martedì 14 gennaio 2025


 

La vita felice

 

Di Vincenzo Calafiore

15 Gennaio 2025 Udine

L’immagine passa veloce dentro agli occhi miei,come un semplice fotogramma, è di una piazza di un paese del Sud; sono i – Ritorni – della memoria, che di tanto in tanto sono riproposti per non farli morire, del mio paese giù al Sud.

E’ una giornata più fredda del solito, di questo gennaio qui al Nord e non invita a uscire; tra le mani vecchie cartoline che ritraggono vari angoli del mio paese, la nostalgia comincia a montare come una marea e si concentra tutta negli occhi!

E immagino, lo immagino così intensamente da riviverle quelle scene!

Fanno parte di una vita felice, spensierata, rimasta tale quale nella mia memoria che rivivo ogni qualvolta sempre con le stesse emozioni e nostalgie.

Il mio paese, le sue colline e la piazza alberata ove trovano riparo gli stormi di tordi,o di uccelli migratori, e le panchine coi vecchi che seduti uno accanto all’altro fumano un sigaro mentre si raccontano una vita che non esiste più; e il “ Bar Centrale” l’unico, e il negozio di Tano il barbiere, soprannominato “ pezza di lardo “ fermo sulla porta a fumare in attesa dei clienti.

E operai con la “ colazione” nello zaino che attendono un furgone che passa a raccoglierli per andare a lavorare, e un cielo limpido, azzurro con le nuvole che corrono veloci, bianche e svaporate; il mio paese è lì e aspetta, aspetta il mio ritorno!

Tornerei da una vita di lavoro e sofferenza.

E’un paesaggio dai colori forti, di parole dolci amare, scabre come l’esistenza che stenta il suo cammino, l’immagine è un coro di visi pronti ad affacciarsi con le pene antiche e la fatica dei sogni dietro gli altri, e creano un’atmosfera così dolce da far venire voglia di riprendere il treno e ripercorrere l’Italia intera.

E’ un ricordo bellissimo di una storia personale fatta di piccole e grandi vittorie, sconfitte, di traguardi tagliati; ma dura, dalla crosta rugosa, incatramata dal tempo, ma con un sotterraneo incrocio di bisbigli, di parole dette a metà, taciute a volte, smarrite nel profondo gorgo dei giorni che non si vedono, sempre vicine, sempre altrove, lucenti là dove possono trovarle, la mia speranza e la nostalgia, il desiderio di riviverle interamente e intensamente, con tutto il loro profumo di mare e di albe e tramonti stravolgenti, unici, solo di questa terra amara e dolce che come una madre seduta davanti l’uscio di casa attende i suoi figli tornare.

Qui al Nord tutta la luce scivola nel buio anonimo, illuminato da tristi lampioni nella foschia, mentre nella testa e negli occhi la luce scivola sul mare tanto intensa da illuminare il cielo e via via le case, le colline.

Questo raccontare il mio paese con un lessico immediato, di sentimenti genuini e veri, e immaginazione di meravigliose immagini, tanto da farli incarnare e vivere, a farmi rivivere una vita felice anche se in una stanza dinanzi a un computer e una finestra da cui entrano odori e rumori di fabbrica, di macchine e furgoni che passano veloci, nell’anonimato assoluto, come lo è la vita, qui, in questo Nord lontano dalla vera vita!

Io rimango sempre più distante dalle sue realtà, vivo in un altro altrove, un territorio disteso dalla riflessione amara, alla visionarietà ricca di incantamento fantastico specchiato in quei chiaroscuri al vespro, in una natura trionfante in cui si esalta la gioia di vivere, l’esistenza felice!

Tutto è come nella < pellicola di un sogno> scorrono immagini di persone conosciute e amate:

il barbiere Tano detto – pezza di lardo – il marocchino che vende il pane, e Nicola, il fruttivendolo che percorre con il camioncino le strade dei quartieri, Carmela con l’anima piena di pensieri remoti e Alfred il gigantesco uomo venuto da un paese di neve della lontana Baviera …

e io che esco di scena, come un cane che sente le voci di un amore perduto: la Calabria!

 

domenica 12 gennaio 2025


 

       Senza di te non è vivere

 

Di Vincenzo Calafiore

13 Gennaio 2025 Udine

 

Laggiù ove ha inizio l’orizzonte, le nuvole si arricciano ai piedi di bianche montagne che si spingono in alto nel cielo; ci sono terre e mari da esplorare, e “ altrove “ in cui immaginare poterci vivere.

Alle prime luci dell’alba vedo nella mia porzione di cielo, passare uno stormo di tordi, vanno a est verso le soleggiate colline da poco mietute del grano che le arrossava con i suoi papaveri, al tramonto.

L’aria mite entra nello studio, tutto prende vita nella serenità di una stilografica adagiata su un foglio di carta bianca; le parole si adombrano, si colorano d’infinito nella quiete, illuminata da un fascio di sole che fa capolino, prima di addormentarsi in quell’altrove a cui spero un giorno poterci andare.

 

Oh, si ! la mia vita, quella che avevo un tempo ormai è lontana, è un irraggiungibile miraggio che solo le parole possono raggiungere e attraverso esse poterla rivivere. Che meraviglia!

Quale meravigliosa poesia potrà mai eguagliarla?

Sopraggiunge intanto il Vespro e come l’aria, si fa pungente il ricordo di Joselinda, della sua dolcezza, della sua maniera di guardarmi, il suo sguardo è una carezza, è un qualcosa che fa correre la stilografica sul foglio fino a riempirlo di parole che la sanno raccontare e amare, la fanno volare alta in quel cielo laggiù che io guardo indistintamente dalla mia scrivania.

 

Ci incontravamo al tramonto, davanti al mare, seduti ad ascoltarlo; era come a voler far benedire il nostro amore da quel mare che abbiamo amato tanto.

Stesa sull’asciugamano e occhi socchiusi, in silenzio, le sue labbra si muovevano come fanno le piccole onde sulla spiaggia. Cresceva in me il desiderio di baciarla, stringerla forte a me, così  passandole il braccio sotto la spalle la tiravo a me perdendoci in un lungo bacio.

La stilografica si ferma, esita un po’ prima di riprendere a scrivere … si stacca dal pennino una piccola goccia d’inchiostro, è di colore rosso, con il quale correggo e modifico i miei scritti; la guardo con attenzione, la carta assorbendola le fa prendere la forma di un’iride, ci vedo

gli occhi suoi, hanno lo stesso colore della poesia.

Fumo una sigaretta, pensando a ciò che devo scrivere, seguo le spirali di fumo e mi viene in mente la mia età, è un qualcosa che fa sparire la magia delle parole, dei ricordi; vedo questa età mia e la paragono alla nostalgia, a una terra che sta lì e aspetta e mi riconosce, ma è così grande da accogliere tutte le persone vive che si preparano a morire. Ma è anche un gran silenzio che vela i giorni perché tutto è stato predetto.

Questa mia visione è un paesaggio dai colori forti, di parole scabre come la mia esistenza che stenta il suo cammino in un coro di ricordi pronti ad affacciarsi con le pene e l’amore di un sogno dietro l’altro,creano  un’atmosfera che desidera le braccia e le labbra di Joselinda che per raggiungermi rischia di smarrirsi in un mondo di trappole e di maschere.

Noi siamo affamati di amore e di baci che come insetti giungono da ogni parte in questa infinita notte stellata … vola sopra il mare, le città, i monti, seduti tranquilli sulla terra a godersi lo spettacolo delle albe e dei tramonti.

 

Joselinda si avvicinò e cercò i miei capelli. Poggiò la testa sulla mia spalla come per dire: qualcosa rimane, non è tutto perduto.

Ci abbracciamo come per confermarci che non siamo scomparsi, che nonostante tutto l’amore vince su ogni cosa, sulla nostalgia, sulla distanza.

 Mi alzo e vado al balcone, quasi per tentare di acciuffare la luna per posarla sul suo seno!

Le note di – Fascination – di Nat King Cole cominciarono a parlare d’amore fino alle prime luci dell’alba!

 

 

venerdì 10 gennaio 2025

 






".. dalla panchina guardava l'albero che le regalò ombra, vedeva le foglie staccarsi e leggere, roteando cadere a terra.

E penso alla sua vita piena di cose, di amici, d'amore, di compagnia, ma soprattutto di sorrisi.... che ora è come quell'albero senza più foglie.
Vide così la sua vita, vuota, come una casa piena di echi!
Dove sono? Si chiese .... e pensò di andarsene via, quando una foglia ancora verde le cadde addosso ... è così che la vita torna? "

Vincenzo Calafiore


 

Il teatro poetico della follia

 

Di Vincenzo Calafiore

11 Gennaio 2025 Udine


“ …. Vide il sole splendere dentro

una pozza di mare e pensò, forse

è così la vita che anche quando non la amo

è lì e splende, mi dice ti amo “

                        Vincenzo Calafiore

 

 

Deve essere così travolgente la vita pensò Yohannis, mentre guardava il mare da una finestra; davanti ai suoi occhi la distesa di mare, luccicante dentro la scia luminosa che arrivava fino in camera, e in quel fascio di luce, poté notare fate e gnomi, lettere, danzare, muoversi silenziosamente nell’aria di una stanza vuota.

Allungò le mani in quel fascio di luce col palmo rivolto al cielo sperando in cuor suo che una di quelle creature si posasse sulle sue mani … rimase così per ore, seduto a terra con le mani tese in quel fascio di luce.

Yohannis a Cracovia frequentava uno dei tanti Circoli di lettura, ci andava tutte le sere e oltre a leggere per i presenti, recitava ogni sera una sua poesia.

 

Tutte le sere lei, Teresa, dopo cena, si recava al Circolo di lettura, per ascoltare la voce di Yohannis, le piaceva la sua voce perché la rassicurava, le dava la speranza di un domani, ed era come avere un appuntamento con la vita a cui lei non sarebbe mancata per nessun motivo.

Le piaceva molto Yohannis e ogni sera si sedeva sempre sulla stessa sedia e rimaneva lì con il suo velo adagiato sui capelli biondi come le spighe di grano, che cadendo sulle spalle le contornava il viso, bello e splendente.

Yohannis la notò sin dal primo giorno, gli era rimasto negli occhi quel volto. Arrivava sempre alla stessa ora, si sedeva in silenzio ad ascoltarlo, prendeva appunti su un quaderno, specialmente quando lui recitava le poesie di Maria Wislava Szymborska.

Una sera quando la vide andare via, chiese al suo amico Piotr di continuare e la seguì a distanza fino al portone che lei varcò senza voltarsi in dietro. Si rese conto che non poteva più fare a meno di lei e del suo viso, di Teresa; si rese conto di essersi innamorato pur non avendole mai rivolto la parola e che leggeva  e recitava poesie di Wislava  Szymborska solamente per lei

ed era come se lei lo avesse capito in qualche maniera, percepiva dalla sua voce che lui le recitava per lei era come se in quella sala ci fosse lei sola ad ascoltarlo.

 

Al suo posto quella sera c’era stato Piotr a leggere i suoi autori polacchi preferiti, prima di continuare si scusò con il pubblico dell’assenza di Yohannis che era dovuto recarsi a Varsavia.

Lei continuò ad andare al Circolo con la speranza di trovarlo lì all’impiedi davanti al leggio a leggere per lei, a rassicurarla con la sua voce; così passarono due, tre mesi, quando una sera uscendo di casa se lo trovò davanti al portone del palazzo in cui abitava, ad attenderla.

Rimase senza parole, anche quando lui la salutò e le si avvicinò al fianco e assieme si incamminarono verso il Circolo.

<<  Sono stato a Varsavia per dare un esame l’ultimo, ora sono un medico e  lascerò la Polonia, andrò in Italia, a  Roma! >> Perché mi dici questo, chiese Teresa! Perché ti amo, ti ho amata sin dal primo momento che sei venuta ad ascoltarmi, ho capito molte cose da come mi guardavi, e sono le stesse che provo io per te!

Dopo anni, stanco di Roma si trasferì su un’isola a fare il medico, non aveva uno studio, questo lo era la sua casa.

Vicino alla porta d’ingresso fece murare una grossa pietra  con inciso – POLONIA -  e sull’isola era conosciuto più come il medico polacco, che con il suo nome.

Una sera suonarono alla porta! Nella luce della porta d’ingresso apparve Teresa !

Con lei visse una vita felice fino a quando non ha potuto salvarla dal cancro; continua a cercarla in quel fascio di luce dello stesso colore dei suoi capelli, in cui ogni volta affonda le mani!

 

 

 



 

 

martedì 7 gennaio 2025

 

PAESI IN CUI SONO LETTO

 

 

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FILIPPINE

INDONESIA

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 Certe volte

è come se mi mancasse il cielo.
Certe volte mi manca i mare,
il mare che non riesco a raggiungere
toccare con una carezza.
E' come se la vita venisse meno,
cado nel buio di un giorno .
A volte sogno
perchè mi piace sognare.
Io a volte
è come se non mi conoscessi
e mi do del lei,
mi rivolgo una preghiera capace di sedare
il Demone dell'amore che è in me.
Come se non bastasse mi rivolgo a Dio
gli domando a pieni polmoni
che si sleghino i miei pensieri
i sogni, i miei polsi, le caviglie!
I miei viaggi di notte
senza un rotta, lontana riva e luna ubriaca
di luce!
Io che mi perdo a piccoli pezzi
attento ai miei passi incerti sulla sabbia....
Se almeno questa notte ci fossero le stelle
ad ingannarmi, ad illudermi che l'amore c'è
come è vero che c'è Dio!
A volte il mare chiama.
Vincenzo Calafiore

domenica 5 gennaio 2025


 

A tu per tu con la vita

 

Di Vincenzo Calafiore

05 Gennaio 2025 Udine

“ …. col passare degli anni

mi rendo conto delle cose che prima

ritenevo fossero utili, ora non lo sono più.

Questa è l’età, il magico momento che posso

finalmente di –no- ! Che posso fare a meno

di tutta quella –marmaglia – che gravitava

attorno a me solamente per un tornaconto

personale.

E’ questo il momento magico del vivere,

questo tempo che mi da la possibilità di scegliere

di rimanere solo … rimango solo! “

                                     Vincenzo Calafiore

 

 

Non sono più quello di ieri e non so come sarò –domani- posso solo dire che oggi vivo più con i miei ieri, quindi lascio che tutto accada naturalmente e segretamente nei tempi stabiliti nel mio libro ormai alle ultime pagine.

Ora in certe sere con la luna a portata di mano, il caffè che fuma  succede che la mia anima nel suo silenzio ascolta i discorsi della notte; certe notti pare che i miei pensieri vadano persi, e invece sono in un’altra dimensione, tornano con un’altra vita, mi fanno segretamente radice del mio sogno, di un’altra vita possibile.

Vorrei che questa sera che si frantuma in mille pezzi, ci fosse lei qui a farmi attraversare l’inverno che c’è in me, tenendomi stretto a se fino alla prossima primavera.

Vorrei affidarle la mia vita, affidarla alle sue labbra, mentre dipingo i sogni miei sul suo seno, vorrei averla qui adesso, ora tra pelle e cuore.

Poterle dire: lo sai, quant'è bello dire "fare l'amore" in inglese? 

Si dice "to make love", ed è una sensazione sconvolgente, perchè non è come in italiano, in cui "fare" può voler dire compiere un'azione, no … in inglese è "make", che significa creare, far nascere qualcosa dal nulla. E’ come se l'amore lo creassimo noi con i nostri baci, con le carezze e i morsi sui seni, come se noi fossimo così potenti da poter creare l'amore da un solo bacio!

Nel sogno, lei chiuse gli occhi, c'erano solo loro due anime e sentì lei le mie dita scivolarle sulla pelle delicatamente.

Poi io l'ho sentito che ci volevamo troppo.. Penso di aver tracciato un percorso immaginario tra la sua schiena e i suoi capelli che percorrevo mentre lei era dentro di me.. Mentre era li.. con gli occhi chiusi a lasciarsi guidare dal piacere.. bella e dolce come un notturno!

Purtroppo i sogni non rimangono per sempre, vanno via lasciandosi dietro scie luminose come polvere di stelle, rimane di se la solitudine.

Non è la solitudine stupida in cui ci troviamo spesso. No. È quella solitudine con cui mi presento al mondo.
Parlo di quella solitudine interiore e tormentata, quella da cui scappare.
Forse siamo destinati a essere soli e  da soli superiamo le battaglie più grandi!  
Nessuno potrà mai conoscere il dolore nascosto dietro uno sguardo.

Pensando alla solitudine, penso al peso che può avere un bicchiere pieno di acqua;

in realtà il peso del bicchiere è irrilevante, dipende da quanto tempo lo si tiene in mano!

Però se lo si solleva per un attimo, tutto è normale, per un'ora e mi ritroverei col braccio dolorante!
Per un giorno e mi ritroverei con un braccio paralizzato!
In ogni caso il peso del bicchiere non cambia!
Eppure più a lungo lo terrei in mano, più il bicchiere sembrerebbe diventare pesante!
La solitudine è come questo bicchiere d'acqua, se ci penso per qualche secondo non succede nulla, se ci penso più a lungo inizia a farmi male, se ci penso tutto il giorno mi sentirò paralizzato incapace di fare qualunque cosa.
Sono qui non so da quanto tempo …. col tuo nome in testa!