DOVE SEI ISRAELE ?
sabato 13 dicembre 2025
mercoledì 10 dicembre 2025
Una ragione di più
E ogni volta
vado via, mi lascio e mi appartengo.
Mi appartengono il ricordo, il mio niente.
C'è una ragione di più che il solo esistere
e la perdo sempre e la riconosco
in un'impronta lasciata nel mio disordine.
Vorrei che Tu vita non mi scordassi
che un po' di me ti restasse addosso
tra occhi e cuore.
E oggi ripensando ai sogni
quei miei sogni di carta, la stilografica in mano,
la testa altrove, la mia scrittura...
non è soltanto fuoco è passione
in ogni rigo, in ogni frase
è armonia, una nave
il filo rosso tra anima e cuore,
tra me e Dio
è una chiave....
Un sogno!
Vincenzo Calafiore
lunedì 8 dicembre 2025
I have dream
E ora, chissà dove sei,
chissà chi sei.
Forse un nome cancellato dalla memoria,
un viso perduto nelle paludi dei ricordi,
una voce strozzata in gola.
Ti penso anche se il cuore mente.
Eri un sogno e da sogno ferivi,
mani che non sapevano più tendersi
braccia che non stringevano.
Forse ridi per nascondere le cicatrici!
E io?
Io vivo qui, in questo mezzo tra
dolore e solitudine, a scrivere versi
nel mio deserto, a trattenere un tempo
che non ti ha visto tornare.
Mi chiedo se sei mai esistita,
chissà chi sei!
Se mi porti addosso come un profumo
se vivi senza colpe.
Io ti ritrovo sempre più in un volto estraneo
in un sorriso freddo
nel silenzio che morde l'anima
e tutto torna … i tuoi passi, i tuoi sorrisi,
la tua assenza … tutto torna!
In quella ferita che chiamano sorriso!
Vincenzo Calafiore
domenica 7 dicembre 2025
Il confine della solitudine
Vincenzo Calafiore
08 Dicembre 2025
Vieni da me, nella mia casa in riva al mare, tu porta la tua allegria, io i ricordi.
E questa notte vedremo come fa il mare ad ammaliare gli occhi, l'anima.
La mia anima, una battaglia abbandonata, una specie di resa alla memoria, è come trovare una medaglia di latta e tu fingerai che sia qualcosa di prezioso.
Ma non è importante. L'importante è che tu arrivi con la tua solitudine fragile e ingenua, ho le tasche piene di sogni e fantasmi, ricordi. Alcuni ancora bruciano, altri hanno chiesto scusa, altri ancora mordono e fanno male, sempre pronti svegli, sempre pronti a mordere quando meno te l'aspetti.
Io e te seduti in riva al mare, consegniamo le nostre cose più belle, le altre le tratteniamo sono cose troppe umane e ci vorrebbe un angelo a cui affidarle.
Tu sei tanto bella, sei bellissima e io sono ormai un vecchio che aspetta di intravedere il suo ultimo traguardo.
Verso qualche lacrima, come un buon vino scorre veloce, è un livido dell'anima che ha deciso di raccontarsi.
E' anima! Anima da sfogliare come un libro, un libro senza pagine e senza date, in alcune sono rimasti gli odori di te bambina profumata di borotalco, sul tuo corpo sono rimaste le mie mani che ti hanno tenuta stretta quando ti ho presentata alla vita … e poi altre con l'odore delle notti insonni, le sigarette fumate in balcone e il caffè del mattino, la tua pelle nelle mie narici.
Ti saprei riconoscere tra mille!
E per un istante sembra che tu sia qui con me, mi giro e c'è sola la mia ombra proiettata dal falò che illumina la notte.
Io e te siamo due naufraghi su zattere di cartone, potrei annegarci in quelle lacrime.
Il mare si avvicina è una delle sue carezze, lo fa con la sua melodia che ipnotizza gli occhi e l'anima, è una voce che chiede e vuole sapere cosa nasconde la parte oscura dell'anima.
Io la vedo sempre più umana, sempre più sacrale come un altare a cui inginocchiarsi e chiedere protezione.
Certe notti, come questa, resto arreso uno di fronte all'altra, raccolgo i pezzi per metterli insieme a rifare una vita!
Passa il tempo e tutto cambia, cambia ogni cosa perfino noi, quasi due estranei, cambiano i sogni, le realtà.
C'è la notte lunga e silenziosa in mezzo a noi, vecchia semplice pronta a riprendersi quello che il cuore non riesce a contenere.
Io e il mio destino..... lui venne una notte di dicembre l'undici dicembre... aveva il trucco sbavato e una valigia di cartone disse a tutti di chiamarsi Vincenzo, ma da quando lo videro tutti lo chiamarono
Quinto... Quinto Malatesta, perché aveva in testa e negli occhi solo che mare.
Era come se fosse lì da sempre, lo vedeva e danzava nell'aria, sospeso al trapezio della sua poesia, con il baratro sotto della vita, senza paura
lieve come un'onda.
Ogni sera, la luna nascosta dietro una nuvola lo vedeva volare, la faccia serena e la paura che nessuno avrebbe mai potuto amarlo come il mare, con quella maschera addosso fino a qui.
Capelli bianchi e occhi stanchi che a saperli guardare raccontano.. lui racconterà dei posti dove è stato, delle cadute nelle battaglie perdute, degli ubriachi di felicità che non ridevano mai, oppure delle risate che non erano sue!
sabato 6 dicembre 2025
“ 2025 “
“ 2025 “ sembra un'astronave negli spazi siderali.
“ 2025 “ un' umanità in viaggio senza una meta! Ma è un anno terrestre col suo carico di morte e di dolore, di lunghi silenzi e solitudini, cattiveria, malvagità, di violenze di ogni genere, di soprusi,
di disuguaglianze, di miserie.
Ma è anche una Grande Bellezza. Di magie, di generosità, bontà, altruismo, solidarietà, di amore.
E' una meravigliosa Cornucopia!
E' un'Astronave che ci sta proiettando nel futuro.
E' quasi “ NATALE “ la pace che cala come neve su tutto il mondo; è la Nevicata del 2025, il momento della pace e della serenità. Gli uomini solo per questo momento si vestono di umanità, ritornano solo per questa occasione a vivere ed essere umani come sempre dovrebbero essere e invece no.
E' un uomo che fa ancora la guerra,
che uccide,
che ruba,
che si macchia le mani di sangue innocente,
che si comporta peggio delle bestie
un uomo che è tutto tranne che : umano.
E allora bisogna cercarlo il valore e il significato del Santo Natale se nelle scuole primarie è vietato cantare “ Tu scendi dalle Stelle “ o altri canti natalizi.
Bisogna cercarli quei valori in noi, per la nostra sopravvivenza, per le nostre millenarie tradizioni.
Bisogna avere un “ VERO NATALE “ che non sia soltanto di regali, e di tavole imbandite. Il vero Natale è un passaggio in chiesa, è la bontà quotidiana, è il calore della famiglia, quella che resiste ancora, in cui è bello rifugiarsi ove si avverte il fuoco umano, ove puoi dire: sono a casa!
Vincenzo Calafiore
martedì 2 dicembre 2025
Ti racconto del Mare
Vincenzo Calafiore
3 Dicembre 2025
“ Non so scrivere, ma ci provo ugualmente,
non so scrivere e non riesco a parlare.
Già da molto tempo, certamente sin dai tempi
del Liceo che riempio quaderni di cose che
nel vostro mondo chiamate poesie, racconti.
Ecco è lo “ scarabocchio “ l'unica autentica
forma del linguaggio, ed io li amo i miei scarabocchi,
sono lì custoditi in un cassetto e conservano
il profumo primordiale dell'ingenuità, dell'amore.
Allora tu che mi leggi, come io non so scrivere, tu
mi sai leggere? Conosci il significato di quei
scarabocchi messi su un rigo e poi su un altro ancora.
Conosci le distanze e cosa ci sia in quelle distanze tra i righi?
Te lo dico io, c'è un Oceano-Mare, c'è un mare che
ogni volta provo a raccontarti. “
Vincenzo Calafiore
Ho nascosto il mio corpo ferito, cercando in ogni dove un riflesso
d'Eterno, nei pensieri, nel verbo che fu da sempre innanzi a tutto la prima parola, il primo pensiero: “ Ego Sum “ e ho costruito un'immagine a mia immagine un povero uomo desolato e sconfitto.
E poi un giorno incontrai la Vita rimasi così affascinato che l'unica cosa che riuscii a balbettare fu: Tu sei bellissima, e io sono un vecchio
che vuole vivere, amare ancora.
Un bicchiere di vino rosso, è di un rosso carminio, intenso, vivido.
Immergo un dito e lascio cadere una goccia sulla pelle, è sangue, è amore pagato, è un inverno che cerca disperatamente una primavera.
E' un livido sulla pelle che vuole raccontarsi, ma come può un mare essere contenuto in una goccia, in una lacrima?
Apro uno dei tanti libri dei ricordi, senza pagine, senza date o riferimenti possibili. Scarabocchi in bianco nero di cui sono rimaste le essenze, i profumi: è un Oceano-Mare! Un mare d'inverno, il caffè bevuto da solo, e dune di sabbia nel vento.
E per un istante tutto sembra bello, idilliaco anche così, o almeno così mi pare sia.
In verità sono un naufrago su una zattera di parole, e bevo vino, rosso carminio, intenso, vivido, e brindo al relitto di scarabocchi che ancora mi tiene a galla senza aver paura del mare, e della morte che aspetta!
Non c'è più mare,
non c'è più oceano!
E noi restiamo arresi, io e la vita, uno difronte all'altra, raccogliendo i pezzi da mettere assieme …. nel mentre tutto cambia, le persone cambiano, e cambiano i cuori, le storie, i sogni mai raccontati.
E' notte! La notte nel mezzo di noi. Vecchia ruffiana complice pronta a ingoiare ogni cosa nelle sue fauci, quello che non riesco a dire.
Ho visto il mare tornare, una notte d'autunno, con il suo trucco sbavato e una vecchia valigia di cartone mi disse di chiamarsi Oceano... il circo Mangiafuoco lo accolse come si fa con un cane randagio con diffidenza e un tozzo di pane.
Lei, la vita era giovane e bella, danzava nell'aria, sospesa a un ramo di pesco, con il vuoto sotto, senza paura, lieve come una farfalla.
Ogni sera Oceano si nascondeva dietro una nuvola e la guardava volare, bella! E pensò che nessuno avrebbe mai potuto amarlo con quella maschera addosso... lei invece l'aveva notato e cominciò ad amarlo, gli sorrideva quando lo incontrava, con le spalle coperte da nuvola e i capelli con polvere di stelle.
<< Non hai paura di cadere nel vuoto ? >> Le chiese Oceano
<< Si, ma so che ci sarai tu a prendermi, a tenermi viva>> rispose lei.
Lei cominciò a raccontargli di quando da bambino voleva essere aria, libero, leggero.
Ogni sera al buio, prima del sonno, parla da sola. Sono scarabocchi suggeriti da Oceano, è un soffio il vento, il cielo respira!
Per un attimo gli sembra di essere ancora vivo racchiuso in uno scarabocchio...
Là nel buio c'è la vita che aspetta a braccia aperte, tra il sogno e il dolore, da qui a lì : Un Oceano-Mare
Senza Averti
Vieni e ancora lontana ti muovi
con balzi di goccia che già
sa dove andare, mentre io
nel mio confine fisso come un chiodo
come un poster, o un albero, mi viene
addosso il ricordo di te.
E' un fuoco che non brucia,
non chiede perché,
non chiede una ragione,
ma c'è, esiste, vive.
Come un sasso, stanco di essere sasso,
stanco di me, resto dentro un occaso.
Tu sei altrove, hai nuove albe da guardare,
mentre spegni il cielo con un soffio
e io che penso di esistere... come un soffio
nel tempo di un soffio.
Vincenzo Calafiore




