lunedì 10 settembre 2018


Selenati Mariangela


Di Vincenzo Calafiore
11 Settembre 2018 Udine

“ Nati non foste a viver come bruti- Dante Alighieri “.

Quando si parla di “ Arte “ , non si intende l’analisi di un quadro, a volte fredda,il più delle volte relegata a una visione personale, anche seguendo un certo codice d’analisi, da cui scaturisce poi la cosiddetta – critica - .
Parlando o scrivendo di Arte, secondo il mio personale pensiero, è parlare di amore e di bellezza, grazia.
La pittrice o l’artista?! Meglio la Signora Selenati Mariangela ha in se  la bellezza e la grazia.
La bellezza e la grazia della vita, emana e contagia chi le sta vicino; e queste riesce a trasmetterle in ciò che fa o crea, incanta poi chi si sofferma davanti a un suo lavoro.
Questa mia, non vuole essere assolutamente ne una critica ne una recensione, ma l’intenzione è quella di compiere un “ viaggio” in questa – figura- complessa e straordinaria allo stesso tempo, come lo può essere quella di chi scrive, o che dipinga, di chi scolpisce pietra o legno.
Non voglio analizzare nessuno dei suoi dipinti, sia esso acquarello che olio, quel che voglio o meglio quello che voglio esprimere riguarda riguardano gli aspetti umani ( più importanti), la grazia e l’Amore … l’Amore per l’Arte.
Di lei e della sua capacità, della sua perfetta armonia, parlano  e in maniera eloquente i suoi lavori esposti presso la Home Gallery di Claudio Demuro in Tolmezzo; che a quanto pare ha un forte senso nello scoprire nuovi talenti, e la Signora Mariangela Selenati a quanto pare ha tutte le carte in regola per essere ritenuta tale: un talento.
 L'arte figurativa, a differenza dell'arte astratta, riguarda la rappresentazione di immagini riconoscibili del mondo intorno a noi, a volte fedeli e accurate, a volte altamente distorte.
Caravaggio dipinse le sue tele con estrema disinvoltura e toccante realismo, ritraendo con eguale maestria azioni misurate e gesti improvvisi, emozioni profonde e reazioni fulminee. Ciò che tuttavia più caratterizza i suoi capolavori, e quelli di molti altri artisti, è la straordinaria abilità – che sopravvive ai secoli – di comunicare in modo semplice e diretto con l’osservatore. Coinvolgendo la mente, il cuore, il pittore crea una condizione di dialogo “empatico” fra l’opera e chi la guarda, affinché quest’ultimo trascenda dalla sua condizione per partecipare attivamente all’evento narrato nel quadro.
Questo è quanto accade a chi si soffermerà a guardare un’opera della Selenati.
Nelle scienze umane, il termine “empatia” indica la capacità cognitiva di percepire ciò che un altro individuo sta provando. Certamente, l’empatia dipende dal nostro cervello e non è circoscritta solo alla comunicazione diretta fra gli individui della nostra specie, ma sembra avere un ruolo dominante anche nel nostro rapporto con le creazioni artistiche.
In quanto oggetto con forma e colori, un dipinto non richiederebbe di per sé alcuna reazione empatica, oltre al piacere di ammirarlo: di base, la percezione di un colore o piuttosto di un volto ritratto sulla tela, è mediata da specifiche aree del cervello che si attivano seguendo la stimolazione. Ovviamente, questo alternarsi di attivazioni non rivela granché sul motivo per cui l’arte figurativa abbia avuto un ruolo così importante nella storia evolutiva del genere umano.
Lei, ne ha le doti e le dimostra, le afferma con la sua “ copia “ della – Maddalena Addolorata di Caravaggio - che dice tutto, sulle capacità artistiche di Mariangela Selenati, come dire: “ se è riuscita a fare una copia della Maddalena Addolorata….” . Senza nulla togliere, senza nulla aggiungere.
A lei, la scelta dunque  di quale strada intraprendere e, continuare, insistere e persistere fino al raggiungimento della Grazia e della Bellezza, proprie e nell’Arte.





















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