domenica 21 giugno 2026


 










La Noche Marina


Noche marina estatua blanca y verde

te amo duerme conmigo.

Fui por todas las calles calcinandome y muriendo

creciò conmigo la madera el hombre

conquistò su ceniza y se dispuso

a descansar rodeando por la tierra.


Amame sin amor, sangrienta esposa

yo noche oceano,a tu forma abierta

a tu extension que Aldebarain vigila

a la bocca mojada de tu canto

lleguè con el amor que me construje


Amame! Ten noche del mar por el nacer infinito

Amame sin amor, sangrienta esposa!




La Noche Marina


Notte del mare, statua bianca e verde

Ti amo, dormi con me.


Ho percorso tutte le strade, bruciando e morendo

il legno è cresciuto con me, uomo

ha sconfitto la sua cenere e si è sistemato

per riposare, circondato dalla terra.


Amami senza amore, moglie sanguinaria

Io, notte dell'oceano, alla tua forma aperta

alla tua distesa che Aldebarain veglia

alla bocca umida del tuo canto

Sono arrivato con l'amore che mi costruisce


Amami! Sii notte del mare per la nascita infinita

Amami senza amore, moglie sanguinaria!




sabato 20 giugno 2026


 


Di niente, il Mare

( Teatro. “ ARABESCO CALAFIORE )


Da quale ricordo o giorno, da quale poesia cominciare, se non “ dall'ultimo “ ?

Io sono l'ultimo.

Riempio la distanza, le lontananze, di sostanza poetica, di sogni, di quella metamorfosi che mi distingue, ma anche con quel nome, Thèios che mi porto addosso, etimologica che vuole derivare da – théios - !

E che cosa significa << thèios >>? Thèios – leggo in un grosso vocabolario greco- divino, sacro a una divinità, eccelso, nobilissimo, straordinario.

Senonchè quello straordinario viaggiatore viaggiante che sono, io che sono mare, altrove.

Che bello questo monile a me così caro al maschile: théios! , punto il dito all'orizzonte, affettuoso, ammiccante, è su un altro significato che trovo amore.

E rimango ancora qui a guardarti, a perdermi nei tuoi occhi.

Lo so. Sei mare, un mare molto più grande, con un altro mare dentro.

Fra noi la distanza, una linea scura che inghiotte, ogni mio pensiero e le parole.

Una di queste si è salvata ed è: ti Amo!


. Ma dammi retta, cuore!

Lascia perdere.

Lassù, come lei non ascoltano

nemmeno il silenzio.

Vincenzo Calafiore



De nada, Mar.

(Teatro. “ARABESCO CALAFIORE”)


“¿Desde qué recuerdo o día, desde qué poema debería empezar, si no desde el último?”


Yo soy el último.


Lleno la distancia, las distancias, con sustancia poética, con sueños, con esa metamorfosis que me distingue, pero también con ese nombre, Théios, que llevo dentro, un nombre etimológico que se cree que deriva de —¡théios!—.


¿Y qué significa «théios»? Théios —leí en un gran diccionario griego— divino, sagrado para una divinidad, sublime, noble, extraordinario.


Excepto ese extraordinario viajero que soy, yo que soy el mar, en otro lugar.


¡Qué hermosa esta joya, tan querida para mí en masculino: théios! Señalo con el dedo al horizonte, afectuoso, guiñando un ojo; es en otro significado donde encuentro el amor.

Y aquí sigo, mirándote, perdiéndome en tus ojos.


Lo sé. Tú eres el mar, un mar mucho más grande, con otro mar dentro.


Entre nosotros, la distancia, una línea oscura que engulle cada pensamiento y cada palabra.


Una de ellas ha sobrevivido, y es: ¡Te amo!


... ¡Pero escúchame, corazón mío!

Olvídalo.

Allá arriba, como ella, no escuchan

ni siquiera al silencio.


Vincenzo Calafiore

domenica 14 giugno 2026

 

A volte

A volte succede.

Si vorrebbe scomparire

piuttosto che morire dentro un silenzio.

Un silenzio di tante voci e rumori.

A volte sai, non è facile

rimanere senza parole, né memoria

e si vorrebbe urlare, come fa a volte il mare.

Anche i più tenaci cadono, pensieri che lasciano

un segno sospeso nell'aria.

Provo a trattenere il cuore dentro un sogno,

qualunque sogno, fino all'alba.

Una marea lenta, e lenta va fino al prossimo destino.

Calafiore Vincenzo


 

QUEL MARE CHE TI PORTI DENTRO PER UNA VITA


VINCENZO CALAFIORE

15 GIUGNO 2026 UDINE FVG ITALY


Vai a spiegare,

vai a spiegare il mare!

Vallo a spiegare che per noi

gente di mare il solo guardarlo

è già tutto ! “

Vincenzo Calafiore



Sono un'opera incompiuta!


Lo so da sempre, cioè da quando feci la mia scelta di vivere lontano da lui, per avere un futuro.

Quando eravamo soli, io e mia madre, lei non mi chiamava col mio nome, Enzo , come solitamente mi chiamava con questo nome, breve e diretto, perentorio.

In quei momenti di confessione e di carezze sulla testa, seduti su una sedia in balcone, che guardava verso il mare, lei mi chiamava semplicemente mare, precisamente : mare piccolo.

Io in verità al mare ci andavo ogni giorno, sia d'estate che di inverno, e rimanevo lì a guardarlo e ad ascoltarlo per ore. Forse per questo motivo mi aveva dato quel nomignolo.


Il mare mi faceva stare bene, mi sentivo ed ero davvero molto felice!

Del mare conoscevo tutto.

Lo conoscevo bene il mio mare, è lo stesso di quello che mi porto dentro.

Il Mare non è solamente una massa d'acqua capace di uccidere, di distruzione, è qualcosa di più, molto di più.

E' spiritualità, raccoglimento, silenzio, anima, profondità interiore,è insomma l'anima divina di Dio.

Peccato che oggi sia soltanto una discarica, o un posto ove prendere il sole e fare il bagno.... peccato davvero, non è una bella cosa.


Questo di adesso è un mondo stupido. Soffia il vento ignorante e non ci sono più i lunghi viaggi: da qui... dalla riva all'orizzonte !


Per anni ho fatto lo stesso sogno.

Il mare si apriva e mostrava un altro mare, un mare ancora più bello, più lontano, più irraggiungibile.

E quel mare era il mio mare dentro. Era la soglia di altri tempi di mare, mai raggiunto da rive. Era un mare e riva di se stesso.

Penso che sia questo l'amore per il mare.


Si è talmente ciechi da affannarci alla ricerca di una rotta... che non c'è, e ignoriamo il mare che abbiamo dentro!


I veri addii, come il mio con il mare, sono silenziosi , non si sentono, sono nell'anima. Sono i più veri, i più pericolosi. Sono quelli che si tengono per se, dentro. E puoi anche continuare a sentirlo dentro l'amore. Non lo si avrà più se l'hai salutato dentro. L'amore non ha volto, ne una forma, un nome... è un'onda, arriva, entra nella tua vita, come una burrasca, come un vento forte e non lo fermi più: penso sia stato così quando lasciai il mio mare!

I momenti più belli della mia vita li ho vissuti a piedi scalzi su tutte le rive in cui sono stato” !

venerdì 12 giugno 2026


 

Ascoltando il respiro del vento


Vincenzo Calafiore

13 Giugno 2026 Udine FVG Italy



La fortuna di trovarsi qui adesso, in questo millennio, di luci e ombre, in questo mondo diverso, e avere ancora il desiderio di continuare il viaggio fino alla fine.

La fortuna mia è di trovarmi in questo “ cazzabuglio ” con un passato che non muore e una memoria che ricorda tutto senza tralasciare nulla. E con questa fortuna, ho potuto viaggiare in questo luogo a me estraneo, sotto mentite spoglie, con falsi documenti identificativi, senza una fissa dimora in uno spazio senza tempo.

Non so più da quanto tempo vivo clandestinamente, muovendomi pure con fatica tra gente che non fa quasi più uso del linguaggio e quello che ha è un insieme di monosillabi, senza anima, senza passione, falsato e ipocrita .

E sono qui in questo “ cazzabuglio” , un periferico lontano da un cuore meccanico che pulsa notte e giorno, ove la violenza di ogni genere è considerata “ quotidianità “ giustificata e graziata pure.


Vivo con il mio bagaglio ingobrante.

E' un gomitolo di lana, tinta di rosso.

E' un filo sottile, che mi lega alla vita che conosco e non quella che ho.

E' un filo rosso che mi lega all'amore che un tempo ho conosciuto e che non ho più.

Ma anche al dolore che mi porto dentro di trovarmi qui, in questo mondo con cui ho poco da condividere un mondo che ruba esistenza.


E' di esistenza rubata, sottratta, che si tratta.

Rubata a una umanità che ha conosciuto il fascino della grande bellezza. Una umanità che ha avuto in se il respiro del vento e che non è più capace.


So bene di essere ormai giunto ai miei ultimi giri di boa, costretto mio malgrado a condividere questo mio ultimo tempo, con una società

zombie “.

Continuo a chiedermi in che senso questi siano in grado di vedere, chi o che cosa rimane negli occhi. Non so se quel che vedono sia una realtà chiara e completa o chi ancora vive negli occhi.

Sono ancora io, io e basta. Comunque ancora con la mia personale esperienza. Difficile credere che questa società di zombie possa disporre di qualcosa di simile. Quel che conosce è solo che violenza e sopruso di ogni genere.

Comunque, mentre continuo a vivere e guardare questa società, continuo a sentirmi scombussolato, insicuro. Nonostante il netto spartiacque tra esseri viventi e inanimati, resta innegabile che io e loro siamo vincolati alle stesse leggi fisiche, diventare polvere. Chissà, forse la conoscenza e cultura non mi garantiscono nessuno status speciale, forse significa ben poco, forse le figure in piedi davanti a me non sono vive a tutti gli effetti.


Escuchando el aliento del viento

Vincenzo Calafiore

13 de junio de 2026, Udine, FVG, Italia


La fortuna de estar aquí ahora, en este milenio de luz y sombra, en este mundo diferente, y aún tener el deseo de continuar el viaje hasta el final. Mi fortuna es encontrarme en este «caos», con un pasado que nunca muere y una memoria que lo recuerda todo sin omitir nada. Y con esta fortuna, pude viajar a este lugar extranjero, bajo falsas pretensiones, con documentos de identidad falsos, sin un hogar fijo en un espacio atemporal. Ya no sé cuánto tiempo llevo viviendo clandestinamente, luchando incluso entre gente que apenas usa el lenguaje, y lo que tienen es un cúmulo de monosílabos, sin alma, sin pasión, distorsionados e hipócritas.

Y aquí estoy, en este «caos», un suburbio alejado de un corazón mecánico que late día y noche, donde la violencia de cualquier tipo se considera «cotidiana», justificada e incluso perdonada.Vivo con mi pesado equipaje. Es una bola de lana teñida de rojo. Es un hilo fino que me ata a la vida que conozco, no a la que tengo.Es un hilo rojo que me ata al amor que una vez conocí y que ya no tengo.Pero también al dolor que llevo dentro por estar aquí, en este mundo con el que tengo poco que compartir, un mundo que roba la existencia. Esta es una existencia robada, sustraída. Robada a una humanidad que conoció el encanto de la gran belleza. Una humanidad que sintió el aliento del viento en su interior y que ya no es capaz de sentirlo.Sé bien que he llegado a mi punto de inflexión final, obligada, contra mi voluntad, a compartir este último momento de mi vida con una sociedad «zombi». Me pregunto constantemente cómo estas personas pueden ver, quién o qué permanece en sus ojos. No sé si lo que ven es una realidad clara y completa o quién aún vive en esos ojos. Sigo siendo yo, solo yo. Aún con mi propia experiencia personal. Es difícil creer que esta sociedad zombi pueda tener algo así. Lo único que conoce es la violencia y el abuso de todo tipo. Sin embargo, mientras sigo viviendo y observando esta sociedad, sigo sintiéndome inquieto, inseguro. A pesar de la clara división entre seres vivos e inanimados, es innegable que ellos y yo estamos sujetos a las mismas leyes físicas: convertirnos en polvo. Quién sabe, tal vez el conocimiento y la cultura no me otorgan ningún estatus especial, tal vez signifiquen muy poco, tal vez las figuras que tengo delante no estén realmente vivas.


Listening to the Breath of the Wind


Vincenzo Calafiore

June 13, 2026 Udine, FVG, Italy


The good fortune of being here now, in this millennium of light and shadow, in this different world, and still having the desire to continue the journey to the end.

My good fortune is to find myself in this "mess," with a past that never dies and a memory that remembers everything without leaving anything out. And with this good fortune, I was able to travel to this foreign place, under false pretenses, with false identification documents, without a fixed abode in a timeless space.

I no longer know how long I've been living clandestinely, even struggling among people who barely use language anymore, and what they have is a collection of monosyllables, soulless, passionless, distorted, and hypocritical.

And I'm here in this "mess," a suburb far from a mechanical heart that beats night and day, where violence of any kind is considered "everyday," justified and even pardoned.


I live with my cumbersome baggage.

It's a ball of wool, dyed red.

It's a thin thread, binding me to the life I know, not the one I have.

It's a red thread binding me to the love I once knew and no longer have.

But also to the pain I carry within me at being here, in this world with which I have little to share, a world that steals existence.


This is a stolen, subtracted existence.

Stolen from a humanity that has known the allure of great beauty. A humanity that has had the breath of the wind within itself and is no longer capable of it.


I know well that I have now reached my final turning points, forced, against my will, to share this last moment of my life with a

"zombie" society.

I keep wondering how these people are able to see, who or what remains in their eyes. I don't know if what they see is a clear and complete reality or who still lives in those eyes.

It's still me, just me. Still with my own personal experience. It's hard to believe that this zombie society could have something like this. All it knows is violence and abuse of every kind.

However, as I continue to live and watch this society, I continue to feel unsettled, insecure. Despite the clear divide between living and inanimate beings, it remains undeniable that they and I are bound by the same physical laws: turning to dust. Who knows, perhaps knowledge and culture don't grant me any special status, perhaps it means very little, perhaps the figures standing before me aren't truly alive.








martedì 9 giugno 2026

 

Il sogno


L'aurora ritira la rete a maglie strette,

i sogni non hanno scampo, muoiono

all'alba!

Ma il mio piccolo sogno no!, lo ricordo ancora.

Se ti avessi qui ora, ti direi che t'ho amata

da sempre.

Se ti avessi qui ti racconterei

le notti che sono rimasto ad attenderti,

di quante volte sono venuto a te solo per accarezzarti il viso,

bello e sereno mentre dormi.

All'alba non ricordi nulla e come i sogni tu svanisci

dentro un ricordo, in una carezza e un bacio, mancati.

Sul cuscino tracce di rugiada,

segni del passar dei sogni!

Vincenzo Calafiore



El sueño


El amanecer atrapa la red,

los sueños no escapan, mueren

¡al amanecer!


¡Pero no mi pequeño sueño! Aún lo recuerdo.


Si te tuviera aquí ahora, te diría que siempre te he amado.


Si te tuviera aquí, te contaría

de las noches que te esperé,

de cuántas veces vine solo para acariciar tu rostro,

hermoso y sereno mientras duermes.


Al amanecer no recuerdas nada, y como los sueños, te desvaneces

en un recuerdo, en una caricia y un beso, añorados.


En la almohada, rastros de rocío,

¡señales del paso de los sueños!


Vincenzo Calafiore


The Dream


The dawn draws in the tight-meshed net,

dreams have no escape, they die

at dawn!

But not my little dream! I still remember it.

If I had you here now, I'd tell you that I've always loved you

.

If I had you here, I'd tell you

of the nights I stayed waiting for you,

of how many times I came to you just to caress your face,

beautiful and serene while you sleep.

At dawn you remember nothing, and like dreams, you vanish

into a memory, in a caress and a kiss, missed.

On the pillow, traces of dew,

signs of the passing of dreams!

Vincenzo Calafiore


sabato 6 giugno 2026

 Pensa, quanto sarebbe bello,

poterti abbracciare e dirti
piano: ti voglio bene!
Pensa!
Io non so se potrò arrivare lì dove tu sei,
tu lo sai , potresti venirmi in contro
con quel sorriso che hai.
Potresti aiutarmi ad amarti, alla mia maniera
un po' mare, un po' vento...
ma sono io, quella stagione di mezzo di mezzo,
sono quel tempo che non ritorna, ma devi saperlo,
solo io ho potuto amarti cosi!
Vincenzo Calafiore

Piensa en lo hermoso que sería, poder abrazarte y decirte con dulzura: ¡Te amo! ¡Piensa! No sé si podré llegar hasta donde estás, sabes, podrías venir a mi encuentro con esa sonrisa tuya. Podrías ayudarme a amarte, a mi manera, un poco de mar, un poco de viento... pero soy yo, esa estación intermedia, soy ese tiempo que nunca regresa, pero debes saber, ¡solo yo podría amarte así! Vincenzo Calafiore


Think, how beautiful it would be, to be able to hug you and tell you softly: I love you! Think! I don't know if I can get to where you are, you know, you could come to meet me with that smile of yours. You could help me love you, in my own way a little bit of sea, a little bit of wind... but it's me, that in-between season, I'm that time that never returns, but you must know, only I could love you like this! Vincenzo Calafiore