Di Vincenzo Calafiore
18 Giugno 2017 Trieste
“ non ci sono parole, ne certezze,
è amore. S’impara a tacerlo
con gli anni anche se ne parliamo senza occhi, senza anima.
Amare è come nascere senza
parole e con tutte le parole a volte dopo averle distrutte ce ne andiamo, in
silenzio senza più cuore, sempre più aridi.
E tuttavia, nonostante amare
significhi vivere, esiste un silenzio più grande tanto da giustificare tutti i
silenzi “
E’ su tutte le bocche di questa umanità la parola “ felicità
“ la si pronuncia più per abitudine, ma
di questa felicità in verità non ne conosciamo il volto, ne sappiamo la sua
origine ne la sua destinazione.
Se ne fa un largo uso più o meno appropriato.
La felicità più grande consiste nell’accettare i confini e i
limiti della nostra esistenza; dunque parlarne è perfino molto difficile dato
che il “ concetto” di felicità è personale e soggettivo ed è difficile
comprendere dove finisce la felicità ed inizia l’infelicità.
Ma la vita purtroppo avara com’è nel farcela provare che subito
la leva, vuoi per un lutto, vuoi perché l’amore che senti non è corrisposto o
che la persona che si ama ci lascia, e con gli esempi si potrebbe continuare
all’infinito.
Occorre anche rendersi conto che la felicità è solo un “
momento” per questo viverlo intensamente attraversando pure il dolore fino in
fondo per ritornare poi alla felicità personale che ci appartiene tutta anziché
affidarla a cose esterne.
La virtù dell’uomo è ciò che fa si che l’anima sia buona, è
conoscenza, la privazione della conoscenza è ignoranza. Con questo Socrate
opera una rivoluzione dei valori, si tratta dei valori dell’anima.
La manifestazione più importante della ragione umana si
esplica in quello che Socrate definisce autodominio, ovvero il dominio di sé
nello stato di piacere, in sostanza si afferma il dominio della propria
razionalità sulla animalità, in sostanza l’uomo è libero solo se riesce a
dominare i suoi istinti.
Dunque la felicità “forse” non potrà venire dalle cose
esteriori o cosiddetta esteriorità, ma solamente dal profondo dell’anima.
L’anima è felice quando ama ed è amata!
Si tratta di spiritualità, di armonia interiore… La felicità
è una vibrazione interiore, è un vedere negli occhi degli altri, è una sbornia
dell’anima.
Risiede in quelle cose che sono vere, che ci fanno stare
bene e contemporaneamente ci separano da tutta quella materialità che purtroppo
ci circonda e domina.
Ma è anche incontro, abbraccio, bacio, stretta di mano o
pianto, la consapevolezza di vivere appieno ciò che l’animo al momento dona; è
amare una persona, è donazione.
E’ “ profumo” , profumo di donna, profumo del mattino
respirato profondamente a occhi chiusi e sentirsi inebriati, è un abito
indossato.
La felicità è sogno, un sogno da raggiungere, da trattenere,
da non lasciarselo sgusciare dalle mani.
E’ avere freddo anche quando non fa freddo!
L’unica arma di cui si dispone quindi è la ragione d’essere,
fare uso della ragione per eliminare la violenza in tutte le sue forme perché è
una cosa blasfema e scellerata…
La felicità? È la felicità dei
forti, quella che afferra e si lascia afferrare dalla scaturigine della vita
stessa, che gode di tutto, che ama generosamente, magnanimamente, senza ritorno
e compromesso, quella che vive profonda, calma e ardente in un io unito che
nulla può abbattere. "La felicità, quella aperta e ridente, alla cui luce
gli occhi degli sconosciuti si accendono e i volti ostili divengono cortesi,
non è compatibile con l'invidia, dal cui sguardo spettrale e dalla cui timida
andatura rifugge tutto ciò che è umano" (Nietzsche) .
Nessun commento:
Posta un commento