domenica 18 dicembre 2016



Prova a raccogliere cielo


Di Vincenzo Calafiore
19 Dicembre 2016 Trieste


Succede a volte e, succede di notte, quando tutto ha lo stesso colore e si perdono i confini.
Tutto è uno spazio unico, e allora nascono i sogni che riemergendo da un nulla portano con se quello che manca o che c’è e che continua.
Succede che dalle quinte si rianimano certi personaggi chissà da quanto tempo rimasti impolverati in un sonno che a un certo punto non volendoli li vomita sul palcoscenico assieme ad altri già operosi e recitanti; avvertono la distanza, avvertono quanto è andato perduto e non hanno parole, non hanno occhi per sentire il calore che c’è e si sente al di là della luce, il pathos di tante anime che amano ancora nonostante tutto.
Tu sei lì, bella più che mai, in quell’angolo di cielo a cui vado con quel mio dentro che a volte debordando scivola insinuandosi in altre volte sconosciute, così a vedermi non mi riconosco neppure io tanto sono distante, tanto sono lontano, eppure di tanto amore.
Capita pure a me di volare, lasciare questo stomaco profondo che tutto macera per raggiungere chissà dove tu nascondendoti ai miei occhi mi attraversi come fossi un’immagine di tante altre, sempre più dolci, sempre più mielose.
Così accade che nasce il desiderio di fermare il tempo, frenare la folle corsa che in qualche modo mi prende per farmi burattino uguale e identico ai tanti che annaspando cercano salvezza, magari dentro uno sguardo o un sorriso, in una parola, in un ti amo che a volte non c’è.
Capisco che non c’è più mare, ma solo una forma uguale alle altre, di tanti desideri che non sono riusciti a prendere il cielo.
Io e te proviamo a prendere o a fare cielo, proviamo a volare dentro flussi che ci traslano in altri altrove, impariamo a conoscerci, impariamo ad amarci.
Se tu almeno provassi a dipanare la notte e le sue tenebre, se tu provassi a raccontar le fiabe che conosci, se tu provassi a sorridere, pensare alla luce, al calore, a un ciao, a un ti amo!
Sai che da lì a poco potrà nascere un’alba e l’attendi con ansia come fosse una prima volta, pensi a lei e già prendono sopravvento le misere condizioni del rimanere fermi e venire portati via senza provare ad alzarsi in volo.
Allora forse, affinchè si possa ancora narrare, o raccontare un’ altra esistenza, imparare invece ad amare, quanto l’aurora al suo sorgere rilascia.
Prova a prendere il cielo, prova a sognare che al di là del mare ci sta un altro mare più grande, un mare che non ingoia, che non annega, semmai ti solleva per lasciarti in una specie di sospensione assieme a sogni e desideri.
E’ uno scorrere a volte lento, a volte veloce, di cose più o meno belle, la vita!
E tu sai che la tua vita è quella che tu vuoi che sia; pensa al pane, caldo e profumato. Pensa a un pane da dividere con chi più ami o vorresti che ci fosse e non c’è ma che è in te pur se nelle lontananze, nelle assenze, in cui esiste e torna.
Senti e percepisci la poesia che ha uno sguardo!
Viene da lontano, da un ti amo! Da un volto che formandosi si nasconde lasciandoti nell’immaginazione di quel qualcosa che potrebbe da un momento all’altro sopraggiungere con un viaggio e una storia da raccontare.
Immagina che sia così, immagina solo per un momento di essere in grado di fare e pronunciare parole che fanno bene all’anima, immagina che tu potrai essere alba o tramonto, luce e mare o grande mano che tutto prende!
Quanto m’è dolce vivere se in questo ci sei tu, lo dico sempre più per darmi coraggio a continuare a cercarti tra le tante uguali, tra le tante assenti.
Ci provo ogni sera e ogni notte fino all’alba, quando sparirò assieme ai sogni che mi videro unicorno tra le stelle verso una sola stella, la più luminosa, la più bella.
Cercando di essere quaderno, il tuo quaderno!
  

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