Rimemorazione che non può diventare abitudine, routine, ma che deve servire per riannodare i fili della storia, della tragica unicità della Shoah!

Giornata della memoria quindi per comprendere il senso di eventi orrendi e per tentare di capire con uno sforzo continuo della ragione perché ciò sia potuto accadere.

Seguendo il canone interpretativo di Walter Benjamin, l'Angelus Novus di Paul Klee è altrimenti nominabile come l'Angelo della Storia: ha cantato inni di lode e forse attende di cantare ancora.

E' stato come se non conoscesse canto. Vedeva la storie e i suoi lutti, i lutti che propongono il tema dell'onnipotenza di Dio. Lutti da giudicare? Il suo Giudizio è < la capacità di cogliere le catastrofi del tempo>. Forse aspetta ancora la mezzanotte quando anche Dio si ricorda della < cerva che giace nella polvere> e negli esilii e versa due lacrime che bruciano più di tutto il fuoco del mondo.


C'era un'orchestra, lì nel campo dell'orrore.

Eppure c'era musica, in quei campi dell'orrore. Tra la mortificazione dei corpi e delle anime, tra la distruzione e l'annientamento c'era chi aveva portato, salvato brandelli di qualcosa d'altro e, li difendeva come poteva, affermando le ragioni della vita e del pensiero dove regnava il nonsenso della violenza e della morte.

<< C'era un'orchestra ad Auschwitz >> I figli della Shoah raccontano dell'orchestra di donne messa su nel più spietato dei lager, il campo simbolo di Auschwitz-Birkenau: l'unica orchestra femminile mai esistita in un campo di sterminio, perché i nazisti erano uomini colti e raffinati, e amavano la musica almeno quanto odiavano i loro prigionieri.

L'Orchestra era diretta da Alma Rosé, finissima musicista nipote di Mahler: la musica divenne per loro la salvezza.

L'Olocausto va visto come essenza di Dio o come assenza dell'uomo?

Davanti a noi si aprono stupefatti, angosciosi interrogativi.

Quelli ad esempio che la coscienza ebraica ha incontrato ad Auschwitz: un abisso di smarrimento e di dolore, proprio questo problema solleva un apice di angoscia sull'ontologia del male, ultima istanza riportabile a Dio o da Dio impotentemente subita?

Ma tutto questo interrogarsi certamente scandaloso, questo sofferto

balbettio ci riporta all'assurdo non solo umano di quella storia.

Ma non è dalla filosofia che può giungerci la salvezza, questa ha la missione unica di tener vive le grandi idee della sfera etica.

Per la responsabilizzazione etica dell'umanità.

Questo in qualche modo può ripetersi! << Non ci sono demoni scriveva Primo Levi, in la Ricerca delle Radici >> assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliamo.

QUALSIASI DITTATURA CONTIENE IN SE' LA VIRTUALITA' DI AUSCHWITZ !

E una rimeditazione del famoso detto di Adorno, secondo cui, dopo Auschwitz, non si possono più scrivere poesie.

Kertesz lo rilegge così: dopo Auschwitz si possono scrivere poesie solo su Auschwitz!







martedì 27 gennaio 2026

 

27 GENNAIO << GIORNATA DELLA MEMORIA >>


Vincenzo Calafiore

27 Gennaio 2026


...purtroppo ancora oggi

c'è chi va oltre questa memoria

per la ragione di una stupida ideologia

politica e lo fa calpestando e negando.

Ma Varsavia col suo ghetto ebraico

è ancora lì, come lo sono le case di

quelle persone prelevate e mai più tornate.

Auschwitz e Auschwitz Birkenau, come

il Museo a Oświęcim, sono lì in Polonia

e raccontano, ricordano. “

Vincenzo Calafiore


Purtroppo ancora oggi c'è chi va oltre questa memoria per la ragione di una stupida ideologia politica e lo fa calpestando e negando l'esistenza, l'accaduto storico. Ma Varsavia col suo ghetto ebraico

è ancora lì, come lo sono le case di quelle persone prelevate e mai più tornate.

Auschwitz e Auschwitz Birkenau, come il Museo a Oświęcim, sono lì in Polonia e raccontano, ricordano agli imbecilli che vanno in corteo a protestare e allo stesso tempo sentirsi autorizzati a mettere sottosopra le vie, i quartieri, le città ove sfilano quanto disumano sia l'uomo all'occorrenza, quando viene manipolato e usato come nel caso drammatico di Auschwitz.

Ma la domanda è se valga ancora la pena ricordare con questa giornata della memoria quanto di più terribile e atroce l'uomo sia riuscito a fare, visto che non è cambiato nulla se non il metodo, basti guardare cosa sta succedendo in Iran, basti pensare al risveglio dell'antisemitismo, tanto per citarne qualcuno.

Chiedersi dove sia il senso di questo bagno di sangue, di questo odio che serpeggia e che si autoalimenta diventando sempre più pericoloso.

Oggi dunque si celebra il << Giorno della Memoria >> 1945-2026

ottantunanni da quel 27 gennaio 1945 in cui i russi (sovietici oggi) entrarono ad Auschwitz, nel Lager simbolo nella memoria storica e in particolare nell'immaginario collettivo del delirio di -onnipotenza – di un uomo, di un pazzo, di un fallito, Adolf Hitler!

Il Fuhrer assistè drammaticamente alla fine del suo Reich dal bunker sotto Berlino.

Auschwitz, il Lager- simbolo del sistema concentrazionario nazista ed espressione profonda della crisi della civiltà occidentale e della ragione.

Il Lager- simbolo della Shoah.

Evento qualificabile come “ umano”, anzi “ troppo umano”, che, sottratto alle leggi della Storia, si trasforma in evento metafisico inspiegabile.

L'analisi odierna deve rimuovere i molteplici luoghi comuni antistorici e la stereotipizzazione dei fatti e dei suoi protagonisti su cui si fondano le nostre conoscenze che ricordano di ricordare questa storia, letta tuttora da molti, come le agiografie sui martiri cristiani e sugli eroi civili solo in occasione delle ricorrenze ufficiali celebrative.

Dalla rilettura di AUSCHWITZ le indicazioni per il nostro tempo?

Quelli che uscivano in quei giorni da Auschwitz, scrive ne

<< La Tregua>> Primo Levi, non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi,oltre che da pietà, da un confuso ritegno, era la stessa vergogna che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono e che la sua volontà sia stata nulla.

E allora il punto è capire perché << Auschwitz >> è stato un incidente della storia. E di interrogarsi - non si ripeterà più - o è destinato a ripetersi, o si sta ripetendo come una modalità inscritta nel DNA del genere umano?

Nell'insonnia della ragione celebriamo questo 27 Gennaio in memoria di uomini e donne, bambini che non sono mai più tornati da AUSCHWITZ.