Il Viaggio insegna pazienza e adattamento
Vincenzo Calafiore
31 Maggio 2026 Udine F.V.G.Italy
“ Perché nessuno possa dimenticare
che ogni viaggio deve avere un senso,
un significato. Un viaggio nel mare
e alla fine di questo mare quanto sarebbe bello
trovare quello che amiamo ad attenderci.... “
Ceneri di Parole Oceano-Mare 1988 Vincenzo Calafiore
Perché nessuno possa dimenticare che ogni viaggio deve avere un senso, un significato. Un viaggio nel mare e alla fine di questo mare quanto sarebbe bello trovare quello che amiamo ad attenderci... ci fosse un altro mare da attraversare per noi.
Il viaggio comincia dove vanno a finiere i sogni: è la lotta della realtà attraverso il dubbio alla presunzione delle verità o delle abitudini del proprio ristretto spazio vitale.
La fortuna di avere il “ settimo senso” è degli scrittori, viaggiatori nell'anima e si chiama “ Altrove “ !
Non è solo desiderio di conoscere, quella che insistente conduce verso universi sconosciuti; in cui ci si sente estranei, almeno fino a quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.
E' anche impulso naturale al passaggio da sé all'altro, come sponde tra linguaggi e culture diversi, anzi dovrebbero unirsi nel nome della comune appartenenza di specie.
Razza? Umana, Umanità?
E nulla potrà essere più vero, autentico, prezioso : l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita e non nella violenta sfida per la supremazia.
“ diversamente è esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che porta ovunque il suo bagaglio di errori e di cose inutili. “
Allora si può viaggiare, nel corso dell'esistenza, di ogni esistenza, approdando di continuo a isole di umanità distanti dal proprio spazio, o cogliendo ogni occasione proprizia per rendere onore al sogno.
Essenziale rimane, dunque l'assimilazione dell'esperienza, acquisendo man mano l'essenza del vivere, dell'esistenza stessa! Altrimenti il viaggio può rimanere esperienza fine a se stessa, percorso pressoché inutile dell'uomo-tartaruga che portandosi addosso le abitudini, le modalità, i ritmi e i rituali di vita, finisce per spostarsi con tutta la sua casa, rimanendovi intrappolato ovunque si trovi.
Allora attraversando quel mare, consci di non trovare nessuno ad attenderci, ma la speranza ci dice che sempre ci sarà qualcuno e quindi capace prendendoci per mano, di accompagnarci...
Mio Dio! Questo, davvero, sarebbe non solo bello, sarebbe meraviglioso. Sarebbe più dolce la nostra vita, qualunque vita.
E il mondo non sarebbe male,ma ci avvicineremmo sempre più alla felicità dell'esistenza,verremmo trascinati da una corrente d'amore e fratellanza, potremmo sfiorare la leggerezza del vivere, e alla fine farsi toccare dalla vita.
E tutto sarebbe finalmente umano!
Niente più guerre,
niente più fame e sete d'amore.
Niente confini o distese di filo spinato!
Per questo basterebbe solo lasciare che l'amore tornasse ad abitare lì dove è stato sfrattato.

Nessun commento:
Posta un commento