Quel che il silenzio racconta
( Cogito )
Vincenzo Calafiore
31 Agosto 2026 Udine-FVG-ITALY
“ Il silenzio è oro, racconta molto più delle parole,
svelando emozioni nascoste, verità non dette
e spazi di riflessione interiore. “
Calafiore Vincenzo
Oggi tutti parlano, parlano ed è un coro cicaleccio insopportabile, parlano di qualsiasi cosa anche di cose stupide, spacciandole per cose serie e invece altro non è che rumore assordante, a volte fastidioso, impertinente, insignificante, tanto per sprecare fiato.
Quando bisognerebbe tacere su molte cose.
Questo mondo è di silenzio che ha bisogno. Necessita di persone che sappiano rimanere in silenzio, senza ascoltare l'orda di ciarlatani e ruffiani di corte che si avvicendano ovunque.
Tempo fa a uno di questi oratori chiesi cosa fosse il – cogito – la sua risposta immediata fu, che si tratta di una malattia dei genitali maschili, ma a volte anche femminile …...! Cogito ( è la celebre formula filosofica «penso, dunque sono» ) ….. Complimenti comunque... Ormai l'ignoranza è come il burro spalmato, è un serio problema generalizzato.
Nella visione filosofica di Socrate, il silenzio non è una semplice assenza di parole o un atto di sottomissione, o il volersi isolare, ma è la presenza della riflessione, lo spazio generativo del pensiero e la risposta più elegante all'ignoranza presentuosa, che oggi purtroppo imperversa ovunque.
Platone invece sostiene che il pensiero è un dialogo interiore in silenzio, identificando lògos con diànoia ( Il logos (ragione, discorso o legge universale) e la dianoia (pensiero discorsivo o ragionamento) rappresentano due concetti chiave della filosofia greca antica che descrivono insieme il processo e la struttura della conoscenza razionale ) .
Afferma che il pensiero è un discorso che l'anima intrattiene con se stessa, generando opinione quando espresso. Le questioni sul discorso dell'anima riguardano il contenuto e la relazione tra pensiero e linguaggio.
Nel Cratilo ( Dialogo ) Platone considera la parola interiore più valida della parola proferita, criticando la ricerca di verità attraverso il linguaggio esteriore. La dialettica è vista come un metodo per rendere libero il pensiero, permettendo di accedere alle idee senza l'uso delle parole. Quindi il pensiero è un discorso che l'anima intrattiene con se stessa a proposito delle cose. Se ci fosse qualcuno vicino, e ripetesse a colui che è presente quelle cose dette a sé stesso, dette magari ad alta voce, allora quello che noi chiamiamo opinione diventerebbe un discorso, quindi afferma che qualora il discorso che l’anima intrattiene con se stessa venga espresso, esso genererebbe l’opinione. Infine, pensiero e discorso quindi sono la stessa cosa: Anima
Il silenzio racconta ciò che non possiamo conoscere ?
Il “ Noumeno “ è il termine filosofico che indica la realtà pensata o pensabile e che non è conoscibile attraverso i sensi. È la "cosa in sé", la realtà che sta oltre il mondo dell'apparenza .
L'Autenticità contro la menzogna, oggi più che mai ce ne sarebbe necessità, ma di autentico pare che sia rimasta solo la morte. L'uomo nasce e attraverso la certezza di sé legge e studia la trama del mondo. Il pensiero, il -cogito - ( di tradizione cartesiana) costistuisce uno dei pilastri della cultura occidentale, inteso come atto fondativo dell'esistenza dell'uomo. L’uomo esiste. Questo è un dato di fatto indiscutibile. Ciascuno di noi sente di esistere in un luogo e in un tempo. Ciascuno ha dunque la percezione chiara e distinta del proprio sé, ne ha coscienza. La consapevolezza è un sorta di postulato che domina tutta la nostra esistenza fin dal momento della nascita e nel corso dell’intera vita. L’uomo pensa e dunque esiste in quanto è capace di produrre delle idee chiare e distinte. Ma possiamo affermare davvero che il pensiero/uomo sia riducibile unicamente a questa categoria del noto? Come non cogliere allora la grave conseguenza di un tale ragionamento? Questa logica stringente , in base alla quale l'uomo nel pensare, comunicare e stabilire relazioni significanti, e no è degno di senso solo se propone qualcosa di tangibile ed evidente, dunque controllabile. Il pensiero, in questa ottica, coincide con il “dogma” della certezza e in questa prospettiva il pensiero del sé è elemento sotteso, quasi scontato, all’esistere.
Il silenzio è infatti l’opposto della mancanza di parola e di pensiero, al contrario è l’indicibile che fonda il dicibile si configura come la genesi stessa della parola, intesa e concepita come volontà di significazione. Il silenzio non è assenza del dire, ma suo atto fondativo necessario e ineliminabile. Il silenzio fonda il pensiero e la parola come gesti di relazione e conoscenza. Il silenzio è in realtà forma di radicale ed autentica presenza del pensiero per eccellenza: il pensiero significa che ciascun essere umano è, “ esistenza “ !
Rimanere in silenzio a guardare il mondo nella sua folle deriva enel mentre pensare a un – mondo – che è esistito e sopraffatto da questo che tutto è tranne che umano, farlo per sopravvivere e non finire in quella enorme “ fossa comune “ degli inutili !
Lo que el silencio revela
(Cogito)
Vincenzo Calafiore
31 de agosto de 2026, Udine-FVG-ITALIA
“El silencio es oro; revela mucho más que las palabras,
desvela emociones ocultas, verdades tácitas
y espacios para la reflexión interior.”
Vincenzo Calafiore
Hoy en día, todo el mundo habla sin parar, y es un coro insoportable de parloteo. Hablan de cualquier cosa, incluso de tonterías, haciéndolas pasar por serias, pero en realidad no es más que un ruido ensordecedor, a veces molesto, impertinente, insignificante, solo para malgastar el aliento.
Cuando deberíamos guardar silencio sobre muchas cosas.
Este mundo necesita silencio. Necesita gente que sepa guardar silencio, sin escuchar a la horda de charlatanes y rufianes que pululan por todas partes.
Hace algún tiempo, le pregunté a uno de estos oradores qué era el cogito. Su respuesta inmediata fue que se trata de una enfermedad de los genitales masculinos, ¡pero a veces también de los femeninos! Cogito (la famosa fórmula filosófica «Pienso, luego existo»)... En fin, felicidades... La ignorancia es ahora como la mantequilla untada; un problema grave y generalizado.
En la visión filosófica de Sócrates, el silencio no es una simple ausencia de palabras, ni un acto de sumisión, ni el deseo de aislarse, sino la presencia de la reflexión, el espacio generativo del pensamiento y la respuesta más elegante a la pomposa ignorancia que, lamentablemente, impera hoy en día.
Platón, por otro lado, sostiene que el pensamiento es un diálogo interno silencioso, identificando el logos con la dianoia (logos (razón, discurso o ley universal) y dianoia (pensamiento discursivo o razonamiento) representan dos conceptos clave en la filosofía griega antigua que, juntos, describen el proceso y la estructura del conocimiento racional).
Argumenta que el pensamiento es una conversación del alma consigo misma, que genera opinión al expresarse. Las preguntas sobre el discurso del alma conciernen al contenido y la relación entre pensamiento y lenguaje.
En el Crátilo (Diálogo), Platón considera que la palabra interna es más válida que la palabra hablada, criticando la búsqueda de la verdad a través del lenguaje externo. La dialéctica se concibe como un método para liberar el pensamiento, permitiendo el acceso a las ideas sin el uso de palabras. Por lo tanto, el pensamiento es una conversación que el alma mantiene consigo misma sobre las cosas. Si alguien estuviera cerca y repitiera a la otra persona lo que se ha dicho a sí misma, quizás incluso en voz alta, entonces lo que llamamos opinión se convertiría en una conversación. Por consiguiente, Platón argumenta que si la conversación que el alma mantiene consigo misma se expresara, generaría opinión. En última instancia, pensamiento y conversación son, por lo tanto, lo mismo: el alma.
¿Revela el silencio lo que no podemos saber?
El «noúmeno» es el término filosófico que indica la realidad pensada o pensable y que no se puede conocer a través de los sentidos. Es la «cosa en sí», la realidad que yace más allá del mundo de las apariencias.
La autenticidad frente a la mentira es hoy más necesaria que nunca, pero parece que solo la muerte permanece auténtica. El hombre nace y, a través de la autoconfianza, lee y estudia el tejido del mundo. El pensamiento, el cogito (de tradición cartesiana), constituye uno de los pilares de la cultura occidental, entendido como el acto fundacional de la existencia humana. El hombre existe. Este es un hecho indiscutible. Cada uno de nosotros siente que existe en un lugar y un tiempo. Por lo tanto, cada uno de nosotros tiene una percepción clara y distinta de su propia existencia.
Él es consciente de ello. La consciencia es una especie de postulado que domina toda nuestra existencia desde el momento del nacimiento y a lo largo de toda nuestra vida. Los seres humanos piensan y, por lo tanto, existen en la medida en que son capaces de producir ideas claras y distintas. Pero, ¿podemos afirmar realmente que el pensamiento/la humanidad se reduce únicamente a esta categoría de lo conocido? ¿Cómo, entonces, podemos no comprender la grave consecuencia de tal razonamiento? Esta lógica rigurosa, según la cual los seres humanos, al pensar, comunicarse y establecer relaciones significativas (y de otras maneras), solo merecen significado si proponen algo tangible y evidente, y por lo tanto controlable. El pensamiento, desde esta perspectiva, coincide con el "dogma" de la certeza, y desde esta perspectiva, el pensamiento del yo es un elemento subyacente, casi autoevidente, de la existencia.
El silencio es, de hecho, lo opuesto a la ausencia de habla y pensamiento; al contrario, es lo inefable lo que establece lo decible; se configura como la génesis misma de la palabra, entendida y concebida como un deseo de significado. El silencio no es la ausencia de habla, sino su acto fundamental, necesario e ineludible. El silencio establece el pensamiento y el habla como gestos de relación y conocimiento. El silencio es, en realidad, una forma de presencia radical y auténtica del pensamiento por excelencia: el pensamiento significa que cada ser humano es «existencia».
Permanecer en silencio y observar el mundo en su desenfreno mientras se piensa en un mundo que existió y fue absorbido por este mundo que es todo menos humano, hacerlo para sobrevivir y no terminar en esa enorme fosa común de los inútiles.
What Silence Tells
(Cogito)
Vincenzo Calafiore
August 31, 2026 Udine-FVG-ITALY
“Silence is gold, it tells much more than words,
revealing hidden emotions, unspoken truths
and spaces for inner reflection.”
Vincenzo Calafiore
Today everyone talks, talks, and it's an unbearable chorus of chatter. They talk about anything, even silly things, passing them off as serious, but instead it's nothing more than a deafening noise, sometimes annoying, impertinent, insignificant, just to waste their breath.
When we should be silent about many things.
This world needs silence. It needs people who know how to remain silent, without listening to the horde of charlatans and court ruffians who throng everywhere.
Some time ago, I asked one of these speakers what the cogito was. His immediate response was that it's a disease of the male genitalia, but sometimes also of the female one...! Cogito (the famous philosophical formula "I think, therefore I am")... Congratulations, anyway... Ignorance is now like spread butter; it's a serious, widespread problem.
In Socrates' philosophical vision, silence isn't a simple absence of words, or an act of submission, or the desire to isolate oneself, but rather the presence of reflection, the generative space of thought, and the most elegant response to the pompous ignorance that unfortunately rages everywhere today.
Plato, on the other hand, maintains that thought is a silent internal dialogue, identifying logos with dianoia (logos (reason, discourse, or universal law) and dianoia (discursive thought or reasoning) represent two key concepts in ancient Greek philosophy that together describe the process and structure of rational knowledge).
He argues that thought is a conversation the soul has with itself, generating opinion when expressed. Questions about the soul's discourse concern the content and relationship between thought and language.
In the Cratylus (Dialogue), Plato considers the internal word more valid than the spoken word, criticizing the search for truth through external language. Dialectic is seen as a method for freeing thought, allowing access to ideas without the use of words. Therefore, thought is a conversation the soul has with itself about things. If someone were nearby and were to repeat to the other person what they had said to themselves, perhaps even out loud, then what we call opinion would become a conversation. He therefore argues that if the conversation the soul has with itself were expressed, it would generate opinion. Ultimately, thought and conversation are therefore the same thing: Soul.
Does silence tell what we cannot know?
The "Noumenon" is the philosophical term that indicates the reality thought or thinkable and that is not knowable through the senses. It is the "thing in itself," the reality that lies beyond the world of appearances.
Authenticity versus lies is needed today more than ever, but it seems that only death remains authentic. Man is born and through self-certainty he reads and studies the fabric of the world. Thought, the cogito (of Cartesian tradition), constitutes one of the pillars of Western culture, understood as the founding act of human existence. Man exists. This is an indisputable fact. Each of us feels that we exist in a place and a time.He is aware of it. Awareness is a sort of postulate that dominates our entire existence from the moment of birth and throughout our entire lives. Humans think and therefore exist insofar as they are capable of producing clear and distinct ideas. But can we truly affirm that thought/humanity can be reduced solely to this category of the known? How then can we fail to grasp the grave consequence of such reasoning? This stringent logic, according to which human beings, in thinking, communicating, and establishing meaningful relationships (and otherwise), are worthy of meaning only if they propose something tangible and evident, and therefore controllable. Thought, in this perspective, coincides with the "dogma" of certainty, and from this perspective, the thought of the self is an underlying, almost self-evident, element of existence.
Silence is, in fact, the opposite of the absence of speech and thought; on the contrary, it is the unspeakable that establishes the sayable; it is configured as the very genesis of the word, understood and conceived as a desire for meaning. Silence is not the absence of speech, but its necessary and inescapable foundational act. Silence establishes thought and speech as gestures of relationship and knowledge. Silence is actually a form of radical and authentic presence of thought par excellence: thought signifies that each human being is, "existence"!
To remain silent and watch the world in its mad drift while thinking of a—world—that once existed and was overwhelmed by this world that is anything but human, to do so in order to survive and not end up in that enormous "mass grave" of the useless! Each of us therefore has a clear and distinct perception of our own


