martedì 12 maggio 2015





Enzo Pituello

di Vincenzo Calafiore

Tolmezzo, Tumieç in friulano, Tolmein, anticamente Schönfeld, in tedesco, Schunvelt in timavese) 10.665 abitanti circa, provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. E’ il centro più importante della Carnia e ne è quindi considerato il capoluogo.
In via IV Novembre ha la sua sede la HOME GALLERY-  Espressioni d’Arte, di DeMuro Claudio mio grandissimo e importante amico, che ospita le opere dell’Artista Enzo Pituello dal 18 aprile al 24 maggio-2015 dal titolo:
 “ ESOTEORIA DELL’HARDWARE ALLE PERIFERIE DEL COSMO”.
Al mio arrivo sono accolto oltre che dall’innata ospitalità di Claudio anche dalle atmosfere particolari emanate dalle opere appese alle pareti; ne rimango colpito e affascinato allo stesso tempo.
Ho avuto la netta sensazione di trovarmi all’interno di una macchina del tempo, in viaggio verso un “ altrove”  di un Cosmo indefinito, e inesplorato. Dalla quale poter vedere nuove galassie, e altri “altrove”, altre speranze di fraternità, di scambi culturali, d’intelligenze, e viene spontaneo chiedersi se da qualche parte in quel plasma, in quel silenzio cosmico, ci siano forme d’intelligenza, vita.
“Non possiamo essere soli.”
E mandiamo orecchi e occhi, voce, in quel buio ad esplorare ad ascoltare, per far conoscere la nostra storia,la nostra intelligenza.
Le coincidenze.
Il 9 maggio finisco di scrivere  “ Gli Anni della Solitudine” per la serie da me ideata – 100 pagine in una -  cioè, un brevissimo racconto tutto in una, massimo due pagine. In cui si parla di – pensiero, immaginazione …. – che come mio costume oltre che pubblicarlo sulla mia Home page di FB anche su “ La Prima Pagina” quotidiano d’informazione online, molto noto e seguito.
In contemporanea, una mia amica pubblica – la solitudine emozionale -  disuguali e convergenti verso la stessa direzione: il pensiero, l’immaginazione.
Albert Einstein disse: “ L’immaginazione è più importante della conoscenza” una citazione che fa riflettere ed è il tema portante, lo sfondo del creato, a mio giudizio, delle opere dell’Artista Enzo Pituello ( un Enzo come me, altra coincidenza), che ancora non ho avuto il piacere di incontrare e che vorrei incontrare.
Immagino che abbia delle straordinarie capacità cognitive che gli faranno vedere delle forme di vita, altri cosmi, nascosti; sarà abile manipolatore della materia, oppure  incapace di manipolare la materia, rivelandone invece diverse esistenze con le sue traiettorie, i simboli universali dell’amore e della fratellanza, binari di comunicazione, le rotte di navigazione verso Orione, le scorciatoie temporali dei buchi neri e dei buchi bianchi con lo scopo di andare e tornare da dove siamo giunti.
Come gli stretti per il mare, gli oceani! , anch’essi scorciatoie per avvicinare, culture, popoli, musica, colori, profumi, parole, e mari diversi, più grandi più profondi.
Un’arte la Sua capace di esprimere al massimo nelle sue – singolari- opere il viaggio della vita, da questa zolla di terra sospesa nel suo spazio, verso l’ignoto, per tornare a casa, alle sue stesse origini.
L’esposizione curata da Claudio DeMuro è davvero oltre che molto curata anche molto amplificativa, ad ascoltarlo tra quelle mura della mostra, è come entrare in un’altra dimensione ove si fondono per una grande meraviglia, in un unico plasma vivo e intelligente: arte e immaginazione, pensiero.
Ma Enzo, questo argonautico, questo moderno Ulisse in continuo viaggio nei Cosmi, chi è? Vive a Venzone e ha la sua fucina nel borgo Tamar tra la chiesetta di Ramandolo e le secolari vigne, l’odore del fieno. E’ là, e lì, nascono le sue opere, sfuggite all’emozione dottrinale, al suo fluido pensiero che come un tratto di matita lo proietta  scompaginando l’immaginazione su nuove vie verso Giove, Marte, ma di più dai suoi pensieri e idee, all’immaginazione: la sua perenne quotidianità.
Raccontare di Enzo, delle sue esperienze, dei traguardi, dell’essere a Parigi come a Tolmezzo non avranno senso, né luogo, se prima  questo moderno Ulisse anche se nella sua senilità, non concluderà il suo personale viaggio che lo porterà nella sua Itaca, all’incanto dei blu e dei verdi, dei gialli e dei rossi, cenni di pennellate che potrebbero far pensare a “macchie” ma è di profondità d’animo che si tratta, di pensiero, di immaginazione.









Nessun commento:

Posta un commento