domenica 20 gennaio 2019


Semmai

Di Vincenzo Calafiore
20 Gennaio 2019 Udine
…. una volta giunto al mare,
sono rimasto a guardarlo e ricordo
quel senso di pace che provai dentro.
Mi sono girato è ho guardato da dove sono
venuto … un gran senso di vuoto…
mi sono nascosto fra le rocce e sono
rimasto a guardare il mare, come a non
voler più tornare…!
                                Vincenzo Calafiore


Rimanemmo così a guardare il mare seduti accanto ad un falò, con le ginocchia al petto, come se il mare potesse darci il luogo ove rimanere distanti da ogni cosa; come se in quelle lingue arancione del fuoco, potessimo trovare una risposta a quel dolore che c’è in quel momento del distacco, quando dopo un bacio e un ciao si ritorna alle nostre giostre, alle battaglie per la sopravvivenza fino alla prossima luna.
Amore, tesoro mio, dimmi quanto tempo ancora dovrò aspettarti, dimmelo prima che il mio cuore vada in pezzi, ci sarà un modo per rimanerci dentro, uno nell’altra?
“ Principessa” voglio che tu lo sappia: ti amo!
Ci baciammo e in quel bacio se ne andarono le nostre vite!
Il nostro letto di sabbia bianca, fine… il nostro letto, per cui mi ci distesi con lei. La spogliai come fosse la prima volta e la toccai con insolita smania. Ci accarezzammo a lungo, come solo un uomo e una donna che condividono tutto sanno fare.
Percorsi il suo corpo baciandolo dappertutto, centimetro dopo centimetro, perché non volevo lasciare neanche la più piccola superficie senza l’impronta della mia bocca.
La sentii fremere, più del solito, e allora l’adorai, la baciai con tutto l’amore della terra.
Lei salì su di me, era il nostro un abbraccio dolcissimo, pieno di poesia, io aprii le braccia stringendola forte. Dissi parole che non avevo mai detto prima, che non sapevo neanche di conoscere, che non ricordavo di aver mai sentito né scritto.
Colsi nei suoi occhi uno sguardo nuovo mentre ci abbracciavamo e così, quasi inavvertitamente, come se tutti e due fossimo altri.
Lentamente, molto lentamente, morivamo uno dentro l’altra!
Sono un ladro di baci. E’ successo tra la gente, quando la costrinsi ad abbassarsi dietro un lampione per rubarle un bacio, ed è successo nuovamente dietro una siepe…. In fondo in fondo, ho sempre aspettato l’occasione, questo contatto, questo miracolo che venisse a confermare che eravamo una sola carne, un bacio che veniva a salvarci dal nulla….
Amore, quei baci li sento sempre costantemente dentro di me nella mia anima dischiusa e lacerata.
Semmai fosse per sempre, questo nostro tempo…. E ancora e ancora, fino a quando ci fondemmo e sentimmo di essere un solo essere, incapaci di distinguere l’uno dall’altra, uguali.
Ci staccammo piano piano per guardarci e ci toccammo come due ciechi, a cui bastano le mani per vedere, catturando ogni più piccolo particolare dei nostri visi, per custodirlo come il gioiello più bello. Mi chiuse gli occhi e baciandomeli cominciò a parlare.
“ Lo sai? Io che credo che siamo dei predestinati…. È una comunione, e la comunione dev’essere qualcosa di molto simile a questa notte.
Rimanemmo immobili, con gli occhi chiusi nel silenzio del mare.
Con gli occhi chiusi sognai di andare via con lei in capo al mondo. Lei mi baciò le palpebre chiuse e sussurrò: Adesso dormi! E’ ora di sognare, di andare via….

mercoledì 16 gennaio 2019


Il profumo di te addosso…..

Di Vincenzo Calafiore
17 Gennaio 2019 Udine

“… dalla finestra un raggio di sole
entrò prepotentemente nella camera
e si gettò sul letto… illuminò i corpi
persi in un tenero abbraccio che rimasero così … persi, lontani da tutto, su quel letto profumi antichi chiamavano a se: la vita, l’amore… “
                             Vincenzo Calafiore
Adesso Tu chissà dove sarai.
Qui, in questo mio silenzio tu sei ovunque, dentro ogni mia cosa, dentro l’anima mia.
Però, com’è la vita! Quando meno te l’aspetti arriva d’un botto la felicità ed è come prendere una colossale sbornia, della quale non si dimentica nulla, è tutto scritto codificato nei pori, impresso come un marchio indelebile.
Sapessi amore come le mani cercavano le tue, come i corpi si sono cercati e desiderosi l’uno dell’altro si sono stretti in un infinita emozione.
Sei ancora qui!
Le mani nei capelli cercavano un respiro che avevano già sentito, cercavano quel proteso che era andato perduto nel tempo dell’attesa.
Occhi negli occhi e labbra con labbra serrati dall’enfasi d’una felicità sommessa che da tempo come fuoco sotto le ceneri ardeva e voleva risalire il cielo da cui un giorno era scesa in cerca di due anime che da un sempre si sono cercate e ritrovate.
Annusare la pelle come un’ape su un fiore.
E sentire forte il richiamo della vita invadere ed espandersi fino all’ultimo cerchio per carpire il loro linguaggio.
Stringerla forte a me con la paura di farle del male,
cingerla alla vita con le braccia per sentirla mia!
Ma è così forte, così dirompente quel – ti amo – sussurrato – come fosse un’antica preghiera…
Ho ancora il tuo profumo addosso, me lo sento sulla pelle, tra i capelli, sulle mani come se si potesse prendere e trattenerlo per sempre.
Il tuo profumo lo sento nell’aria, ancora adesso.
Sento le tue labbra addosso, le mie sul tuo collo, sulle tue guance tra le mie mani, sulla tua bocca…
Ho ancora le tue mani che mi accarezzano, le tue braccia stringermi forte, quando sfiniti ci siamo addormentati viso con viso, mani nelle mani.
Ti tengo stretta a me come a non volere farti andare via, stringo il tuo viso accostato al mio!
Ti stringo forte a me e non ti ho detto ancora che sei tutta la mia vita, che senza di te non saprei più vivere.
Ho tante cose da dirti che nemmeno puoi immaginare e una di queste è : non andare via dalla mia vita!
Resta, rimanici e insegnami a starti vicino, starti accanto, insegnami a respirarti, ad amarti, ad essere per te quello che io da sempre voglio essere: appartenerti! , perché tu sei e dovresti saperlo di essere quel mondo intorno al quale rotea il mio.
Lo sai, lo devi sapere che sei sempre con me, perché ti tengo nell’anima, sei anima.






lunedì 14 gennaio 2019


  E…. poi


Di Vincenzo Calafiore
15 Gennaio 2019 Udine

  ….. si tratterebbe di amare
farsi portare dentro a due occhi
piccoli e neri come schegge di notte
e per dovermi ritrovare attraversare
un mare antico lottare contro il tempo
ma il tempo con lei non c’è più
ci sono solo sogni sogni così veri
contro cui rimbalzano stanchi gli anni.
Ah mia felicità con quale sogno arriverai?
Lo so … che passerai …
Come sapevo di raggiungerti … passerai
come sempre in fretta senza fermati mai! “

                                Vincenzo Calafiore


La lunga notte affamata di sogni finirà all’alba con un timbro d’uscita sui miei documenti di viaggio, l’ombra lunga dei sogni  sarà ancora lì, e già sembrerà di tornare a casa da lei!
Navigo verso lei in una bolla di felicità, la notte si riempie di nuovo, la processione interrotta dei sogni ricomincia, centinaia di vele arrivano all’orizzonte … i miei sogni di lei.
Ma arriva la tregua come la bonaccia, un gran silenzio scende, fra tutte le cose che esso si porta appresso è l’assenza di un sogno, quel sogno che mi racconta di lei e mi fa vedere il suo corpo e vale la pena di restare fermo a vele flosce, per qualche minuto, per un’ora, per una notte intera e immaginarla, pensare cosa significa nella mia vita, restare prigioniero davanti a un sogno e non poterci entrare.
Durante la bonaccia cerco di tracciare una rotta per poterla raggiungere, e intanto accendo una sigaretta, l’anemometro è fermo non indica nulla nemmeno una bava di sogno e resto a bordo dell’ultimo fatto a cucire vecchie vele rosse di tannino …. Ogni rammendo è una battaglia alle spalle!
Dopo una notte così non sono più lo stesso, le mie idee sul tempo e la distanza cambiano, il moto dei sogni è un’andatura esasperante per un uomo come me che ama.
Ma lentamente questa lentezza mi possiede, mi invade un immenso, taciturno e di corpi che si legano sempre più come radici con la terra.
Innamorato così, non sono più nessuno.
Sono solo un uomo che ama senza limiti, senza confini una donna che si fa sogno e rimane.
Penso agli anni perduti in cerca di un ritorno a casa da lei, capisco l’amore, le ombre e la luce la vita, che ritornano.
La guardo e penso che le distanze non contano, ma i giorni di cammino … dunque il viaggio per raggiungerla, per rimanere, per amare.
Capisco che “ lei “ la mia donna è il nesso naturale fra il tempo e lo spazio…
Succede di notte in mare aperto a distanza di bacio.
I corpi hanno un fremito, l’aria si scalda e le vele si riempiono di vento, non è solo un cambio di vento, è molto di più.
L’amore è tutto in questa trasfigurazione di dolcezza e desiderio.
E’ una lentezza che fa tremare, scuote ogni ordine, è una battaglia che alla fine mi sfinirà, una specie di calma che nasconde un uragano di sensi e di desideri infiniti.
Succede al largo dei suoi occhi in una notte di stelle ardenti, l’amore porta odori di essenze lontane …. Cominciano le visioni, nel buio le mie mani sembrano le sue che si agitano e si va alla battaglia fino a quando l’alba vedrà caderci sfiniti tra le braccia di un sogno….
Certe volte accade, guardo il cielo spolverato di polvere bianca è il cielo senza i suoi occhi, non brilla più; mi manca sempre più come un sogno, un sogno importante, ma non mi importa più del tempo ora c’è lei tra il buio e il cielo e le mie parole stanche!















sabato 12 gennaio 2019


model-2387593_960_720.jpgChe …. Vita la mia vita


Di Vincenzo Calafiore
12 Gennaio 2019 Udine

“ …. Lo sapevo e in qualche modo l’aspettavo
anche forse inconsciamente l’onda che venendo
di fianco mi avrebbe travolto e trascinato giù
in un paradiso pieno di emozioni. Così vedo la
mia vita, un susseguirsi continuo come onda su onda
di emozioni. Ma non sapevo quanta cara fosse la mia voce
fino a quando dall’altro capo del mondo qualcuno mi
ha detto: “ la tua voce non è mai cambiata e risentirla
oggi dopo tanto tempo …. mi pare di fare un salto in
dietro nel tempo quando nei miei momenti di sgomento
ho sempre trovato le tue mani pronte a prendermi al volo
prima del precipizio.”
A volte la vita torna!
                                                 Vincenzo Calafiore



Tratto da Blu Oltremare

Sapevo che prima o poi saresti arrivata, e di tempo ne è passato moltissimo, quasi una vita! E quasi una vita senza mai rinunciarci o stancarmi del farlo non ho mai smesso di attenderti. Non so quante volte davanti allo specchio della mia solitudine cercai di immaginare come sarebbe accaduto ma più di ogni cosa ho sempre cercato di immaginare guardando in quello specchio il mio viso, di più gli occhi come si sarebbero comportati, che espressioni avrebbero assunto.
Già ai primi albori di un giorno inatteso tanto ero perso in una sorte di somma di un passato che da clandestino com’è a volte torna e lo fa con la stessa forza di un’onda bastarda che sorprendendo un fianco mi travolge per portarmi giù,e trattenermi in un paradiso di emozioni … una maniera di darmi una dolce morte!
Io ti ho attesa testardamente perché io lo sapevo, il mio cuore lo sentiva che tu anche se in un’altra dimensione, o in un altro mondo prigioniera di una vita che non ti apparteneva, priva di emozioni cercavi anche tu una via di fuga e metterti in viaggio come me alla ricerca della parte di anima mancante.
E’ di vita che si tratta della tua, della mia.
Tu da un’altra parte come me vivi ai bordi di quei giorni che avresti voluto avere, magari anche tu guarderai fuori dalla finestra come quando si aspetta qualcuno che non arriva.
E c’è silenzio il silenzio di quei campi assolati in primavera svenati dal canto di cicale, ove s’ode solo la voce del vento che passando piega l’erba come fosse una carezza.
E ci sono io che delle primavere conosco ogni profumo, ogni voce, tanto le ho imparate a memoria, come fosse una canzone che ancora adesso nei miei momenti di squallore canto per capire d’essere ancora vivo.
Tu mi dici tante cose, mi racconti tante cose!
Ed invece mi appare tutta la tua tristezza, quella che hanno addosso le donne che sanno di non essere amate, ma semplicemente usate.
Come si fa, come si può piegare il gambo di un fiore per poterlo posare dove si vuole?
Come si fa a non amarti?
Una donna è un vento che non si può imprigionare, è un vento che sa essere brezza, piacevole brezza come tempesta, uragano di emozioni, d’amore.
La palla rossa infuocata sta tagliando il cielo e macchia i vetri di sangue, dopo qualche secondo di vita si nasconde dietro un tetto. Sento un nodo alla gola, sento sete, riesco a trattenere il pianto … parlo di altro allo specchio come mi accadeva tanto tempo fa quando ero in difficoltà. Tra qualche momento lo vedrai addormentarsi anche tu e chissà se mi penserai, o se immaginerai di vedermi da qualche parte.
Mi giro appena in tempo per vederti sorridere o piangere silenziosamente di un dolore che il tempo forse avrebbe addolcito, magari reso piacevole, come piacevole sarebbe stata la vita con me, io che ti porterò dentro per sempre.

venerdì 4 gennaio 2019


Naufraghi
                                                                         Di Vincenzo Calafiore
04 Gennaio 2019 Udine
“ … come fai a stare ancora in quella vita?
Quella vita più di silenzio e di ascolto dei sui
bisbigli notturni, dei suoi respiri lenti e dei
suoi cieli poco illuminati, distanti da te e da tutto.
Che te ne fai di una vita piena di rumori e di parole
senza senso, quella vita che ami altro non è che
un’illusione perché credimi la vita è come una parola
breve e veloce, e le parole bisogna saperle ascoltarle
come il silenzio ove sentire il suono di una goccia                                                                                                                                               
 che cade!    E’ questa la vita … una goccia! “ 
                                                                                                                                                                                    Vincenzo Calafiore


Sapevo comunque di rendermi indisponente, ma era l’unico modo di far sentire tutto il disagio del vivere e per mettere in difficoltà lei e i quanti come lei la pensano, con un affondo imprevedibile, e i quanti avevano bisogno di conferme alle proprie scelte, ai propri fallimenti; e questo è un fallimento!
Ma ci vuole coraggio anche di morire in un fallimento, o di salvarsi magari andandosene via.
Si, è vero! Vivo più di notte che di giorno, sono esattamente il tuo contrario e come una voce popolare dice che i contrari si attraggano …. in questo caso si respingono.
E ora non restare lì a guardarmi, raccogli le tue cose e vattene da qualche parte o chi con chi vuoi, ma non permetterti più di sfiorare l’unica cosa buona che mi è rimasta.
La verità è che sono –stanco- mi sento come una barca stanca di tanto mare, ed è per questo che mi sono rifugiato nelle mie notti a vivere una vita … capisci? Una vita! E non importa come essa sia per te, non importa neanche il significato che tu hai loro dato.
E alla fine sembra che sia io ad essermene andato via!
Lei si alzò dalla poltrona dove era seduta, si accese una sigaretta e guardando fuori dalla finestra disse: << No, - rispose con aria un po’ distante e un po’ affettuosa – non è in quel senso che volevo dire … Non credo che oggi sia in grado di farmi capire, scusami. Io non sono riuscita ad esistere nella tua vita, siamo diversi molto … tu così silenzioso, così smarrito, così ingenuamente presente come se non esistessi, come non esistiamo noi.>>
Sentiva tuttavia che parlando così tirava fuori antichi malesseri, forse vecchi risentimenti, tracce di vecchie battaglie di una lunga guerra persa ormai da entrambi.
Sorridendo si avvicinò ancora, allungò la mano sui capelli … una carezza … un modo antico per stanarmi dal mio presente.
Ero silenzioso e guardavo fuori dalla finestra, verso il sole che sfiorava le onde del mare e tra un po’ si sarebbe buttato a capofitto nel mare.
Capii che ormai avevo superato il punto di non ritorno, lei comprese che stavo per inquietarmi, stavo per chiudere con una banalità il discorso.
<< Avvicinati  >> mi disse sedendosi sul letto e poggiando i piedi per terra << ti faccio posto>>
avrebbe voluto sentire il mio corpo vicino, quel corpo che tanto aveva amato.
<< No! Non è il caso… ! >> Continuai a guardare lo spettacolo fuori, poi rivolgendomi a lei << il sole si sta tuffando nel mare, tagliando i diversi orizzonti, attraversando le nuvole e confondendosi con esse per ingannare il mare. Guardo le nuvole bianche e dense che lo avvolgono, lo nascondono e lo scoprono, mi pare di essere in alto, sopra le nuvole, parto e ritorno in un altro luogo, in un’altra casa tra le braccia di un’altra donna. Una donna capace di ingannare il tempo, che ama o che sa amare prima il mio disordine, i fogli sparsi, le matite, le sigarette; una donna che rimane e non va via, che fa i miei stessi passi, che guarda il mondo come lo guardo io. Ma queste cose Tu non le puoi capire, non le capirai mai! Lo so è difficile leggere e interpretare l’infinita innocenza e la corsa all’impazzata senza meta nelle mie notti ove sono navigante e naufrago con l’acqua alla gola, sono stato lontano, siamo stati lontani, sono stato bene lontano da te. Ma sono anche contadino senza mai conoscere la terra, i miei sogni mi hanno mandato lontano senza spiegarmi il perché e siamo stati male senza stare assieme. In quelle notti io ho sempre incontrato lei, la mia donna! Quella donna capace di farmi scivolare nell’entroterra dei sogni e delle speranze in una vita diversa, migliore. Con lei mi sento un corridore di corse in salita che di tanto in tanto alza la testa per vedere se è finita, mi fa cadere per imparare a cadere… noi due innamorati della sera, innamorati della luna, navigatori della notte, innamorati di un fiore, lei che mi dice non è tutto finito, la vita inizia adesso! E so che bisogna partire per un nuovo amore, una nuova vita.>>
La vita altro non è che notti belle e silenziose, di respiri profondi, di baci lenti per assaporare la tua donna, notti lunghe negli abbracci dei corpi, pelle con pelle e occhi negli occhi.
Ma con te le mie notti si sono trasformate in dolenti serenate, di malinconie e nostalgie con la voglia di fuggire …. Il mio silenzio diventava la colonna sonora di visioni sfrangiate e senza centro, di letto vuoto , di rughe chiuse e desolate di un bisogno di vita che non c’è, così come i canti di partenza e di distacco dei miei sogni emigrati e naufragati, naufraghi come me in queste notti sbandate.
Ma ora è il momento di andare da lei, che da qualche parte sta guardando la notte da una finestra in attesa di vedermi spuntare da qualche nuvola o da un altro orizzonte….
Ma ora è il momento di chiudere gli occhi e cercare di dormire per raggiungerla, chiudere gli occhi come chiudere un libro che aiuta a capire che basta un filo di vento che sappia d’amore che basta a farmi volare, perché sono un navigante senza navigare mai, naufrago in una vita che mi tiene lontano da un’altra con in mano la felicità!


















giovedì 3 gennaio 2019


Naufraghi

Di Vincenzo Calafiore
03 Gennaio 2019 Udine

in quel tempo ancor più avvertivo
la necessità di averti; di notte poi il pensiero
di come raggiungerti ovunque tu fossi
e lì cercarti, mi ha tolto il sonno.
Così decisi di mettermi in viaggio e credimi
Amore ho vissuto come un naufrago.
Noi due altro non siamo che “ naufraghi “
che hanno sperato e sempre di trovare un’isola
su cui piaggiare per riprendere la vita, per tornare a sognare, per vivere.
Oggi mi chiedo come abbia potuto mai vivere
senza te tutto quel tempo… naufrago nella mia
stessa vita. “
                                       Vincenzo Calafiore
Notte lunga e bugiarda, per lo più di sogni prezzolati per trarre in inganno, chi come me naufrago ai bordi di un immenso oceano con l’unica ragione: quella di salvarsi, spiaggiando su un’isola sconosciuta spinto da onde amiche e correnti favorevoli.
Dopo una notte così, nulla è più uguale e niente è come prima; troppe le sigarette fumate nell’attesa di vederla arrivare l’alba, liberatoria e benedetta dai pensieri odiata dai sogni.
La guardo attentamente, riflessa dentro uno specchio, come se ci fosse nata, mentre istintivamente annuso le dita che odorano fortemente di nicotina; dall’altro lato della scrivania il brogliaccio su cui ho annotato frasi più o meno con un senso che poi quando il mare di dentro si sarà placato forse diverranno pagine di un romanzo da troppo tempo in cantiere o sarà un’altra notte da scartare assieme alle sue parole.
La guardo senza alcuna sorpresa.
Prima o poi, quella domanda, rituale come un temporale d’estate, come il hai dormito bene? come stai? Quando parti ? Sarebbe certamente arrivata.
Ero ancora seduto lì … davanti a quella scrivania … a volte mi pare di non essermi mai alzato da quella sedia e di non aver guardato mai oltre le pagine di quel mio – portolano- , quelle poche volte che è successo mi sono sentito come un estraneo, peggio ancora come un naufrago.
I raggi del sole entrarono con grande intensità in quell’angolo di stanza puzzolente e raggrumata come sangue su una ferita.
La mia vita, pensai, non faccio che domandarmi … che si dice, che ci fai, ma come vivi questa vita, ma perché hai fatto questo e non quello … e chi è morto durante il nubifragio notturno … e la mia vita che si svuota sempre di più …. Avevo voglia di porre io le domande, come… quante volte mi hai detto – ti amo – guardandomi negli occhi? Sai chi sono? Quante volte hai fatto l’amore con me perché Tu mi desideravi? Quante volte mi hai detto .. ti desidero e quante volte mi hai lasciato lì dinanzi al nulla aspettando una tua risposta?
Lei mi  guarda, mi attraversa tutto, con i suoi occhi piccoli e sfuggenti. E’ sempre bella, la donna con cui ho una lunga storia d’amore, lunga e intensa; una storia che non ricordo mai come è iniziata ma ricordo bene come è finita.
< Hai ragione>, mi dice dopo un lungo silenzio, che le è servito per trovare le parole giuste.
< L’amore non è come prima. Tutto è cambiato, tutto è diverso, non so come dire, forse è perché siamo cambiati noi, ce ne siamo andati da noi stessi, niente è più come prima, come una volta … eppure non riesco a non tornare … Tu non hai mai spento la lampada sulla scrivania, ne hai mai lasciato il posacenere vuoto, passi le tue notti a scrivere e a fumare, bevendo cognac e vieni a letto all’alba assieme alla tua notte … và da lei che ami più di me…>
Lasciamo stare, ti prego le ho detto come tornando da un mondo misterioso… non ha molto senso ormai!
-          Segue   -





lunedì 31 dicembre 2018


L’emozione di perdersi in un sogno come la vita


Di Vincenzo Calafiore
01 Gennaio 2019 Udine

“….. pensi che “tutto” ti appartenga
perfino un sogno e invece non è così
nulla ci appartiene! Ma una ragione sì.
E allora che sia tua, falla tua ad ogni costo
e poi dalle il nome che vorrai, chiamala
pure sogno o semplicemente col suo nome
vero: vita! “
                     Vincenzo Calafiore


“ Questo è il “ primo pezzo “ della lunga serie, spero, dell’intero anno che avrò davanti; è o sarà un lungo percorso che più o meno si affaccerà nel panorama che più mi aggrada: scrivere dell’amore. Mi sono chiesto perché io lo faccia, forse per me stesso, per rammentarmi quanto dolceamaro sia amare o semplicemente per qualcuno o qualcuna che leggendomi potrà conoscere i vari aspetti o le diverse sfaccettature che sono dell’Amore e dell’Amare. Non importa in quanti/e li leggeranno, magari fosse uno/a sarebbe la stessa cosa!
Sono purtroppo ancora troppi gli uomini capaci di uccidere una donna il cosiddetto – femminicidio – imperversa e sembra che nessuno possa arrestarlo, è un fiume di sangue e di dolore che lucida le coscienze … ma la coscienza pare che sia morta o che non esista più, al suo posto invece ci sono tanti articoli, tanta tv, tanto bla,bla,bla, poca vera giustizia!
E fino a quando uno di quegli uomini non prova o fa la stessa fine che ha fatto fare alla sua vittima, questo fiume continuerà a scorrere sulle nostre coscienze …pietre di un fiume amaro”.


A guardarla bene, o a saperla guardare la vita è come un cielo di notte, a volte è stellato e a volte a malapena le vedi, ma c’è quel grande senso dell’immenso, l’impotenza e l’arresa a quella cosa che ti tiene ancorato a terra e non ti fa volare, c’è il peso della distanza, c’è il vuoto tra te e il cielo. Ma c’è anche la poesia e la commozione quando una stella cadente l’attraversa e sparisce, e immagini anzi in quella stella cadente ti ci vedi e allora sì diventi triste… ma alla stessa maniera la poesia stessa ti dà una spinta verso l’alto e allora sì che il tuo cielo lo raggiungi: sei finalmente felice tra le sue braccia!
Lei, svegliandosi nel suo letto, vuole cancellare al più presto la nostalgia del sogno, ma non dissolve un senso di perdita.
Io, abbassando la serranda della finestra, per smorzare la luce, sono oppresso dall’angoscia di non poterla amare anche solamente sfiorandola con gli occhi, mentre al di là dei vetri lenta e inesorabile la pioggia continua a cadere senza tregua.
Nella mente i pensieri si spostano da un punto all’altro, come fossero dei fatti che si spostano da un punto all’altro di una pagina lineare e molteplice, conclusa nei punti nevralgici anche quando sembra liberarsi dai suoi confini e spostarsi più avanti, verso luoghi da esplorare, una riaffermazione dei singoli motivi, sopravvissuti ai pensieri bui come la pece, lasciando tracce di malinconia in un area che pare raccogliere tutti i sentimenti e le sfumature di un sentire amore, un’onda di caldo umido che arriva addosso e non lascia più tregua.
E’ il forte senso generale di impotenza di fronte al disastro del distacco e della lontananza, della distanza!
Serpeggia intanto la malinconia di lei, così dolce e così distante, dimenticata, tra le cose di una quotidianità spregiudicata e impertinente; un contrappunto amaro di dolcezza sfiorita, dell’andare del tempo inarrestabile e pure di quel grande deserto di passato che nessuno si sognerebbe mai di esplorare che invece pian piano mi sotterra.
Così è l’amore, quello della presenza-assenza come una conchiglia dorata ove risuona la voce del grande dispensatore di immortalità: l’Amore- vita !
Nei miei libri nessuno muore. E se un personaggio che amo muore, per resuscitarlo mi basta tornare
indietro di un po’ di pagine; sono capace di addormentarmi leggendo me stesso, e alla stessa maniera vivo con molta intensità l’amore per lei e la letteratura, medito sul vuoto, misuro la velocità del pensiero rivolto a lei, nel corso della mia inquietudine nell’attesa di vederla spuntare da qualche parte.
Lo studio è quindi solo apparentemente un paradiso, in cui sono come estraneo alla vita e respiro un’aria di strana, meravigliosa follia diffusa dentro e fuori di me; ma in verità è un campo di battaglia ove si contrappongono desideri e sconfitte, vittorie e arrese, ma ha una valenza molto più di umanità poco rapportabile a un mondo che ovunque tende a diventare finto, che ha perso valori e sentimenti su cui far giacere la vita.
C’è una luna preoccupata che guarda da lassù un mondo alterato, partecipe, aggressivo, inafferrabile e rigido, geometrico, i cui simboli di carta si protraggono a volte simili a ossessioni.
Per fortuna c’è – lei – a salvarmi! La sento in me e la contemplo, mi esilia dalle irrequietezze e dalle perplessità dando spazio a uno sfondo arioso solcato da memorie di un amore così grande, così fortemente in me. Così pure il desiderio di averla sempre accanto, di sentirne il profumo, forte e intenso, come una primavera che solo a pensarla mi fa rinascere dietro i vetri di una finestra spenta nel lievissimo soprassalto di un pensiero: Lei, che rinasce ogni giorno su un foglio bianco da disegno!