giovedì 26 febbraio 2026


 

La mia Pasqua nel mondo sconvolto dalla violenza


Vincenzo Calafiore

27 Febbraio 2026


Questo è purtroppo un mondo sconvolto dalla violenza.

Brancoliamo nel buio. Tutto dà segno di disfacimento. Un invisibile tsunami ci sta travolgendo.

Eppure io conosco i segni di una primavera nascosta, ma che c'è !

Ma per vederla bisogna volgere lo sguardo al trove.

Bisogna accorgersi di qualcosa che sta accadendo e germogliando nel silenzio.

Lontano dai riflettori, dagli incantatori di serpenti.

E' come quando stava crollando l'impero romano e sembrava vi fossero solo le rovine e le orde barbariche e i lupi che infestavano ogni luogo:

invece qualcuno silenziosamente stava piantando il seme di una nuova civiltà e della città di Dio.

Dunque non guardate dove guardano tutti, i media, cioè verso le rovine!

Perché la vita e la speranza, la fede, non vengono dalla politica, dai freddi bilanci economici, dall'economia, dagli stati, dagli intellettuali, dalle armi, dagli eserciti e neanche dalle sedicenti rivoluzioni.

La novità vera a guardarla sembra fragile e silenziosa come le gemme che spuntano a rinnovare la vita di un bosco.

CharlesPeguy ( (1873-1914 )

«La Speranza sola non risparmia nulla». Pur essendo stato un uomo dalla triplice fedeltà, a Dio, alla civiltà contadina e alla nazione, la Fede ricopre un primato, perché esito di un cammino. Erede della cultura paysanne e campione di una religiosità popolare radicata nel cattolicesimo, lo scrittore e pensatore francese è, secondo Hans Urs von Balthasar, uno dei dodici cristiani essenziali dai tempi di Cristo. E il suo tortuoso cammino esistenziale, che finirà nel 1914 nelle trincee della Grande Guerra, va colto, per il teologo svizzero, in maniera «indivisibile. Esso lo è grazie a un radicarsi nel profondo, là dove mondo e Chiesa, mondo e grazia si incontrano e si compenetrano sino a essere inscindibili».

Dice Peguy che quando vedi una gemma ti sembra una cosa tanto piccola e fragile che sembra insignificante confrontata a una grande foresta.

Eppure senza quella gemma tutta quella foresta secca non sarebbe che legna da ardere, non sarebbe che un cimitero.

Non avrebbe alcuna speranza.

E dunque oggi voglio racconta rvi come spunta una gemma nella foresta morta.

Una gemma che sfida lo tsnami del tempo, del dolore e della morte.

Immaginate una umanità. E pensatela sulla riva di un mare, qualsiasi mare. Di sicuro viene in mente un gran baccano. Invece questa immensità sulle sponde dell'infinito è in silenzio assoluto e commosso, che lascia sentire la brezza e il rumore delle onde.

E tutti a guardare il “ più bello fra i figli dell'uomo” , davanti all'immaginabile, davanti all'unico uomo veramente affascinante della storia dell'umanità.

L'unico re, umile e veramente potente.

L'unico amico fedele, l'unico che ha pietà di noi miseri uomini.

Ma c'è una domanda da porsi: “ Che cosa sta in piedi nella vita? “

Tutto infatti è spazzato via dal tempo e dalla morte. Anche il potere più formidabile è ridotto in polvere e non resta nulla. E così sembra che non valga la pena vivere o pare che si possa vivere solo cinicamente, ma non bisogna rassegnarsi.

Sentire urgere dentro di sé le esigenze di felicità, di bellezza, di giustizia, di amore, di verità, sentire vibrare, ribollire in ogni fibra del nostro essere e prendere sul serio la decisione più grande della vita: tornare a Dio.

E' l'avventura degli audaci, per gente viva, libera, capace di volersi bene.

Per gente che vuol vivere all'altezza dell'ideale a cui il cuore spinge senza mai fermarsi. Ma cosa può restare in piedi e resistere alla distruzione del tempo, del dolore, del male e della morte ?

Il motto degli antichi monaci certosini diceva: Stat Crux dum volvitur orbis. Che vuole dire: solo l'uomo della Croce rimane invincibile, mentre tutto nel mondo passa e tutto crolla.

Resta solo il potere dell'amore, di colui che ha preso su di se la croce di ognuno di noi.

Colui che ha portato tutte le croci del mondo!


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