giovedì 22 gennaio 2026


 


La paura di quel silenzio addosso


Vincenzo Calafiore

23 Gennaio 2026


Tutti.

Tutti noi, temiamo la fine dei nostri giorni, e tutti vorremmo un secondo tempo per vivere ancora dei momenti felici, almeno in apparenza, perché in verità la vita su questo “ pianeta terra “ ovunque ci è resa difficile, dalla povertà, dalle malattie, dai disagi, dalle guerre, dai disastri, tutte cose adducibili ad un solo colpevole: l'uomo.


E' come vivere dentro una bolla in una continua situazione d'attesa. Attesa della pace e della serenità, dell'amore vero, di un po' di felicità, nel quotidiano divenire, durante la quale è come se le esistenze rimangono sospese, avvertendo allo stesso tempo la paura del silenzio addosso.


Siamo sempre in attesa di qualcuno o di qualcosa, ma anche di un approdo sicuro, di un arrivo a un traguardo, in questa nostra continua corsa terrena.

E' come trovarsi in una polverosa stazione con un bagaglio in mano che non contiene nulla!



Attimi lunghi un'eternità e eterne attese, in un attimo risolte, nel momento conclusivo di ogni viaggio che a sua volta è partenza verso un'altra meta.

Tuttavia, come sempre accade quando si vuole forzare la mano, si finisce per diventare macchiette del tempo … di se stessi, ottenendo solo dei deludenti risultati.

Così per quanto ci si impegni non si può intervenire nella vita o sulla necessità di cambiare, nonostante il caso possa in apparenza regalare la sensazione di poterlo fare.

Non basta negare il male, il dolore, le malattie, la morte.

Allo stesso modo non si può sconfiggere l'idea e la realtà della morte se questa è intimamente collegata alla vita in ogni istante, sin dalla nostra nascita.


Senza farsi vincere dallo sconforto, è invece possibile imparare a convivere al meglio con il pensiero della fine, accantonando l'idea del fantasma cattivo che tiene costantemente sospesa una spada sulla nostra testa.

Chi ama vivere dovrebbe anche concepire che se ha ben vissuto, la morte non è dolore; al contrario, può essere difesa dal “ non senso” e così come ci sono tante maniere per vivere, esistono altrettanti modi di morire.


Se alla “ fine “ viene dato un significato vero, non è più fine, bensì conclusione di un processo vitale che comunque ha avuto “ un senso”



lunedì 19 gennaio 2026


 

Di una vita


Vincenzo Calafiore

20 Gennaio 2026


“ …. perché possa ricordare

di quanto è stato bello vivere e

di quanto potrebbe essere bello sapere

di quanta altra vita ancora io possa avere

per andare in altri mari e sapere che ancora

ce n'è un altro, ci fosse un Mediterraneo, capace

di farmi sentire a casa.

Qualunque casa in cui trovare delle parole capaci

di farmi restare.

Sarebbe bella la vita, se se ne andasse

quest'aria di tempesta che greve su di noi si respira.

Così sarebbe davvero dolce la vita, qualunque vita...

In questo mondo e le cose non farebbero male, ma

come mani ci avvicinerebbero, ci faremmo portare via

in altri luoghi, in altre maniere di vivere, e per queste

morirne, e non importa ma tutto sarebbe finalmente

umano.

Basterebbe l'amore che è ancora in noi, basterebbe non

lasciarlo andare via, basterebbe forse pensare che se siamo

qui, se respiriamo, se ci commuoviamo davanti a un tramonto,

qualcuno vuole che sia così e questo è Dio!

Basterebbe parlare un po' con lui invece delle armi,

della violenza, della sopraffazione. “

Vincenzo Calafiore



Perché possa ricordare di quanto è stato bello vivere e

di quanto potrebbe essere bello sapere di quanta altra vita ancora io possa avere per andare in altri mari e sapere che ancora ce n'è un altro, ci fosse un Mediterraneo, capace

di farmi sentire a casa.

Qualunque casa in cui trovare delle parole capaci

di farmi restare. Sarebbe bella la vita, se se ne andasse

quest'aria di tempesta che greve su di noi si respira.

Così sarebbe davvero dolce la vita, qualunque vita...

In questo mondo e le cose non farebbero male, ma come mani ci avvicinerebbero, ci faremmo portare via

in altri luoghi, in altre maniere di vivere, e di queste

morirne, e non importa … tutto sarebbe finalmente

umano.

Basterebbe l'amore che è ancora in noi, basterebbe non

lasciarlo andare via, basterebbe non farlo morire, basterebbe pensare che se siamo qui, se respiriamo, se ci commuoviamo davanti a un tramonto, è grazie a qualcuno che vuole che sia così e questo è Dio !

Basterebbe parlare un po' con lui invece delle armi,

della violenza, della sopraffazione.

E' di questo che si tratta, del pensiero, del sentirsi di appartenere a qualcuno, qualcuna, fosse anche un mare, un mare capace di portare via, capace di incantare, di farci rasserenare, ma non siamo mare, non siamo oceano, ma emozioni spente, volatili promesse, che come nuvole corriamo sotto un cielo azzurro, così immenso da accoglierci tutti … persone vive che si preparano a morire.

Ci vorrebbe una terra, una nuova terra con paesaggi dai colori forti …. e invece siamo parole, scabre come l'esistenza che stenta il suo cammino, un coro di visi pronti ad affacciarsi con le pene antiche e la fatica di un sogno dietro l'altro creano

un'atmosfera allucinata, un buco nero … terreno, in questo cosmo indifferente, di poca umanità, colmo di tante maschere, con un sotterraneo incrocio di bisbigli, risonanze di pensieri a metà, taciuti smarriti nel profondo gorgo dei giorni che non si vivono, non si vedono … sempre vicini, sempre altrove, là dove possono trovarli solo le speranze.

E' un mondo che sembra una giungla di trappole e di maschere, uomini affamati di pace e di fratellanza, di amore.

domenica 18 gennaio 2026

 

Che ne so

Vincenzo Calafiore

19 Gennaio 2026

“ … è come una corrente marina,

ci porta ovunque, fino a un senso, a un significato!

E' questa la forza della sua scrittura! "


Che ne so quanto sia grande il mondo se a malapena so quanto sia grande il mio?

Che ne so che fine facciano le mie parole,

che fine faccia il mio amore per questa vita che a volte mi è matrigna e a volte è onda che porta tutto via con se senza lasciare traccia o un ricordo, un appiglio per crederle ancora?

Che ne so io di questo “coso “ chiamato tempo, se io stesso mi sento perduto dentro un – lasso – che si perpetua e si rinnova, non dimentica, anzi ripropone vecchie cose che han nutrito la memoria legandomi a un passato piuttosto che a un presente?

Che ne sa la gente di che carne sono fatto io, se non conosce la mia anima, se non conosce che misura abbia un passo, se non conosce le mie tempeste, le mie parole che via via diventano uragano? Che ne sa la gente.

Io che cammino ascoltando la voce della terra come potrei ascoltare altre voci che non dicono nulla.... so che non mi arrenderò mai al vuoto che opprime, a quel vuoto che allontana da Dio.

Mi guardo in una pozza d'acqua piovana e vedo un futuro, vedo ciò che i miei occhi custodiranno per sempre... e penso... penso e amo la vita come un bambino, senza sapere cos'è!

martedì 13 gennaio 2026


 


I predatori dell'anima


Vincenzo Calafiore

13 Gennaio 2026


Io non voglio cancellare il mio passato,

perché bene o male mi ha reso quello che sono oggi.

Anzi, ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore

e il dolore, chi mi ha amato e usato.

Chi mi ha detto ti voglio bene e poi mi ha tradito,

chi mi ha detto ti voglio molto bene mentendo

e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi.

Io ringrazio me stesso per aver torvato

sempre la forza di rialzarmi e andare avanti sempre! “

Vincenzo Calafiore


Dedicato a quei genitori che i figli ne hanno dimenticata l'esistenza.


I predatori delle anime esistono, sono tra noi, nelle famiglie,nelle amicizie …. lo sono anche quei figli che se ne vanno lontani dalle proprie radici, dai propri genitori, con la validissima scusa o necessità del volersi creare un futuro fuori dal proprio paese …. giusto!


Quanti di loro faranno ritorno?

Quanti di loro vedranno i loro genitori invecchiare ed in fine morire?

Nella maggior parte dei casi questi “ figli ” fanno ritorno quando ormai tutto si è concluso o sta per concludersi.

Le vere domande sono altre e sono segretate nell'anima.

Ne è valsa la pena allontanarsi, andare via in un altro paese, in cui si è sempre “ ospite”, in cui si è trascorsa una vita senza radici?

Ne è valsa la pena andare via e lasciare i propri genitori, separarsi dal luogo dove si è nati, dalla casa, dagli affetti, dai propri usi e costumi per abbracciarne altri, per un'altra vita completamente diversa, anche di tanta solitudine!


Ci sono figli che non fanno ritorno, ne per le vacanze ne mai!

Come vivranno quando calerà la nostalgia, quando non avranno più ricordi da vivere e quei pochi morderanno le coscienze.

E cosa diranno ai loro figli quando chiederanno: com'è il tuo papà, la tua mamma?

Sono questi i predatori d'anime.


Tutte le mattine al bar che frequento a bere il caffè, a un tavolo

poco distante dal mio a cui sono seduto per leggere il giornale c'è un uomo, un anziano, un papà.

Dall'aspetto curato e il viso disegnato dalla tristezza, dalla solitudine e sempre lì seduto davanti a una tazzina di caffè vuota, non alza nemmeno il capo per guardarsi attorno, poi quando si sono fatte le 7,30 si alza paga il caffè e se ne va, così tutte le mattine.

Ma un giorno l'ho atteso per offrirgli un caffè che ha accettato.

Parlando ho cercato di capire e di conoscere questa persona.

Una mattina arrivo al bar ed era lì ad attendermi seduto al tavolo ove solitamente io siedo.


Senza guardarmi negli occhi mentre bevevamo il caffè mi dice:

<< …. mia moglie è deceduta due anni fa! Le sono stato accanto fino all'ultimo. Nostro figlio vive in Australia ha la sua famiglia, è partito giovane di 25 anni ….. non è più tornato.

Da parte sua poche telefonate, poche o rare, quasi niente, ritorni a casa, doveva crearsi un futuro.

Così è stato! Ma quanto dolore è costato? E' questa la domanda.

Ora vivo solo in una casa piena di ricordi appesi alle pareti, nelle cornici, nei cassetti,negli armadi, negli album, nelle stanze.

La mia casa conserva ancora i profumi di quelli che ormai non ci sono più, e tra non molto ci sarà anche il mio.

Non so che fine farà questa casa con tutta una vita dentro, di certo sarà depredata e violentata, proprio come lo è stata la mia anima,non ho più un'anima, non ho più niente se non un tempo d'attesa della fine da vivere! >>

Non ho risposto, gli ho semplicemente stretto le mani con un pianto strozzato in gola … c'est la vie !



venerdì 9 gennaio 2026


 


Il senso, il volto della solitudine


Vincenzo Calafiore

09 Gennaio 2026


“ …... a volte succedono cose

inaspettate o di sentirsi estraneo

nella vita come in qualsiasi luogo.

Tutto sembra sfuggente, incomprensibile,

incerto, perfino la propria esistenza che

come una barca arenata su un tratto di sabbia,

guarda il mare troppo lontano... ma basta poco

una bava di vento che diventa uragano e tutto

cambia … più che una barca, è solo un insieme

di pezzi di legno che non hanno una storia comune

e non sembrano averla mai avuta:

così siamo noi ! Un insieme di cose diverse. “

Vincenzo Calafiore


Questo mondo ama le cose materiali, le cose che uno può vedere, le può misurare …. le cose così non contano, quelle che uno dice che esistono, sono quelle dentro di lui e nessuno le vede, se non ci si mette nello stesso punto, se non lo si sta ad ascoltare, se non si guarda dentro gli occhi suoi.

Gli occhi bisogna saperli leggere e ascoltare, raccontano molto.

La concretezza per esempio non la conosco, come l'invidia, per questo non ho niente a che spartire con questo mondo.

Uno come me davvero non ci può stare.

Se guardi il mare si vedono passare le navi là in fondo, dove andranno poi davvero non si sa, sono così sottili, ritagliate nella carta... così accade nella vita, le cose passano e lasciano una scia di tante altre cose, più o meno buone, ma il più delle volte lasciano il vuoto, il silenzio e lo sconcerto.

Vorrei trovare un luogo ideale in cui vivere e io ho pensato al Paradiso, so che esiste, l'ho visto, ma adesso devo rimanere qui e cercare di vivere più tranquillo.

E' come mia questa vita, ma so che mi è stata data in prestito e un giorno dovrò renderla a chi me l'ha prestata.

Anche il mare rimane tranquillo e se ci riesce lui dovrò riuscirci anche io; guardo gli altri e più mi viene voglia di stare da solo, loro misurano la vita, la intendono in una maniera diversa, invece bisogna sapere dare un senso e un volto alla solitudine.

Guardo il mare e lo ascolto.

Guardo avanti e vedo una lunga strada e ci sono tante ma proprio tante immagini … immagini che gli altri non vedono, non possono vederle, a loro manca la fantasia e la poesia che ogni giorno la vita scrive per noi.


Tu sapresti dare un senso e un volto alla solitudine?


Della mia vita mi sono rimaste impresse moltissime emozioni … senza data né tempo.

Ma adesso la vita è una giostra infernale che non invita a rimanere, piuttosto a fuggire.

Ora cominciano a calare le ombre di quello che ero e quello che sono adesso.

C'è il ritorno delle nostalgie, no dei rimpianti, c'è la meraviglia dell'esistenza.... qui ci ritorno sempre, perché alla sera, quando tutto è buio pesto, il mare parla in una maniera diversa, mi racconta la sua solitudine... che ha il volto della luna!




domenica 4 gennaio 2026


 

Oltre il buio della notte

Vincenzo Calafiore

05 Gennaio 2026


.... i sognatori sono come le stelle

non li vedi, ma ci sono sempre! “

Vincenzo Calafiore


Gli occhi di un sognatore possono anche ferirti, guardandoti, tanto sono veri ! In loro è molto forte l'appartenenza alla forte razza dei sogni, di essere parte di un mondo che non necessariamente appartiene a questo mondo, nel quale loro da estranei che sono devono giustificare la loro presenza, il loro passarci.

Li incontri raramente, sono come le stelle non li vedi, ma ci sono sempre; non parlano, ma se ne stanno seduti sulla spiaggia, vicino a una barca bruciata da troppo mare.

Negli occhi hanno una porzione di mare e un masso, le alghe e tante stelle....


I suoi anni, sono nei capelli, si sono colorati di bianco, di un bianco salino. La barba lunga e trascurata nasconde i lineamenti incerti del suo viso di uomo di mare, che ha trascorso troppo tempo della sua vita sulla riva del suo mondo, pensando più alle partenze che a dei probabili ritorni.

Tano non ha mai gettato un messaggio in bottiglia, perché sa che il mare, anzi ha sempre saputo che il mare non lo avrebbe mai consegnato a nessuno, alla fine lo avrebbe riportato allo stesso scoglio da cui un giorno è stato lanciato.

E questo per Tano, rassomiglia tanto alla vita nella quale niente va perduto o se lo è tutto ritorna anche se ammuffito, anche se vecchio, tutto torna.

Adesso!

Adesso che non può più viaggiare di notte sulle ali della luna, raccoglie pezzi di vetro, vetri colorati, sa che ognuno di essi ha una storia da raccontare, anche lui se lo dovesse trovare un sogno lo tratterrebbe con se per quanto avrebbe da raccontare.

Cammina che sembra un filo d'erba, in questo mondo veloce si muove a fatica e quando parla è una melodia, le sue parole si sciolgono come se venissero da lontano, da un'altra esistenza.

Ha un cuore pulito, quello che negli altri non c'è. Ascolta il mare, impara a memoria le storie che gli racconta, le fa sue e le racconta come se fossero fiabe scritte da lui per i bambini.

Tano dice sempre che la vita è uguale uguale tutta al mare. E' un mare difficile, insidioso, senza sirene incantatrici, ma mostri pronti a divorare la coscienza, l'anima.

E' un mare a cerchio non porta a nessuna riva, perché non ci sono, ci sono solo scogli contro cui s'infrangono rumorosamente come onde, i sogni e le speranze, la fantasia, l'amore per la vita.

E quando senti di essere quasi sconfitto e pensi di arrenderti perché non sai cosa fare.... addormentati ( dice) e prova a sognare, un sogno ti salverà.

Lui si è salvato così, da questo mondo folle!

Vorrei anche io essere come lui, ingenuo e felice, e invece cammino da sempre su strade di conchiglie vuote in un mondo distratto, che cinico vive in questo fondo di vita.

Nella sua vita, tra fotografie che raccontano un vissuto e chiodi ( ricordi) che non reggono nulla, tutto fa pensare alla provvisorietà della vita, che nel tempo cristallizzandosi in un qualcosa di definitivo, snaturata … e la chiamiamo arbitrariamente vita ...lasciandola senza alcuna definizione.

Ma nessuno può impedire ad un altro di coltivare una propria memoria a cui andare.

Ogni tanto questa vita ci sfiora con la sua ala, come per ricordarci della sua presenza, siamo anime che si muovono tra un angolo e l'altro di questa porzione di cielo, seguendo un'insegna che non indica mai nulla.

Tano allunga le braccia, come per richiamare i gabbiani che per un attimo trasformano lo scenario malinconico: tutto può ricominciare!

mercoledì 31 dicembre 2025


 


NICOLA


Vincenzo Calafiore

1 Gennaio 2026


“ …. siamo tutti condannati

a inviare o attendere un messaggio

che non arriva mai.

Uno scenario di decadenza straordinaria.

Un messaggio dentro una bottiglia gettata in mare.

Solo che non c'è più mare,ci sono solo bottiglie...! “

Vincenzo Calafiore


Può darsi che una di quelle onde abbia lasciato sulla riva, chissà quando nella notte, qualcosa di simile o che rassomigli alla felicità,

ma irriconoscibile, sfinita, per certi versi invivibile.

Camminando lungo la spiaggia, tra cose abbandonate e pezzi di vetro, resti di umanità Nicola saprebbe riconoscerla; un tempo gli è successo di sfiorarla appena, non è riuscito a trattenerla.

L'onda passando sopra i pezzi di vetro trasparenti, lascia una scia di un leggero sfavillio, poi ritornando su se stessa diventa trasparenza.

L'alba lo trova seduto su una barca stanca di mare, si riflette sul mare, su una porta abbandonata tra gli scogli, poco prima della sabbia negli occhi.

Ogni alba Nicola si chiede cosa avrà portato il mare oltre lui.


<< Nicola è uno dei personaggi uscito dalla mia stilografica. E' quello che amo di più. Mi piace la sua aria trasandata, il suo vivere distaccato da ogni cosa; a vederlo sembrerebbe un personaggio scappato da una fiaba, una fiaba di mare, inconcreto, surreale. Ma Nicola possiede un'anima e un cuore e sa amare e lo fa a modo suo, un modo sincero e onesto, pulito. Non ha mai avuto una donna, ma ama la donna che incontra nei suoi sogni; appartiene a un altro uomo e lui se ne sta in disparte continua ad amarla nei suoi sogni ove lei si concede. Ma questa cosa, di questa cosa Nicola non ne parla con nessuno, non lo ha mai confidato neppure al mare, che sta ad ascoltarlo ogni notte. “ Terra Alta “ è una lingua di spiaggia sospesa tra realtà e fantasia, ma esiste in quell'inchiostro che via via su un foglio di carta bianco fa prendere vita a un sogno, un sogno di mezzanotte come da

qui al cielo! >> L'Autore.


Ogni sera la piazzetta si anima, i bambini giocano con l'acqua della fontanella, sono lì e aspettano Nicola, appena lo vedranno spuntare dalla discesa che porta al mare, gli corrono in contro, come le nuvole corrono in contro al sole.

Arriva con un cappello in testa da marinaio, il blu scolorito e il bianco macchiato dal sudore, si siede e i bambini seduti a terra attorno a lui.

Tira fuori dalle tasche di una giacca vecchia delle conchiglie vuote e pezzi di vetro colorati, granchi seccati al sole, e comincia a raccontare favole di mare e di pesci.

I bambini restano in silenzio con gli occhi attenti seguono le sue mani, che pare disegnino l'aria come ali di gabbiano, qualcuno si addormenta sulle gambe del compagno, rimangono li e lo ascoltano con meraviglia.

Sono mondi che lui ha visto e vede tutti i giorni.

Qualcuno dice che a Nicola manca qualcosa in testa, qualcun altro dice che è un sognatore, nessuno dice mai che Nicola è Mare, semplicemente mare.

Si alza sempre alle quattro sia d'estate che d'inverno, accende la candela sul tavolo ed esce dalla baracca a guardare il mare, Nicola vive in una baracca al limite della spiaggia e basta che il mare avanzi di qualche metro che se la porta via, come è già successo altre volte.

Se sarà una buona giornata lo sente sin dalla sera quando fa l'ultima passeggiata sulla riva.

Si sente nell'aria, lo sente dentro di se.

Dalla baracca sente il rumore di fuori, del mare che sale. Il Maestrale si riconosce subito, anche a occhi chiusi, dal modo in cui soffia.

Quando soffia il Maestrale per lui, per lui che vive a “ Terra Alta “, di solito non è una buona giornata.


Appena oltre il recinto di canne, la baracca sembra ancora più piccola di quanto possa sembrare. In un piccolo spazio ad angolo ci sono scatole di vetri colorati e resti di piastrelle, li tiene perché secondo lui tutti quei vetri e quelle piastrelle hanno una storia da raccontare, l'interno della baracca contiene molte più cose di quanto si possa immaginare.

C'è un letto ripiegato su un lato, fotografie di donne il cui sguardo ha qualcosa di irraggiungibile, di una sensualità e bellezza insolita.

Vive qui, ma è come se non ci abitasse.

Una volta il mare lasciò sulla riva una bambola, aveva gli occhi che sembravano veri. Erano verdi,aveva lo sguardo freddo, che lo intimoriva, poi pensò che era dovuto alla paura e al freddo che ha avuto quando il mare se la portava da un capo all'altro in una morte lenta.

La tiene accanto a se nel letto e quando si muovo è come se lei lo seguisse, ma anche che gli parlasse, lui, Nicola la chiamava amore e le parlava, le raccontava i suoi sogni, le sue paure e quando usciva per fumare una sigaretta nel chiaro di luna la portava con se, faceva un cumulo di sabbia e la metteva a sedere sopra, e le parlava, a volte le recitava qualche poesia, non le ha mai confidato che le aveva scritte per lei, lei che chiamava: Chiara ! Chiara come la notte in cui l'aveva raccolta da terra.

Una notte il mare è avanzato di qualche metro ed è entrato nella baracca, aveva bagnato ogni cosa a terra. Il mare aveva bagnato una scatola in cui custodiva un diario, lo teneva in una scatola di latta..... l'inchiostro si era un po' sciolto, le parole si erano confuse, ma lei......Chiara era li con tutto il suo profuma, con la primavera che ogni notte sbocciava in lei, quando le si illuminavano gli occhi guardando Nicola!