domenica 23 ottobre 2016



L’emozione di perdersi
( nella poesia della vita)

Di vincenzo calafiore
24 Ottobre 2016 Udine



E di cosa mi ricordo, io vecchio argonauta, più o meno scrittore ardente a volte, che a poco girerà la boa dei settant’anni ( nacqui l’11 dicembre del 1946 in un luogo non precisato) ancora con le mie parole più giovani di me, e una moltitudine di nostalgie maligne, e di cosa dovrei ricordarmi io che ho vissuto sempre in disparte, sempre più piccolo, ai margini ?
Da tempi immemorabili ho scelto di vivere una vita ritirata, fuggendo le occasioni pubbliche.
Sono stato volutamente distante dalla mondanità, non ho mai rincorso o cercato il successo perché è un po’ quello che succede agli alpinisti, che si ammazzano per arrivare in vetta e quando la raggiungono che fanno? Scendono!
Protagonista delle mie memorie continuo a inseguire il mio sogno d’amore oltre i confini dell’età di cui ricordo il disincanto, l’amarezza, la stanchezza che si è depositata via via come ruggine nel fondo della volontà e dell’immaginazione.
La confusa disperazione di chi conosce già ciò che trova o troverà ogni giorno la ripetizione della stessa scena, è un buio davanti agli occhi, un pianto intimo e prezioso che non finisce mai di stupire anche a fronte delle cattiverie proprie della quotidianità o del tutto gratuite da parte di chi è maestro o maestra della manipolazione.
In questa mia età c’è solo la grandissima emozione di perdersi nei distacchi e silenzi dove si infittiscono i monologhi e i dialoghi interrotti e ripresi senza tregua, con l’anima, gli incisi che preparano tempeste, le emozioni che addolciscono la cicuta offerta con normale indifferenza.
Il mio viaggio comincia dove finisce il mio tempo.
Non è solo desiderio di conoscenza, quella che insistente conduce oltre l’età, è l’amore un universo di tante cose in cui difficilmente ci si sente estranei.
L’amore fa parlare la morte e i valori della vita, questo io lo so! E’ l’ineluttabilità del destino che è quella vocina che ci abita dentro e ci chiama forse la prima volta per nascere e, la seconda per morire.
“ Noi siamo quello che lasciamo! “
Allora in questo tempo mio intermedio tra la vita e la morte ho scelto di viaggiare con la mia
< Astronave a remi > assieme agli affabulanti ricordi verso nuovi mondi. E’ come ripartire ogni volta da luoghi amati e indimenticabili che riprendono vita solo a pensarli.
Si accendono leggendari via vai di visi, uno scenario antico di forti emozioni che tornano a brillare quando si posa l’amore, sul fiato breve di un unico – sì - !
L’età mia, un orizzonte che divide la mia vita dalle lusinghe di certi viandanti, da certi mercanti d’anime … e va in cerca delle lusinghe dei sogni nutrimento essenziale di quel
“ bambino” in me che di notte mi fa essere pirata errante nei mari della fantasia.
Ma ci sono anche le figure sguscianti dalle pieghe dei giorni e i giorni sgranati nella ricerca di un sommerso cristallo d’incantesimi: è l’altalena dell’ieri dentro l’oggi, del chi sono e dove vado; un oggi che si distende su un mercato di coscienze e vane prostituzioni, riverenze inadeguate e ricchezze smisurate, povertà d’anima, miseria di sentimenti e di pietà ormai sconosciuta, il cancro dell’ipocrisia.
Da qui la necessità di una vasta conoscenza nella quale il viaggio abbandona sovente il passo dimesso e sceglie la fuga dalla morte bianca: la stupidità, l’ignoranza! Scende sulla realtà un sottile velo di magia non per allontanare ma almeno renderle indecifrabili immagini fluttuanti e senza peso per poterle ignorare e trattenere più a lungo la fragilità del teatro coscienziale in cui si assiste alla recita degli inganni e delle sopraffazioni.
E’ necessario così vedere sempre l’oltre dell’esistenza, avere un linguaggio trasparente o una metafora capace di comunicare la maniera di essere più o meno accettabile. E’ un linguaggio che lascia passare nel tempo intatta naturalezza il flusso degli anni, le storie dimesse, con le loro liturgie semplicemente umane.
A creare il miracolo basta un vento che soffia dalla sua reggia in mezzo al mare riuscendo ad avvicinare le più sfumate credulità, le paure remote, il mistero del vivere e del morire dentro e, per contro, ad aureolare la resistenza grigia del presente con l’unica mia arma: L’Amore!



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