lunedì 27 aprile 2026


 

Dafne


Vincenzo Calafiore

27 Aprile 2026 Udine


... chissà se ti ricorderai di me.

Se avrai tempo di leggere e di pensare

al mio “ essere libero “, alla spiritualità,

al mio bisogno di amare ed essere amato

dalla vita a cui ho dedicato tanto.

Chissà se fiorirà il cardo o una stella alpina,

là dove le mie parole sostano e riprendono nuovo

viaggio! “ Vincenzo Calafiore



Dafne cara, mi leggi e ti lasci nelle emozioni. Non mi conosci, sai poco o quasi niente di me, e casualmente ci ritroviamo proprio in una pagina piena di parole che in qualche modo vanno via parlando di me.

Potrei definirmi – una lettera - ! O sono una lettera che và dappertutto ove siano le ragioni del cuore …. E chissà se sarà vero che questa

lettera” farà un giorno ritorno, ma soprattutto sono quella lettera che ti raggiungerà ovunque tu sia.

Ho sempre presente alla memoria la poesia di Baudelair, sulla dannazione e debbo confessarti che mi ha fatto uno strano effetto.

Ed ecco mia cara Dafne, nella tua lettera, hai usato anche tu quella parola “ dannata “ rinforzandola addirittura con un disperato

per sempre”.

La parola è forte, molto più forte che nella poesia di Baudelair, scritta dopo tutto in altra epoca.

Altra epoca “ ! Allora chi sono io che conosco la poesia e la parola?Che stia viaggiando nel tempo? O sono un perfetto idiota che ancora crede ed è alla ricerca di quel “ simbolo perduto “, dell'Arca del tempo felice?

Nei miei scritti avrai notato che i miei pensieri di varia natura si incontrano e si scontrano in modo all'apparenza casuale e imprevedibile finanche per l'autore. Generando domande nel lettore.

Così introdotta come un'adepta alle varie lettura, che prende la forma di un rito, di ricerca della serenità, della Cultura.


Erano i primi mesi dell'84, e già cominciavo a peredere il contatto col mio corpo. Col libro “ Maree” finito di scrivere nel '90 ero in piena curvatura emozionale, la mia fragile esistenza, provvisoria come un ciao, ne acquisiva un'altra, sconosciuta isola che l'accoglie naufraga, senza chiederle da dove venisse e come era naufragata.

Agonizzavo allora, per una malattia mal conosciuta e che non si sapeva curare.

Dio, mi ha rimesso assieme i pezzi per sopravvivere all'orda dei nuovi barbari, e questo è una fortuna. Loro, i barbari hanno vinto su tutti i fronti, ecco perchè scelsi in quel l'esilio.


Era non soltanto forte ma anche sproporzionata ad un'esistenza, sia pure infelice.

Certo, può darsi che io avessi scritto “ dannata “ perchè non riuscivo a sciogliere il legame con l' “ orrendo “ vissuto. In quella parola c'era qualcosa di più della smania di vivere, qualcosa di oscuro e di indefinibile.


Dafne. Il tuo istinto privo del coraggio necessario per vincere la paura di amare e di vivere, lascia i rapporti sospesi in una sorta di limbo, uno spazio in cui non può sbocciare “ Orfea “ la rosa dell'amore!

Troppe sono le maschere che nascondono il tuo viso, ecco perchè non saprò riconoscerti incontrandoti per caso.




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