sabato 16 settembre 2017



Come dagli occhi di un gabbiano

Di Vincenzo Calafiore
17 Settembre 2017 Udine

“ come dagli occhi di un gabbiano t’amo!
E t’amo come una prigione, come desiderio, come sogno. T’amo e non c’è più terra, solo mare sempre
in movimento, sempre diverso, sempre più gabbiano
nei tuoi occhi infiniti…. “

La pioggia scivola sui vetri patinati di nicotina, c’è un via vai dietro le quinte, cambi scena repentini turbano le mie ballerine nude che si aggirano senza pudore, come perle sfiorite dietro gli occhi.
Quasi a non riconoscermi son volati via in un colpo d’ala gli anni; nel mio incantato giardino sfiorito nell’abbandono, ed è quasi sera e sono qui a dirti :
Buonanotte Amore!
Buonanotte a te ovunque tu sia,
buonanotte a te che te ne stai da qualche parte dell’infinito a cui stento andare nonostante i colpi d’ala per innalzarmi sempre più nel tuo cielo.
E guardo questo amore come un mare,
ti guardo come mare come dagli occhi di un gabbiano!
E tu dove sei Amore che di me sai e conosci i desideri, il coraggio di vivere, il mio tornare.
Sei le mie prigioni turche o quelle di Kabul senza luce senza mare!
Care le mie puttane ballerine, profumate e incipriate fino all’ultimo tocco,
care le mie puttane prigioniere di un bordello dei bassi fondi di Napoli, che si animano nella mente e come marionette ubbidiscono ai miei desideri, al mio compiacimento voluttuoso, sempre appese a un muro cadente come è decadente il pensiero di poter tornare a volare sopra un cielo ancora da farsi.
Io ti trovo Amore mio in quelle strofe di poesie di bambini con un mitra nelle mani, ma tu spiegami, dimmi perchè sono come  uno di quei prigionieri che hai conosciuto e amato nelle strade, nelle piazze, nelle galere, nei campi di sterminio, nei manicomi, negli ospedali di questo mondo visto dagli occhi di un gabbiano che appena lo sfiora alto per restare a volare.
Per amarti o poterti amare, vivo da prigioniero che non accetta nessuna prigione che vive in un mondo suo rovesciato, come  nei miei occhi rovesciati all’indietro.
Io che mi sono perduto avventurato nella rischiosa strada che porta a un Regno dell’Oltre da cui si può anche non fare ritorno, potrei amarti ancora, potrei volare, potrei sognare.
Tutto nasce e muore in me come su una strada larga e sempre più larga rompe gli schemi per dare spazio a una visione da sogno, da acido, da follia; e mi pare anche più profonda la cognizione del dolore nel lasciarti andare, nell’aspettarti in qualche alba propizia.
Ti ho vista spogliarti nella lunare passione, immersa in un sogno che non mi abbandona: Amarti!
Gaia e serena danzare agli occhi di una fiaba da raccontare e raccontarmi fino al serrarsi degli occhi sui tuoi seni tondi come il mondo.
Quante volte davanti ai tuoi occhi mi sono sentito come un libro mai letto!
E quante altre volte da un oblio ho potuto vederti sorgere improvviso come un bagliore di vita!
Lo scrivere è per me un modo di lottare e sconfiggere l’isolamento, lottare e vincere il tempo anche solo per un istante, un modo per ricongiungermi con le mie puttane con vecchi, barboni, pazzi che sono come me e come me ti guardano come dagli occhi di un gabbiano.
Ora non volo più,
ho smesso di scrivere.
Buonanotte a te che te ne stai rinchiuso in una preghiera, più volte recitata.
Io ti guardo come dagli occhi di un gabbiano e provo a volare.


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