venerdì 29 novembre 2024


 

Do ut des

 

 

Di Vincenzo Calafiore

29 Novembre 2024 Udine

 

Che cosa è l’Amore?

L’amore è un sentimento di puro affetto nei confronti di un’altra persona, che si manifesta come un assoluto desiderio di voler bene. Va oltre il desiderio fisico, raggiungendo livelli di dedizione, attrazione, attaccamento.

Si basa sul principio del – do ut des -  “ io do affinché tu dia “

L’Amore è un affetto profondo, forse anche troppo complesso per essere definito in maniera esaustiva. Eppure, ci si trova spesso impegnati nel reperire le parole che possano tradurre l’intensità della forza, la peculiarità delle sensazioni dello scoprirsi innamorati, di sorprendersi di quell’energia che fa evolvere e crescere,trasformare le personalità, al punto di rendere il soggetto diverso, irriconoscibile.

Nel momento in cui la parte più ingenua dell’anima è indotta ad aprirsi all’esperienza amorosa si finisce per perdere la capacità di rimanere in maniera coerente negli affetti, rifuggendo la razionalità, grande nemica della passione e delle gioie.

La vulnerabilità diviene così il prezzo da barattare con la profondità di un sentimento i cui confini sembrano espandersi sempre più, fino a inglobare la persona nella sua interezza.

Nulla farebbe presagire in uno stato di beatitudine di una intesa emozionale, che la più grave minaccia a tale pienezza potrebbe annidarsi proprio là dove c’è la felicità.

 

“ Una personalità narcisista

Votata all’assoggettamento

Perpetuo dell’altro “

 

Cosa accade, allora, quando il patner che dichiara l’amore infinito si trasforma all’improvviso in un nemico pericoloso, in grado di distruggere e schiacciare la personalità dell’altro, fino al punto di modificarne la struttura, da spegnere gli slanci vitali più elementari, rendendo impossibile qualsiasi aspirazione al personale benessere, alla realizzazione, alla felicità?

Se l’amore si trasforma in una prigione, il legame diventa un nodo scorsoio che porta alla morte

psicologica.

Se coloro che a forza sono entrati nel cuore violandone i confini, scoprono le violenze derivanti dalle manipolazioni, a nulla serve difendersi, perché nel momento in cui si prende coscienza della vera identità dell’amato è già tardi per tornare a riprendersi la propria vita.

 

Uomini e donne sembrano ad un primo contatto individui seduttivi. Hanno modi affascinanti, per nascondere la loro subdola influenza psicologica sulla possibile “ preda”.

All’inizio di un rapporto, i loro atteggiamenti sono molto simili a comuni manifestazioni d’amore, ma un po’ alla volta  cade la maschera e succede quello che meno ci si aspetta.

La saggezza imporrebbe di fuggire al più presto, ma accade proprio il contrario, la vittima si sottomette al suo carnefice, con conseguente perdita di stima e fiducia in se stessa.

 

Ma cosa induce a portare avanti una relazione malata?

 Si dice che l’amore è cieco, ma quando arriva il momento in cui si è costretti a ritrovare la vista, ci si rende conto del fallimento, arrivano stati d’ansia, sensi di colpa, paure,mancanza di sicurezza, senso di vergogna e isolamento i corollari più frequenti del generale stato di prostrazione in cui cade la vittima!   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mercoledì 27 novembre 2024

 

 

 

JAN TODISCO

 

“ Si dice di lui ”

 

Ti colpiscono gli occhi, soprattutto. E un certo modo di farli parlare.

La voce, che a un tratto sembra spegnersi in un suono secco, d’improvviso si dilata e s’aggrotta restando tuttavia sempre nitida.

E ti sorprende la sua risata, la sua maniera di ridere, ridono anche gli occhi a guardarli bene,

che dire del suo sorprendente ottimismo?

E ti sorprendono le mani, le dita affusolate come quelle di un ragazzo di 77 anni, inventate dalla sua grazia.

Era tempo che io Jan Todisco volevo parlare di lui, quasi un’urgenza esistenziale di raccontare Vincenzo Calafiore, un pezzo di storia personale attraverso le pareti di certi labirinti in cui non ha mai avuto paura di perdersi.

Anzi! Argomenta, talvolta esemplifica e soprattutto ricorda sul filo d’una nostalgia che diventa pian piano consapevolezza d’un tempo che non può ritornare.

 

Così i suoi occhi, quegli occhi che parlano, brillano di malinconia, saettano nel vuoto delle certezze, s’adagiano nella contemplazione della storia personale che coincide con quella di mezzo secolo di cose ed eventi che lo hanno segnato.

Non si è mai arreso, neanche alle peggiori evidenze; quasi a volersi mettere al riparo spesso lui afferma dopo una sconfitta: “ ..hai mai visto un’onda arrendersi? Mai! “  Per questo ama il mare.

Lo ama così tanto che ha coniato un pensiero che a leggerlo attentamente si intuisce il suo grande amore per questa forza della natura:

 

“ Una volta che hai visto il mare

Non potrai più farne a meno di guardarlo.

E camminerai per strade da cui potrai

Vederlo sempre”

 

Con Vincenzo Calafiore ci conosciamo da una vita, assieme al Liceo Classico … era sempre con la testa fra le nuvole.

L’ho rivisto dopo una ventina d’anni. Ho suoi ricordi sin da bambino e l’ho seguito nella sua crescita artistica, è un formidabile scrittore che riesce a incantare coi suoi scritti, mai banali, mai sporchi.

Parla poco di se e delle sue paure, tanto delle certezze, tra digressioni e ricordi, tra brevi risposte e lunghi silenzi.

 

Non è un personaggio facile, il libertario, l’anarchico inteso in senso artistico.

Vincenzo Calafiore, uno che ha saputo opporre molti no ai più semplici si. Uno che, agli anni difficilissimi che ha attraversato non si è mai arreso.

Basti pensare che a un certo punto della sua vita, molla tutto perché sente che la sua vita è da un’altra parte e abbandona la sua città natale.

 

C’è una parte della sua storia che la dice lunga sulla sua testardaggine. “ Mi sono sempre sforzato di invertire il corso della sfortuna, facendola diventare cosa buona e necessaria, per apprezzare sempre più quel che ho.

 

E’ riuscito a dare una forma concreta al suo sogno, è stato sempre uno di quelli che ha amato fino in fondo le sue follie.

Una cosa è certa, lui constata che i suoi primi 77 anni non gli basteranno per tutte le altre cose che vorrebbe fare “ Ce ne vorrebbero altri 77  “ mi dice candidamente e se qualcuno gli chiedesse se rifarebbe tutto quello che ha fatto, risponderebbe di si.

 

“ Tanto, una vita non basta per tutte le esperienze. Quindi vorrei fare tutte le cose e le altre esperienze che non sono riuscito a fare “ . Questo è ora il suo sogno, fare tutto quello che non è riuscito ancora fare!

 

 

                                                     

 

domenica 24 novembre 2024


 

La magia dell’amore

 

Di Vincenzo Calafiore

25 Novembre 2024 Udine

 




“ … pur desiderandolo non la baciò,

si limitò a trattenere il suo viso tra le mani

per respirarne il profumo.

Lei era una di quelle donne che la vita

le aveva insegnato ad attendere …

non esiste nulla di più di meraviglioso

al mondo: incontrare labbra che non hanno fretta! “

                                      Vincenzo Calafiore

 

Nonostante tutto in questo mondo sottosopra a vincere è l’amore, la magia dell’amore con tutte le sue facce, corrispondenti ciascuna a una diversa manifestazione dello stesso istinto, che chiede di poter essere appagato tramite una relazione.

Ma è vero anche che la “ passione “ fa paura, perché in ogni caso implica una condivisione con qualcuno che può tradire, che può abbandonare.

Solo gli ingenui o i temerari possono credere che si possa amare semplicemente.

 Il sentimento – amore – pare che sia stato

 “ creato” per i coraggiosi, disposti ad affrontare le sofferenze, pur di assaporarlo.

Tuttavia le pulsioni affettive, dovrebbero già contenere in sé la forza necessaria per superare le paure che questo sentimento genera. Così dovrebbe essere, nonostante le smentite di questi tempi, caratterizzati da diffusa violenza e dalla paura di legarsi a qualcuno e di assumere il peso anche emotivo che tale esperienza comporta.

L’istinto privo di coraggio per vincere le paure, lascia i rapporti sospesi in una sorta di limbo, uno spazio in cui mancano definizioni precise condivise: condizione che ne decreta la fine. Un generalizzato conflitto tra desiderio e paure tende a coinvolgere anche le passioni più travolgenti, sacrificandole al baratto con la tranquillità.

E così la donna maestra di seduzione procede con più cautela, assimilandosi sempre più in questo all’uomo, che di cautela pare ne abbia da vendere.

Quindi la paura dia amare potrebbe essere collegata all’insicurezza ed alla confusione tipica di questi anni, in cui a fatica si riesce a distinguere ciò che è importante, da ciò che rappresenta una maschera, un’illusione. Le esperienze si consumano in fretta spinte dalla tendenza al consumo e al cambiamento in tutti i contesti della vita.

Oggi in questo mondo sottosopra si corre sempre più per stare al passo di questi tempi, ma si finisce per non vivere a fondo nulla, senza emozioni, senza poesia; finisce per produrre delle precise ripercussioni sul comportamento sia individuale che collettivo.

“ Uomini e donne in questo tempo, liberi e tolleranti sono tuttavia accomunati dagli stessi problemi a vivere con gioia pienezza e sincerità l’attaccamento reciproco.”

Una prima conseguenza riguarda l’identità personale, che finisce per essere determinata dall’esterno. Tempi in cui ogni soggetto viene considerato per ciò che sembra e non per quella che è la sua vera natura, e si finisce per indossare una maschera.

Ma se l’adozione di veli rassicuranti appanna l’identità, le paure e le incertezze finiscono con il complicare o escludere l’amore.

Per una relazione d’amore “ funzionale “ sembra sia necessaria o indispensabile un’adeguata capacità di – stare da soli con se stessi – e non avere bisogno dell’altro per sopravvivere.

In quei periodi in cui non si vive una storia d’amore la sensazione di solitudine può sembrare talvolta intollerabile e si fa di tutto per incontrare una lei! Spinti da un insano impulso ad accoppiarsi si finisce per commettere l’errore di scambiare per buono ciò che è solo una pallida idea di ciò di cui si ha realmente bisogno, cadendo in relazioni difficili e conflittuali, talvolta scellerate.

Ma se sono dei sentimenti o pulsioni indipendenti, perché è così difficile distinguere il desiderio sessuale dall’amore?

Oggi tutta questa libertà, forse per la prima volta nella storia dell’umanità, è un diritto di tutti, uomini e donne, nei loro diversi e possibili orientamenti sessuali. Il sesso è finalmente depenalizzato e l’amore non ne rappresenta più necessariamente l’assoluzione. In questo periodo storico in cui la libertà e legge di mercato fanno tornare in auge il corpo come oggetto di consumo e sede di istinti, più come status symbol che come fonte di piacere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 21 novembre 2024


 It's about you


By Vincenzo Calafiore

November 22, 2024 Udine


At a certain point the fountain pen slides on the paper and line after line it heads towards the highest sky contained in a white sheet; the thought dissolves agilely in the story of its own imaginations, among its own figures hidden in the invisible networks of reasoning.

And when the themes most fertile of solicitations manage to read articulated narrative measures, oscillating between dialogues and descriptions, desires and emotions, here the page opens like an album leafed through by the desire to see the imaginations materialize, to hold them in a suspension of reflections and to preserve them for the nights without sea.


Read them in an intertwined talk of bodies and hands ... a subterranean and persistent echo of literary schools of the second half of the twentieth century and, in particular, of the School of the gaze, of the imaginary deepening of a - beyond - of that dialogue of bodies in the shadows of a long night.

Without forgetting the absolute feeling inside, identified as love, as belonging, which is identified in those nocturnal characters on which the poetic delicacy of kisses presses, of hands that search for each other in "that great sea" of feeling inside.

However, the strong suggestive emotions aroused by the passionate voluptuousness of holding each other, skin to skin, bodies to bodies, remain suspended in the air, crystallized in the poetry of the shadow!


Transformed in the night like fog around an - I love you -!

Giving oneself in those whispered dialogues that question and arouse new emotions, new peaks of passion that call into play other desires, other dreams to be realized before the night is devoured by the light.

It is a discovery of something fascinating, sublime: wanting each other again!


Both bound by an all-encompassing passionate love, it is then that the claustrophobic world of obsessions, fears and doubts moves away even if it comes to life like a movie scene, clips, embarrassing details, exaltations and follies, passionate backgrounds of the moment pass by... discoveries from the sun and the sea, of the absolute pleasure enclosed in a kiss!


An incomparable moment, the hurricane of things that lovers exchange, like two explorers who explore their bodies, their souls! The love that is made in bed, when love screams.

And if only it were possible to deliver "this knowledge" to those like us who fight the aridity of sex, the dehumanization of that "I love you"!


Towards the dawn, the fluid prose makes the sequences of dialogues slide into a natural course that serves to preserve them without any friction, despite the dense honeyed language of the bodies, of the thoughts of an I love you just on the lips ready to take flight like Icarus in the next day!


Spectacular visions light up that will remain all day in that sea of ​​silence, waiting for a next night if there ever will be one; a night like this is unforgettable, it is a fragment of life that remains waiting for new life in the same hands, in the same bodies, in the same slow breathing of that I love you that animates the nights, lights the fire on the andirons of the night. It is a hymn to the beauty of life, to the joy that reddens the language of love, makes it sweet and pungent, crystalline and ardent, above all – ardent – ​​in the concave voice of lovers!


E’ di te, che si tratta

 

 

Di Vincenzo Calafiore

22 Novembre 2024 Udine

A un certo punto la stilografica scivola sul foglio e rigo dopo rigo si avvia verso il cielo più alto contenuto in un foglio bianco; il pensiero si scioglie agile nel racconto delle proprie immaginazioni, fra le proprie figure celate tra le invisibili reti del ragionamento.

E quando le tematiche più fertili di sollecitazioni riescono a leggere misure narrative articolate, oscillanti fra dialoghi e descrizioni, desideri ed emozioni, ecco la pagina aprirsi come un album sfogliato dal desiderio di vedersi materializzare le immaginazioni, di trattenerle in un sospeso di riflessi e di conservarle per le notti senza mare.

 

Leggerle in un intrecciato parlare di corpi e di mani … una sotterranea e persistente eco di scuole letterarie del Secondo Novecento e, in particolare, della Scuola dello sguardo, dell’immaginario approfondimento di un – oltre – di quel dialogo di corpi nelle penombre di una lunga notte.

Senza tuttavia dimenticare l’assoluto sentire dentro, identificato come amore, come appartenenza, che si identifica in quei personaggi notturni sui quali preme la poetica delicatezza dei baci, delle mani che si cercano in “ quel mare grande” del sentirsi dentro.

Restano, comunque, sospese nell’aria, cristallizzate nella poesia dell’ombra le forti emozioni suggestive suscitate dalla voluttà passionale dello stringersi, pelle con pelle, corpi con corpi!

 

Trasformati nella notte come nebbia attorno a un – ti amo -!

Donarsi in quei dialoghi sussurrati che interrogano e suscitano nuove emozioni, nuovi picchi di passioni che chiamano in campo altri desideri, altri sogni da realizzarsi prima che la notti sia divorata dalla luce.

E’ un scoprire qualcosa di affascinante, di sublime: volersi ancora!

 

Entrambi legati da un amore passionale totalizzante, è allora che il mondo claustrofobico delle ossessioni, delle paure dei dubbi si allontana anche se si anima come la scena di un film passano spezzoni, dettagli imbarazzanti, esaltazioni e follie, sfondi passionali del  momento .. scoperte dal sole e dal mare, del piacere assoluto racchiuso in un bacio!

 

Impareggiabile momento l’uragano di cose che gli innamorati si scambiano, come due esploratori che esplorano i propri corpi, le proprie anime! L’amore che a letto si fa, quando l’amore urla.

E magari fosse possibile consegnare “ questa conoscenza” a chi come noi combatte l’aridità del sesso, la disumanizzazione di quel “ ti amo”!

 

Verso gli albori la prosa fluida fa scivolare le sequenze dei dialoghi in un corso naturale  che serve a custodirle senza alcun attrito, nonostante il denso mieloso linguaggio dei corpi, dei pensieri di un ti amo appena sulle labbra pronto a spiccare il volo come Icaro nel prossimo dì!

 

Si accendono spettacolari visioni che resteranno tutto il giorno in quel mare di silenzio, in attesa di una prossima notte se mai ci sarà; una notte così è indimenticabile, è un spezzone di vita che rimane in attesa di nuova vita nelle stesse mani, negli stessi corpi, nello stesso respirare lento di quel ti amo che anima le notti, accende il fuoco sugli alari della notte . E’ un inno alla bellezza della vita, alla gioia che imporporano il linguaggio dell’amore, lo rendono dolce e pungente, cristallino e ardente, soprattutto – ardente – nella concava voce degli amanti!

  

se trata de ti



Por Vincenzo Calafiore

22 de noviembre de 2024 Údine


En cierto punto la estilográfica se desliza sobre la hoja y línea tras línea se dirige hacia el cielo más alto contenido en una hoja blanca; el pensamiento se disuelve ágilmente en el relato de sus propias imaginaciones, entre sus propias figuras escondidas entre las redes invisibles del razonamiento.

Y cuando los temas más fértiles de la solicitación logran leer medidas narrativas articuladas, oscilando entre diálogos y descripciones, deseos y emociones, la página se abre como un álbum hojeado por el deseo de ver materializadas las imaginaciones, de mantenerlas en una suspensión de reflexiones. y guárdalos para las noches sin mar.


Leerlos en una conversación entrelazada sobre cuerpos y manos... un eco subterráneo y persistente de las escuelas literarias de la segunda mitad del siglo XX y, en particular, de la Escuela de la mirada, del estudio en profundidad del imaginario de un -más allá- de ese diálogo de cuerpos en las sombras de una larga noche.

Sin olvidar, eso sí, el sentimiento interior absoluto, identificado como amor, como pertenencia, que se identifica en esos personajes nocturnos a los que presiona la delicadeza poética de los besos, de las manos que se buscan en "ese gran mar" de sentimiento interior.

Sin embargo, las fuertes emociones sugerentes que despierta la apasionada voluptuosidad de abrazarse, piel con piel, cuerpos con cuerpos, quedan suspendidas en el aire, cristalizadas en la poesía de la sombra.


Transformada en la noche como niebla alrededor de un - ¡Te amo -!

Entrégate a esos diálogos susurrados que cuestionan y despiertan nuevas emociones, nuevas cimas de pasión que ponen en juego otros deseos, otros sueños por realizar antes de que la noche sea devorada por la luz.

Es descubrir algo fascinante, sublime: ¡querer más!


Unidos por un amor apasionado que lo abarca todo, es entonces cuando el mundo claustrofóbico de obsesiones, miedos y dudas se aleja aunque cobre vida como una escena de una película, clips, detalles embarazosos, exaltaciones y locuras, fondos apasionados del momento pasa... descubrimientos del sol y del mar, del placer absoluto que contiene un beso!


¡Momento incomparable es el huracán de cosas que los amantes intercambian, como dos exploradores explorando sus cuerpos, sus almas! El amor que haces en la cama, cuando el amor grita.

¡Y tal vez fuera posible entregar "este conocimiento" a quienes luchamos contra la aridez del sexo, la deshumanización de ese "te amo"!


Hacia el inicio, la prosa fluida hace que las secuencias de diálogos se deslicen en un curso natural que sirve para preservarlas sin fricción alguna, a pesar del lenguaje denso y meloso de los cuerpos, de los pensamientos de un te amo apenas en los labios listos para emprender el vuelo. como Ícaro en el próximo Of!


Se encienden visiones espectaculares que permanecerán todo el día en ese mar de silencio, esperando la noche siguiente, si es que alguna vez la habrá; una noche como esta es inolvidable, es un pedazo de vida que queda esperando nueva vida en las mismas manos, en los mismos cuerpos, en el mismo respiro lento de ese te amo que anima las noches, enciende el fuego en los morillos. de la noche. Es un himno a la belleza de la vida, a la alegría que embellece el lenguaje del amor, haciéndolo dulce y punzante, cristalino y ardiente, sobre todo -ardiente- en la voz cóncava de los amantes.


 

OLEIFICIO LICASTRO AZIENDA AGRICOLA

 

Di Vincenzo Calafiore

21 Novembre 2024 Udine

 

 

Il Calabrese è di solito associato a “testa dura”, testardo, caparbio.

Si dice dei “ Calabresi”  che hanno un carattere ostinato, duro, chiuso, crudo, deciso. Altri descrivono i Calabresi come bugiardi, ciarlatani, millantatori, dotati di una carica di aggressività che qualche volta sfocia in un furore mistico.

Gramsci in “Letteratura e vita nazionale” (uno dei Quaderni del carcere) scrive, che i calabresi sono gente dal carattere temprato come l’acciaio. Corrado Alvaro invece scava più in profondità e coglie bene le contraddizioni. Il calabrese riesce ad essere primitivo e raffinato, patriarcale ed avventuroso, taciturno e riflessivo, egoista e generoso, capace perfino di slanci verso l’inconoscibile e il cielo; in preda a feroci passioni ed insieme in grado di discettare di questioni filosofiche o di argomentare con cavilli sottili ed affinati. A volte umile e sottomesso, altre fiero, altero, audace ed arrogante. Qualcuno ritiene che per capire i calabresi bisogna guardare al paesaggio, alla vegetazione, al clima, agli odori, ai sapori del territorio poiché la nostra vera essenza, quella più autentica, è intensa e passionale. Saremmo, secondo costoro, un popolo in grado di mettersi in competizione perfino con se stesso, troppo orgoglioso per farsi dominare, risoluto nel riaffermare la propria indipendenza fino al punto di abbandonare la propria terra pur di non umiliarsi ed inchinarsi. Nostalgico e tradizionalista, individualista e “anarchico”, il Calabrese ha  forte in se il senso della famiglia, dell’onore, della rettitudine e questi valori trasmette ai propri figli e discendenti. Non so se tutto questo corrisponda al vero o sia il frutto di una idealizzazione di maniera o, addirittura, letteraria, in ogni caso presenta il fascino degli opposti.

Detto questo mi piace soffermarmi sulla persona: Alfonso Licastro.

Giovane imprenditore a capo della “ Sua “ Azienda, giovane, ma capace produttore di olio, in una terra a dir poco meravigliosa e generosa, la Calabria. Ha tutte le possibilità di crescere assieme alla sua azienda, di espandersi e lo farà senza alcuna fretta, dipanando quotidianamente tutte le difficoltà cui andrà in contro.

Alfonso Licastro  non ha smentito le sue qualità, che sono l’onestà e l’orgoglio; non ha smentito neanche le altre che sono morali e che antepone ad ogni sua azione, specialmente nel campo imprenditoriale. E’ onesto, generoso, rispettoso del “cliente” che per lui non è un anonimo, ma una “ persona” da tenere in considerazione e rispettare nella forma più umana possibile che è propria,nella sua personalità, nel suo modo di essere prima come uomo, poi come “ imprenditore “ è per questo che lui Alfonso Licastro merita  tutte le stesse attenzioni che lui ha per l’altro.

Ha appreso dal padre l’arte di produrre l’olio e l’amore per la terra e con tanta passione oggi nella sua Azienda Agricola produce olio extra vergine di oliva di alta qualità, utilizzando tecniche di estrazione a freddo.

L’olio viene prodotto esclusivamente con olive provenienti dai suoi uliveti secolari e maestosi che sorgono ad oltre 650 metri di altezza, a Delianuova, nel cuore dell’Aspromonte.

Raccoglie meccanicamente le olive, nel periodo che va dall’inizio di ottobre e si protrae fino alla fine di novembre, momento in cui l’oliva è appena invaiata.

La qualità delle cultivar impiegate, la posizione strategica dei terreni consente di avere una materia prima ottima senza dover ricorrere all’uso di pesticidi e di anticrittogamici che sommati ad un processo di lavorazione attento e specializzato, restituiscono un olio genuino e ricco di fenoli, polifenoli e tocoferoli, fondamentali nella dieta di ciascun individuo. Il colore dell’olio è giallo oro, con intensi riflessi verdi, profumo deciso, il sapore morbido e avvolgente rendono questo olio unico. Dalla Calabria, da questo Paradiso di terra, un prodotto di eccellenza, di alta eccellenza!

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mercoledì 20 novembre 2024

 

Pare che niente possa dare vita

al silenzio dentro noi.

Non più parole, ne suoni, niente.

Nulla ci unisce.

Anima tocca anima

Solo così possiamo essere

vicino e vivi.

Dammi occhi, occhi per sentire

mani per vedere l’amore

nel misero tempo.

L’Amore è silenzio

non vuole parole

ma occhi e mani …

Su vieni,

lasciamo le nostre ombre al sole!

 

                                   Vincenzo Calafiore  

lunedì 18 novembre 2024


 

IO DEL MARE

 

Di Vincenzo Calafiore

19 Novembre 2024


“   Una volta che hai visto il mare

non potrai più farne a meno di

guardarlo.

E camminerai per strade da

dove potrai vederlo sempre! “

             Vincenzo Calafiore

 

 

La barba bianca, i capelli arruffati dal vento, la carnagione olivastra, gli occhi verdi, sempre pronti a seguire le strane traiettorie disegnate in cielo dai gabbiani: Quinto Malatesta!

Questo sono io, io del mare, io dell’oceano-mare

 Seppi che al mondo molte cose potevano ridiventare buone e che per realizzare questo bastavano due persone.

Vedevo un sole che riempiva il cielo.

Paradossalmente il sole era anche il mare che scaldava piuttosto dal basso che dall’alto. Forse è così il presente, quando non fugge via, pensai.

Mi bastava scrutare il lento movimento delle nubi all’orizzonte, poco sopra Capo Vaticano, per capire che la pesca sarebbe stata buona, oppure ritirarsi in fretta per sfuggire alla burrasca.

La mia vita seguiva il ritmo delle onde e l’intensità della luce del sole, piegandosi ai voleri della luna quando era tempo di pescare, a largo della Tonnara di Pietrenere, i banchi di totani facilmente neutralizzabili, nelle ore notturne, grazie alle lampare.

Ho saputo raccontare le storie di mare ai bambini, con toni e pause con cui incantavo i giovani spettatori, seduti a terra attorno alla vecchia fontana che zampillava dentro una vasca.

La voce profonda, leggermente roca dal catrame e la nicotina inalati per anni dalle ormai introvabili “ Nazionali “m e le immaginarie geometrie disegnate nell’aria con le dita, mi facevano il loro migliore amico.

Non c’era tratto di spiaggia, tra Scilla e Reggio, di cui non conoscessi i segreti.

Spiriti di indomiti marinai si univano a pesci d’immensa bellezza nei miei racconti, allegre stenelle, e coraggiosi pescispada.

Così raccontavo le mie storie, con la dolcezza di un nonno che narra la fiaba ai bambini, come la storia dello “ Scoglio dell’Ulivo “ quel singolare albero cresciuto in cima allo scoglio corroso dal mare.

L’ulivo era frutto d’un patto stretto tra la terra e il mare.

Un patto sancito con la complicità d’una rondine che aveva rubato un chicco da una pianta secolare di Trachini e l’aveva deposto sulla vetta di quell’enorme masso caduto tra i flutti in epoche remote.

La terra e il mare, contando sull’aiuto del sole avevano poi concentrato le loro misteriose energie sull’oliva abbandonata, facendola pazientemente diventare un albero.

Per secoli la pianta, suscitando curiosità e superstizioni tra i pescatori aveva prodotto annualmente il suo prezioso frutto, un frutto però, di cui nessuno poteva godere, se non il mare, la terra e le rondini.

Tentare  d’impossessarsi di una sola di quelle olive poteva costare caro, chi saliva in vetta e si impossessava di una sola oliva la sua vita si accorciava di venti anni. Altri dopo aver commesso il sacrilegio  sono morti annegati in circostanze diverse.

L’ulivo insomma è una sorta di tempio inviolabile creato dalla natura.

Oggi racconto le storie degli immensi abissi dell’infinito, e delle bellissime fate  che affollano i scintillanti mari e le scogliere profumate del Paradiso.

Li navigo con la mia inseparabile barca “ Pegasus “, dritto a poppa con il timone stretto tra i polpacci e una ciurma di bambini intorno.

Qualcuno di quei bambini giura, d’aver sentito ancora, scivolare nell’aria la Pegasus riverberarsi tra le nuvole, altri raccontano d’averne scorto la sfumata sagoma su una candida nuvola scoglio, durante un temporale, che rischiò di risucchiare la terra e il mare….