sabato 13 giugno 2015



Tanto da vergognarsi

Di Vincenzo Calafiore

Platone era fermamente convinto della necessità e della possibilità di migliorare la politica in senso etico, trasformandola da luogo di scontro di interessi contrapposti in una sorta di
– arte –  volta a rendere migliori e quindi contenti i cittadini.
Il suo tema dominante quindi è la giustizia.
Credeva da un lato nella formazione di un nuovo ordine politico attraverso l’educazione, da un altro credeva fosse possibile convertire il politico ad una concezione filosofica della vita, intraprendendo così le riforme dall’alto.
Quindi la formazione dell'uomo nuovo è riservata a chi sa di geometria (cioè a chi inclina al ragionamento razionale) e non a chi è figlio di nobili e di ricchi. Nell'Accademia non entrano solo ateniesi, ma greci e uomini di tutte le razze, purché predisposti allo studio.
Il fine della politica sarebbe o dovrebbe essere la giustizia ( e quì cominciano i nostri guai), l’uomo dovrà imparare innanzi tutto ad autogovernarsi e solo a quel punto potrà governare le città
( come accade oggi, uguale uguale, l’uomo impara prima a rubare e poi solo quando avrà imparato bene potrà governare le città.)
L'uomo è una realtà composta di anima e corpo, sia secondo Socrate che secondo i pitagorici.
Nell'Alcibiade I, Platone afferma che l’uomo è la sua anima!
In questa fase, egli contrappose il corpo all'anima, affermando che il primo è una parte deteriore, perfino una tomba per l'anima. Nel Fedone, fa dire a Socrate che il corpo è un carcere e che la morte non è una tragedia, ma una sorta di liberazione dalla prigionia.
Questo dualismo estremistico trova, già nello stesso Fedone, un'attenuazione: Platone dice anche che l'anima è una guida per il corpo. Ma in tutta la cospicua produzione di scritti si trovano considerazioni che sembrano attribuire comunque una grande importanza alla vita.
L'anima è immortale, composta di sostanza semplice, non scomponibile e non disgregabile; essendo principio di vita, non può accogliere in sé il suo contrario che è la morte. Secondo Platone, il cammino verso la giustizia e la virtù conosce delle tappe intermedie. La più significativa è l'amore.
Il tema è affrontato da Platone in due dialoghi molto importanti quali il Convito ed il Fedro.
Esso non è visto solo sotto l'aspetto del sentimento e del rapporto tra uomo e donna. Anzi, possiamo dire che proprio su questo punto Platone o tace, oppure presenterà teorie piuttosto discutibili, come nella Repubblica, dove vedrà la famiglia tradizionale come un ostacolo alla formazione di cittadini retti, e persino una limitazione del diritto delle donne ad essere uguali all'uomo.
Tuttavia, il percorso verso la bellezza si snoda attraverso diversi gradi di consapevolezza. Al primo grado l'uomo giovane ed inesperto è attratto solo dalle forme corporee. Solo in un secondo tempo vedrà l'identico, cioè la bellezza comune in tutti i corpi. Ma, ancora più in alto, gli esseri umani riescono infine a vedere la bellezza dell'anima, qualcosa che non sempre coincide con la bellezza del corpo. Nel Fedro, il problema diventa quello di come l'uomo può percorrere tutta intera questa strada. Al centro del Fedro sta la narrazione di un mito: l'anima è simile ad una coppia di cavalli alati, guidati da un cocchiere. Uno di essi è buono, l'altro è pessimo. In questo dualismo Platone concepisce l’uomo in perenne conflitto-attrazione con il vizio e il male.
Dunque è l'eros, in questa forma sublimata, la vera e più autentica passione dell'uomo. In un certo senso bisogna seguirla per liberarsi di tutte le altre passioni.

Per Platone il problema della giustizia precede tutti gli altri. E' il fondamento della vita sociale di qualsiasi comunità. Persino una banda di briganti deve essere governata con giustizia: un paradosso che tuttavia evidenzia il meccanismo del funzionamento: la spartizione del bottino deve essere equa. Ognuno deve ricevere il necessario ed anche il giusto. Solo questa prassi evita disordini derivanti da invidie e rancori, oppure da bisogni insoddisfatti.
Se questo vale per i ladri, a maggior ragione deve anche valere per le città.
Ecco, se si volesse proprio cercare il modello proposto da Platone, e realizzato nel mondo contemporaneo si potrebbe guardare alla Cina attuale. Il partito unico dei filosofi, cioè degli ideologi del marxismo-leninismo, cresciuti nelle scuole, dopo anni ed anni di apprendistato, guida una società nella quale la casta dei militari e dei burocrati garantisce ordine e sicurezza, anche attraverso la polizia segreta, lo spionaggio, la repressione del dissenso.
Al di sotto di essi, un po' disprezzati per la loro pochezza, stanno tutti gli altri: affaristi, managers, artigiani, mercanti, operai, intellettuali non ideologizzati, contadini e così via. Essi si possono anche arricchire, il comunismo non è più un dogma, possono emigrare, possono imprendere. Solo non devono pretendere di occuparsi di politica.
Quindi la banda bassotti della Cloaca Maxima romana non ha sbagliato, semmai siamo noi a essere in errore!
Le condizioni indispensabili alla giustizia sono in primo luogo l'eliminazione della ricchezza e della povertà, in quanto esse sono il primo ostacolo al dovere.
Si tratta, tuttavia, di una teoria comunista limitata alle prime due caste. I cittadini di classe C potranno avere proprietà, arricchirsi un pochetto. E'a quelli di classe A e B che viene richiesto il massimo dei sacrifici ( ma….. guarda…. )che devono dare il buon esempio, essere d'esempio,a non godere del privilegio della “ proprietà.
Il difetto fondamentale di questa teoria, ai tempi di Platone, è che manca di un preciso riferimento ai non cittadini, cioè alla classe D, agli schiavi. Nella teoria indù delle caste c'è posto anche per essi. Considerati un quarto di uomo e di consapevolezza, essi vivono per il piacere e nient'altro. Sono come tanti extra comunitari dei nostri giorni: vengono qui perchè attratti dal paese dei balocchi. Non hanno arte, cioè non possono nemmeno esercitare un mestiere indipendente, non hanno il dharma, cioè il senso della legge.
Sia la società perfetta che l'uomo giusto, secondo Platone possono corrompersi. L'esame che conduce Platone è tutt'altro che utopistico. In questo campo si mostra ultrarealistico.
Una possibile degenerazione della società perfetta viene individuata nella timocrazia.
Essa si presenta quando i governanti antepongono l'ambizione e la ricerca di onori all'amore per la virtù e la sapienza, in pratica quando il guerriero prevale sul filosofo, il che potrebbe accadere anche allo stesso uomo.
 Una ulteriore forma di corruzione potrebbe essere rappresentata dalla trasformazione in peggio dell'aristocrazia in oligarchia, in quello che oggi chiameremmo un comitato d'affari volto ad accaparrarsi denaro e ricchezze.
Il terzo livello di degrado è quello democratico.
Se il popolo si ribella, o viene comunque a conquistare poteri più ampi, si rompe la concordia, si sviluppa l'anarchia, prevalgono spiriti piccioli e faziosi e le istituzioni vanno in declino.
La peggiore di tutte le degenerazioni è la tirannide che si realizza quando un demagogo raggiunge da solo il potere e lo esercita solo per realizzare il proprio interesse circondandosi di merda! Per Platone, il tiranno è il peggiore degli uomini, l'opposto esatto del filosofo. E sotto un certo aspetto, trattandosi di uomo privo del bene e della giustizia, è anche il più infelice. Si fanno le leggi solo per i cittadini e non valgono per il “governo”, in ogni caso, le leggi si possono o meglio dire si potranno cambiare solo quando è il momento…….. se si trovasse uno superiore alle leggi stesse per poterle cambiare.
 si possono cambiare, quando viene il momento.
E' interessante notare che questa posizione, se riportata retroattivamente al processo, alla condanna ed alla morte di Socrate, mostra un certo livello di revisione critica. Laddove si affermava la grandezza di Socrate per il sacro rispetto mostrato per le leggi della città, Platone ora viene a proclamare qualcosa che stride con la vecchia impostazione. Il Forestiero Eleate dice: sarebbe assurdo se, col pretesto che un pilota od un medico hanno tanti mezzi per nuocerci, che noi li giudicassimo non perchè hanno navigato o curato bene, ma perchè hanno navigato o curato secondo le leggi. In questi vincoli ogni scienza politica cadrebbe nel ridicolo.
Possiamo credere che Platone abbia maturato questa riflessione di fronte alla proliferazione maligna di un eccesso legislativo, un male attuale sia in Italia che in Europa.
Tuttavia, nel periodo successivo, Platone maturerà ancora una svolta nel suo pensiero, lasciando un testamento politico di grandi proporzioni.
E oggi? C’è di tutto e di più che riconduca al pensiero di sperare in un monsone, o tornado capace di spazzare via l’arroganza dei nostri benestanti politici i quali se ne guardano bene dal fare qualcosa che li svantaggi un poco, indistintamente rossi e bianchi, neri e gialli. Anzi si fanno le leggi velocemente quando si tratta a loro favore, c’impiegano anni quando si tratta del popolo, i tanti esempi sono sotto i nostri occhi e questo è ormai insopportabile, insostenibile. Ovunque dilaga il male peggiore: la corruzione! Una maniera di trarre beneficio economico personale a danno dei cittadini, consentita dalla classe degli “intoccabili”. Ad esempio in Sicilia l'attuale condizione degli immigrati è a dir poco disumana: sembra di essere tornati indietro di svariati secoli, fino al medioevo e alla servitù della gleba; migliaia di persone provenienti dall'Est europeo vengono utilizzate nelle campagne della Sicilia in condizioni quasi di schiavitù, con forme estreme di sfruttamento.
L'assurdità di tutto ciò è sottolineata dalla complicità delle amministrazioni locali borghesi,  da certi ambienti della chiesa che "chiudono un occhio" e, talvolta, favoriscono lo sfruttamento della manodopera clandestina.
 Le bestie sono quegli imprenditori senza scrupoli che nelle piazze delle principali città siciliane rastrellano manodopera di extracomunitari ai quali sottraggono persino i passaporti, in cambio di pochi euro di paga ed estorcendo alle donne anche prestazioni sessuali.
Il lavoro nero, bassi salari, aziende fasulle, nuovo caporalato sono manifestazioni di degrado economico e sociale che imperversano in tutta la regione e non solo, Puglia,Calabria, Campania……..
L'utilizzo nei campi degli immigrati non è una novità, piuttosto una tradizione consolidata di sfruttamento non occasionale, organizzato e gestito dalla mafia che ottiene il beneplacito omertoso di politicanti borghesi succubi, magari per favori già ricevuti.
Posti sotto il ricatto di un tempestivo rimpatrio, gli immigrati clandestini cedono, accettando le condizioni disumane di vita, spesso in casolari diroccati e privi dei servizi essenziali quali luce,gas,acqua, servizi igienici. Trattati peggio delle bestie, con orari di lavoro disumani fino a 20 ore al giorno per poche centinaia di euro al mese, lavorando nei campi o negli ovili.
Il vero punto nodale risiede nella soffocante presenza della mafia che allunga i propri tentacoli per limitare le libertà individuali e collettive e per soggiogare interi territori. Dal controllo dell'immigrazione clandestina agli aiuti comunitari, dal controllo dei mercati generali e ittici alla macellazione illegale, dal condizionamento burocratico al mercato del lavoro, dalla gestione delle reti di trasporto alla compra-vendita dei terreni, le organizzazioni mafiose, forti di un retroterra culturale diffuso, riescono a fare sentire la loro presenza in maniera opprimente. Altro tema di cui vergognarsi è la prostituzione. Uno Stato che in più di un ventennio non è riuscito a regolamentare il mestiere della prostituta, per cause politiche o per l’imbarazzante confinante ecclesiastico.
Sono migliaia le ragazze nigeriane sulle strade d'Italia. Le chiamano prostitute, ma sarebbe meglio dire prostituite: costrette a vendere il proprio corpo per pagare un debito assurdo, per salvare se stesse e le proprie famiglie. Sono vittime di un traffico vergognoso che dalla Nigeria all'Italia si snoda lungo le rotte di una delle peggiori schiavitù contemporanee.
Quello della tratta di ragazze nigeriane per lo sfruttamento sessuale è diventato, dagli anni Ottanta in poi, un business da miliardi di dollari, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in un contesto di miseria e degrado e desiderose di una vita migliore. Vengono ingannate da promesse fittizie, dal miraggio di un altrove fatto di benessere e felicità: finiscono col ritrovarsi su una strada, costrette a sopportare i peggiori abusi, in una situazione di vulnerabilità e povertà ancora peggiore di quella da cui provengono, sradicate in un Paese straniero, spesso clandestine senza identità né dignità.
Mettendo assieme queste cose, mi chiedo come possa io ancora oggi essere orgoglioso del mio stato d’uomo, quando i miei simili, i facenti parte della mia grande tribù umana, sono peggio delle bestie che queste cose non le fanno.

martedì 9 giugno 2015






Sporco e lercio, è bello
Di Vincenzo Calafiore

“ Pensa quanto bello sia, avere le mani callose e la pelle bruciata dal sole, quando la sera torni con la zappa in spalla a casa, stanco e sudato. Pensa quanto onore hai e quanto ne dai porgendo le tue mani, facendo una carezza alla testa, perché tutto quel che hai è lì in quelle mani storte e callose che portano a casa il guadagno del tuo duro lavoro!“
 ( Vincenzo Calafiore – Le mie mani – 1968 )

Era un lungo monologo scritto sui banchi di una scuola serale, recitato con quella mia voce sgraziata, poi nei momenti in cui perdevo la fiducia e il coraggio in me stesso; era per me, una specie di credo che recitandolo mi rimette ora come allora in carreggiata, e mi fa capire quanto difficile sia da sempre stato riacquistare  - l’onore -, la propria dignitosa onorabilità, una volta persa.
Ma cosa è questo – onore- di cui poco se ne parla e poco lo si pratica?
Il termine onore è usato ad indicare un sentimento che comprende la reputazione, l'autopercezione o l'identità morale di un individuo o di un gruppo. In generale, poste di comune condivisione talune regole comportamentali nell'ambiente di riferimento, l'onore corrisponde al diritto di rispetto da parte degli altri come conseguenza premiale del contemporaneo dovere di rispetto degli altri. Nel concetto di rispetto sono da includersi anche regole che impongono l'obbligatorietà del sacrificio in presenza di determinate situazioni di difficoltà proprie od altrui. In alcune culture il concetto originario d'onore si è ridotto a vera pretesa di rispetto, ad esigenza di rispettabilità.
Mio padre sin dall’età della ragione inculcò nella mia testa dura questo sacro principio e per oggi è le fondamenta sulle poggia la mia esistenza; non c’è giorno o momento in cui qualsiasi atto che io faccia che non venga preceduto da questo ordine sacrale. In passato l’onore era una regola comportamentale, figurava abbondantemente come un principio guida della società in tutti i suoi strati, funzionando come parte fondante del codice d’onore. L’onore di un uomo, quello di sua moglie, quella della sua famiglia ( di sangue ) costituivano una questione importante in ogni sfaccettatura: l’archetipo dell’uomo d’onore nel suo significato originario restava sempre in guardia contro insulti effettivi o solo sospettati, e in ogni caso avrebbe impugnato il suo onore. Quel che vomita la Kloaca Maxima “romana” in questi giorni è qualcosa di orribile, il peggior crimine che un uomo possa aver commesso ai danni della Società SPQR ! Vorrei chiedere a questi uomini di così elevato senso dell’onore: ma come ti sei sentito a sera quando ti sedevi  a tavola assieme ai tuoi figli ignari dei tuoi sporchi traffici, delle tue ruberie? Ma come ti sei sentito quando nudo come un verme perché tale sei, ti  sdraiavi accanto alla tua donna per farci l’amore? E non dirmi che lei non sapesse nulla!?
Tu assieme alla tua cricca di ladri, non ti sei macchiato solo di quel delitto: il furto; ma hai nel contempo ucciso i tuoi figli che ti odieranno, e proveranno vergogna di essere stati allevati da un uomo come te indegno di essere chiamato e considerato “ padre”. Tu sei tutto tranne che padre, di più, sei un ladro miserabile, che si è arricchito sulla pelle di uomini e donne, bambini, fai schifo. Non c’entra se sei di destra o di sinistra, quel che conta sono i tuoi sporchi traffici, la corruzioni, il movimentare un fiume di denaro da dividere e da usare per corrompere e ingrassare altre persone come te buoni solamente per il male affare. Ma la cosa più assurda è la faccia tosta di dichiararsi innocenti o di dire “ non posso parlare, perché cadrebbe il governo “ parla e fallo cadere questo governo che ci è stato imposto! Forse molti di noi pensano e sperano necessariamente in  processi rapidi non per sbattere in galera, ma per fucilare te e la gente come te, topi di fogna, abituata a rubare, gente senza onore e senza dignità, indegna di stare in una società come la nostra, ancora di sani principi, capace di grandi sacrifici e che ancora purtroppo ritiene d’essere democratica. Costretta ogni giorno sin dal mattino fino a notte ad ascoltare telegiornali che parlano di scandali e di morte, di violenza, di falsa democrazia. Forse siamo talmente esasperati, talmente nauseati che non prestiamo più attenzione, tanto da fregarcene costretti dall’impotenza dei governi e della giustizia che continuamente mette in libertà gente che si è macchiata di gravi delitti; mentre contrariamente è capace di sbattere in galera e tenercela, uno che ha rubato una bistecca per mangiare, o salassare per uno scontrino non rilasciato. Mettendo ipoteticamente questi delitti  sui due piatti della bilancia ( della giustizia) pesano più gli ultimi. C’è qualcosa che non va, almeno si potrebbe evitare di prenderci tutti  per il culo!  



   

lunedì 8 giugno 2015



Nobis

Di Vincenzo Calafiore

“ Premessa: questo editoriale non vuole essere assolutamente un omaggio, ma  un qualcosa che sappia di ricerca, di conoscenza di una parte del nostro retaggio storico di cui credo valga sempre la pena di parlarne senza alcuna divisa politica.”
             
              Il saluto era Dux Nobis, ed era appunto il saluto che “ allora” si porgeva al Duce.
“ Era “ .
Non è, e non vuole essere un nostalgico tuffo del passato d’Italia, di cui credo non bisognerebbe averne paura o provare vergogna, poiché comunque è la nostra storia, il nostro passato. Se ne parla poco, lo si studia per fortuna sui banchi di scuola; è vero anche che quel che sappiamo lo conosciamo per sommi capi, ricordando come un’onta la data dell’otto settembre, la spedizione in Russia, da cui non sarebbe dovuto tornare nessuno e qualcuno è rientrato, la guerra d’Abissinia, la Grecia, la Jiugoslavia, l’Albania. Sono argomenti più grandi me, e quindi incapace di trattare, sono poco informato e facendolo rischierei solo di fare la figura dell’ignorante.
Per mia conoscenza, per cultura, ho letto molti libri e giornali dell’epoca.
Dunque l’Italia, uscita vincitrice della guerra, subito dopo i primi momenti d’euforia, rimase in realtà delusa dai risultati del conflitto. Infatti il 1919 fu un anno difficile che vide in atto diversi manifestazioni e scioperi da parte degli italiani che si rendevano conto della lenta ripresa dell’Italia dopo il conflitto mondiale. Vi fu un fermento anche politico: nacque il partito popolare italiano voluto da Luigi Sturzo, di ispirazione cattolica,e il 23 marzo del 19 nacquero per volere di Mussolini i Fasci di combattimento. Alle elezioni del 19 vinse il partito socialista e fu a capo del governo Francesco Nitti, il quale non appoggiato dalla sua maggioranza e avversato dalla sinistra, fu costretto a dimettersi. Fu richiamato al governo Giolitti il quale era considerato l’unico a poter ristabilire l’equilibrio italiano. Nei confronti degli scioperi, egli non ebbe reazioni repressive ma lasciò che queste manifestazioni si spegnessero pian piano. Sottoscrisse il trattato di Rapallo con la Jugoslavia, che assegnava all’Italia alcune città ma non Fiume dichiarata città libera (D’Annunzio nel settembre 1919 aveva occupato la cittadina).
Si affermava nel frattempo sempre più l’ideologia fascista e quindi alle elezioni del 21 Giolitti inserì nella sua lista alcuni esponenti fascisti (liste del blocco nazionale). Infine si dimise e al suo posto entrò Bonomi. Nel novembre 21 si creò il partito fascista che si presentava come l’antidoto alla difficile situazione dell’Italia. Il 24 maggio un raduno di fascisti radunato a Napoli promosse una marcia su Roma che il re Vittorio Emanuele III non fermò. Anzi chiamò Mussolini per incaricarlo di reggere le sorti del governo. Una tra le prime leggi promosse dal governo fascista fu la legge Acerbo che prevedeva che la maggioranza potesse avere nelle Camere i due terzi dei seggi rispetto all’un terzo della minoranza. Nell’aprile del 24 si svolsero le elezioni che videro vincente il partito fascista non senza però l’utilizzo di brogli elettorali come accusò in una seduta Matteotti, Segretario del Psu. Quest’ultimo fu sequestrato e poi ucciso il 10 giugno del ’24. Del delitto si fece carico proprio il partito fascista come Mussolini stesso dichiarò in una seduta al Parlamento che segna la svolta autoritaria del fascismo (3 gennaio 1925). Seguì la legge Rocco che prevedeva la fine dello stato liberale e le leggi fasciste rafforzarono i poteri del capo del governo che di fatto diede inizio alla fascistizzazione del paese.
L’Italia divenne uno stato totalitario.
Il fascismo diede vita al corporativismo, progetto che voleva riunire lavoratori di una stessa classe in una corporazione, con ruoli e salari stabiliti dalla nazione. Con la Carta del Lavoro del 1934 divenne giuridico il corporativismo che già comunque era in atto. Vi fu anche una riforma della legge elettorale che ora prevedeva la lista unica (1928). Importante per il successo che il fascismo ebbe anche nelle masse, fu l’accordo tra Mussolini e la Chiesa sancito con i Patti Lateranensi nell’11 febbraio 29 con il quale la religione cattolica diviene religione di stato. Dal punto di vista economico fu importante la rivalutazione portata in luce per volere di Mussolini stesso della lira che si voleva riportare al valore precedente che essa aveva alla prima guerra mondiale. Tale progetto, chiamato “quota novanta”, permise uno sviluppo dell’importazione ma mise in crisi l’esportazione italiana. Inoltre con la crisi del 29, la disoccupazione aumentò e vi fu una concentrazione delle piccole industrie nelle multinazionali. Per frenare tutto questo, vi furono diverse occasioni e programmi di lavori pubblici come la bonifica dell’Agro Pontino. Nel 1934 l’Italia decise di adottare il metodo dell’autarchia chiudendo definitivamente l’economia entro i propri confini statali. Dal punto di vista della politica estera, Mussolini volle proporre la colonizzazione come metodo per risollevare l’economia, produrre nuovo lavoro e incrementare il prestigio dello stato italiano. In tal modo assoggettò l’Albania e in seguito dichiarò guerra all’Etiopia nonostante avesse sottoscritto al trattato di Briand-Kellog che condannava il ricorso alla guerra. In breve tempo l’Italia si impossessò dell’Etiopia così ché nel maggio 36 Mussolini poté proclamare il re Vittorio Emanuele III imperatore d’Etiopia. Nello stesso anno, Mussolini firmò con Hitler l’asse Roma-Berlino che prevedeva una alleanza fedele tra le due nazioni. Il 9 novembre ‘38 vennero introdotte anche in Italia i provvedimenti razziali contro le razze considerate inferiori. Questo a grosse linee.
Ma a me interessa l’aspetto umano, mi piaceva conoscere cosa ne pensasse il popolo dell’Era Fascista Così, negli anni ho raccolto del materiale ascoltando gli anziani che quel periodo storico d’Italia lo hanno vissuto e per onestà la maggior parte di queste persone me ne parlò, anche male, in certi c’era una forte nostalgia; da piccolo anche mia madre ne parlava con noi figli e ci raccontava molti episodi, ma fra questi  uno in particolare.
In quel tempo nella città di Reggio Calabria, vennero costruiti dei rioni suddivisi per la categoria dei ferrovieri e dei pescatori; costruzioni ancora esistenti, sono delle villette con giardino e orto.
Bene, capitò che un giorno all’improvviso, il “ Duce” fece visita ai cantieri, girando per le case già pronte per la consegna assieme al capocantiere, raccolse da terra una pesante mazza e con la stessa colpì una parete esterna. Si aprì una voragine!
Si racconta che licenziò e arrestò il responsabile, e fece buttare a terra tutte le costruzioni già pronte, facendole ricostruire nuovamente secondo i criteri e i progetti esistenti.
Ma c’è ancora la città di Torviscosa conservata perfettamente come i fascisti l’hanno costruita.
Non tutti chiaramente ne parlano bene, ma rimango sempre del parere che la vera storia di quel nostro passato l’avrebbe dovuta scrivere il popolo e non gli storici. Mi hanno detto anche che fu proprio in quel periodo che nacquero le famose – marchette- e le pensioni; ma c’erano anche le cosiddette – case chiuse- o casini, che la Merlin ha fatto poi chiudere definitivamente, alimentando così la tratta delle schiave del sesso, ancora oggi praticata su tutte le strade d’Italia e certo non è una cosa di cui andare orgogliosi.
Ancora oggi dopo tanti anni passati a leggere di tutto quanto riguardi quel periodo, dopo aver visitato in diverse occasioni la città di Predappio ho potuto constatare la mole di gente che da ogni parte d’Europa, dall’Argentina, dal Brasile, si reca in ogni periodo dell’anno a fare visita alla tomba di Benito Mussolini. Mi rimane dentro un tremendo dubbio: ma quest’uomo avrà sbagliato proprio tutto? La verità non la saprò mai e non mi rimane altro che parlarne nel bene e nel male, perché comunque qualcosa di suo sarà rimasto ed è giunta a noi ed è giusto o sarebbe giusto non farne un tabù o peggio ancora provare vergogna, poiché è della storia del nostro bellissimo paese che si tratta.
Viva l’Italia!

domenica 7 giugno 2015




Non finiremo mai di vergognarci

Di Vincenzo Calafiore

Pare che noi popolo italiano non si debba mai finire di vergognarci di alcuni politici ( doveroso fare le distinzioni) soprannominati “ La Mucca “, corrotti e ladri, approfittatori.
Non solo questi.
Questa gente si è insidiata tra le fila, ha occupato dei posti in sala comando, non per fare qualcosa per quella gente che lì ha piazzati, di loro non gli è mai importato nulla, per unirsi al male affare e a riempirsi le tasche a più non posso.
Questa gente  indegna di essere considerati “ italiani” purtroppo ci rappresenta e varrà bene ancora il concetto che si sono fatti di noi all’estero: “ italiani, tutti ladri e poca voglia di fare nulla”, anzi lo rafforzeranno.
Hanno ragione quelli del “ 5 stelle” nel dire che bisognerà nel bene e nel male spedire tutti a casa, e chi si è macchiato di ludro paghi in denaro e con la galera.
Ha ragione la “ Lega Nord “ nel dire di usare le ruspe e svuotare la causa del male affare.
Hanno ragione tutti!
E noi?
Noi non contiamo nulla siamo buoni solamente a farci svuotare le tasche e a farci prendere per i fondelli, ma queste cose noi ce le meritiamo tutte, perché siamo un popolo di stupidi, e quindi non dovremmo né lamentarci, né vergognarci, perché in fondo questa situazione a noi fa comodo, ci piace, ci da gusto, ci da la carica al mattino quando alzandoci pensiamo a come e chi fregare.
In questo paese del ben godi o in questa repubblica della banana, c’è di bello che chi sbaglia non paga, vi ricordate del governo tecnico?
Hanno lasciato in mano agli indiani i due marò, mettendoci nella situazione d’essere sottoscacco e ricattato da un paese che nulla ha da insegnarci. Lui è lì…. Senatore a vita con tutto quel che comporta questa onorificenza.
Quell’altra la grande “ attrice  piangente “ ha incasinato le pensioni ….. ora si scopre che non era giusta la sua legge e ha prodotto una voragine…… ma lei è lì che se la gode alla grande alla faccia nostra, ha pure sistemato a vita i suoi figlioli…. Più di così!
Ma chi si ricorda più di tutta quella gente che si è impiccata o suicidata a causa di restrizioni volute esplicitamente dalla grande Germania?
Chi si ricorda più di tutta quella gente ridotta in miseria o sul lastrico a causa di Equitalia?
Ma…. Noi popolino abbiamo la nostra voce: Virus, Ballarò, etc etc. un gran bla bla,bla di cui in verità ci saremmo anche stufati, tanto non cambierà mai nulla.
Ma è vero che si sono abbassati gli stipendi, e levate le auto blu, che si son levati anche i privileggi?
Vergogniamoci e basta, non è rassegnazione, peggio è sconfitta della democrazia!