venerdì 13 febbraio 2026

BUON SAN VALENTINO A VOI ! 











 L'Amore


Vincenzo Calafiore

14 Febbraio 2026

( Chiesa di San Valentino Udine )


San Valentino 14 /2/2026


“ La cosa peggiore di questo tempo è l'uomo.

Questo uomo che non è cambiato, anzi è

sempre più sprofondato nel suo insaziabile egoismo.

Questa specie di uomo è così ipocrita e stupido che è capace

di regalare in questa occasione e per questa occasione 

rose rosse e pranzi, cene, gioielli … uomini stupidi se poi le incatenate o peggio ancora le violentate nelle maniere peggiori, le togliete la vita! 

La donna è una galassia ancora da esplorare, è allo stesso tempo il perno su cui rotea la vita. Amatela dunque per questo, 

e il regalo più bello che le possiate fare

sarà quello di amarla così com'è: semplicemente DONNA! “

                                  Vincenzo Calafiore


UDINE: BORGO PRACCHIUSO


La festa di San Valentino  di Borgo Pracchiuso  – Udine- è una manifestazione storica. Si svolse per la prima volta il 14/15/16 febbraio del 1689 , 300 anni fa.

Include momenti religiosi, spettacoli e attività per grandi e piccoli. Immancabili le bancarelle lungo la via, dove è possibile acquistare le tipiche chiavette di San Valentino, simbolo di protezione e buon auspicio, e il tradizionale pane benedetto a forma di “8”, legato a un’antica usanza religiosa. 

San Valentino è la festa degli innamorati e si celebra ogni anno il 14 febbraio.

Ma perché si festeggia? E qual è l'origine della festa? 

La festa di San Valentino sembra sia nata ai tempi dei romani per volere della Chiesa. Per tutto il mese di febbraio, che rappresentava un periodo di rinascita e di purificazione in vista degli albori della primavera, i romani celebravano un rito pagano per la fertilità.

Celebrazioni e riti avvenivano in nome del dio Lupercus: i sacerdoti (detti Luperici) si recavano nella grotta dove si narra che la Lupa avesse allattato Romolo e Remo e compivano riti e sacrifici. Il sangue degli animali veniva sparso per le vie della città e veniva istituita una sorta di "Riffa dell'amore": un bambino estraeva a caso i nomi di un uomo e di una donna che erano chiamati a vivere in intimità per un anno al fine di compiere il rito della fertilità. Con l'avvento del Cristianesimo, tutto iniziò a cambiare e numerose furono le lotte che i cristiani fecero alle feste e ai riti pagani. Papa Gelasio, nel 496 d.C., annullò la festa dei Lupercali e istituì, per il 14 febbraio, il culto di San Valentino.

Chi era San Valentino? Era un vescovo nato a Terni (città di cui ancora oggi è il patrono) che aveva dedicato, nel secondo secolo d.C., la vita alla sua città, teatro di terribili persecuzioni ai danni dei seguaci di Gesù.

Fu proclamato santo nel 197 d.C. da Papa San Feliciano e patrono degli innamorati perché, si narra, fu il primo ad aver celebrato l'unione tra un legionario pagano e una giovane donna cristiana.

Qualcuno sostiene che, durante la sua prigionia, si fosse innamorato della figlia cieca del suo carceriere, Asterius, che grazie alla sua fede avesse ridato la vista alla giovane e che, prima di essere decapitato, avesse inviato all'amata un biglietto di commiato firmato "dal vostro Valentino".

Una frase che è entrata nell'immaginario collettivo di tutto il mondo e che ancora oggi viene largamente usata per indicare una persona davvero innamorata.

Attorno a San Valentino sono nate, nei secoli, numerose leggende e storie.

Ne racconto qualcuna.

La leggenda dei fiori.

Si racconta che San Valentino avesse l'abitudine di regalare ai giovani che attraversavano il suo giardino dei fiori: da qui è nata l'usanza di regalare mazzi di fiori e bigliettini al proprio amato.

La leggenda di Sabino e Serapia.

Il giovane centurione romano Sabino si innamorò perdutamente della bella ternana Serapia, ma i genitori di lei si opponevano al matrimonio: Sabino era pagano e loro erano cristiani. Sabino si rivolse al vescovo Valentino per ricevere il battesimo, ma la mala sorte era in agguato. Serapia si ammalò gravemente di tisi e proprio al capezzale della moribonda Valentino battezzò Sabino e unì in matrimonio i due innamorati, che poi morirono insieme.


La leggenda della rosa della riconciliazione.

Un giorno nel giardino di Valentino passeggiavano due innamorati intenti a litigare. Valentino andò loro incontro porgendo una rosa e pregando il Signore affinché vegliasse su quei giovani amanti. Tempo dopo la coppia tornò da Valentino per ricevere la benedizione al loro matrimonio. In breve tempo la storia che Valentino era attento agli innamorati e pregava per loro si diffuse ovunque, e da ogni dove iniziarono ad arrivare pellegrini il 14 di ogni mese.

Così il giorno 14 divenne il giorno dedicato alle benedizioni degli innamorati, ma la tradizione finì a gennaio del 273, quando Valentino morì.

giovedì 12 febbraio 2026


 








Solo l'amore e la cultura ci potranno salvare


Vincenzo Calafiore

12 Febbraio 2026


Perché tu possa non dimenticare

di quanto sarebbe potuto essere bello che si realizzasse

quel “ grande sogno “ di una umanità

alla deriva. Quel sogno che la vedeva felice

senza le differenze razziali e religiose.

Una umanità con un futuro.

Un futuro che ci aspetta, ci fosse davvero, per noi

un domani, un amico, un'amica, una madre, un padre,

una sorella, “ qualcuno “ capace di accoglierci

e di abbracciarci, che ci chiami col nostro vero nome: fratello,

sorella! E di trovare assieme una strada nuova di pace,

immaginarsela, inventarsela, e su questo pensiero adagiarsi

e lasciarci portare via con la stessa leggerezza di una parola

sola: Pace !

Questo davvero sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita,

qualunque vita.

E le cose non farebbero male, ma ci verrebbero donate,

portate dal sogno della vita. Si potrebbero sfiorarle e poi toccarle

e alla fine farsi abbracciare, amare.

Per questo, farsi ferire, anche morirne. Non importa!

Ma tutto sarebbe finalmente umano.

Basterebbe la fantasia di qualcuno, qualcuna, un padre, un amore,

qualcuno capace.

Lui saprebbe inventarla la strada, qui, in mezzo a questo silenzio,

in questa terra dilaniata, che non vuole più parlarci.

Strada clemente, e dolce, serena.

Una strada da qui al cuore! “

Vincenzo Calafiore





L'ulteriore grave crescita dei più diversi fenomeni di violenza è il frutto di una malattia morale che ormai da molto tempo colpisce sempre più.

Il cinismo e la spregiudicatezza sempre crescenti, il pragmatismo senza principi, il non avere ideali, valori etici, il non credere a nulla, il cercare un illusorio rifugio in cose vane, nella droga, sono le frequenti premesse della violenza che cresce nelle varie forme che sempre più arrivano all'eccesso, ma che ordinatamente si esprimono nel disprezzo dei valori umani dell'altrui, nella sottovalutazione di qualsiasi principio morale, nella carenza di rispetto verso ciò che è estraneo, nella stessa violenza verbale, per non parlare della violenza quotidiana sulle donne, sempre più manca il rispetto delle regole e per gli altri.

Il degrado di valori è cresciuto molto.

Senza ideali, senza l'amicizia, l'affettuosità, l'amore, cresce la malattia morale che è causa di superficialità, cinismo e violenza, che non sono contrastati a sufficienza.

Per sconfiggere questa malattia morale non bastano le leggi e non ne occorrono altre, soprattutto quando vengono poco applicate, quando non c'è la certezza del diritto e della pena.

Ciò che manca è innanzitutto la cultura e lo spirito del rispetto delle regole e dei valori umani e morali.

Occorre essere consapevoli di questa terribile spirale per affrontarla davvero e non con parole di circostanza.

Occorre ricostruire una profonda consapevolezza della responsabilità e degli inscindibili doveri e doveri di ognuno.

Sono indispensabili l'amore e il rispetto.

Senza queste premesse la malattia morale di cui soffriamo si allargherà sempre più, come una piaga infetta.



mercoledì 4 febbraio 2026












 


Il Regno dell'Oltre

Vincenzo Calafiore

04 Febbraio 2026


Ora finalmente lo posso ammettere senza paura, di essere un ladro.

Si ! Sono il ladro di coriandoli.

L'incubo perfetto di Mangiafuoco.

Ogni notte salgo su in cielo con la mia astronave a remi la mia adorata

e indispensabile “ Pegasus”.

Mangiafuoco il temibile e insidioso affabulatore o meglio incantatore di serpenti, non mi fa paura perché non potrà mai raggiungermi e relegarmi dietro le quinti del suo penoso teatro di burattini e marionette.

Non sono mai stato una marionetta, sognatore si, io vivo di sogni!

I suoi Consiglieri, cioè Il Gatto e la Volpe che da villaggio in villaggio cercano di abbonire la sua immagine e nel mentre raccogliere informazioni se ci sono ancora in giro i “sognatori” i suoi nemici... che spacciandosi per artisti di strada nelle mentite vesti di funamboli e cantastorie sfuggono alle guardie, agli informatori al servizio di Mangiafuoco.

Siamo in pochi a volare di notte con la “ Pegasus “, noi siamo coloro che appartengono alla forte razza dei sogni.

La Pegasus è un'astronave che viaggia negli spazi tra le stelle con la sola forza dei remi.

Non è faticoso remare, i suoi remi sono magia, fantasia.

La “ Pegasus “ non è di tutti, non può essere per tutti,è solamente per gli eletti, cioè coloro che hanno in se la fantasia e un sogno, un sogno da raggiungere e realizzare, uno dopo l'altro, fino all'ultima stagione assolata.

Noi, quelli che possediamo una “ Pegasus “ viviamo in un bellissimo Regno cioè il Regno dell'Oltre!

Nel Regno dell'Oltre ti trovi e ti perdi!

Ci insegui i sogni o sei inseguito da loro.

Sfidante-sfidato, desiderante-desiderato, amato. Libero e assieme coatto.

Forse se ancora possibile Amore, amare tutto quello che ti sta attorno e così perderti nei suoi labirinti di mare e di cielo al cui centro di luna e di sole giungano le anime di bambino, bambina, allacciate ai remi della

Pegasus “

Noi sognatori siamo certi: le fiabe sono un dono d'amore! Ecco perché io invento e scrivo, racconto favole, perché si possa ancora sognare.

Perché si possa rimanere liberi!




lunedì 2 febbraio 2026


 








IL SENSO


Vincenzo Calafiore

02 Febbraio 2026


...una vita senza un “ senso “

non è vita, è un viaggiare senza

una destinazione, di tante vie,

di tante cose inutili se manca un “ senso “

o un significato. “

Vincenzo Calafiore


<< Il viaggio comincia dove finiscono le nostre certezze>>: è la sfida quotidiana della conoscenza attraverso i dubbi alla presunzione delle verità assolute o delle secolari abitudini, al mondo chiuso e circoscritto entro i confini del proprio ristretto spazio vitale.

L'Altrove! E' il settimo senso dei poeti e sognatori, viaggianti viaggiatori.

E' la conoscenza dell'abitudine terrena all'esplorazione, al nomadismo, ovvero alla curiosa indagine sull'estraneo, il differente, lo sconosciuto.

Il senso non è solo voglia di conoscere quella che insistente conduce verso gli universi altrove, in cui ci si sente estranei almeno fin quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.

E' anche impulso naturale al passaggio da sé all'altro, come ponte tra sponde di personalità e caratteri che possono, anzi si uniscono nel nome della comune appartenenza o felicità.

Com'è cambiato nel tempo il concetto di felicità?

Cercare di spiegare come la felicità sia stata immaginata nell'età moderna, fino a diventare una pratica culturale, una società in costante movimento, contraddistinta da grandi scoperte, la felicità non va più letta come semplice promessa, bensì come ricerca.

Lo stesso termine “ felicità” riconduce a un passato remoto: alla felicitàs del mondo romano e, prima ancora a felix, ovvero prosperoso, abbondante. Si tratta di un augurio e di un'aspettativa, la speranza in qualcosa che dovrà accadere.

Ma la felicità non è prevedibile né programmabile è in un paesaggio della memoria.

Molto spesso ho visto la felicità cadermi addosso che avrebbe dovuto portarmi vicino al cuore, ma ho anche visto grandi disgrazie.

Qual'è, dunque la vera natura della felicità?

Per Erasmo da Rotterdam nessuno è più felice degli animali che non sono obbligati a seguire alcuna disciplina ma assecondano liberamente la follia. La ricerca della felicità muta quindi direzione, per raggiungere un fine, una meta.

E facendo un passo indietro, Benedetto Spinoza, dalla cui opera, Etica emerge come il bene e il male altro non siano che le idealizzazioni del piacere e dell'utile: la felicità è un bene da godere, un'isola in cui ciascuno è al riparo dal proprio dolore e dagli effetti dell'infelicità, altrui,ieri come oggi!

Nulla può essere più vero, autentico, preciso: l'altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita, e non nella violenta sfida per la supremazia.

L'esperienza inutile dell'uomo-tartaruga che porta ovunque il suo bagaglio di cose inutili senza apprendere!

Allora si può viaggiare, nel corso di ogni esistenza, approdando di continuo ai lidi più distanti dal proprio, o cogliendo ogni occasione propizia per render visita a qualcuno che si ama o ancora spostandosi quanto e come si può, anche di poco dai confini del proprio ambito relazionale. Essenziale rimane comunque l'assimilazione del nuovo nella capacità o nella semplice disponibilità ad acquisirne man mano l'essenza; altrimenti il viaggio rimane esperienza fine a se stessa, pressoché inutile!


sabato 31 gennaio 2026


 











La breve vita

Vincenzo Calafiore

1 Febbraio 2026


Ogni volta è così, accade sempre alla stessa maniera di formulare un titolo di un “ pezzo “ da scrivere; rimane in testa e non da tregua.

Va a finire che distratto da altre cose e lettura di un buon libro, Calvino l'ho adorato e ancora oggi dopo tanti anni il piacere di leggerlo è sempre intenso uguale a ieri.

Io scrivo.

Non ritengo di essere uno scrittore, per coloro che da anni ormai in ogni parte del mondo, ( tranne l'Italia) mi leggono e mi seguono, sono uno scrittore, io invece sento di essere un “ ladro di coriandoli “ .

Sono uno che vive in un fuoriscena, esiliato e cercato da un gioco narrativo che favorisce l'anima di un uomo la cui storia si va costituendo attraverso le testimonianze di varie voci di sogni mai dimenticati.

E lo fa con una scrittura rastremata ed estruosa, sigillata e fervida, disponibile ad ogni interpretazione e a ristrutturarsi ogni qualvolta l'occasione ne reclama la pronuncia e distendersi in una costellazione verbale di sapienza, trasmette un'aria antica, fiabesca,estroversa, di una vita passata ai crocevia di sogni e speranze, rubando coriandoli alle stelle nelle selenie luminosità e misteri, e la bellezza notturna !

Raccordate alle cose, le parole esprimono l'incanto di un altrove pronto a crepitare come brace sotto la cenere della comune esistenza centrifugata nel coinvolgente assurdo corso giornaliero che s'impossessa dei destini degli uomini in una sorta di recita fatale e grottesca, innervata in una scrittura volutamente alternante, ora seriosa, ora avvolta da onde e vento di pianure assolate.

Sventagliati da un fiabesco rito e insieme regolati dal rigore del senso, del significato.

E' una scrittura che nasce e segue le influenze dei sogni, che si apre al concetto di un altrove nell'anima e temporale, è un raccontarsi tra un sentire e un andare, ma anche di attese a volte disattese nel chiarore di un sogno o di un ricordo.

Ma mai serva, e lontana dalla logica e dalla razionalità, di questo odierno paradossalmente banale e stupido, servo di barbarie.

Serpeggia intanto la malinconia, un contrappunto amaro di dolcezza sfiorita, dell'andare del tempo inarrestabile e pure di quel grande deserto che si vive dentro e fuori dell'anima.

Nella dorata conchiglia in cui vivo lontano da tutto, risuona la voce del grande dispensatore, cinico e perverso, che offre l'immortalità, quando è di breve vita che si tratta.

Come una farfalla.

Come una Mariposa!


mercoledì 28 gennaio 2026



 







La riflessione


Vincenzo Calafiore

28 Gennaio 2026

Quante Auschwitz?


Nell'insonnia della ragione si è rinnovata la rimemorazione della apertura dei cancelli di Auschwitz, dove si compì in larga misura lo sterminio degli ebrei.

Rimemorazione che non può diventare abitudine, routine, ma che deve servire per riannodare i fili della storia, della tragica unicità della Shoah!

Giornata della memoria quindi per comprendere il senso di eventi orrendi e per tentare di capire con uno sforzo continuo della ragione perché ciò sia potuto accadere.

Seguendo il canone interpretativo di Walter Benjamin, l'Angelus Novus di Paul Klee è altrimenti nominabile come l'Angelo della Storia: ha cantato inni di lode e forse attende di cantare ancora.

E' stato come se non conoscesse canto. Vedeva la storie e i suoi lutti, i lutti che propongono il tema dell'onnipotenza di Dio. Lutti da giudicare? Il suo Giudizio è < la capacità di cogliere le catastrofi del tempo>. Forse aspetta ancora la mezzanotte quando anche Dio si ricorda della < cerva che giace nella polvere> e negli esilii e versa due lacrime che bruciano più di tutto il fuoco del mondo.


C'era un'orchestra, lì nel campo dell'orrore.

Eppure c'era musica, in quei campi dell'orrore. Tra la mortificazione dei corpi e delle anime, tra la distruzione e l'annientamento c'era chi aveva portato, salvato brandelli di qualcosa d'altro e, li difendeva come poteva, affermando le ragioni della vita e del pensiero dove regnava il nonsenso della violenza e della morte.

<< C'era un'orchestra ad Auschwitz >> I figli della Shoah raccontano dell'orchestra di donne messa su nel più spietato dei lager, il campo simbolo di Auschwitz-Birkenau: l'unica orchestra femminile mai esistita in un campo di sterminio, perché i nazisti erano uomini colti e raffinati, e amavano la musica almeno quanto odiavano i loro prigionieri.

L'Orchestra era diretta da Alma Rosé, finissima musicista nipote di Mahler: la musica divenne per loro la salvezza.

L'Olocausto va visto come essenza di Dio o come assenza dell'uomo?

Davanti a noi si aprono stupefatti, angosciosi interrogativi.

Quelli ad esempio che la coscienza ebraica ha incontrato ad Auschwitz: un abisso di smarrimento e di dolore, proprio questo problema solleva un apice di angoscia sull'ontologia del male, ultima istanza riportabile a Dio o da Dio impotentemente subita?

Ma tutto questo interrogarsi certamente scandaloso, questo sofferto

balbettio ci riporta all'assurdo non solo umano di quella storia.

Ma non è dalla filosofia che può giungerci la salvezza, questa ha la missione unica di tener vive le grandi idee della sfera etica.

Per la responsabilizzazione etica dell'umanità.

Questo in qualche modo può ripetersi! << Non ci sono demoni scriveva Primo Levi, in la Ricerca delle Radici >> assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliamo.

QUALSIASI DITTATURA CONTIENE IN SE' LA VIRTUALITA' DI AUSCHWITZ !

E una rimeditazione del famoso detto di Adorno, secondo cui, dopo Auschwitz, non si possono più scrivere poesie.

Kertesz lo rilegge così: dopo Auschwitz si possono scrivere poesie solo su Auschwitz!







martedì 27 gennaio 2026

 

27 GENNAIO << GIORNATA DELLA MEMORIA >>


Vincenzo Calafiore

27 Gennaio 2026


...purtroppo ancora oggi

c'è chi va oltre questa memoria

per la ragione di una stupida ideologia

politica e lo fa calpestando e negando.

Ma Varsavia col suo ghetto ebraico

è ancora lì, come lo sono le case di

quelle persone prelevate e mai più tornate.

Auschwitz e Auschwitz Birkenau, come

il Museo a Oświęcim, sono lì in Polonia

e raccontano, ricordano. “

Vincenzo Calafiore


Purtroppo ancora oggi c'è chi va oltre questa memoria per la ragione di una stupida ideologia politica e lo fa calpestando e negando l'esistenza, l'accaduto storico. Ma Varsavia col suo ghetto ebraico

è ancora lì, come lo sono le case di quelle persone prelevate e mai più tornate.

Auschwitz e Auschwitz Birkenau, come il Museo a Oświęcim, sono lì in Polonia e raccontano, ricordano agli imbecilli che vanno in corteo a protestare e allo stesso tempo sentirsi autorizzati a mettere sottosopra le vie, i quartieri, le città ove sfilano quanto disumano sia l'uomo all'occorrenza, quando viene manipolato e usato come nel caso drammatico di Auschwitz.

Ma la domanda è se valga ancora la pena ricordare con questa giornata della memoria quanto di più terribile e atroce l'uomo sia riuscito a fare, visto che non è cambiato nulla se non il metodo, basti guardare cosa sta succedendo in Iran, basti pensare al risveglio dell'antisemitismo, tanto per citarne qualcuno.

Chiedersi dove sia il senso di questo bagno di sangue, di questo odio che serpeggia e che si autoalimenta diventando sempre più pericoloso.

Oggi dunque si celebra il << Giorno della Memoria >> 1945-2026

ottantunanni da quel 27 gennaio 1945 in cui i russi (sovietici oggi) entrarono ad Auschwitz, nel Lager simbolo nella memoria storica e in particolare nell'immaginario collettivo del delirio di -onnipotenza – di un uomo, di un pazzo, di un fallito, Adolf Hitler!

Il Fuhrer assistè drammaticamente alla fine del suo Reich dal bunker sotto Berlino.

Auschwitz, il Lager- simbolo del sistema concentrazionario nazista ed espressione profonda della crisi della civiltà occidentale e della ragione.

Il Lager- simbolo della Shoah.

Evento qualificabile come “ umano”, anzi “ troppo umano”, che, sottratto alle leggi della Storia, si trasforma in evento metafisico inspiegabile.

L'analisi odierna deve rimuovere i molteplici luoghi comuni antistorici e la stereotipizzazione dei fatti e dei suoi protagonisti su cui si fondano le nostre conoscenze che ricordano di ricordare questa storia, letta tuttora da molti, come le agiografie sui martiri cristiani e sugli eroi civili solo in occasione delle ricorrenze ufficiali celebrative.

Dalla rilettura di AUSCHWITZ le indicazioni per il nostro tempo?

Quelli che uscivano in quei giorni da Auschwitz, scrive ne

<< La Tregua>> Primo Levi, non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi,oltre che da pietà, da un confuso ritegno, era la stessa vergogna che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono e che la sua volontà sia stata nulla.

E allora il punto è capire perché << Auschwitz >> è stato un incidente della storia. E di interrogarsi - non si ripeterà più - o è destinato a ripetersi, o si sta ripetendo come una modalità inscritta nel DNA del genere umano?

Nell'insonnia della ragione celebriamo questo 27 Gennaio in memoria di uomini e donne, bambini che non sono mai più tornati da AUSCHWITZ.

lunedì 26 gennaio 2026


 


VIAGIANTES


Vincenzo Calafiore

27 Gennaio 2026


Dal verbo sognare per designare quegli uomini che non si accontentano della quotidianità con tutto il suo carico di cose più o meno utili, più o meno discutibili, ma che prendono in considerazione

ogni aspetto della vita, vogliono andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono.


Quel cercare che è già di per sé un – sognare -, come disse Sant' Agostino; quel cercare che è in sostanza vivere nel spirito.

Vivere un sogno.


Chi sono questi sognatori ? Sicuramente non sono persone comuni, è gente inquieta e bisognosa di poesia, fantasia … bisognosa di volare.

Gente che cerca la vita in un sogno e per questo anche morirne.

E' gente che cerca la verità della vita, una verità su cui fondarsi nell'universale poesia e serenità della vita e del mondo in cui solitamente vivono e non è certamente questo.


Facendo uso del titolo “ Viagiantes “ (viaggiatori), si potrebbe dire

che << trovarsi >> è l'anima costante di questi personaggi: pervenire

a quella consapevolezza di sé che permette alla personalità di realizzarsi completamente e di vivere, allora, il sogno, e in quel sogno i giorni, gli anni … qugli anni che vengono di solito sciupati nella banalità quotidiana d'una esistenza ordinaria, squallida.


In questo odierno di predicatori, anacoreti, monaci, mendicanti, digiunatori, catastrofisti, . Tutti costoro interrogano, tormentano e rivolgono tutti i sensi. Una falla in questo sistema s'impadronisce e leva la serenità del vivere ma viene in nostro soccorso l'amore che vince, quell'amore che giunge dalla poesia, sta qui la salvezza.

Unici intermediari fra l'uomo e Dio per mezzo di un sogno o di una Pegasus, del complicatissimo rituale dei sogni, delle magie che essi solo conoscono, delle mappe segrete per raggiungere l'anima, un testo sacro che essi solo capiscono!

Sognare!

giovedì 22 gennaio 2026


 


La paura di quel silenzio addosso


Vincenzo Calafiore

23 Gennaio 2026


Tutti.

Tutti noi, temiamo la fine dei nostri giorni, e tutti vorremmo un secondo tempo per vivere ancora dei momenti felici, almeno in apparenza, perché in verità la vita su questo “ pianeta terra “ ovunque ci è resa difficile, dalla povertà, dalle malattie, dai disagi, dalle guerre, dai disastri, tutte cose adducibili ad un solo colpevole: l'uomo.


E' come vivere dentro una bolla in una continua situazione d'attesa. Attesa della pace e della serenità, dell'amore vero, di un po' di felicità, nel quotidiano divenire, durante la quale è come se le esistenze rimangono sospese, avvertendo allo stesso tempo la paura del silenzio addosso.


Siamo sempre in attesa di qualcuno o di qualcosa, ma anche di un approdo sicuro, di un arrivo a un traguardo, in questa nostra continua corsa terrena.

E' come trovarsi in una polverosa stazione con un bagaglio in mano che non contiene nulla!



Attimi lunghi un'eternità e eterne attese, in un attimo risolte, nel momento conclusivo di ogni viaggio che a sua volta è partenza verso un'altra meta.

Tuttavia, come sempre accade quando si vuole forzare la mano, si finisce per diventare macchiette del tempo … di se stessi, ottenendo solo dei deludenti risultati.

Così per quanto ci si impegni non si può intervenire nella vita o sulla necessità di cambiare, nonostante il caso possa in apparenza regalare la sensazione di poterlo fare.

Non basta negare il male, il dolore, le malattie, la morte.

Allo stesso modo non si può sconfiggere l'idea e la realtà della morte se questa è intimamente collegata alla vita in ogni istante, sin dalla nostra nascita.


Senza farsi vincere dallo sconforto, è invece possibile imparare a convivere al meglio con il pensiero della fine, accantonando l'idea del fantasma cattivo che tiene costantemente sospesa una spada sulla nostra testa.

Chi ama vivere dovrebbe anche concepire che se ha ben vissuto, la morte non è dolore; al contrario, può essere difesa dal “ non senso” e così come ci sono tante maniere per vivere, esistono altrettanti modi di morire.


Se alla “ fine “ viene dato un significato vero, non è più fine, bensì conclusione di un processo vitale che comunque ha avuto “ un senso”



lunedì 19 gennaio 2026


 

Di una vita


Vincenzo Calafiore

20 Gennaio 2026


“ …. perché possa ricordare

di quanto è stato bello vivere e

di quanto potrebbe essere bello sapere

di quanta altra vita ancora io possa avere

per andare in altri mari e sapere che ancora

ce n'è un altro, ci fosse un Mediterraneo, capace

di farmi sentire a casa.

Qualunque casa in cui trovare delle parole capaci

di farmi restare.

Sarebbe bella la vita, se se ne andasse

quest'aria di tempesta che greve su di noi si respira.

Così sarebbe davvero dolce la vita, qualunque vita...

In questo mondo e le cose non farebbero male, ma

come mani ci avvicinerebbero, ci faremmo portare via

in altri luoghi, in altre maniere di vivere, e per queste

morirne, e non importa ma tutto sarebbe finalmente

umano.

Basterebbe l'amore che è ancora in noi, basterebbe non

lasciarlo andare via, basterebbe forse pensare che se siamo

qui, se respiriamo, se ci commuoviamo davanti a un tramonto,

qualcuno vuole che sia così e questo è Dio!

Basterebbe parlare un po' con lui invece delle armi,

della violenza, della sopraffazione. “

Vincenzo Calafiore



Perché possa ricordare di quanto è stato bello vivere e

di quanto potrebbe essere bello sapere di quanta altra vita ancora io possa avere per andare in altri mari e sapere che ancora ce n'è un altro, ci fosse un Mediterraneo, capace

di farmi sentire a casa.

Qualunque casa in cui trovare delle parole capaci

di farmi restare. Sarebbe bella la vita, se se ne andasse

quest'aria di tempesta che greve su di noi si respira.

Così sarebbe davvero dolce la vita, qualunque vita...

In questo mondo e le cose non farebbero male, ma come mani ci avvicinerebbero, ci faremmo portare via

in altri luoghi, in altre maniere di vivere, e di queste

morirne, e non importa … tutto sarebbe finalmente

umano.

Basterebbe l'amore che è ancora in noi, basterebbe non

lasciarlo andare via, basterebbe non farlo morire, basterebbe pensare che se siamo qui, se respiriamo, se ci commuoviamo davanti a un tramonto, è grazie a qualcuno che vuole che sia così e questo è Dio !

Basterebbe parlare un po' con lui invece delle armi,

della violenza, della sopraffazione.

E' di questo che si tratta, del pensiero, del sentirsi di appartenere a qualcuno, qualcuna, fosse anche un mare, un mare capace di portare via, capace di incantare, di farci rasserenare, ma non siamo mare, non siamo oceano, ma emozioni spente, volatili promesse, che come nuvole corriamo sotto un cielo azzurro, così immenso da accoglierci tutti … persone vive che si preparano a morire.

Ci vorrebbe una terra, una nuova terra con paesaggi dai colori forti …. e invece siamo parole, scabre come l'esistenza che stenta il suo cammino, un coro di visi pronti ad affacciarsi con le pene antiche e la fatica di un sogno dietro l'altro creano

un'atmosfera allucinata, un buco nero … terreno, in questo cosmo indifferente, di poca umanità, colmo di tante maschere, con un sotterraneo incrocio di bisbigli, risonanze di pensieri a metà, taciuti smarriti nel profondo gorgo dei giorni che non si vivono, non si vedono … sempre vicini, sempre altrove, là dove possono trovarli solo le speranze.

E' un mondo che sembra una giungla di trappole e di maschere, uomini affamati di pace e di fratellanza, di amore.

domenica 18 gennaio 2026

 

Che ne so

Vincenzo Calafiore

19 Gennaio 2026

“ … è come una corrente marina,

ci porta ovunque, fino a un senso, a un significato!

E' questa la forza della sua scrittura! "


Che ne so quanto sia grande il mondo se a malapena so quanto sia grande il mio?

Che ne so che fine facciano le mie parole,

che fine faccia il mio amore per questa vita che a volte mi è matrigna e a volte è onda che porta tutto via con se senza lasciare traccia o un ricordo, un appiglio per crederle ancora?

Che ne so io di questo “coso “ chiamato tempo, se io stesso mi sento perduto dentro un – lasso – che si perpetua e si rinnova, non dimentica, anzi ripropone vecchie cose che han nutrito la memoria legandomi a un passato piuttosto che a un presente?

Che ne sa la gente di che carne sono fatto io, se non conosce la mia anima, se non conosce che misura abbia un passo, se non conosce le mie tempeste, le mie parole che via via diventano uragano? Che ne sa la gente.

Io che cammino ascoltando la voce della terra come potrei ascoltare altre voci che non dicono nulla.... so che non mi arrenderò mai al vuoto che opprime, a quel vuoto che allontana da Dio.

Mi guardo in una pozza d'acqua piovana e vedo un futuro, vedo ciò che i miei occhi custodiranno per sempre... e penso... penso e amo la vita come un bambino, senza sapere cos'è!

martedì 13 gennaio 2026


 


I predatori dell'anima


Vincenzo Calafiore

13 Gennaio 2026


Io non voglio cancellare il mio passato,

perché bene o male mi ha reso quello che sono oggi.

Anzi, ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore

e il dolore, chi mi ha amato e usato.

Chi mi ha detto ti voglio bene e poi mi ha tradito,

chi mi ha detto ti voglio molto bene mentendo

e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi.

Io ringrazio me stesso per aver torvato

sempre la forza di rialzarmi e andare avanti sempre! “

Vincenzo Calafiore


Dedicato a quei genitori che i figli ne hanno dimenticata l'esistenza.


I predatori delle anime esistono, sono tra noi, nelle famiglie,nelle amicizie …. lo sono anche quei figli che se ne vanno lontani dalle proprie radici, dai propri genitori, con la validissima scusa o necessità del volersi creare un futuro fuori dal proprio paese …. giusto!


Quanti di loro faranno ritorno?

Quanti di loro vedranno i loro genitori invecchiare ed in fine morire?

Nella maggior parte dei casi questi “ figli ” fanno ritorno quando ormai tutto si è concluso o sta per concludersi.

Le vere domande sono altre e sono segretate nell'anima.

Ne è valsa la pena allontanarsi, andare via in un altro paese, in cui si è sempre “ ospite”, in cui si è trascorsa una vita senza radici?

Ne è valsa la pena andare via e lasciare i propri genitori, separarsi dal luogo dove si è nati, dalla casa, dagli affetti, dai propri usi e costumi per abbracciarne altri, per un'altra vita completamente diversa, anche di tanta solitudine!


Ci sono figli che non fanno ritorno, ne per le vacanze ne mai!

Come vivranno quando calerà la nostalgia, quando non avranno più ricordi da vivere e quei pochi morderanno le coscienze.

E cosa diranno ai loro figli quando chiederanno: com'è il tuo papà, la tua mamma?

Sono questi i predatori d'anime.


Tutte le mattine al bar che frequento a bere il caffè, a un tavolo

poco distante dal mio a cui sono seduto per leggere il giornale c'è un uomo, un anziano, un papà.

Dall'aspetto curato e il viso disegnato dalla tristezza, dalla solitudine e sempre lì seduto davanti a una tazzina di caffè vuota, non alza nemmeno il capo per guardarsi attorno, poi quando si sono fatte le 7,30 si alza paga il caffè e se ne va, così tutte le mattine.

Ma un giorno l'ho atteso per offrirgli un caffè che ha accettato.

Parlando ho cercato di capire e di conoscere questa persona.

Una mattina arrivo al bar ed era lì ad attendermi seduto al tavolo ove solitamente io siedo.


Senza guardarmi negli occhi mentre bevevamo il caffè mi dice:

<< …. mia moglie è deceduta due anni fa! Le sono stato accanto fino all'ultimo. Nostro figlio vive in Australia ha la sua famiglia, è partito giovane di 25 anni ….. non è più tornato.

Da parte sua poche telefonate, poche o rare, quasi niente, ritorni a casa, doveva crearsi un futuro.

Così è stato! Ma quanto dolore è costato? E' questa la domanda.

Ora vivo solo in una casa piena di ricordi appesi alle pareti, nelle cornici, nei cassetti,negli armadi, negli album, nelle stanze.

La mia casa conserva ancora i profumi di quelli che ormai non ci sono più, e tra non molto ci sarà anche il mio.

Non so che fine farà questa casa con tutta una vita dentro, di certo sarà depredata e violentata, proprio come lo è stata la mia anima,non ho più un'anima, non ho più niente se non un tempo d'attesa della fine da vivere! >>

Non ho risposto, gli ho semplicemente stretto le mani con un pianto strozzato in gola … c'est la vie !



venerdì 9 gennaio 2026


 


Il senso, il volto della solitudine


Vincenzo Calafiore

09 Gennaio 2026


“ …... a volte succedono cose

inaspettate o di sentirsi estraneo

nella vita come in qualsiasi luogo.

Tutto sembra sfuggente, incomprensibile,

incerto, perfino la propria esistenza che

come una barca arenata su un tratto di sabbia,

guarda il mare troppo lontano... ma basta poco

una bava di vento che diventa uragano e tutto

cambia … più che una barca, è solo un insieme

di pezzi di legno che non hanno una storia comune

e non sembrano averla mai avuta:

così siamo noi ! Un insieme di cose diverse. “

Vincenzo Calafiore


Questo mondo ama le cose materiali, le cose che uno può vedere, le può misurare …. le cose così non contano, quelle che uno dice che esistono, sono quelle dentro di lui e nessuno le vede, se non ci si mette nello stesso punto, se non lo si sta ad ascoltare, se non si guarda dentro gli occhi suoi.

Gli occhi bisogna saperli leggere e ascoltare, raccontano molto.

La concretezza per esempio non la conosco, come l'invidia, per questo non ho niente a che spartire con questo mondo.

Uno come me davvero non ci può stare.

Se guardi il mare si vedono passare le navi là in fondo, dove andranno poi davvero non si sa, sono così sottili, ritagliate nella carta... così accade nella vita, le cose passano e lasciano una scia di tante altre cose, più o meno buone, ma il più delle volte lasciano il vuoto, il silenzio e lo sconcerto.

Vorrei trovare un luogo ideale in cui vivere e io ho pensato al Paradiso, so che esiste, l'ho visto, ma adesso devo rimanere qui e cercare di vivere più tranquillo.

E' come mia questa vita, ma so che mi è stata data in prestito e un giorno dovrò renderla a chi me l'ha prestata.

Anche il mare rimane tranquillo e se ci riesce lui dovrò riuscirci anche io; guardo gli altri e più mi viene voglia di stare da solo, loro misurano la vita, la intendono in una maniera diversa, invece bisogna sapere dare un senso e un volto alla solitudine.

Guardo il mare e lo ascolto.

Guardo avanti e vedo una lunga strada e ci sono tante ma proprio tante immagini … immagini che gli altri non vedono, non possono vederle, a loro manca la fantasia e la poesia che ogni giorno la vita scrive per noi.


Tu sapresti dare un senso e un volto alla solitudine?


Della mia vita mi sono rimaste impresse moltissime emozioni … senza data né tempo.

Ma adesso la vita è una giostra infernale che non invita a rimanere, piuttosto a fuggire.

Ora cominciano a calare le ombre di quello che ero e quello che sono adesso.

C'è il ritorno delle nostalgie, no dei rimpianti, c'è la meraviglia dell'esistenza.... qui ci ritorno sempre, perché alla sera, quando tutto è buio pesto, il mare parla in una maniera diversa, mi racconta la sua solitudine... che ha il volto della luna!




domenica 4 gennaio 2026


 

Oltre il buio della notte

Vincenzo Calafiore

05 Gennaio 2026


.... i sognatori sono come le stelle

non li vedi, ma ci sono sempre! “

Vincenzo Calafiore


Gli occhi di un sognatore possono anche ferirti, guardandoti, tanto sono veri ! In loro è molto forte l'appartenenza alla forte razza dei sogni, di essere parte di un mondo che non necessariamente appartiene a questo mondo, nel quale loro da estranei che sono devono giustificare la loro presenza, il loro passarci.

Li incontri raramente, sono come le stelle non li vedi, ma ci sono sempre; non parlano, ma se ne stanno seduti sulla spiaggia, vicino a una barca bruciata da troppo mare.

Negli occhi hanno una porzione di mare e un masso, le alghe e tante stelle....


I suoi anni, sono nei capelli, si sono colorati di bianco, di un bianco salino. La barba lunga e trascurata nasconde i lineamenti incerti del suo viso di uomo di mare, che ha trascorso troppo tempo della sua vita sulla riva del suo mondo, pensando più alle partenze che a dei probabili ritorni.

Tano non ha mai gettato un messaggio in bottiglia, perché sa che il mare, anzi ha sempre saputo che il mare non lo avrebbe mai consegnato a nessuno, alla fine lo avrebbe riportato allo stesso scoglio da cui un giorno è stato lanciato.

E questo per Tano, rassomiglia tanto alla vita nella quale niente va perduto o se lo è tutto ritorna anche se ammuffito, anche se vecchio, tutto torna.

Adesso!

Adesso che non può più viaggiare di notte sulle ali della luna, raccoglie pezzi di vetro, vetri colorati, sa che ognuno di essi ha una storia da raccontare, anche lui se lo dovesse trovare un sogno lo tratterrebbe con se per quanto avrebbe da raccontare.

Cammina che sembra un filo d'erba, in questo mondo veloce si muove a fatica e quando parla è una melodia, le sue parole si sciolgono come se venissero da lontano, da un'altra esistenza.

Ha un cuore pulito, quello che negli altri non c'è. Ascolta il mare, impara a memoria le storie che gli racconta, le fa sue e le racconta come se fossero fiabe scritte da lui per i bambini.

Tano dice sempre che la vita è uguale uguale tutta al mare. E' un mare difficile, insidioso, senza sirene incantatrici, ma mostri pronti a divorare la coscienza, l'anima.

E' un mare a cerchio non porta a nessuna riva, perché non ci sono, ci sono solo scogli contro cui s'infrangono rumorosamente come onde, i sogni e le speranze, la fantasia, l'amore per la vita.

E quando senti di essere quasi sconfitto e pensi di arrenderti perché non sai cosa fare.... addormentati ( dice) e prova a sognare, un sogno ti salverà.

Lui si è salvato così, da questo mondo folle!

Vorrei anche io essere come lui, ingenuo e felice, e invece cammino da sempre su strade di conchiglie vuote in un mondo distratto, che cinico vive in questo fondo di vita.

Nella sua vita, tra fotografie che raccontano un vissuto e chiodi ( ricordi) che non reggono nulla, tutto fa pensare alla provvisorietà della vita, che nel tempo cristallizzandosi in un qualcosa di definitivo, snaturata … e la chiamiamo arbitrariamente vita ...lasciandola senza alcuna definizione.

Ma nessuno può impedire ad un altro di coltivare una propria memoria a cui andare.

Ogni tanto questa vita ci sfiora con la sua ala, come per ricordarci della sua presenza, siamo anime che si muovono tra un angolo e l'altro di questa porzione di cielo, seguendo un'insegna che non indica mai nulla.

Tano allunga le braccia, come per richiamare i gabbiani che per un attimo trasformano lo scenario malinconico: tutto può ricominciare!