lunedì 16 novembre 2015



L’intenso sapore di un giorno perduto


Di Vincenzo Calafiore
17 Novembre 2015- Udine



C’era nell’aria la svaporata allegria di tante età, e un vociare simile all’urlo felice della vita; a pensarlo, immaginarlo, potrebbe sembrare un quadro dipinto da  Pierre-Auguste Renoir, ed invece era vita!
Un quadro di vite spezzate, o cambiate per sempre, di volti che non sorrideranno più, di bocche che non daranno più baci, per un messaggio di morte frutto di questa società, della nostra società, sfaccettata, rumorosa e scomposta, ai bordi di un cono di luce entro il quale si vorrebbe collocare.
E’ rimasto nell’aria l’intenso sapore amaro che hanno i giorni perduti, che è dilagato ovunque. Per esprimere vicinanza, solidarietà e dolore per le vite perdute in molti si sono dipinti la faccia di blu, bianco e rosso.
Nell’accerchiante oscurità della cornice i volti di quei morti s’intravedono, oscillano, ma non sono che flebili tratti, parte di un paesaggio che muta e si sgretola: è la fede che muore, è un credo che si sgretola nelle latitudini nebulose di una memoria che richiama altre immagini di morte e di distruzioni.
Le colpe sono vostre, di voi “ I Grandi della Terra” dei vostri luridi interessi, delle vostre stupide intelligenze, dei vostri vani muscoli. Queste vite e quelle già dimenticate, quei bambini sgozzati, dovrete portarvele addosso, finirete annientati dal loro peso: la voce dei morti!
Io non ho dipinto il mio volto di blu, di bianco e rosso, il dolore non è questo, il dolore semmai sarà quel quadro che ha perso i colori.
Ma che mondo è questo?
Un mondo delle “ percentuali  di 80% di donne stuprate e violentate o che non contano nulla, 70% di bambini sfruttati e violentati….. “ etc etc.
Un mondo nelle mani della fredda finanza, nel distacco del calcolo, nelle mani delle banche, nelle mani dei predatori, come se quei pochi potenti imbecilli le ricchezze accumulate potessero portarsele al seguito nell’aldilà.
Un mondo d’ombre vibranti, che si moltiplicano per essere schiavi dello stesso Dio, che va oltre i confini più lontani dell’immaginazione, che è posto sulla soglia di eventi nuovi di sangue e distruzione.
“ Questo giorno perduto” impone essenzialità mentre i flussi delle vicende umane si dilatano inglobando altre vite, altre storie; forse saranno lunghe arcate di similitudini umorose con improvvisi slanci slittanti nelle offese e nelle ingiurie che altro dolore aggiungeranno.
Ci vorrebbe il coraggio di individuare nuove impronte che portino lontano da un retaggio storico tinto di sangue, la recondita voce delle cose.
Trovare il coraggio di pensare d’essere esistenti sulla stessa palla sospesa nel blu, senza frontiere, senza eserciti, senza odio religioso, senza canini in bocca dell’animale più pericoloso: l’uomo.
Da qui ripartire, da qui il significato universale della parola “ Pace “
Da qui ripartire con la capacità di cogliere le cose più belle, più buone anche dal buio di tutti gli angoli morti dell’umana sorte.
L’alba del giorno successivo non riesce a infrangere la veglia funebre degli animi investiti da pressioni ideologiche in una chiaroscurale rappresentazione di una umanità impaurita e terrorizzata, allo sbando che si accuccia dentro un gran sussulto di nebbia.
E’ come se un sipario immenso fosse lì lì per alzarsi, la speranza di un mondo migliore; ma è un forte rumore di passi e di fuoco quello che giunge o potrebbe giungere.
Forse la bestia umana non ha placato la sua sete di sangue, forse ci sono o ci saranno eroi che andranno a pezzi mentre brucia il cielo sopra le nostre teste incenerite.
Io vorrei solo un attimo di piacere, forse fine a se stesso, quell’attimo di piacere che insegue soprattutto chiunque sia sopravvissuto alla furia distruttiva dell’odio e di una guerra e che si trova, per miracolo, a vivere la magica quiete dopo l’orrenda tempesta.


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