E, ora ?
Vincenzo Calafiore
28 Febbraio 2026
Io sempre con la testa fra le nuvole, non mi rendo conto della mia età anagrafica. Che in verità non comprendo. Non comprendo il suo freddo linguaggio che mi classifica “ vecchio “.
Questo vocabolo nel mio dizionario umano non è contemplato, e di conseguenza non ne comprendo il suo significato.
Che significa vecchio, o essere considerato un vecchio ?
Quel che io ho dentro di che assieme al mio essere in uno strano equilibrio tra esistenza e la scorrevolezza del tempo, cioè voglio dire: esperienza, saggezza che sono e fanno parte, diventano fasciame dell'imbarcazione con la quale ho attraversato la mia vita.
Chi l'avrebbe mai creduto possibile che io potessi raggiungere un così importante traguardo? Nessuno, proprio nessuno, visto che ero destinato sin da giovane età a una morte certa! Io ancor meno di qualsiasi altro.
Eppure ciò che si rifletteva nello specchio di fronte era proprio il mio viso, i miei occhi, i miei capelli ispidi e bianchi, le mie gote …. sono proprio io, insomma, io in carne ed ossa, a trovarmi su un carro.
Infatti, la mia permanenza su quel carro di una carovana di nomadi, gente senza confini, tenuti assieme dallo stesso sogno: la libertà!
Ma solo al fatto che avevo il Gatto e la Volpe sguinzagliati da Mangiafuoco sulle mie tracce.
Stavo fuggendo.
Provavo una strana sensazione, addirittura piacevole, avventurosa.
Non sono mai stato un individuo tracotante e impavido, uno di quelli capace con un solo schiocco delle dita da cambiare il corso delle cose, e neppure perché avessi radicato in me quel grande senso dell'onore: no, ero incredulo unicamente perché sin da giovane avevo deciso che la mia sarebbe stata una vita tranquilla e serena.
Di conseguenza, sempre, mi sono mosso tra persone e cose con cautela e paura, senza mai compiere un passo falso.
A tradirmi da sempre è stata la mia anima che avrebbe voluto, voleva vivere da nomade, e io amavo gli zingari, i gitani …. artisti, cantastorie, abili coi coltelli, ma anche fantastici quando nelle sere di primavera, d'estate, trascorrono la notte ballando e facendo musica attorno a un grande falò.
E torna la mente a Socrate, a cosa fosse per lui la vecchiaia, insomma la sua prospettiva, la prospettiva socratica.
La vecchiaia non è definita tanto dal decadimento fisico, quanto dallo stato d'animo e dalle qualirà interiori dell'individuo …. insomma l'invecchiamento è una fase che bisogna vivere con serenità e saggezza.
Ma io penso che ci sia ancora un qualcosa da aggiungere, un qualcosa che manca in questo pensiero.
La storia mia è una filastrocca, una filastrocca nota, che per gioco ho fatto imparare alle nuvole, sulle note dettate dal vento ...ora piano, ora più forte, un continuo crescendo di emozioni in un sol fiato, come una corale sacra rivolta a Dio.
E ora che la mia strada di campagna s'era dissolta in un desolato gtoviglio di crateri e rovi, quale mai sarebbe stato il mio destino?
Dovrei chiederlo a Dio?
C'era un disegno dietro tutto questo o solo un rimbombante vuoto?
Lo so bene. Conosco perchè ho visto abbastanza, il mondo di Mangiafuoco lo conosco bene, anche se in verità ho cercato di vivere
là dove vive il “ popolo di mezzo” la grande umanità invisibile, la piccola gemma che farà nascere una nuova foresta in un altro altrove.
Ma rimane una domanda, l'ultima, quella che suggella il passo-trapasso a un'altra dimensione. Dove non ce età, là dove non esiste il tempo ne Mangiafuoco. Lì saremo tutti uguali, con la stessa tunica bianca e una cetra nelle mani. Niente armi, niente guerre, niente rancori, niente solitudine.
Vorrei chiedere a Dio se fosse possibile non di fermare la corsa del mio tempo, ma di rallentarlo affinchè possa ancora amare chi da tempo mi ha lasciato solo, fosse un amico, un fratello, un figlio … che importanza avrebbe ora adesso un suo abbraccio?
Tanto da poter dire: ora me ne posso andare via davvero sereno!

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