lunedì 1 giugno 2026


 

La Bellezza dell'essere fragile


Vincenzo Calafiore

1 Giugno 2026 Udine F.V.G.Italy


“ …. la fragilità permette di accettare

un mondo che rende difficile restare umani. “

Vincenzo Calafiore



Ho imparato nel tempo della mia “ vita “ che tutto è passeggero. I bei momenti, le emozioni, le persone, i fiori. La vita mi ha insegnato che l’amore è in qualsiasi azione che si compie, nel donare come pure nell'accettare il dolore che lascia. Ho imparato che la vulnerabilità è sempre la scelta giusta perché è facile essere insensibili in un mondo che rende tanto difficile restare umani. Ho imparato che il numero “ 2 “ sta in tutte le cose. La vita e morte. Il dolore e la gioia. Salato e dolce. Io e te ! Il numero “ 2 “ è l'equilibrio perfetto dell'universo: Il cielo e il mare, Marito e Moglie, Un uomo e una Donna! Insomma rende la vita bellissima, rende i nemici amici, amici gli estranei. Due sono le braccia di una madre! Ho imparato a lasciarmi andare nell'energia calda della vita, immergendomi, ho imparato ad amare il mondo. Ho imparato a trattare con gentilezza l'uno e l'altra perchè se non impariamo a trattare con gentilezza il mondo come potremo imparare a trattare con gentilezza la parte più disperata di noi stessi?

Se c'è una cosa che ho imparato negli anni è che non ci sono, non esistono parole buone e parole cattive. Siamo noi, sbagliando anche, ad attribuire il significato e il valore, diversi, appropriato o no, alle parole. Danno anche un significato alle parole, le nostre storie belle o brutte che siano, gli ambienti che frequentiamo, le relazioni personali e interpersonali. Se penso alla parola “ Vulnerabilità” mi viene in mente che in base al nostro vissuto, gli ambienti, le relazioni, ci fanno pensare che sia un qualcosa di negativo, insomma un qualcosa che è in noi, e fa parte di noi, e che il più delle volte, non riusciamo ad accettare. Quindi diventa un qualcosa da nascondere, di cui forse provare vergogna; insomma un qualcosa da eliminare per apparire più forti, più competitivi. Mi sono fatto l'idea che il “ mondo “ non vuole e non accetti segni di vulnerabilità. Contrariamente il mondo chiede di essere “ forti “ Ma la domanda è: a che prezzo il mondo ci chiede di essere forti? E Poi, bisogna esserlo per sempre, a che età si può smettere di esserlo? Si può smettere di piangere? Si può smettere di amare? Si può smettere di chiamare “ ragazzo “ un uomo di 80 anni ? Si è perdenti? Penso che la sofferenza nasca dal non riuscire a vedere al di là del mare, allora io mi chiedo: Sarà vero che due opposti non possano coesistere? Non possono essere debolezza e forza insieme oppure queste sono due parti distinte dello stesso essere?

Mi piace pensare alla debolezza come fragilità! Perchè la fragilità acquista il valore della preziosità. Ed in un attimo, la vulnerabilità diventa preziosa, bella, gentile! E con quella gentilezza andare oltre, accettarmi e farmi accettare così come sono, accettare le mie fragilità e quelle degli altri!

Mostrarsi con le proprie vulnerabilità vuol dire mostrarsi in maniera autentica agli altri. Quindi la “Fragilità” è autenticità. È molto faticoso mostrarsi fragile, perché ci espone al giudizio, al confronto, alla sofferenza.

Me lo dico, ogni giorno, mi dico che mi appartiene tutto di me, il mio corpo, con tutto ciò che fa e mi da. La mia mente, con tutte le sue immaginazioni, idee e pensieri. Mi appartengono i miei occhi, con tutte le cose che hanno guardato, con tutto l'incanto che hanno subito. Mi appartengono, sono miei, i sentimenti, qualsiasi essi siano: rabbia, gioia, frustrazione, amore, delusione, eccitazione. Amo la mia bocca e tutte le parole che ne escono, educate, dolci o aspre, corrette o scorrette; amo la mia voce, rauca e sgraziata, delicata quando racconta, aspra quando insorge. Mi appartengono le mie fantasie, i miei sogni, le mie speranze, le mie paure. Mi appartengono tutti i miei fallimenti ed errori. Mi appartiene tutto di me! Posso allora far sì che tutto di me sia la più bella impronta che io possa lasciare a chi come me della fragilità e vulnerabilità, ne ha fato una vela per navigare il mare della vita.

Vincenzo Calafiore