giovedì 4 gennaio 2018


L’Intima luna
 senza paura voleremo via


Di Vincenzo Calafiore
05 Gennaio 2018 Udine

“  questa mia inquietudine che
Vive senza mai sapere come sarà il mio  domani! “
                   Vincenzo Calafiore


E si ricomincia da ogni giorno.
Ricomincio da ogni giorno provando ancora a sognare, provando ancora a solcare il mare o a cavalcare l’onda gigantesca del niente che più volte sfiorandomi era riuscita quasi a farmi annegare.
Vorrei per un giorno solo trovarmi nel mio “ sogno “ viverlo fino in fondo come vorrei, come l’ho sempre desiderato: con te!
Ovunque tu sia
qualunque cosa tu stia facendo, non scordarti di me, tienimi nei tuoi pensieri, nelle tue parole.
Ti amo così tanto da non saperlo neanche spiegare, e penso sempre che tu sei la mia vita, è in questa vita desidero rimanere.
Mi vedi? Sono lì, sotto mentite spoglie a volte come un cane agli angoli degli anni che da un vento si sono fatti rapire, a volte come un gatto sui tetti di tutti i miei – ti amo – che si sono perduti nel bicchiere davanti ai miei occhi.
E’ una lunga deriva quella in cui siamo, che piano piano senza quasi fare rumore ci sta allontanando o ci ha già separati e chi l’avrebbe mai detto!
Non l’avrei mai nemmeno pensato e sta accadendo o è già accaduto.
Non so cosa resta o resterà di noi forse dei ricordi se mai ci saranno, ma più di tutto resterà il vuoto, quando ci si poteva salvare e non è stato possibile o non l’abbiamo voluto noi.
Ti ho aspettata quì nel mio silenzio ove l’unico rumore è il farfugliare dei pensieri; ti penso e poco dopo chissà come, forse richiamata dal forte desiderio di sentirti o vederti potresti arrivare e tornerebbe la quiete!
Qui dove sono anche il silenzio acquisisce un suo significato.
Da questo mio tempo entri ed esci col tuo sorriso, quello che cerco in ogni parte dentro e fuori di me; sai non è facile aspettarti, ubbidendo al mio desiderio verrei e rimarrei ai bordi della tua quotidianità, verrei per non tornare più in dietro.
Da quell’abbraccio, lo devo ammettere, non sono più tornato, sono rimasto lì senza più nulla poter fare; è un rimanere felice che di notte mi fa fare tanti sogni, così belli da non volermi svegliare tanto sembrano così veri, così stupendi, sento di essere finalmente felice.
E invece al risveglio tutto cambia, mi rendo conto d’essere stato beffato da uno dei miei sogni e non mi rimane altro che tornare alla vita di tutti i giorni mentre tu rimani custodita in quel sogno nel mio cuore.
Sento che mi manca qualcosa, sarai tu, mi domando come sia possibile!
Eppure ho tutto,
eppure arriva il pomeriggio e mi assale la malinconia, immagini deliziose di te… di noi.
Allora a cosa è dovuta questa mia inquietudine?
Io che ho attraversato e navigato tutti i mari del mondo, ho potuto vedere le stelle cadenti attraversami da parte a parte, le sirene, gli unicorni; io che tornavo ad ogni porto come marinaio che avesse sconfitto una tempesta, non so più quello che sono, non ho più il coraggio di riaffrontare il mare grande della vita su una barca morta.
Mi chiedo dove sono quei sogni, la mia ciurma, che mi accompagnava,
dove sono, la forza, il coraggio che mi distinguevano, che mi fecero attraversare Capo Horn pur di raggiungerti, dove sono io?
Guardo i miei anni pendere come vele vuote di vento, penzolare nel vuoto di un’esistenza immaginaria, quasi senza scopo.
E vedo in lontananza qualcosa che potrebbe rassomigliare a una vita già spesa, dentro un cielo grigio e un coro muto, quasi senza speranza sopraggiungere … e qui da solo in questa mia solitudine penso al mio passato, come fosse l’ultima notte del mondo ci ritorno in cerca di qualcosa di qualcuno, frugo tra le cose… frugo la mia vita, una storia smarrita di tante cose finite o lasciate a metà.
Sono svanite le verità in cui credevo, gli amici, sono solo davanti a un bicchiere vuoto, come un pensiero!
Ma mi sono rimaste ancora poche carte nautiche e farò alzare le vele di quella mia fantastica astronave a remi e partirò, io da solo davanti all’infinito, dentro le sue folate gelate.
L’ultima cavalcata nel blu, nel regno eterno dei sogni, pieni di vita e lassù questa mia vita non sarà mai finita perché ci sari anche tu, assieme, noi!
L’ultima marea ci attende dentro i cuori e lì si spegnerà assieme alle nostre passioni, assieme ai nostri sogni; si spegneranno anche i ricordi di noi che da qualche parte assieme su un’astronave a remi persi in un abbraccio, in un bacio!










martedì 2 gennaio 2018

Sotto l’albero niente

Di Vincenzo Calafiore
03 Gennaio 2018 Udine


Come un bambino nel letto spera, nella notte di Natale, perché crede, di trovare sotto quell’albero dei desideri, il suo, realizzato o materializzato dentro un bellissimo incarto di carta rossa e un grande fiocco.
Io ho sperato e spero ancora come ogni anno che il “ nuovo “ porti almeno una delle mille cose a cui per una vita intera ho sperato che si realizzasse e che ancora adesso nella mia incompiuta età il miracolo si compi e quindi qualcosa di buono questo  “ anno nuovo “ lo porti davvero.
Questo “ anno nuovo “ lo vorrei scrivere a questa maniera “ hanno nuovo “ perché mi pare sia la forma più giusta, l’altra è errata!
Loro lì in quel castello dorato e fatato “ hanno “ già finito o quasi portato a termine il loro lavoro, cioè quello di fare un tubo, o quasi quel minimo che permetta loro di giungere galleggiando alla fine, e ora come bravi soldati romani s’apprestano a ricevere in cambio stipendi e vitalizi perenni, assicurati, sanciti da una legge che nessuno di loro vuole cambiare o che permetterà che questa venga cambiata.
Io sarei e sono ancora di “ destra “ e da uomo di destra da sempre ripudio la violenza, ripudio le manifestazioni di un certo tipo di squadrismo, ripudio il razzismo, ripudio la dittatura in tutte le sue forme. Per me essere di “ destra “ significa essere popolo, onore, fedeltà, patria, nazione, essere Italiano! , ecco perché ancora sono di destra, perché credo in quei valori che a sua volta un certo Fini ha creduto bene distruggere clamorosamente e con grande disonore verso gli italiani che in lui avevano riposto le loro speranze di uno Stato leale e onesto, giusto, con il suo popolo, lo stesso poi che lo fa rimanere tale: Stato.
Avrei voluto che il mio desiderio, cioè quello che vorrei realizzato e cioè: la revisione storica del PCI, come è stato fatto per la destra in tutti questi anni, cioè dalla fine della “ Dittatura Fascista” a oggi che ancora continua anche se in malo modo.
Ma non bisognerebbe mai dimenticare che quel che siamo oggi è frutto di quella… arrangiata, modificata, incasinata, distrutta, una brutta e miserevole copia e incolla.
Si sono scritti tanti libri, si è scritto moltissimo, giustamente o ingiustamente, non sta a me confermarlo e a questo punto non si potrà dire neanche lo dirà la storia, dato che la storia la scrivono, è scritta, dall’uomo oltre che dai fatti chiaramente.
Non nego che a quel tempo siano stati fatti degli errori, commessi crimini, ma sono state fatte anche delle cose che ancora oggi potrebbero funzionare se non fossero state rimaneggiate e incasinate tanto da non capirci nulla o da non poterne venirne a capo.
Ma gli stessi errori, e gli stessi crimini sono stati compiuti anche dall’altre parte, e allora perché non fare una bella revisione e così pacificare e finalmente unire un popolo diviso?
Forse e questa mia idea viene a rafforzarsi sempre più, non si vuole che il popolo italiano sia unito perché fa più comodo che sia così com’è: diviso e opposto.
Ma è anche vero che lasciando le cose così come stanno mentre noi tutti stiamo a litigare, dalle opposte rive, “loro” fanno quel che vogliono, il bello e il cattivo tempo, si perpetuano e continuano a mangiare a sazietà. Pensiamoci!
Avrei voluto scrivere tutt’altro, ma svegliandomi non ho trovato il mio regalo…… anche questa volta è andata a buca!
Però che spettacolo fantastico che è la politica! Ogni sera c’è un’arena in cui si svolge l’orgia infernale delle idee, dell’appartenenza a l’uno e l’altro schieramento, e via con gli insulti, con quei dannati  “ voi…..” “ noi…. “ e intanto tutto rimane come prima, tutto ruota attorno allo stesso perno ormai vetusto, quasi consumato. Si fa a gara a chi evidenzia maggiormente e negativamente l’altro, l’avversario politico, il nemico… ma scusa ma non sono italiani anche quelli o questi?
Non siamo forse in una seconda dittatura fiscale? La peggiore?
Forse mi sbaglierò, forse, ma Salvini penso faccia paura a più di qualcuno…. Che sia lui il mio Babbo Natale e finalmente si realizzerà il mio desiderio di fare un bel processo alla Sinistra?

Io ci spero!!

lunedì 18 dicembre 2017

Una notte la tristezza …

Di Vincenzo Calafiore
15 Dicembre 2017 Udine
( da: Blu Oltremare )

“ … capisci di esserti innamorato/a
quando di notte ti svegli e vorresti
trovare davanti agli occhi il suo viso.
Per amarla, per continuare a sognare
per vivere nel suo spazio, essere suo sogno”.

                        Vincenzo Calafiore

E ritrovarsi sveglio in mezzo alla notte ormai sfatata, svuotata dai sogni assieme all’ultimo che inesorabilmente come una barca condannata a finire contro gli scogli, così io sono andato a infilarmi in un sogno che mi portò dritto dritto in cuor suo.
Di lei che nutre la mia anima: Angie!
E’ venuta con la sua pelle di madreperla nella trasparenza di una notte ingoiata dalla luna, io senza pudore in un incendio nell’anima!
Così la mia notte è volata via con tutto il tempo di raccogliere ciò che ne è rimasto, con il tempo di ritrovare quella mia certezza che ha fatto sì che lei in ogni modo fosse quel binario sul quale scorrono, la mia vita, i miei pensieri, i desideri.
C’è solo tristezza nel ritrovarmi in un’oasi di nulla.
Mi alzo e finisco col farmi un caffè e penso che la tristezza, la malinconia, lo stupore, i suoi baci sono le poche cose che compiango.. intanto comincia da qualche parte ad albeggiare e lei sicuramente si starà facendo un caffè, allora mi chiedo se mi pensa o starà immaginando cosa stia facendo alle soglie del nuovo giorno in questa lontananza che avvicina e separa allo stesso tempo.
Mi sono innamorato di lei, Angie, non della sua bellezza, ma dei suoi difetti, del suo essere distratta, di come dorme, della maniera in cui gesticola quando è arrabbiata, come mangia, del suo essere mai puntuale e di tutte le stranezze che riesce a fare in poco tempo.
Angie che mi allontana dalla tristezza, mi da felicità! Ma anche paura, la paura già provata, in cui sono annegato in solitudine …
La tristezza, il suo volto!
E torna la mia mente a pensare a quando l’altra mi lasciò a due passi dal cielo …
Dopo che mi ha lasciato ho dovuto riprendere in mano la mia vita e so che per andare avanti la prima cosa da fare è dimenticare chi mi ha spezzato il cuore.
Dovrei  parlarne e lo faccio con questa lettera scritta a lei che amavo, e pensavo fosse diversa.
Lei era tutto quello che avevo sognato e che volevo. Avevi quella maniera di guardarmi e pensai che ti fossi innamorata di me, eri intelligente, bellissima….
Come sono stato ingenuo….. pensare che qualcuna avrebbe potuto innamorarsi di me, amare me con tutta l’anima, l’uomo di tutti e di nessuno, da locandina, da teatro, una strada lunga e breve con lei che ogni sera mi aspettava.
Ha desiderato che io fossi sempre quello che io non volevo essere, per questo tutto è andato in malora … se non lo facevo mi sentivo in colpa e pensai pure di valere meno di zero. Oggi non capiso il motivo per cui sono stato con una donna a cui non piaceva nulla di me. Oggi ti manderei ancora mille volte all’inferno per avermi fatto sentire meno di uno zero.
Per tanto tempo ti sono rimasto accanto cercando di non sentire il peso del tuo brutto carattere, fino a quando ho deciso di lasciarti e per lungo tempo non sono riuscito a risalire la china del baratro in cui ero precipitato.
Passai le mie notti cambiando ogni notte una puttana!
Così eccomi qui alla fine della mia strada, e ho scelto di vivere in solitudine, questo non significa che non provi più rabbia per tutte le volte che mi ha fatto sentire così inutile.
Ora ho ricominciato a vivere lontano da ogni cosa.
Ho imparato ad amare la mia solitudine, ad amare ogni singola parte di me. Non sono perfetto, anzi sono come una biglia impazzita, ma forte dentro, perché chiunque sia riuscito a sopportare una persona come te merita un orecchino, come aver attraversato Capo Horn.




Un salto in dietro, nel tempo


Di Vincenzo Calafiore
Cividale del Friuli 16 Dicembre 2017
Udine 18 Dicembre 2017

 Ritornerò per Natale

Paolo Rojatti ci ha riportati indietro nel tempo, nella Oborza ( Valli del Natisone) degli anni 50’, per raccontare una storia agrodolce che si avvicina più al dramma che alla commedia brillante. Un film in bianco e nero proiettato gentilmente nella sala parrocchiale della chiesa di Santo Stefano in Rualis, da Sergio Fon.
La cura riposta nella scrittura dei personaggi è tipicamente friulana, allo stesso modo il profondo disaggio e la solitudine del luogo, il pessimismo degli eventi pennellato qua e là dalle immagini della realtà di quegli anni 50’.
Oltre la storia però, una pièce teatrale a tutti gli effettti, il vero valore aggiunto è rappresentato da un eccellente cast con un Sergio Fon da premio e da Edda Duriavig e Matteo Osgnach, insieme capaci di trasformare ogni ripresa in un dipinto saturo di colori.
“ Ritornerò per Natale “ un’Opera tanto delicata quanto amara che non si dimentica facilmente.

OBORZA, anni '50.
Un paese distante da ogni cosa, dalla vita scandita dalle stagioni, dall’isolamento, dal silenzio e dalla solitudine.
I nostri due personaggi principali Sergio Fon, e Matteo Osgnach, nel film suo figlio, sono il ritratto felice di un padre e di un figlio; infatti il padre insegna al figlio a fare i lavori nella stalla, ma con lui pure gioca. Marito e moglie che condividono le fatiche di una vita grama dell'epoca, decadente e colma di problemi, nonostante la superficie patinata delle grandi città. Poi il loro rapporto è scivolato in una noiosa routine,
peggiorata dal lavoro senza via d’uscita che costringono lui ad emigrare all’estero.
In sua assenza a provvedere alla casa e alla stalla, al figlio è la moglie, (
Edda Duriavig). La vita per la moglie senza il marito diviene sempre più pesante che lei affronta con dignità e grandi sacrifici, come quella di andare a lavare i panni nell’acqua gelida di un fiume, di raccogliere legna per il camino, mele dagli alberi.
Intercorre la corrispondenza, lettere che lei attende e a cui risponde immediatamente.
Il Marito in una lettera le annuncia che ritornerà per Natale e così è.
Alla stazione vanno madre e figlio a ricevere il padre, e assieme felici tornano a casa.
Con il suo rientro, le cose cambiano in bene fino a quando la cattiveria della gente del paese si manifesta a lui con le cattiverie sulla moglie  rivelate da un compaesano, in osteria ove lui aveva offerto da bere a tutti.
Sempre più avvelenato dal pensiero di essere stato tradito dalla moglie, l’interprete principale si ubriaca continuamente fino a quando non esplode la lite in famiglia.
Alla fine aiutato dal suo migliore amico, il marito scaccia via i brutti pensieri, smette di bere e chiede scusa alla moglie e al figlio; finalmente torna la pace e la serenità in famiglia.
Il personaggio con più colori fra tutti, conosce la disperazione, la noia, la passione, la rabbia cieca, il rimpianto e il desiderio e sa alla perfezione quando far prevalere uno di questi elementi sugli altri, a rotazione. La Edda Duriavig è davvero, insieme a Matteo Osgnach, il motore del film. Menzione particolare per Sergio Fon , che ama dar vita a qualsiasi cosa, in ogni momento ma è allo stesso tempo il capro espiatorio di tutti i peccati di una comunità anche se piccola sempre troppo occupata a occuparsi di lui. 

Paolo Rojatti inizia le riprese del film  nell’anno 2009 a Oborza e le termina per le troppe vicissitudini e imprevisti agli inizi dell’anno 2014.
“ Ritornerò per Natale “ un film da vedere per ricordare come si era e comprendere quel che oggi siamo.




venerdì 8 dicembre 2017


E’ da idioti



Di Vincenzo Calafiore
9 Dicembre 2017 Udine


C’è un’aria diversa respirata o respirando, lascia non contentezza né qualcosa che sappia di speranza; è quell’aria che rimane dopo un incendio.
Non capisco il mio respirare male che adduce la strana sensazione della provvisorietà come se la mia vita, il mio “ mondo “ fosse nelle mani di altri che in qualsiasi momento possano decidere cosa farne o farla finire.
Ci sono troppe cose e tutte uguali che vanno nella stessa direzione.
C’è nell’aria sospesa la strana sensazione di un qualcosa di disastroso che s’affanna ai margini delle esistenze, ed è quel grandissimo desiderio di mostrare all’altro chi è il più forte, il più armato, il supremo, il “ Deo”.
Ma la verità terribile è che il mio destino, come quello di un altro che sia albanese o turco, inglese o tedesco è nelle mani di pochissimi cretini che giocano la loro partita a scacchi sulla pelle di miliardi di vite umane.
E’ sconcertante riconoscere  o avvertire l’imminente possibile catastrofe termo-nucleare!
E’ vero che ormai siamo diventati tanti… tantissimi e bisogna sfoltire, diminuire la massa umana e quindi anche distruggere per cui poi rinascere ricostruire e far ripartire i mercati, le industrie.
Allora invece di usare le guerre come mezzo di sfoltimento delle fila, si potrebbe non allungare la vita, ma lasciare fare alla natura.
A parte ciò.
Pare possibile che il numero uno americano debba andare a riaccendere i fuochi nel bosco palestinese, a quale scopo?
Come se non bastasse a questa umanità allo sbando o approssimata ad un crocevia dove ormai inevitabilmente dovrà scegliere quale direzione prendere, se quella di dare voce alle armi o eliminare il proprio cretino che mette in grave pericolo, in poche parole eliminare il guerrafondaio di turno.
E’ veramente un grande disaggio psicologico l’oppressione di questo pensiero, del pensiero che tutto possa finire per colpa di cetriolo nord- coreano impazzito, o di un citrullo americano che va a fare griglia nella boscaglia palestinese.
Insomma con quale animo apprestarsi al Natale?
E come sempre “ facciamo finta che “ non sia successo niente o che tutto va bene sia nella nostra casa che in quelle di altri.
Facciamo finta che non ci sia aria di tempesta che come la corrente del Nino attraversa il pianeta.
Facciamo finta di essere felici e facciamo gli alberi di Natale, i cenoni, i presepi.
Accendiamo le luminarie per le strade e innalziamo al cielo canti natalizi nelle cattedrali vuote di calore umano.
Facciamo finta che …. E ci scopriamo fragili e inermi nelle mani di quattro cretini che altro non pensano che di farsi la guerra, come se loro stessi non facessero parte di questo mondo, appunto.. il mondo, la casa di tutti!
Allora perché farla finire?

  

martedì 5 dicembre 2017

Udite, Udite

Di Vincenzo Calafiore
5 Dicembre 2017 Udine


Sono vecchio lo so, e ne ho viste tante abbastanza di panzanate nel decorrere della mia vita, e da vecchio che sono ancora riesco a stupirmi e a meravigliarmi dello spettacolo che il buon
( tanto per dire) Mangiafuoco con il suo carrozzone da non confonderlo con quello del poeta Renato Zero, ogni giorno da itinerante che è rappresenta in tutte le piazze più belle di questa
Italia mignotta e ruffiana, tradita e legnata.
Da vecchio che sono a quest’ora del mattino sarà perché ormai gli occhi vanno pian piano come spegnendosi, seduto a questa scrivania alle quattro del mattino la prima cosa che faccio è quella di pulire le lenti degli occhiali mentre penso a ciò che voglio e desidero scrivere; ma in verità è tutta la notte che queste cose mi girano in testa e mi hanno levato il sonno.
Alleluia, Alleluia beati poveri esultate perché è nata una nuova creatura “ Liberi e Uguali “  e sarà questa a salvarci dalla catastrofe…. o forse più dalla noia!?
Da italiani felici e contenti che siamo, già assistiamo negli spettacoli di Mangiafuoco  a interminabili ore di bla bla bla che come sempre accade ascoltiamo dalle bocche di saggi opinionisti lodare la nuova creatura tra un sì… certo… ma…. vediamo… va bè…
Tutti uguali e liberi scrittori, storici, giornalisti… gente blasonata, “ studiata “ come direbbe qualcuno, che alla Corte di Mangiafuoco ormai sono di casa, vanno e vengono come
“ Le Nuvole “ di Aristofane e ben cantata da un indimenticabile Fabrizio De Andrè! Sono nuvole che alla fine appunto si dissolveranno come nuvole o saranno dissolte da un vento o dai venti che in tutta Europa ormai cominciano nuovamente a soffiare.
Ma c’è tanta, tanta memoria anche se la vista mia sta calando vistosamente!
E’ una vergogna o è vergognoso che un malato terminale che si è rotto le balle di vivere come una larva in un letto la sua vita e la voglia fare finita debba andare nella vicina Svizzera che umanamente ( un cazzo ) in Cliniche apposite lo ospiterà a porre fine alla sua esistenza e alle sofferenze dei suoi familiari.
E’ vergognoso che la legge giaccia ormai da un sacco di tempo accantonata da qualche parte alla Corte di Mangiafuoco, mentre per far nascere una nuova creatura miracolo, miracolo, non ci sono voluti nove mesi, ma bensì un due o tre giorni… massimo una settimana!
E’ penoso il processo per giudicare chi accompagna nel suo ultimo viaggio il malato che come Socrate ha bevuto la cicuta.
Penoso ascoltare una moglie o una fidanzata, una madre, spiegare a degli illuminati per quale cazzo di motivo il proprio caro o figlio abbia deciso di farla finita…. Ma ti pare?
E’ vergognoso l’atteggiamento dei cortigiani di Mangiafuoco che con i loro vediamo, ma.., se ne parlerà, intanto se ne lavano le mani.
E’ vergognoso il mercatino  a cui Cinesi, Russi, Bianchi e Neri, sirecano o vengono per fare acquisti!
E’ uno schifo permettere a delle Banche di fottere i risparmiatori e nessuno responsabilmente paga!
E’ vergognosamente delirante la telenovela delle pensioni… tanto a rimetterci siamo sempre noi “ er popolo “ come direbbe qualcuno al tempo dei Papi, noi, quelli che andiamo in piazza con le bandire e ad applaudire o che restiamo ore  ad ascoltare infiniti bla, bla bla in quei buoni salotti ove si fa solo che parola, opinione!
Ma una cosa, una sola cosa seria quando la faremo o sarà fatta!??
Tutto questo a casa nostra, mentre incoscienti non sentiamo il vento gelido del terzo conflitto mondiale appena al di là del mare grande…. L’Oceano dove un rompicoglioni di un pazzo si diverte a giocare coi suoi missili balistici e un altro ancora più pazzo gliela vuole fare pagare.
Tutto questo mentre c’è un fuoco che si sta alimentando in Oriente e brucerà presto!

Alla fine mentre pulisco le lenti degli occhiali mi rendo conto della mia provvisorietà e io che pensavo di essere ormai solidamente attaccato a questo tempo pure bastardo. 

venerdì 1 dicembre 2017

Mai così bella




Di Vincenzo Calafiore
2 Dicembre 2017 Udine
( Da – Blu Oltremare )

“ … guardare i tuoi occhi è come guardare la felicità! Sognarti è come tornare a vivere
un’altra vita, questo è amore! Non sono più tornato. “


Ricordi?
Passavamo di notte le ore su una riva davanti a un falò parlando, ed io incantato dai tuoi occhi, stregati infine a volte ci trovava l’alba.
Mai così bella ti videro gli occhi miei, coi capelli pettinati dal mare e gli occhi stanchi, con un plaid sulle spalle! Non so perché ma se ti ricordi ti dissi che tanto rassomigliavi a Nausicaa, di cui, quando sui banchi di scuola studiai l’Odissea, mi ero innamorato.
Poi come un sogno all’alba svanisce, tu così andasti via senza lasciare parole.
Da allora ho detto addio a ogni giorno pensando a quando mi svegliavi con un bacio, quando mi portavi un caffè e tornavi a letto ad abbracciarmi … e abbracciati trascorrevamo il tempo a scoprire qualcosa di più di noi.
Con la tua vita nella mia a me il mondo sembrava fosse ai miei piedi, tanto ero felice, tanto ti amavo e ti amo ancora.
Vedi come tutto cambia?
Vedi già tutto è passato, passa silenziosamente e silenziosamente si aggiungono ricordi a quelli che da qualche parte stanno macerando o già macerati.
Guardo quel tanto che è rimasto di ieri, pieno di ricordi, momenti di vita che non tornano oche non possono o non vogliono tornare.
Ancora una volta sconfitto proprio quando pensammo e ci dicemmo che mai nessuno o nessuna cosa avrebbe potuto separarci.
Penso che il mare quella notte avesse ascoltato le nostre parole, ci tramutò in sabbia che attende sempre l’onda capace di coprirla; ed io che mi coprivo con il tuo corpo, ascoltavo i tuoi gemiti e il tuo cuore cantare; ma più di tutto rimasero i tuoi occhi nei miei, brillanti e lucidi, pieni di felicità.
Perduti in quell’amore e nel silenzio provavamo a sognare, quando già eravamo noi sogno!
Insieme provavamo a volare!
Come tu dicevi la vita la si fa nei momenti!
E torna la mente a sognare di te, e torna a vivere i momenti più belli, la felicità disegnata e plasmata sui nostri volti.
E torna la mente a ricordare di te nelle mie notti davanti a un foglio da riempire di parole che a te in qualche modo mi fanno tornare in breve felicità.
La vita si fa di momenti e le cose non volano più
tornano quelle perdute.
Poi alla fine mi dico che il tempo non ti lascia ritornare, vedo già che tutto passa lasciando di se molte cose da ricordare, da raccontare a un foglio, momenti che non tornano più.